FAQ - Domande e Risposte


QUESITO N.180 >>> La nostra società sportiva  dopo verifica dei documenti amministrativi e fiscali da parte dell'Agenzia delle Entrate di Chieti, ha ricevuto un avviso di accertamento per l'anno 2010 nel quale si inibiscono le agevolazioni ai sensi della L. 398/1991 con ricalcolo a tassazione IRES, IRAP E IVA come un normale Ente non-commerciale tutti i proventi. La decisione ed il diniego scaturisce dalla mancata registrazione allo stesso ufficio dell'atto costitutivo e dello Statuto,  e (da loro indagini) la mancata iscrizione al Registro Telematico del CONI. Secondo nostre informazioni il presupposto di iscrizione al CONI è da non mettere in dubbio in quanto la nostra società partecipa regolarmente da anni al campionato FIGC Abruzzo e la mancanza di registrazione dello Statuto non può superare la prova ed il comportamento concludente. Si precisa tra l'altro che la società è in possesso di regolare partita IVA, ha depositato in sede di inizio attività la richiesta di agevolazione ai sensi della 398 agli uffici preposti e ha presentato nei termini di scadenza modello EAS. Registra regolarmente le operazioni commerciali negli appositi registri per le Associazioni Sportive, ha regolare tenuta del conto corrente bancario con nessuna operazione oltre i limiti di legge per operazioni contanti. Chiediamo se la pretesa dell'Ufficio è fondata, poichè è nostra intenzione impugnare l'avviso di accertamento.
RISPOSTA N.180 >>> Le motivazioni addotte dall'Agenzia delle Entrate ed in base alle quali la vostra associazione è stata estromessa dal regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n.398/1991, sono del tutto infondate. Infatti, nè la mancata registrazione dell'Atto Costitutivo e dello Statuto e nè la mancata iscrizione dell'associazione al Registro Coni, costituiscono elementi validi per poter adottare detto provvedimento. Pertanto, qualora nel verbale di accertamento non siano state risocntrate altre irregolarità (ad esempio: superamento del plafond nell'anno precedente, mancato rispetto della tracciabilità, mancata redazione ed approvazione del rendiconto annuale), si può benissimo impugnare il verbale chiedendone l'annullamento.
 
QUESITO N.179 >>> Sono stato Consigliere di una ASD chiusa nel 2010. Oggi mi arriva dall'Agenzia delle Entrate una lettera che mi dice che nel 2009 e 2010 non è stata versata l'IVA. Chiama in causa anche me perché avevo fatto prelievi in Banca in quanto avevo la delega del Presidente che si trovava sempre fuori sede. Se l'Associazione ha chiuso nel 2010 può, dopo 4 anni, l'Agenzia delle Entrate pretendere quei soldi? Devo risponderne anche io o soltanto il Presidente?
RISPOSTA N.179 >>> La pretesa da parte dell'Agenzia delle Entrate di pagamento dell'Iva non versata e relativa agli anni d'imposta 2009 e 2010 appare del tutto legittima. Per quanto riguarda la Sua responsabilità personale in qualità di Consigliere dell'associazione, dobbiamo convenire con l'Ufficio, in quanto l'art.38 del Codice Civile così recita: "........Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione".
 
QUESITO N.178 >>> Quando un verbale dei soci è nullo o annullabile di fronte al fisco?
RISPOSTA N.178 >>> Va innanzitutto fatta una distinzione tra nullità e annullabilità di una delibera assembleare: 1) la delibera è nulla quando è affetta da vizi così gravi che inficiano la regolarità dell'assemblea, ad esempio quando abbia deliberato con maggioranza inferiore a quella prescritta per legge, oppure abbia deliberato un oggetto illecito o contrario alla legge o, addirittura, su un argomento non inserito nell'ordine del giorno; 2) la delibera è annullabile quando è affetta da vizi formali come, ad esempio,il mancato rispetto  delle modalità di convocazione dell'assemblea oppure una non chiara formulazione degli argomenti posti all'ordine del giorno.
In entrambi i suddetti casi, il socio ha diritto di richiedere la nullità o l'annullabilità del verbale di assemblea alla quale ha partecipato. Il quesito posto dal cortese lettore fa però riferimento al caso in cui tali vizi vengano rilevati in caso di verifica fiscale; in tale circostanza, il soggetto verificatore ritiene tali elementi validi per poter disconoscere la natura associativa dell'ente, assumendo provvedimenti che mirano, solitamente, a far decadere l'associazione stessa dalle agevolazioni fiscali previste in suo favore (art.148 del Tuir e art. 4 del Dpr n.633/1972), fino ad arrivare, in alcuni casi, alla revoca del regime agevolato 398/1991. 
 

QUESITO N.177 >>> Nel 2013 è stato fatto un verbale relativo all'anno 2009. Vorrei sapere chi è il responsabile per il pagamento di un eventuale accertamento emesso dal fisco, tenendo presente che nel 2009 il presidente era "tizio", nel 2011 era "caio", e nel 2014 è entrato in carica il presidente attuale. L'avviso di accertamento a chi verrà inviato? Il nuovo presidente lo potrebbe rifiutare?

RISPOSTA N.177 >>> Precisato che l'argomento oggetto del quesito è stato da noi ampiamente trattato (vedi sezione "Notiziario Fiscale"), sinteticamente rispondiamo che: a) l'eventuale responsabilità per pagamenti a seguito di accertamento relativo all'anno 2009, ricade sul presidente "tizio" (in carica nel periodo oggetto dell'accertamento), sempreché l'associazione sia priva di riconoscimento giuridico; b) l'avviso di accertamento verrà inviato all'attuale presidente in carica il quale non potrà rifiutarlo ma avrà tutto il diritto di fare opposizione di fronte ad una eventuale chiamata di responsabilità da parte dell'Amministrazione, sostenendo la sua completa estraneità in quanto nel 2009 non ricopriva alcuna carica all'interno dell'associazione.
 
QUESITO N.176 >>> Ho un po di difficoltà nel capire i tempi e le scadenze degli adempimenti fiscali che l' Associazione deve fare. Noi siamo registrati come ASD e abbiamo la chiusura del bilancio al 30/06. Quando dobbiamo presentare il modello 770? Quando il Modello UNICO? E lo spesometro?
RISPOSTA N.176 >>> Le a.s.d. che chiudono l'esercizio al 30 giugno, devono innanzitutto redigere ed approvare il proprio Rendiconto annuale di gestione entro il 30 ottobre; il Modello Unico va inviato per via telematica entro nove mesi dalla chiusura dell'esercizio ( nel caso specifico entro il 30 marzo dell'anno successivo). Da tenere presente che per quanto riguarda le eventuali imposte dovute (Ires e/o Irap), entro il 16 del sesto mese successivo alla data di chiusura dell'esercizio (quindi, 16 maggio) va versato il saldo relativo al periodo d'imposta oggetto della dichiarazione unitamente, se dovuto, al 1° acconto relativo al periodo d'imposta successivo, mentre entro il 30 maggio va versato, sempre se dovuto, il 2° acconto. La scadenza naturale per la presentazione del Modello 770 è fissato al 31 luglio di ogni anno, precisando che il periodo oggetto di dichiarazione si riferisce all'anno solare ( 1° gennaio/31 dicembre); tale termine viene frequentemente prorogato con provvedimento dell'Agenzia delle Entrate. Per quanto concerne, infine, lo spesometro, il termine di presentazione per il 2014 relativamente ai dati dell'anno 2013 (01/01-31/12) è stato fissato al 22 aprile 2014. Ricordiamo che l'obbligo di presentazione dello spesometro non sussiste per le associazioni che non hanno effettuato operazioni di natura commerciale (praticamente non sono in possesso della Partita Iva).
 
QUESITO N.175 >>> Mi è stato richiesto di entrare a far parte di una ASD calcistica (Settore Giovanile) come Socio. Le richiedo a quali responsabilità vado incontro  come socio
(amministrative,civili, penali...). Per poter seguire i ragazzi in campo ( es. Guardalinee) quale incarico debbo ricoprire all'interno della società ?
RISPOSTA N.175 >>> La qualifica di semplice socio di una associazione sportiva dilettantistica, pur se priva di riconoscimento giuridico, non comporta alcun tipo di responsablità a meno che il socio stesso non sottoscriva ordini o impegni economici per conto dell'associazione. Per quanto riguarda il secondo quesito si consiglia di rivolgere la domanda alla Federazione di appartenenza.
 
QUESITO N.174 >>> Tante persone che vengono da noi a tesserarsi lo fanno solo per ricevere la tessera che permette loro di avere degli sconti presso comprensori sciistici convenzionati (circa il 40%). Il rimanente 60% partecipa alle nostre attività. Finora abbiamo trattato allo stesso modo tutti i tesserati che hanno firmato un modulo di richiesta a socio per cui davanti a noi sono tutti soci. Il 100% è stato tesserato oltre che alla nostra associazione, anche ad una Federazione. La mia domanda: è possibile non considerare soci quel 40% che richiede solamente la tessera associativa e chiamarli dunque con altro modo? Tesserati? Simpatizzanti?
RISPOSTA N.174 >>> La qualifica di socio viene attribuita solamente a coloro che, nel rispetto delle norme statutarie, sottoscrivomo regolare domanda di ammissione che devono poi essere esaminate  e deliberate dal Consiglio Direttivo dell'associazione. Al momento della delibera di ammissione si acquisisce lo status di socio dell'associazione e si dovranno rispettare tutte le regole dello Statuto, ivi compreso il versamento della quota sociale. I diritti e i doveri dei soci sono previsti all'interno dell Statuto stesso al quale, ripetiamo, il socio dovrà attenersi. Pertanto, i tesserati sono altre figure ed hanno diritto ai servizi che la stessa tessera concede loro. All'interno dell'associazione si possono trovare i soli tesserati e/o i soci (che possono anch'essi richiedere il tesseramento) precisando che solo i soci potranno essere convocati per partecipare alle assemblee societarie.
 
QUESITO N.173 >>> Cosa accade laddove non si rispetti la regola cui tutte le operazioni di importo pari o superiore a Euro 516,46 (incassi o pagamenti) devono essere effettuate esclusivamente attraverso c/c bancari o postali o altre modalità purché tracciabili, nel caso di accertamenti da parte dell'AGENZIA DELLE ENTRATE? Quali possono essere le sanzioni?
RISPOSTA N.173 >>> L'argomento prospettatoci è già stato oggetto di risposte a numerosi quesiti pervenutici, oltre che di una nota pubblicata sulla nostra Rivista Il Calcio Illustrato. Non possiamo che ribadire quanto già affermato nelle suddette note, e cioè, che per le associazioni sportive dilettatistiche vige l'obbligo della tracciabilità per operazioni (incassi e pagamenti) di importo unitario superiore ad €.516,46. In caso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate, Il mancato rispetto di tale disposizione comporta, oltre alle sanzioni di natura amministrativa da €.258,23 ad €.2065,83, anche la fuoriuscita dal regime 398/1991 per le associazioni che operano in tale regime.
 
QUESITO N.172 >>> Avrei un quesito da esporre in merito ad una ASD CALCIO in regime di 398/91. La domanda è la seguente: se la Società in oggetto non ha presentato per un anno l'UNICO ENC, in caso di controllo dall'Agenzia delle Entrate cosa rischia?Possono togliere  la legge 398/91?
RISPOSTA N.172 >>> La domanda è molto generica non contenendo elementi precisi di riferimento.Purtuttavia riteniamo di ben interpretarne il senso precisando che la mancata presentazione dell'Unico/Enc rappresenta di per sè una inadempienza che, oltre alle sanzioni per omessa presentazione, può dare origine all'accertamento induttivo del reddito dell'associazione da parte dell'Agenzia delle Entrate, relativamente al periodo di imposta per il quale non è stata presentata la dichiarazione dei redditi; ovviamente il verbale di accertamento riguarderà sia il reddito non dichiarato che il volume d'affari accertato dall'Ufficio.
Per quanto concerne il regime agevolato 398/1991 conta il comportamento concludente tenuto dell'associazione e l'Agenzia potrà invocarne la fuoriuscita solo nel caso in cui il volume d'affari accertato nel periodo d'imposta risulti superiore al plafond previsto dei 250.000 euro; l'esclusione dal regime 398/1991 potrebbe essere, invece, invocata dall'Ufficio laddove riscontrasse il ricorrere di altri altri motivi per i quali l'associazione non aveva diritto ad usufruire del regime agevolato (ricordiamo, tra gli altri, la mancata approvazione del rendiconto annuale di gestione).
 
QUESITO N.171 >>> La risposta al quesito n.156 è errata. Per beneficiare delle agevolazioni lo Statuto deve essere registrato e senza registrazione è impossibile l'iscrizione al registro del CONI.
RISPOSTA N.171 >>> Vi ringraziamo per la solerte osservazione sulla nostra risposta al quesito n.156 in quanto ci offre l'occasione per tornare a trattare uno degli argomenti più importanti e dibattuti che interessa le associazioni sportive dilettantistiche.
Ricordiamo che nel quesito n.156 cui fa riferimento il cortese lettore, ci veniva chiesto di conoscere la possibilità di accesso al regime della Legge n.398/1991 in assenza di registrazione dello Statuto che contenesse tutte le clausole richieste dall'art.90, commi 17 e 18 della Legge n.289/2002 e precisando che l'associazione stessa risultava regolarmente iscritta al Registro Coni.
Già quest'ultima affermazione testimonia che è possibile procedere all'iscrizione al Registro Coni anche con statuto privo di registrazione.
Vogliamo comunque soffermarci sulle possibilità di accesso al regime agevolato (nel caso specifico quello previsto dalla Legge n.398/1991) per ribadire che per usufruire di tale regime è ininfluente la materiale iscrizione al registro delle associazioni sportive tenuto dal Coni, ma è sufficiente esclusivamente il possesso (comunque certificato) dei requisiti potenziali per l'iscrizione in detto registro.
In tal senso si è espressa la Commissione Provinciale Tributaria di Macerata-Sezione II- con la Sentenza 26-30 maggio 2011 n.173/2/11 a proposito dell'impugnativa di un avviso di accertamento emesso a carico di un'associazione sportiva, che aveva usufruito dei benefici fiscali sopra menzionati, e motivato, appunto, con la mancata iscrizione dell'associazione nel registro tenuto dal Coni.
L'associazione si è difesa evidenziando come, in realtà, nonostante fosse priva della predetta iscrizione, il sodalizio presentasse tutti i requisiti formali per poter richiederla. Il possesso di tali requisiti era, in effetti, testimoniato dalle certificazioni di altri organismi sportivi, come, ad esempio, la Figc.
Partendo da tali considerazioni, la Commissione ha innanzitutto valutato che, con le modifiche apportate dalla legge n.128/2004, il registro tenuto dal Coni è stato soppresso e che quello successivamente istituito dallo stesso Coni, con delibera interna, non può di certo ritenersi equivalente al primo che, di fatto, era normalmente sostenuto, a differenza del secondo.
Ciò precisato, non potendosi più ricollegare una efficacia costitutiva all'iscrizione nel registro, la Commissione ha ritenuto che essa non può più essere interpretata come discriminante ai fini della spettanza delle agevolazioni. A tale riguardo, invece, è necessario valutare il possesso dei requisiti potenziali propedeutici a tale iscrizione, non potendosi ricollegare la fruizione dei benefici al rispetto di un requisito che la Commissione stessa reputa "meramente formale". Pertanto, preso atto delle certificazioni prodotte dall'associazione (da parte della Figc/Lnd), tra cui una certificazione del Coni stesso secondo cui, benchè non iscritta, l'associazione era in possesso dei requisti per richiederla, la Commissione, anche sulla base delle indicazioni fornite dalla Sentenza della Cassazione n.17119/2003, ha annullato l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, riconoscendo spettanti le agevolazioni già fruite dall'associazione.
Pertanto, non possiamo che confermare la nostra risposta al quesito n.156 e cioè che l'accesso al regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n.398/1991 non richiede, tra i requisiti necessari, quello della registrazione dello Statuto, essendo sufficiente il possesso di tutti gli altri requisiti richiesti.
Vogliamo concludere precisando che la registrazione dello Statuto si rende, invece, necessaria per potere usufruire delle agevolazioni previste dall'art.148, comme 3, del Tuir e cioè della decommercializzazione delle attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti dei propri associati.
Abbiamo voluto ampliare l'analisi dell'argomento oggetto del quesito, per fornire elementi utili per poter eventualmente controbattere tali forme di contestazioni mosse da parte degli organi verificatori. 
 
QUESITO N.170 >>> Da poco tempo redigo la contabilità di una ASD e ho un dubbio: la parte di IVA che forfettariamente detraggo per i redditi diventa sopravvenienza attiva? E pertanto devo pagarci solo l'IRES?
RISPOSTA N.170 >>> Le informazioni contenute nel corpo del quesito sono carenti per poter formulare una risposta adeguata; ipotizzando, comunque, che l'associazione abbia optato per il regime agevolato 398/1991 (nel quesito si parla di detrazione forfettaria Iva),vogliamo precisare che l'Iva da versare viene appunto determinata in misura forfettaria detraendo dall'Iva esposta sulle fatture emesse, il 10% dell'Iva stessa se trattasi di fatture per sponsorizzazione e il 50% in tutti gli altri casi (tranne sui proventi da diritti radio-tv la cui detrazione è pari al 33,33%). L'Iva detratta forfettariamente non rappresenta affatto plusvalenza e, quindi, non va ad incidere sulla determinazione dell'Ires, imposta questa, che va determinata anch'essa in misura forfettaria, determinando il reddito imponibile nella misura del 3% dei proventi di natura commerciale; detto importo andrà poi riportato al Rigo RN 17 del Modello Unico e si calcolerà l'imposta dovuta applicando l'aliquota del 27,50%.
In sostanza, la parte dell'Iva trattenuta andrebbe a compensare sia l'Iva effettivamente pagata sugli acquisti e di cui, come sappiamo, non è consentito il recupero e sia una parte di spese sostenute per lo svolgimento dell'attività sociale, anch'esse non detraibili stante il regime forfettario adottato.
 
QUESITO N.169 >>> L'ufficio delle entrate ha notificato un avviso di accertamento per l'anno 2008 al sottoscritto più altri tre consiglieri, in quanto il presidente non si è fatto trovare. La mia richiesta è: fino a che punto io, consigliere, e gli atri siamo responsabili? L'uffico delle entrate è risalito a noi in quanto delegati presso la LND.
RISPOSTA N.169 >>> Pur nutrendo alcuni dubbi sulla modalità di notifica seguita dall’Agenzia delle Entrate, vogliamo comunque ricordare che sul tema della responsabilità degli amministratori nelle associazioni prive di riconoscimento giuridico abbiamo già scritto abbastanza rispondendo ai vari quesiti pervenuti, oltre che sulla rubrica “Notiziario Fiscale” del nostro sito.
Ribadiamo, comunque, che la Suprema Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata proprio sul caso di violazioni per omesso pagamento di debiti tributari (ad es.Iva) da parte di un’associazione non riconosciuta, con particolare riguardo alla responsabilità del Presidente del sodalizio, precisando come “per i debiti d’imposta sia chiamato a rispondere solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, abbia diretto la complessiva gestione sociale nel periodo considerato”. Tale principio trova peraltro conforto nella sentenza n.191/3/2013 emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia e nella quale viene affermato che "la responsabilità per i debiti tributari dell'associazione sportiva dilettantistica ricade su chi sottoscrive atti, dichiarazioni o modelli inviati all'Agenzia delle Entrate" sollevando,in certo qual modo, da tale responsabilità, il semplice socio anche se ha fatto parte del Consiglio direttivo dell'associazione.
Per quanto concerne il quesito che ci viene posto,ci sembra che il nodo sostanziale del problema sia quello di verificare in capo a chi attribuire la responsabilità personale e solidale per il pagamento delle somme accertate, sulla base di quanto disposto dall'art.38 del c.c. che così recita: " per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente coloro che hanno agito in nome e per conto dell'associazione”.
L’opportunità di privilegiare l’effettivo svolgimento dell’attività compiuta in nome e per conto dell’associazione rispetto alla carica ricoperta(concetto ribadito in numerose occasioni dalla Suprema Corte ed anche,in tempi più recenti,dalla Commissione Tributaria Provinciale di Messina - sent.n.447 del 11/06/2013), è stata spesso disattesa dagli organi preposti alle attività di accertamento di carattere tributario, che sembrano perlopiù propensi ad attribuire automaticamente una responsabilità (solidale) del rappresentante legale, notificando sistematicamente gli atti al Presidente in carica al momento dell’accertamento, senza tener conto, appunto, del principio secondo il quale la responsabilità personale del soggetto investito di cariche sociali non è collegata alla mera titolarità della carica ma è circoscritta alle sole obbligazioni che siano concretamente insorte nel periodo di relativa investitura e sulla effettiva ingerenza nella gestione delle operazioni dalle quali si è originato il debito accertato.

Per rispondere alla precisa richiesta del cortese lettore, possiamo ribadire che secondo la Corte di Cassazione, poiché il Consiglio direttivo ha, solitamente, compiti consultivi del presidente, l’assunzione della qualità di soggetto passivo d’imposta a carico di ciascun singolo consigliere,come ipotizzata dall’Amministrazione finanziaria nel caso prospettatoci, avrebbe richiesto,quantomeno,la prova da parte dell’Ufficio:

• dell’effettiva carica ricoperta nel periodo d’imposta oggetto dell’accertamento (nel caso in specie 2008);
• dell’effettiva ingerenza di ciascun consigliere destinatario della notifica, nell’attività dell’ente.
La prova del ricorrere delle suddette circostanze rimane a carico dell’Ufficio ed è costitutiva del diritto, da parte dell’Amministrazione, ad azionare la pretesa nei confronti degli stessi consiglieri.
Ci sembra di poter concludere affermando che sussistono i presupposti a che ciascun consigliere destinatario della notifica impugni tale atto invocando, per l’appunto, l’assenza di prove del ricorrere delle suddette circostanze e, in modo particolare, della seconda che fa specifico riferimento all’effettiva ingerenza nelle operazioni che hanno dato origine al debito tributario.
 
QUESITO N.168 >>> Un consigliere si puo' di mettere dalla carica e rivestire la stessa carica in un'altra società ? Inoltre un giocatore da noi tesserato puo' andare a giocare nel campionato Uisp? Bisogna svincolarlo?
RISPOSTA N.168 >>> Rispondiamo alla prima parte del quesito, ricordando che l'argomento posto è disciplinato dall'art.90, comma 18, lett.a) ,punto 4, della Legge n.289 del 27/12/2002, laddove viene appunto precisato il "divieto per gli amministratori di ricoprire cariche sociali in altre socità e associazioni sportive nell'ambito della medesima disciplina".
Pertanto, se il consigliere si dimette dalla carica attualmente rivestita all'interno dell'associazione, può benissimo andare a ricoprire la medesima carica in altra società o associazione pur esercitante la stessa disciplina.
Per quanto riguarda la seconda parte del quesito, suggeriamo di contattare la segreteria del Comitato.
 
QUESITO N.167 >>> Ho letto il quesito n. 156 e la relativa risposta. Vorrei chiedere a migliore specificazione se per aderire al regime L 398/91 è necessario o meno che lo Statuto sia registrato presso Agenzia delle Entrate oppure se è sufficiente la forma scritta.
RISPOSTA N.167 >>> Ci sembra di poter dire che la risposta al quesito n.156 data dai nostri esperti, sia stata molto chiara nell'affermare che, per aderire alla legge n.398/1991, non è necessaria la registrazione dello Statuto presso l'Agenzia delle Entrate. Si coglie l'occasione per precisare che, da un punto di vista strettamente giuridico, nessuna forma prevede l'obbligo della registrazione dello Statuto; tuttavia, la formalità della registrazione si rende necessaria qualora l'associazione intenda usufruire di altre agevolazioni fiscali, al di fuori di quelle contenute nella legge 398/1991, come, ad esempio, quelle previste dall'art.148 del Tuir che, lo ricordiamo, decommercializza i corrispettivi specifici versati dai propri associati e da associati di altre associazioni facenti parte della medesima Federazione, a fronte di prestazioni svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali. Per meglio chiarire il concetto, le quote pagate dai partecipanti alla Scuola Calcio non vengono considerate come entrate di natura commerciale.
 
QUESITO N.166 >>> Abbiamo una ditta amica che ci aiuta con una sponsorizzazione ed una pubblicità. La SIAE afferma che tutta la somma deve essere considerata sponsorizzazione con i relativi versamenti dell'IVA del 90%.
RISPOSTA N.166 >>> La pretesa della Siae trae origine dalla Risoluzione Ministeriale n.137 del 09/08/1999 emanata a fronte di una controversia sorta tra la Juventus F.C. s.p.a. e la Agenzia SIAE di Torino ed avente per oggetto la determinazione della base imponibile ai fini dell'imposta sugli spettacoli, dei corrispettivi percepiti dalla società stessa per prestazioni di sponsorizzazioni e/o di pubblicità.
In sostanza, detta Risoluzione, dopo aver fatto anche riferimento alla sentenza n.1144 del 1998 con la quale il Tribunale di Venezia osservava che "...l'applicazione di un cartello in prossimità del campo di calcio diventa sponsorizzazione se lo striscione riporta un marchio sociale già applicato sugli indumenti di gara...", esprime l'opinione che la pubblicità venga "attratta" nell'ambito della sponsorizzazione quando i contratti stipulati con uno stesso soggetto comprendono sia pubblicità che sponsorizzazione.
Pertanto, l'abbinamento al marchio dello sponsor assorbe alla stessa tassazione anche la semplice pubblicità e di conseguenza, tutte le somme corrisposte dallo sponsor, sia esse per pubblicità che per sponsorizzazione, devono essere abbattute ai fini Iva del 10% e non del 50%.
Pur non condividendo appieno l'interpretazione data dalla Siae a tale problematica, e non essendo, però a conoscenza di pareri contrari espressi dalla giurisprudenza, suggeriamo di accettarne la pretesa e di trattare fiscalmente entrambi i corrispettivi come proventi da sponsorizzazione.
 
QUESITO N.165 >>> Un avviso di accertamento notificato al vecchio rappresentante legale di un'associazione sportiva dilettantistica è da ritenersi annullabile attraverso la proposizione di istanza e/o ricorso in Commissione tributaria? A tal proposito, oltre alla Sentenza del 12/11/2010, n.23000, ve ne sono altre che trattano tale problematica?
RISPOSTA N.165 >>> Per le notificazioni alle persone giuridiche effettuate mediante consegna di copia, l'art.145 c.p.c. prescrive il necessario rispetto degli artt.138 (notificazione in mani proprie), 139 (notificazione nella residenza, dimora o domicilio) e 141 (notificazione presso il domiciliatario) c.p.c., e che dell'atto da notificare sia indicata la qualità e risultino specificati residenza, domicilio e dimora abituale.
Il rappresentante legale deve essere tale al momento della notifica, per cui, come tra l'altro stabilito dalla Corte di Cassazione nell'Ordinanza 12/01/2011,n.613, "deve ritenersi illegittima la notifica dell'avviso di accertamento al legale rappresentante di una società già cessato dalla carica" (si veda anche la Sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Torino n.126 del 21/10/2009).
Tuttavia, il diritto di far valere in giudizio la nullità di una notificazione indirizzata ad una persona giuridica spetta a quest'ultima, e non invece al rappresentante legale ormai cessato dalla carica, il quale difetta altresì dell'interesse a far valere in nome proprio un diritto facente capo ad un altro soggetto, come tra l'altro stabilito dalla Corte di Cassazione nella citata Sentenza n.23000 del 12/11/2010.
Sul punto, la stessa Suprema Corte, con la Sentenza n.19870 del 05/10/2004, ha enunciato il seguente principio: "Il potere di far valere la nullità di una notificazione eseguita presso un soggetto non legittimato compete al soggetto cui è diretta la notificazione stessa, non a quello presso cui sia stata erroneamente eseguita la notificazione stessa".
Oltre alle citate ordinanze e sentenze, si veda anche Cassazione Civile, Sez.V, Sentenza n.29628 del 18/12/2008, ripresa anche dalla summenzionata Sentenza della stessa Corte n.23000 del 12/11/2010.
 
QUESITO N.164 >>> In riferimento al quesito nr.162 il nostro intento è quello di sapere se passando alla contabilità semplificata dal 2013 (siamo in regime L.398/91 dal 2006) le fatture di spese menzionate (spese pubblicitarie, sponsorizzazione con fattura emessa da altra asd con lo stesso scopo sociale che ci organizza il trofeo da noi gestito, acquisto di pneumatici e materiale pubblicitario) possono essere portate in deduzione ai fini iva ed Ires?
RISPOSTA N.164 >>> Non vi è alcun dubbio che, dal momento in cui la vostra associazione non dovesse più applicare il regime fiscale agevolato 398/1991 a seguito di revoca della relativa opzione e dovesse operare nel regime di contabilità semplificata oppure ordinaria (in caso di superamento del volume di affari di € 400.000), le fatture di spese da voi menzionate possano essere portate in deduzione sia ai fini Iva che ai fini Ires e/o Irap.
 
QUESITO N.163 >>> Una persona è stata il presidente di una società sportiva dilettantistica (avente ad oggetto campionati di pallavolo) e oggi viene chiamato a rispondere del risarcimento dei danni nei confronti di un giocatore per mancato pagamento del corrispettivo e per il risarcimento del danno esistenziale e d'immagine subito (avendo dovuto giocare in un sodalizio inferiore).
Consapevole della responsabilità del ruolo chiedo: un Presidente risponde col suo patrimonio anche se la squadra ha giocato solo le prime partite del campionato e poi deciso di abbandonare? Ed ancora, può essere chiamato a rispondere del danno esistenziale e d'immagine ed al pagamento del mancato corrispettivo (contrattualmente previsto) se ha cmq svolto attività altrove e quindi percepito un reddito?
RISPOSTA N.163 >>> Limitiamo la nostra risposta all'aspetto di natura fiscale del quesito posto, e cioè al mancato pagamento del corrispettivo pattuito.
Poichè nel quesito ci viene riferito di una "società sportiva dilettantistica", dobbiamo presumere che la stessa abbia personalità giuridica; nel qual caso la responsabilità personale e solidale del Presidente rimarrebbe estranea rispetto all'eventuale mancato pagamento del corrispettivo al giocatore, il quale potrà rivalersi sul patrimonio della società.
Nel caso in cui, invece, ci trovassimo di fronte ad una associazione priva di riconoscimento giuridico, ricordiamo che, ai sensi dell'art.38 c.c., per i debiti della stessa vengono chiamati a rispondere, patrimonialmente e solidalmente, coloro che hanno agito in nome e per conto dell'associazione stessa. Nel caso specifico, colui che materialmente ha sottoscritto il contratto con il giocatore.
 
QUESITO N.162 >>> Salve, siamo un ASD moto con regime di contabilità forfettario L.389/91 in quanto ne abbiamo i requisiti, annualmente emettiamo ed incassiamo alcune fatture di sponsorizzazione con le quali copriamo le spese per l'organizzazione di un trofeo da noi organizzato pagando le relative tasse (50% iva e 3% ires), premesso che questi sono gli unici incassi commerciali oltre alle quote sociali che incassiamo e paghiamo allo stesso prezzo. Dal 2013 vorremmo passare al regime semplificato in quanto abbiamo spese che coprono l'ammontare degli incassi annuali e pertanto sarebbe più conveniente, ma ci sorge un dubbio sulla deducibilità delle spese in quanto non riusciamo a inquadrare se queste siano da imputare all'attività istituzionale o a quella commerciale, in sintesi le spese che affrontiamo sono le seguenti: spese pubblicitarie , spese di sponsorizzazione con fattura emessa da altra asd con lo stesso scopo sociale che ci organizza il trofeo da noi gestito, acquisto di pneumatici e materiale pubblicitario per il nostro sponsorizzato. Possono queste spese essere dedotte? in questo modo non pagheremmo né iva né ires. Potreste darci un chiarimento in merito?
RISPOSTA N.162 >>> Innanzitutto l'associazione deve verificare l'anno in cui ha esercitato l'opzione per la 398/1991 che, lo ricordiamo, è vincolante per almeno cinque anni e può essere revocata solo dopo tale scadenza; ricordiamo, altresì, che da tale regime si decade in caso di superamento del plafond di euro 250.000 riferito a proventi di natura commerciale.
Nel caso da voi prospettato, se la vostra associazione ha sercitato l'opzione nel 2008, avrebbe potuto revocare la stessa a partire dal 2013 e semprechè nel 2012 i proventi di natura commerciale non abbiano superato i suddetti 250.00 euro; in caso contrario bisogna attendere il decorso del quinquennio dalla data di opzione per poter esercitare il diritto di revoca dell'opzione stessa.
Ricordiamo anche che, fin quando si opera in regime 398/1991, l'Iva e i redditi vanno calcolati applicando i coefficienti di forfettizzazione previsti, e che tutte le spese sostenute, se regolarmente documentate, vanno a confluire ed a giustificare, "esclusivamente", le voci di uscita presenti nel rendiconto annuale di gestione, da approvare entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio sociale.
 
QUESITO N.161 >>> La nostra ssd è nata alcuni anni fa ed aveva una partita Iva aperta fin dall'inizio, ma sulla quale non sono state fatte operazioni nè attive nè passive, nè tantomeno sono state mai presentate dichiarazioni Iva e Modello Unico Enc.
- nell'ottobre 2012 abbiamo emesso i primi biglietti per la visione delle partite, cosa che è continuata anche nel 2013;
- nell'agosto 2013 abbiamo avuto la registrazione al CONI;
- successivamente abbiamo inviato comunicazione alla Siae per poter usufruire della legge n.398/1991.
Il quesito è il seguente: possiamo usufruire del regime agevolato anche per il periodo ottobre-dicembre 2012 e successivamente per il 2013, oppure dobbiamo attendere il nuovo anno 2014 per poter gestire con la legge n.398/1991?
RISPOSTA N.161 >>> Per poter usufruire del regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n.398/1991 è necessario: a) il possesso dei requisiti soggettivi e cioè, l'assenza di lucro nello svolgimento dell'attività istituzionale; l'affiliazione ad una Federazione sportiva Nazionale; lo svolgimento di una attività sportiva dilettantistica riconosciuta dal Coni; b) i requisiti oggettivi consistenti nel non superamento del limite di 250.000 euro di proventi di natura commerciale, riferiti all'anno precedente.
Da tale regime si decade a causa di inadempienze come, ad esempio, la mancata tenuta del registro di cui al D.M. 11 febbraio 1997, l'assenza nello statuto delle clausole di cui all'art.90 della legge n.289/2002, il mancato rispetto della tracciabilità per operazioni di importo unitario superiore ad euro 516.46, la mancata redazione ed approvazione del rendiconto economico annuale di gestione. Gli Uffici Finanziari, invocano, erroneamente, la decadenza dal regime 398/1991 anche in caso di mancata presentazione del Modello Eas (tale irregolarità, a parere di chi scrive, comporta esclusivamente la perdita dei benefici fiscali previsti dall'art.148 del Tuir e dall'art.4 del Dpr. n.633/1972 e non anche la decadenza dalla 398/1991). Ciò precisato e facendo riferimento al quesito, si può affermare che la vostra società, se in possesso dei suddetti requisiti, avrebbe potuto usufruire di tale regime sia per l'esercizio 2012 che per il 2013, pur in presenza di tardiva comunicazione alla Siae e di mancata comunicazione all'Agenzia delle Entrate (quadro VO allegato al Modello Unico) a tutto ciò valendo il principio di "comportamento concludente". Da tenere però presente che la società stessa, pur rimanendo esonerato dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva, avrebbe dovuto adempiere agli obblighi di liquidazione e versamento Iva sui proventi da biglietti ed a quelli di dichiarazione dei redditi sia per l'esercizio 2012 che per il 2013 in cui si sono effettivamente verificati i proventi di natura commerciale (incasso gare).
 
QUESITO N.160 >>> Nel costituire una a.s.d. una persona appartenente alle Forze Armate o Forze di Polizia, può essere nominato Presidente o tesoriere della stessa? Esistono cioè impedimenti istituzionali?
RISPOSTA N.160 >>> La libertà di associazione è un diritto costituzionale; non ci risultano esserci impedimenti a che un appartentente alle Forze Armate o Forze di Polizia possa essere socio di una associazione sportiva dilettantistica che, come sappiamo, non ha scopi di lucro, e ricoprire al suo interno la carica di Amministratore, ivi comprese anche quella di Presidente o Tesoriere.
Si consiglia, comunque, di verificare se norme o regolamenti della Forza di appartenenza prevedano impedimenti in tal senso o adempimenti da rispettare, come ad esempio una lettera di comunicazione dell'incarico che si va ad assumere.
 
QUESITO N.159 >>> Qual'è il trattamento fiscale dei rimborsi forfettari (non a piè di lista) corrisposti a dirigenti che rivestono anche la qualifica di socio di una a.s.d., ed ai quali è stato attribuito specifico incarico per le loro prestazioni finalizzate sia alla realizzazione dell'evento sportivo, sia per le mansioni amministrative. Più precisamente si chiede di conoscere se detti rimborsi forfettari possano essere considerati dal fisco come distribuzione indiretta di utili ai soci.
RISPOSTA N.159 >>> Secondo la Risoluzione n.9/E del 25/01/2007 dell'Agenzia delle Entrate, le associazioni sportive dilettantistiche possono erogare compensi al socio-amministratore in relazione alla carica sociale ricoperta, purchè entro il limite previsto dal D.p.r. n.645/1994 per la funzione di presidente del collegio sindacale delle S.p.A.; all'interno di tale limite, le somme erogate non costituiscono distribuzione indiretta di utili.
A tale ultimo riguardo la suddetta risoluzione n.9/E richiama la circolare n.124/E/1998 che ha chiarito, al paragrafo 5.3, riguardo l'applicabilità del regime fiscale previsto dall'art.148, comma 3, del TUIR alle tipologie di enti associativi (comprese le a.s.d.), che in mancanza di espressa indicazione legislativa soccorrono, in proposito, i criteri stabiliti all'art.10, comma 6, del D.Lgs.n.460/1997. Tale disposizione, nell'individuare alcune fattispecie che costituiscono in ogni caso distribuzione indiretta di utili o avanzi di gestione, viene considerata come norma di valenza generale. Pertanto la norma è applicabile anche agli enti di tipo associativo ai fini della determinazione del requisito di non lucratività previsto per l'applicazione dei regimi fiscali agevolativi.
Per quanto riguarda la disposizione di riferimento l'art.10, comma 6, del citato D.Lgs.n.460/1997 dispone, in particolare, alla lettera b), che costituiscono in ogni caso distribuzione indiretta di utili "l'acquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale". La successiva lett. c) del comma 6, del medesimo art.10, stabilisce che si considera "in ogni caso distribuzione indiretta di utili (...) la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal D.P.R. 10 ottobre 1994, n.645, e dal D.L. 21 giugno 1995, n.239.
A tali condizioni, pertanto, il fisco può considerare i rimborsi come distribuzione indiretta di utili.
 
QUESITO N.158 >>> A fronte di una accertamento di circa 100.000 euro su annualità in cui non vi era in carica l'attuale presidente, il presidente e la società si chiedono:
1) che futuro avrà ora la a.s.d.?
2) i soldi verranno chiesti alla a.s.d.? Al vecchio Presidente? All'attuale?
3) potrebbe valere la pena chiudere l'attuale a.s.d. e partire con una s.s.d. a responsabilità limitata oppure fare offi una trasformazione in s.s.d. a r.l.?
4) ma sarebbe comunque possibile chiudere l'attuale a.s.d. con un accertamento così pesante?
5) è possibile proseguire normalmente in presenza di un accertamento del genere con una gestione amministrativa corretta da quando è in carica il nuovo presidente?
RISPOSTA N.158 >>> Dal tenore del quesito sembra di capire che l'a.s.d. sia priva di riconoscimento giuridico; in tal caso si fa riferimento agli artt.36 e 38 del codice civile.
Rispondendo singolarmente a ciascuno dei 5 punti elencati nel quesito, si può dire che:
1) in caso di insolvenza, può essere richiesto il fallimento dell'a.s.d. con le relative conseguenze che tale procedimento comporta;
2) Il soggetto creditore (in questo caso l'Ufficio finanziario), richiederà il pagamento, in primis, alla a.s.d. ed agirà sul fondo comune della stessa; qualora la consistenza di detto fondo non fosse sufficiente a soddisfare il creditore, verranno chiamati a risponderne solidarmente e patrimonialmente anche "coloro che hanno agito in nome e per conto dell'associazione" (vedi art.38 c.c.);
3) la chiusura o la trasformazione della a.s.d. non cancellerebbe le responsabilità dei soggetti sopra citati;
4) lo scioglimento dell'associazione può avvenire in qualsiasi momento con delibera dell'assemblea straordinaria dei soci, fermo restando quanto precisato al punto precedente;
5) la prosecuzione della regolare attivita sociale è possibile, salvo che nel frattempo non intervengano provvedimenti di impedimento (come ad es. la dichiarazione di fallimento dell'a.s.d.), ribadendo che il nuovo Presidente e i nuovi Amministratori sono esenti da qualsiasi responsabilità per i debiti pregressi alla loro nomina; l'unico problema potrebbe essere rappresentato dall'eventuale pignoramento del conto corrente bancario intestato all'associazione da parte dell'Ufficio preposto alla procedura di riscossione coattiva e che procurerebbe la paralisi gestionale dell'associazione.
Vi è da dire, infine, che gli avvisi di accertamento e le relative cartelle esattoriali vengono abitualmente e sistematicamente notificate, dagli Uffici preposti, al Presidente in carica al momento della notifica anche se lo stesso, nel periodo cui si riferiscono i debiti accertati, non ricopriva tale carica.
Conseguentemente, quest'ultimo, è costretto a difendersi nelle sedi opportune per far valere la sua estraneità ai fatti.
 
QUESITO N.157 >>> Appartengo ad una asd che pratica softair. Mi è stato chiesto di prendere il posto del nostro presidente dimissionario, ma ho qualche dubbio. La nostra asd è registrata presso il CONI ed ha regolare codice fiscale, con sede presso l'abitazione del vecchio presidente; dobbiamo cambiare codice fiscale? Non evendo una sede vera e propria, ma solo un indirizzo per recapito di lettere e comunicazioni, non esistono bollette. C'è il rischio che durante controlli fiscali possano essere sollevati dubbi o multe? Non esiste nulla di natura economica (e quindi non abbiamo partita iva). Risulta corretto avere solo un registro contabile con entrate ed uscite? Eventuali saldi in attivo come vanno gestiti?
RISPOSTA N.157 >>> E' assolutamente impossibile procedere al cambio del codice fiscale che, lo ricordiamo, accompagna l'associazione fino al suo scioglimento; in caso di variazione del presidente e presumendo che la sede sociale venga trasferita presso il suo indirizzo, bisognerà procedere alla comunicazione di tali variazioni, e cioè sia della nuova sede e sia del nuovo Rappresentante Legale, compilando il modello di variazione AA5/6.
Gli eventuali controlli fiscali avverranno, quindi, presso la sede indicata sul suddetto modello di variazione dove dovranno essere rinvenuti i documenti dell'associazione. Infine, non svolgendo l'associazione attività di natura economica, è sufficiente avere un qualsiasi tipo di registro su cui annotare i movimenti finanziari in modo tale da poter redigere il rendiconto annuale previsto dallo Statuto, ricordando che l'eventuale avanzo di gestione non può essere diviso tra gli associati ma va reinvestito nell'attività sociale.
 
QUESITO N.156 >>> Sono nel consiglio direttivo di una A.s.d. che non ha mai registrato lo Statuto. Lo Statuto è comunque redatto in forma scritta riportato nel libro verbali assemblee e reca i principi dell'art. 90 commi 17 e 18 della legge 289/2002. Vorrei sapere è è possibile accedere al regime della Legge 398/1991 oppure se anche per questa agevolazione fiscale è necessaria la forma della scrittura privata autenticata. L'ASD rispetta gli altri requisiti richiesti compresa l'affiliazione al Coni.
RISPOSTA N.156 >>> L'accesso al regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n.398/1991 non richiede, tra i requisti, quello dello Statuto redatto con scrittura privata autenticata, pertanto, qualora l'associazione sia in possesso degli altri requisiti richiesti, può benissimo esercitare l'opzione per tale regime.
 
QUESITO N.155 >>> Associazione sportiva dilettantistica srl esercizio sociale 01.07.11 - 30.06.12 ha superato il limite dei 250.000 Euro rif. agevolazione L.398/91 e ha presentato due dichiarazioni distinte per periodo agevolato (fino al 31/03/12)e per periodo ordinario (dal 01/04/12 al 30/06/12). Nel secondo periodo (ordinario 01.04 - 30.06) non ha prodotto ricavi commerciali. Chiedo se per l'esercizio successivo 01.07.12 - 30.06.13 posso usufruire del regime agevolato L.398 (non avendo per il periodo in esame superato la soglia dei 250.000 Euro) o se invece devo proseguire la gestione nei modi ordinari. Ovvero la soglia dei 250.000 Euro è intesa per periodo d'imposta precedente (quindi 01.04/30.06) oppure per esercizio sociale precedente (quindi la somma dei due periodi)?
RISPOSTA N.155 >>> Ai sensi dell'art.1 comma 2, della Legge n.398/1991, nei confronti dei soggetti che nel corso del periodo d'imposta hanno superato il limite di euro 250.000, cessano di applicarsi le previste agevolazioni con effetto dal mese successivo a quello in cui tale limite è stato superato. Nel caso prospettato tale limite è stato superato nel mese di marzo 2012 e bene ha fatto l'associazione a presentare due distinte dichiarazioni, una relativa al regime forfettario per il periodo 01/07/2011-31/03/2012 e l'altra relativa al regime ordinario per il periodo 01/04/2012-30/06/2012.
Per effetto del superamento della soglia di 250.000 euro, l'associazione non potrà usufruire del regime agevolato 398/1991 per il periodo 01/07/2012-30/06/2013, in quanto la norma sancisce che per l'applicazione del regime agevolato è condizione essenziale non aver superato tale limite nel corso dell'anno precedente; teniamo a precisare che fiscalmente il periodo d'imposta equivale all'esercizio sociale ( in questo caso 01/07/2011-30/06/2012).
Nel caso in cui nel corso dell'esercizio 01/07/2012-30/06/2013 l'associazione non abbia superato il plafond di 250.000 euro, la stessa potrà benissimo tornare ad usufruire di tale regime nel periodo d'imposta 01/07/2013-30/06/2014.
 
QUESITO N.154 >>> Un nostro calciatore ha percepito mensilmente (dal 31/01/2012 al 31/05/2012 e dal 01/09/2012 al 31/12/2012) 2.000,00 euro, di cui 750,00 come rimborso spese. Quando va pagata la ritenuta, mensilmente al superamento dei 750,00 oppure al superamento dei 7.500,00 complessivi?
RISPOSTA N.154 >>> In pratica il vostro calciatore ha percepito, nel periodo di imposta 2012, la somma complessiva di €. 18.000 (di cui €.6.750 per rimborso spese). Pur non conoscendo l'esatta motivazione di questi rimborsi, e presumendo che gli stessi non si riferiscano a indennità per trasferte fuori dal Comune di residenza del calciatore stesso (nel qual caso detto importo non andrebbe a confluire nella determinazione della soglia minima dei 7.500 euro), vi precisiamo che la vostra società avrebbe dovuto operare la ritenuta a titolo d'imposta nella misura del 23% al momento del superamento della soglia di €. 7.500 e cioè, nel caso in esame, dopo aver corrisposto le prime quattro erogazioni da €.2.000 ciascuna. Detta ritenuta andava poi operata in ciascun mese successivo al quarto e il relativo importo di €.460 andava decurtato sul compenso lordo di €.2.000; in pratica, al calciatore veniva corrisposto la somma netta mensile di €. 1.540.
Ricordiamo che la società avrebbe dovuto rilasciare al calciatore la certificazione delle somme corrisposte e procedere, da parte sua, alla trasmissione del Mod.770.
 
QUESITO N.153 >>> La mia società ha la prima squadra in prima categoria, una società a noi vicina mi chiede di poter gestire la loro squadra di terza categoria in quanto sono in difficoltà. Dando per scontato che loro a fine anno si scioglieranno, possiamo noi avere due squadre in due campionati diversi?
RISPOSTA N.153 >>> Una società dilettantistica, iscritta alla relativa Federazione di appartenenza (in questo caso la FIGC), non può partecipare nella stessa stagione a due campionati diversi, in quanto deve partecipare al campionato nella categoria relativa al diritto sportivo acquisito (fa eccezione la sola partecipazione come squadra "riserva", ma va formalizzata in sede di iscrizione). Nel caso posto, la società può partecipare al solo campionato di prima categoria e non avere una seconda squadra che partecipi al campionato di terza categoria. Nulla osta, invece, a che una società possa svolgere, unitamente al campionato di prima categoria, anche campionati nel settore giovanile (allievi, giovanissimi) oppure al campionato juniores.
Pertanto l'altra società dovrà continuare a partecipare al campionato di terza categoria e a fine stagione, qualora dovesse, come sembra, necessariamente sciogliersi, si potrebbe procedere ad una fusione tra le due società.
 
QUESITO N.152 >>> Dovendo presentare al Comune il consuntivo della stagione 2012/2013, per giustificare le spese per le trasferte e i rimborsi spesa a Giocatori e Allenatore, compiliamo un prospetto per singola persona indicando le somme erogate, scriviamo che il rimborso è avvenuto ai sensi della legge n.80 del 25/03/1986 e del D.L. n.41 del 23/02/1995 e successive modificazioni ed integrazioni. Infine applichiamo la marca da bollo. La procedura usata è corretta?
RISPOSTA N.152 >>> I rimborsi forfettari di spesa, le indennità di trasferta, i premi e i compensi erogati da organismi che perseguono finalità sportiva dilettantistica sono disciplinati dall'art.67 del Tuir, che attribuisce a tali tipologie di compensi la natura di "redditi diversi", e dall'art.69 dello stesso Tuir il quale precisa che le suddette somme percepite non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a 7.500 euro.
Ciò ricordato, precisiamo che ciascun percipiente deve rilasciare apposita ricevuta per l'importo percepito, applicandovi la marca da bollo di €. 2,00 qualora l'importo sia superiore ad €77,47; di contro, l'associazione dovrà: a) rilasciare, sempre a ciascun percipiente, una attestazione con la quale viene certificato l'importo effettivamente corrispostogli; b) procedere alla compilazione del Modello 770 anche se gli importi corrisposti a ciascun soggetto, sono inferiori ad euro 7.500.
Ricordiamo, infine, che per erogazioni singole superiori ad euro 516.46, il pagamento non può essere effettuato in contanti ma deve essere rispettato il criterio della tracciabilità, pena la decadenza dal regime agevolato 398/1991.
 
QUESITO N.151 >>> Una asd che opera in regime di 398, deve comunque tenere a disposizione dell'Agenzia delle Entrate, in caso di accertamento, per giustificare le spese, eventuali fatture passive, di qualsiasi natura? Se sì, gli scontrini fiscali per acquisto giornaliero di materiali vari (pulizia mauntenzione, logistici, ecc...) sono validi?
RISPOSTA N.151 >>> Ricordiamo brevemente che le a.s.d. in regime 398/1991, determinano l'imponibile da assoggettare a Ires, applicando l'aliquota di forfettizzazione del 3% sull'ammontare dei proventi di natura commerciale, mentre ai fini Iva viene applicata la deduzione forfettaria del 10%, 33,33% e del 50% rispettivamente sull'Iva da sponsorizzazioni, sull'Iva da diritti televisivi e sull'Iva da altri proventi.
Da ciò consegue che i costi sostenuti (fatture d'acquisto, ricevute, scontrini, ecc...) non influiscono sul calcolo di determinazione sia del reddito che dell'Iva per le a.s.d. in regime 398/1991.
Purtuttavia, la stessa Legge n.398/1991 dispone l'obbligo di numerare e conservare le fatture d'acquisto le quali, unitamente agli altri documenti di spesa, sono giustificativi dei relativi costi riportati sul Rendiconto annuale di gestione che, lo ricordiamo, deve essere approvato dall'assemblea ordinaria dei soci entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio sociale, pena la decadenza dallo stesso regime agevolato.
Pertanto, in caso di verifica da parte dell'Agenzia delle Entrate i suddetti documenti assumono piena validità nella misura in cui venga dimostrato l'effettivo sostenimento di detti costi e la relativa loro inerenza all'attività esercitata.
Si richiama l'attenzione sulla regolarità dei documenti stessi, per quanto concerne sia l'esatta indicazione dei dati fiscali del soggetto emittente e, naturalmente, della stessa associazione, e sia il regolare assoggettamento al bollo sui documenti (escluse le fatture) di importo unitario superiore a 77,47 euro.
 
QUESITO N.150 >>> Un’associazione sportiva dilettantistica priva di riconoscimento giuridico e con difficoltà finanziarie per sostenere le spese necessarie alla partecipazione al campionato di categoria, ha intenzione di fondersi con un’altra associazione sportiva dilettantistica anch'essa priva di riconoscimento giuridico, che svolge la stessa attività nel medesimo Comune.
In proposito, si chiede di conoscere come vengono trattati i debiti esistenti prima della fusione in entrambi i seguenti casi consentiti:
1) fusione per incorporazione - i debiti della associazione "incorporata" si trasferiscono obbligatoriamente a carico della associazione "incorporante"? Non avendo quest'ultima il riconoscimento giuridico, possono essere chiamati a rispondere per il loro pagamento anche i dirigenti della associazione incorporante (art.38 c.c.)?
2) fusione vera e propria con estinzione di entrambe le associazioni e nascita di una nuova associazione - i debiti di una o di entrambe le associazioni che partecipano alla fusione si trasferiscono obbligatoriamente a carico della nuova associazione? Ed i dirigenti della nuova associazione possono essere chiamati a rispondere per il loro pagamento sempre in virtù dell'art.38 del c.c.?
Infine, è consentita la fusione tra una a.s.d. priva di riconoscimento giuridico e una a.s.d. con riconoscimento giuridico (es. società sportiva a r.l.)? E in caso affermativo, quali sono le procedure da seguire e, anche in questo caso, qual è il trattamento dei debiti pregressi?
RISPOSTA N.150 >>> Non sono infrequenti, in questo periodo, le operazioni di “accorpamento” che riguardano club sportivi dilettantistici, indipendentemente dal livello di campionato a cui partecipano. La sopravvenuta limitazione delle risorse provenienti dagli sponsor, ridotte a causa della congiuntura economica che sicuramente ha determinato ripercussioni nel mondo dello sport dilettantistico, e la conseguente crisi di liquidità dei sodalizi portano a forme di contrazione del numero di soggetti e di concentrazione di diverse unità. Un caso tra i più ricorrenti è quello prospettato nel quesito: tenuto anche conto del fatto che dall’inizio del mese di luglio si sono aperte le iscrizioni per i campionati della prossima stagione, è proprio in questo periodo che i club definiscono le modalità di accesso ai campionati. Per orientare la decisione in merito alle modalità di effettuazione dell’iscrizione al campionato è utile esprimere qualche considerazione in merito alle opportunità e ai vincoli connessi alle fusione tra club sportivi dilettantistici distinguendo, a tele proposito, le conseguenze sul piano sportivo e quelle civilistiche.
Dal punto di vista sportivo fanno riferimento le disposizioni organizzative poste dalle federazioni sportive nazionali di riferimento che organizzano i campionati. In particolare, viene solitamente stabilito un preciso iter da seguire per addivenire alla fusione tra due soggetti sportivi diversi che può determinare la “nascita” di un’associazione sportiva nuova oppure l’incorporazione di un club in un altro. Tralasciando le disposizioni che disciplinano la “sorte” di alcuni elementi “tecnici”, come il diritto sportivo, cioè il diritto a partecipare ad un determinato campionato e il mantenimento del codice di affiliazione, è necessario sottolineare come, indipendentemente dalla circostanza che la fusione dia vita ad un soggetto nuovo oppure realizzi l’incorporazione in un sodalizio esistente, le carte federali generalmente prevedono l’obbligo, da parte del soggetto che risulta dall’operazione straordinaria, di prendere in carico tutti i debiti e crediti facenti capo ai soggetti che hanno deliberato la fusione. In buona sostanza, quindi, le autorità sportive di norma non danno il via libera all’operazione straordinaria se non viene loro garantita l’assoluta continuità negli obblighi di carattere sportivo e la garanzia che tutte le posizioni pendenti verranno saldate. Si tratta, ad esempio, dei debiti verso la federazione per multe o tasse gara non ancora pagate ma anche dei debiti nei confronti dei tesserati per compensi non ancora versati o per lodi intervenuti in relazione a vertenze pregresse non ancora onorati e così via.
Pertanto, a prescindere dalla circostanza che il soggetto risultante dalla fusione abbia o meno personalità giuridica, sotto il profilo degli aspetti sportivi mantiene tutti gli obblighi assunti in precedenza dalle società partecipanti alla fusione.
Sotto il profilo giuridico e fiscale la questione assume connotazioni leggermente diverse a seconda che l’operazione si realizzi attraverso la continuazione di un soggetto già esistente, che incorpora un altro sodalizio, ovvero se attraverso la fusione i due club diano vita ad una terza entità.
In primo luogo, si fa comunque presente che la fusione tra due associazioni sportive dilettantistiche non è regolata dal Codice civile ma, per definirne le implicazioni, si fa comunque riferimento alle disposizioni degli art. 2501 ss. c.c..
Tra questi, in particolare, è necessario ricordare il comma 1 dell’art. 2504-bis c.c. che prevede che “la società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione”. E’ quindi evidente che, anche sotto il profilo civilistico, nonostante con la fusione si possa dar vita, a determinate condizioni, ad un soggetto diverso da quelli che hanno partecipato all’operazione straordinaria, i debiti ed i crediti dei soggetti estinti o partecipanti all’operazione straordinaria proseguono, anche sotto il profilo civilistico, con il nuovo soggetto.
Anche per quanto riguarda gli aspetti degli obblighi fiscali, quindi, si ritiene che l’operazione di fusione non possa costituire un atto di “cesura” con il passato.
E’ inoltre il caso di sottolineare, sotto il profilo della responsabilità, che essendo i partecipanti all’operazione straordinaria associazioni senza personalità giuridica, i legali rappresentanti dei club rispondono personalmente e illimitatamente delle obbligazioni assunte. In proposito, si ricorda poi che esiste un principio di carattere generale secondo il quale la responsabilità delle obbligazioni compete all’organismo direttivo in carico nel momento in cui le stesse sono sorte. Chiamato a rispondere è però il legale rappresentante in carica al momento della contestazione. Quest’ultimo si potrà quindi rivalere nei confronti degli amministratori pro-tempore.
In relazione all’ultima questione posta nel quesito – se sia possibile dare vita ad una fusione tra una società di capitali sportiva dilettantistica ed una associazione sportiva dilettantistica - si osserva che questa fattispecie è possibile sotto il profilo sportivo, se le disposizioni federali non hanno nulla in contrario, ma risulta di difficile attuazione dal punto di vista civilistico. Sarebbe quindi necessario porre in essere, in via preventiva, un’operazione di trasformazione per ottenere due soggetti omogenei tra i quali procedere poi alla fusione.
 
QUESITO N.149 >>> Nel 2012 abbiamo trasformato la nostra asd in ssd a r.l.. Dal punto di vista fiscale abbiamo adottato il regime previsto dalla 398. Per quanto concerne la tenuta contabile quale criterio va utilizzato, quello di competenza o di cassa? Inoltre, ai nostri atleti vengono erogati due tipologie di compensi: 1) rimborso spese; 2) compensi che rientrano nel plafond dei 7.500 euro. Il modello 770 va compilato solo per quest'ultimi?
RISPOSTA N.149 >>> I soggetti che operano in 398/1991, siano essi associazioni o società sportive dilettantistiche, ai fini delle imposte dirette "....individuano i proventi commerciali avendo riguardo al criterio di cassa" (Art.1 Circolare n.1/1992), mentre ai fini della determinazione dell'Iva dovuta, vanno computati gli introiti fatturati anche se non riscossi (D.M. 18/05/1995).
Per quanto concerne i rimborsi erogati agli atleti, non è chiaro cosa si intende per rimborso spese indicato nella tipologia 1); cogliamo l'occasione per ricordare che agli atleti possono essere erogati i seguenti rimborsi o indennità: 1) rimborsi forfettari che, ricordiamo, sono esenti da ritenuta fino all'importo di 7.500 euro; 2) indennità per spese di viaggio per trasferte effettuate al di fuori del territorio in cui risiede l'atleta.
Mentre per quest'ultime erogazioni non sussiste alcun obbligo di natura fiscale, nè a carico dell'associazione e nè a carico del percipiente, i rimborsi forfettari, pur se di importo unitario inferiore a 7.500 euro, devono essere dichiarati dall'associazione nel modello 770.
 
QUESITO N.148 >>> A fine stagione sportiva vorremmo fare una fusione tra la nostra ASD - che fa esclusivamente calcio a 5 - ed un'altra che opera quasi esclusivamente nei campionati giovanili di calcio a 11. E' possibile costituire una Polisportiva all'interno della quale vi sono 2 soggetti giuridici, con diverse partite iva e diversi rappresentanti legali, uno che opera nel calcio a 5 e l'altro nel calcio a 11, mantenendo comunque lo stesso codice di affiliazione? Se la risposta è affermativa, quali procedure bisogna mettere in atto?
RISPOSTA N.148 >>> La fusione tra le due associazioni può essere effettuata senza dover necessariamente procedere alla costituzione di una Polisportiva dal momento che entrambe le attività esercitate (calcio a 5 e calcio a 11) rientrano in quelle disciplinate dalla F.I.G.C. Pertanto, è sufficiente procedere alla fusione tra le due associazioni o mediante incorporazione oppure dando vita ad una nuova associazione. In entrambi i casi si conserverebbe l'attuale numero di matricola assegnata all'associazione con maggiore anzianità di affiliazione e mantenendo il titolo sportivo più alto. Non è possibile, comunque, costituire una Polisportiva con due diversi numeri di Partita Iva in quanto il soggetto fiscale è uno (la Polisportiva) a cui viene conseguentemente attribuito un solo numero di Partita Iva.
 
QUESITO N.147 >>> Seguo da poco una ASD e verificando lo statuto registrato, prestampato, ho notato che "L'esercizio sociale chiude il 30 giugno di ogni anno". Poichè la ASD è stata costituita a luglio 2012 mi sto comportando così:
- Versamento dell'IVA forfettaria trimestralmente calcolando il 50 o 90 per cento;
- Compilazione del modello UNICO ENC, prendendo in considerazione le fatture emesse nel periodo luglio 2012/giugno 2013, allegando anche il modello VO IVA per l'opzione del regime 398/91.
Se tale comportamento è corretto ho tempo fino a marzo 2014 per inviare il modello Unico?
RISPOSTA N.147 >>> Il comportamento descritto nel quesito risulta essere corretto; confermiamo il termine del 30/03/2013 per la trasmissione del Mod. Unico /Enc e precisiamo che tra gli adempimenti citati va incluso anche la compilazione del Mod. 770 per i compensi(rimborsi forfettari) corrisposti agli atleti e tecnici per il periodo 01/07/2012-31/12/2012
anche se di importo, per ciascun soggetto, inferiore ad €.7.500. Ricordiamo che il termine di presentazione per tale modello è scaduto il 20/09/2013 e che, in caso di omessa presentazione dello stesso, si può procedere alla tardiva presentazione entro il 20/12/2013. Approfittiamo per invitare a voler verificare l'avvenuta presentazione del Modello EAS, oltre che l'avvenuta iscrizione al Registro CONI.
 
QUESITO N.146 >>> Sono dirigente di una società sportiva dilettantistica che possiede un furgone per portare i nostri ragazzi. Abbiamo sottoscritto dei contratti di pubblicità con alcune aziende della nostra zona inserendo il nome delle suddette imprese sulle fiancate del nostro pulmino. E' giusto considerare tale prestazione come pubblicità, o si tratta invece di sponsorizzazione?
RISPOSTA N.146 >>> Premesso che la differenza tra pubblicità e sponsorizzazione rimane, ancora oggi, materia di frequente contenzioso con l'Amministrazione Finanziaria a causa della mancanza di una precisa norma esplicativa che non dia adito ad equivoche interpretazioni, riportiamo la definizione sulla base di consolidate posizioni assunte dall'Agenzia delle Entrate e dalla Corte di Cassazione:
a) si configura mera pubblicità se l'attività promozionale è rispetto all'evento in rapporto di semplice "occasionalità" (come ad asempio la cartellonistica pubblicitaria posta al bordo del campo in occasione di manifestazioni sportive);
b) si configura invece sponsorizzazione se fra la promozione di un nome o di un marchio e l'avvenimento sportivo viene istituito uno specifico abbinamento, ovvero quando la sponsorizzazione è in relazione non di mera occasionalità, ma di "connessione" con la manifestazione sportiva (ad esempio il marchio di una azienda sulle maglie da gioco o l'abbinamento del nome dell'azienda con quello della squadra sportiva).
Ciò precisato, riteniamo che l'inserimento del nome di una ditta sulle fiancate di un pullmino, debba essere considerato come sponsorizzazione, proprio in virtù dell'abbinamento che si concretizza tra ditta sponsor e manifestazioni sportive dell'associazione.
 
QUESITO N.145 >>> Sono il presidente di una A.S.D.. Sullo statuto ci sta scritto che svolge attività nel calcio, come faccio a cambiare e magari mettere come promozione di tutti gli sport? Devo cambiare statuto e pagare all'agenzia delle entrate la variazione o va bene semplicemente un verbale di assemblea?
RISPOSTA N.145 >>> Qualunque variazione apportata allo Statuto (nel caso specifico l'articolo relativo all'oggetto sociale), deve essere deliberata dall'assemblea straordinaria dell'associazione e comporta l'obbligo di registrazione del nuovo Statuto, presso l'Agenzia delle Entrate, entro trenta giorni dalla data dell'assemblea.
 
QUESITO N.144 >>> Sono presidente di una ASD di Basket, dunque affiliata alla FIP, pertanto tutti i nostri atleti, che pagano una quota di frequenza, sono tesserati per la FIP. Posso considerarli tesserati e non soci? Che differenza esiste tra un socio e un tesserato?
RISPOSTA N.144 >>> Non bisogna confondere lo status di "associato" con quello di "tesserato" dell'associazione. L'associato è colui che ha acquisito il diritto di essere parte del contratto associativo dietro pagamento della quota sociale e, quindi, è titolare di tutti i diritti da esso derivanti e richiamati dallo Statuto sociale. La qualità di associato è personale ed intrasmissibile salvo che per mortis causa qualora ciò sia previsto dallo stesso Statuto. Il tesserato, che potrà essere anche socio, è colui che normalmente svolge attività sportiva a favore dell'associazione; la qualità di tesserato è comprovata dall'avvenuto tesseramento ad una Federazione sportiva; infine, il tesserato non gode del diritto di partecipazione alla vita associativa (partecipazione alle riunioni assembleari), diritto riservato esclusivamente ai soli soci dell'associazione.
 
QUESITO N.143 >>> Due a.s.d. hanno proceduto ad una fusione dalla quale è sorta una nuova a.s.d.. Si chiede se le vecchie società vanno chiuse e riaperta una completamente nuova che deve ottemperare a tutte le formalità relative.
1) l'iscrizione al CONI se va rifatta completamente?
2) la Partita Iva deve essere cambiata?
3) una delle vecchie a.s.d. ha dei crediti per la destinazione del 5xmille; come è possibile recuperarli?
RISPOSTA N.143 >>> 1) La nuova a.s.d. sorta dalla fusione delle due a.s.d., dovrà richiedere il codice fiscale, contestualmente al numero di Partita Iva, compilando il Modello AA7/10 nelle seguenti parti:
- Quadro A - barrare casella 1 e indicare data inizio attività;
- Quadro B - dati identificativi della nuova a.s.d.;
- Quadro C - dati del rappresentante legale della nuova a.s.d.;
- Quadro D - Sez.1 - barrare la casella 1a e indicare i numeri di partita Iva delle due
società fuse (che così si estinguono).
Va ricordato che detto modello deve essere presentato entro 30 giorni dalla data di costituzione della nuova a.s.d.
2) Registrazione del nuovo Atto Costitutivo e Statuto della nuova a.s.d. (entro 30 giorni dalla data di costituzione);
3) Presentazione del Modello EAS entro 60 giorni;
4) Iscrizione al Registro CONI entro 90 giorni.
In merito alle modalità di riscossione del contributo 5xmille, le stesse saranno comunicate direttamente dall'Agenzia delle Entrate con richiesta di codice IBAN presso cui accreditare l'importo del contributo. Si ricorda, al riguardo, che entro un anno dalla riscossione dovrà essere presentato il Rendiconto sulla utilizzazione delle somme riscosse.
 
QUESITO N.142 >>> Sono l'ex presidente di una associuazione ormai chiusa ma volevo fare il seguente quesito una trasformazione da asd a ssd comporta la perdita di responsabilita economica del presidente verso terzi da quando la ssd è stata costituita in avanti, oppure da quando la ssd è stata costituita la pedita di responsabilita del presidente riguarda anche il pregresso?
RISPOSTA N.142 >>> Ai sensi e per gli effetti dell'art.38 del c.c. "...delle obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune; delle stesse obbligazioni rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione".
Pertanto, risulta evidente che la responsabilità del Presidente rimane fino al momento della trasformazione dell'a.s.d. in s.s.d; da quel momento in poi, infatti, la responsabilità viene a cessare in quanto l'associazione assume una propria veste giuridica e per le obbligazioni assunte, i terzi possono rivalersi esclusivamente sul patrimonio della società.
 
QUESITO N.141 >>> Sono un rappresentante di una ASD e volevo sapere se in una associazione è possibile avere un co-presidente, ossia due persone con la stessa carica di presidente.
RISPOSTA N.141 >>> La figura del co-presidente è una figura atipica che raramente viene prevista dallo Statuto; purtuttavia, qualora lo Statuto lo preveda, si può procedere alla nomina di un presidente e di un co-presidente, ma solo ed esclusivamente per fini organizzativi interni all'associazione. Va precisato, infatti, che la rappresentanza legale dell'associazione può essere affidata ad una sola figura (Presidente) il cui nominativo risulterà comunicato all'Agenzia delle Entrate, alla Federazione di appartenenza, al CONI, alla SIAE, ecc.
 
QUESITO N.140 >>> La nostra associazione vorrebbe rimborsare agli atleti che nelle partite in trasferta (al di fuori del territorio comunale) utilizzano il proprio mezzo di trasporto, un rimborso chilometrico. Questi tipi di rimborso devono essere certificati e inseriti nel Mod. 770 o non rientrano in tale disciplina? Se non rientrano ci limitiamo a registrare l'uscita nel rendiconto?
RISPOSTA N.140 >>> Ai sensi e per gli effetti dell'art. 69, co.2, del T.U.I.R., i rimborsi di spese relative a viaggi effettuati fuori dal territorio comunale di residenza, non concorrono a formare il reddito del percipiente. E' necessario, però, che il percipiente stesso rilasci una nota regolarmente sottoscritta ed assoggettata ad imposta di bollo di €.1,81 nel caso l'importo superi €.77,47 e nella quale devono essere specificati, oltre al percorso effettuato, il tipo di automezzo usato e la tariffa ACI applicata.
Conseguentemente, tali rimborsi non devono essere dichiarati nel Modello 770 e il relativo costo sostenuto va registrato nel Rendiconto di gestione.
 
QUESITO N.139 >>> Il consiglio direttivo dell'associazione mi vuole nominare presidente della stessa ma chi diventa presidente di un associazione eredita tutti i debiti della stessa.  Vorrei sapere se prima di diventare presidente posso cambiare partita iva e codice fiscale dell'associazione? Vorrei essere sicuro di partire senza debiti con l'agenzia delle entrate.
RISPOSTA N.139 >>> Precisiamo innanzitutto che i debiti contratti dall'associazione rimangono sempre a carico della stessa e che il cambio del Presidente non significa automatico trasferimento degli stessi debiti a carico del nuovo Presidente. Presumiamo che il cortese lettore si volesse riferire alla "responsabilità" della persona che assume la carica di Presidente nel pagamento dei debiti contratti dall'associazione; come abbiamo più volte ribadito il problema della responsabilità personale del Presidente e quindi del suo eventuale coinvolgimento nel pagamento dei debiti dell'associazione, si pone solo in presenza di associazione priva di riconoscimento giuridico. In tale ipotesi, infatti, si fa riferimento all'art.38 del codice civile che prevede la responsabilità solidale e patrimoniale di coloro che hanno agito in nome e per conto dell'associazione laddove lastessa, appunto, sia priva di riconoscimento giuridico. Vogliamo comunque ancora una volta ribadire che per i debiti contratti dall'associazione rispondono solo ed esclusivamente coloro che hanno agito in nome e per conto dell'associazione nel periodo in cui tali debiti si sono originati. Per quanto attiene la seconda domanda si precisa che non è assolutamente consentita la variazione nè del codice fiscale e nè tantomeno della partita iva fino a quando l'associazione resta in vita.
 
QUESITO N.138 >>> Siamo obbligati al possesso della PEC (Posta Elettronica Certificata)?
RISPOSTA N.138 >>> Il decreto legge n.185 del 29/11/2008, istitutivo dell'obbligo della PEC, ha limitato tale adempimento solo a tre categorie di soggetti: le imprese costituite in forma di società (Spa, Srl, Sas, ecc.), i professionisti iscritti agli albi (avvocati, commercialisti, ecc.) e le Pubbliche Amministrazioni. Il Decreto Legge n.179 del 18/10/2012 ha poi esteso tale obbligo anche alle imprese individuali che si iscrivono al registro delle imprese o all'albo delle imprese artigiane successivamente alla data di entrata in vigore del medesimo decreto. Pertanto da tale obbligo sono escluse tutte le associazioni sportive dilettantistiche, ad eccezione di quelle costituite come società sportive a responsabilità limitata (S.r.l. sportive); infatti le s.r.l. sportive sono, sul piano giuridico, imprese organizzate in forma societaria soggette a tutti gli adempimenti previsti dalla CCIAA e, conseguentemente, anche alla tenuta della PEC.
 
QUESITO N.137 >>> C'è incompatibilità nel doppio ruolo di "presidente" sia di una ONLUS che di una A.S.D.?
RISPOSTA N.137 >>> Quanto da Voi chiesto è contenuto nella risposta al quesito n.128 pubblicato sul nostro Sportello fiscale e, quindi, non possiamo che ribadire che l'incompatibilità nel doppio ruolo di Presidente è quella prevista dall'art.90 della Legge n.289/2002 e cioè "in altre società o associazioni sportive dilettantistiche, nell'ambito della medesima Federazione sportiva o disciplina associata se riconosciuta dal Coni, oppure nell'ambito della medesima disciplina facente capo ad un ente di promozione sportiva". Non ci sembra, quindi, che nel caso prospettato ricorrano cause di incompatibilità.
 
QUESITO N.136 >>> Siamo un gruppo sociale con attività sportiva e culturale, con l'opzione della legge 398/91. Da due anni non è stato effettuato il tesseramento dei soci. Non abbiamo nemmeno il registro dei soci. Dal 2008, soltanto nell'anno 2010 è stata fatta l'Assemblea dei soci, di conseguenza negli anni in cui non si è svolta l'assemblea dei soci, non è stato fatto nemmeno il rendiconto finanziario (in pratica su 5 anni soltanto un anno). E ora nel 2013 i miei colleghi rinnovano il consiglio e fanno il rendiconto per 3 anni indietro, è regolare? Sapete dirmi a cosa andiamo incontro, se una multa e di che importo? Sicuramente la cancellazione dall'opzione 398/91 con relativo recupero dell'Iva non versata? Chi sono gli organi preposti per un controllo o ispezione? E' il Presidente a rispondere in prima persona di quanto sopra scritto?
RISPOSTA N.136 >>> Il quesito postoci è molto articolato e tocca vari aspetti delle problematiche che interessano le associazioni sportive dilettantistiche. Cercheremo di rispondere, pur se in maniera non approfondita, presumendo che la Vostra associazione, avendo optato per il regime 398/91, abbia in passato svolto attività commerciale.
Ciò premesso, va prima di tutto evidenziato che il mancato tesseramento dei soci e la mancata convocazione dell'assemblea, sono di per sè elementi validi per invocare l'assoluta assenza di vita associativa con il conseguente disconoscimento della qualifica di "associazione"; dal che ne consegue l'impossibilità di usufruire delle agevolazioni (tra cui anche il regime 398/91) riservate, esclusivamente, a tale categoria di ente non profit. Così come risulta evidente che la tardiva redazione dei rendiconti riferiti agli ultimi tre anni, non andrà a sanare l'inadempienza della mancata approvazione di tale documento da parte dell'assemblea che, a norma di Statuto, deve avvenire entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio sociale. Gli organi preposti al controllo delle associazioni sono, in primis, la Siae oltre all'Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza.
Per quanto concerne, infine, la responsabilità per eventuali sanzioni comminate a seguito di verifiche ed il cui importo sarà conosciuto solo al termine dell'eventuuale processo di verifica, deve farsi riferimento all'art.38 del codice civile, pur segnalando che, solitamente, gli organi verificatori, individuano nella figura del Presidente la persona a cui contestare le irregolarità evidenziate ed a cui richiedere il pagamento delle somme emerse sia a titolo di sanzioni che di mancato pagamento di debiti tributari, invocando, per lo stesso Presidente la responsabilità solidale richiamata dal succitato art.38 c.c.
 
QUESITO N.135 >>> Una srl dilettantistica in 398/91 può organizzare una lotteria?
RISPOSTA N.135 >>> Nè il D.P.R. n.430 del 26/10/2001 che ha istituito un nuovo regolamento sulle modalità di autorizzazione delle manifestazioni di sorte locali e nè altre disposizioni intervenute successivamente, pongono clausole ostative a carico di associazioni sportive dilettantistiche costituite in forma di società di capitali che operino in regime 398/1991, per l'organizzazione di tali manifestazioni. Pertanto, dopo aver ricordato che per l'organizzazione delle lotterie necessita seguire gli adempimenti amministrativi stabiliti dal suddetto decreto e che il trattamento fiscale dei proventi è diverso a seconda se la lotteria è aperta a tutti oppure se riservata ai soli soci del sodalizio, vogliamo solo precisare che per le società sportive di capitali, come la s.r.l. del quesito, il reddito derivante dalla manifestazione deve in ogni caso essere considerato reddito d'impresa ed è quindi soggetto a tutti gli obblighi di registrazione e pagamento delle imposte previsti per qualsiasi attività commerciale svolta. Qualora, infine, come nel caso prospettato, la società sportiva a r.l. si trova ad operare in regime 398/91, i corrispettivi derivanti dalla lotteria andranno sommati agli altri corrispettivi conseguiti nell'esercizio di attività commerciali e concorreranno alla produzione del reddito attraverso l'applicazione del coefficiente forfettario del 3%, ferma restando l'esclusione da Iva. Vogliamo altresì informare che è in corso di pubblicazione una approfondita nota su questo argomento e che troverà spazio sia su "Il Notiziario fiscale" all'interno dello Sportello Fiscale e sia su uno dei prossimi numeri della nostra rivista "Il Calcio Illustrato".
 
QUESITO N.134 >>> Le "quote campo" per ora tennis fatta ad un non-socio sono soggette a IVA?
RISPOSTA N.134 >>> Il comma 3 dell'art.148 del Tuir precisa che le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate dalle associazioni sportive nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, non si considerano di natura commerciale e, pertanto, non sono soggette ad Iva; di contro, le attività svolte nei confronti di terzi che non rivestono la qualifica di socio sono da assoggettare ad Iva, a meno che i destinatari delle attività risultino "tesserati" da altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di una unica organizzazione locale o nazionale.
 
QUESITO N.133 >>> Siamo una ASD neocostituita che svolgerà solo ed esclusivamente l'attività di organizzazione di tornei di calcetto a 5/7 maschili e femminili (come previsto dall'attività istituzionale). Essendo la maggior parte delle squadre composte da semplici amici che decidono di partecipare a questi tornei e non tutti decideranno di diventare soci sostenitori dell'associazione, mi chiedevo se la quota di partecipazione al torneo di questi partecipanti deve essere assoggettata ad IVA e assumerà rilevanza ai fini reddittuali. E' obbligatorio essere già iscritti alla FIGC per poter richiedere l'iscrizione al CONI?
RISPOSTA N.133 >>> Come già precisato nella risposta al quesito n.132, le quote di partecipazione al torneo versate da soggetti che non sono soci dell'associazione, sono considerate proventi di natura commerciale da assoggettare ad Iva e ad imposizione fiscale ai fini del reddito. Per quanto concerne l'iscrizione al Coni, precisiamo che condizione preliminare per detta iscrizione è l'affiliazione ad una Federazione Sportiva Nazionale (in questo caso la FIGC) la quale, verificata la regolarità della documentazione presentata dall'associazione, concede alla stessa il riconoscimento provvisorio ai fini sportivi in attesa del riconoscimento definitivo che verrà concesso dal CONI ad ultimazione dell'iter procedurale d'iscrizione.
 
QUESITO N.132 >>> Una ASD neocostituita, dopo aver adempiuto a tutto quanto previsto dalle legge (Coni, 398/91, Siae, tracciabilità, eas, rea, etc) si avvarrà di un socio fondatore (non componente consiglio direttivo) per ruolo di segreteria, svolgendolo senza professionalità. Il compenso è stimato in euro 500,00 mensili. Come funziona? Bisogna fare un'assunzione come co.co.co. oppure è un reddito sportivo e basta un contratto di collaborazione sportiva? Va fatta comunicazione al centro per l'impiego? Se tale socio lavora già altrove come dobbiamo muoverci?
RISPOSTA N.132 >>> Il rapporto con il socio incaricato di svolgere funzioni di segretario rientra tra le collaborazioni di tipo amministrativo-gestionale di cui all'art.90, comma 3, della legge n.289/2002 che ha modificato l'art.67, comma 1. lett.m) del Tuir e che qualifica come redditi diversi i compensi percepiti; inoltre, l'art.69, co. 2 del Tuir riconosce per tali redditi una particolare agevolazione che ne consente l'esclusione da qualsiasi tassazione fino all'importo annuo di 7.500 euro. Inoltre, per tali tipologie di collaborazioni, secondo quanto previsto dall'art.61, comma 3, del D.Lgs. n.276/2003, non devono applicarsi le disposizioni relative al lavoro a progetto e occasionale. I compensi percepiti non sono soggetti nè a contribuzione previdenziale (circolare Enpals n.13/2006) e nè al pagamento di premi assicurativi Inail (nota Inail del 19/03/2003 e circolare n.22 del 18/03/2004).
Sul versante degli adempimenti amministrativi, il Ministero del Lavoro, nell'interpello n.22/2010, precisa che, qualora la prestazione venga resa nelle forme della collaborazione coordinata e continuativa, fermo restando l'esonero da tutti gli obblighi sopra indicati, l'associazione sportiva sarà tenuta comunque alla comunicazione preventiva al Centro per l'Impiego, nonchè all'iscrizione dei relativi compensi sul Libro Unico del Lavoro. Conseguentemente, allo stesso Centro per l'Impiego andrà comunicata anche la cessazione della collaborazione. Va comunque detto che la normativa al riguardo si presta a interpretazioni difformi tra loro, per cui i suddetti adempimenti amministrativi vengono sistematicamente disattesi dalla maggior parte dei sodalizi sportivi; peraltro, gli organi preposti alla verifica delle associazioni (Siae, Agenzia delle Entrate) solitamente, non danno particolare rilievo ai suddetti aspetti.
 
QUESITO N.131 >>> Volevo chiedere informazioni riguardo la creazione di una società di calcio. In particolare la differenza tra società sportiva e ASD; oltre la burocrazia da espletare presso la F.I.G.C., è necessario effettuare altre procedure in altri uffici?
RISPOSTA N.131 >>> Il Vostro quesito, pur se contenuto in poche righe, richiederebbe una risposta molto articolata, trattando un argomento che tocca molti aspetti della gestione di una società/associazione sportiva dilettantistica. Cercando di contenere all'essenziale la risposta, Vi diciamo che una associazione sportiva dilettantistica può essere costituita con atto pubblico, con scrittura privata autenticata oppure con atto privato, a seconda se alla stessa si vuole o meno attribuire il riconoscimento giuridico. Precisato che la maggior parte delle associazioni vengono costituite con atto privato e risultano, quindi, essere senza personalità giuridica, Vi precisiamo che è proprio quest'ultimo elemento che distingue una a.s.d. da una società sportiva dilettantistica. La differenza sostanziale tra queste due forme sta tutta nel contenuto dell'art.38 del codice civile in materia di responsabilità degli amministratori e che così recita:" Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione". In pratica, nelle associazioni senza riconoscimento giuridico i dirigenti possono essere chiamati al pagamento dei debiti dell'associazione con i propri beni, mentre nelle società tale responsabilità non sussiste, rispondendo la società stessa sola ed esclusivamente con il proprio fondo comune. Per quanto concerne gli altri adempimenti civili e fiscali, vogliamo ricordare sinteticamente: l'obbligo di affiliazione alla FIGC o altro Ente di Promozione Sportiva presso la quale andranno depositati l'Atto Costitutivo e lo Statuto; l'obbligo di richiesta, in ogni caso, del Codice Fiscale, oltre che, in presenza di attività di natuta commerciale, del numero di Partita Iva con la contestuale scelta del regime fiscale che si intende adottare; l'obbligo di registrazione dell'Atto Costitutivo e dello Statuto; l'obbligo di iscrizione al Registro Coni; l'obbligo di presentazione del Modello EAS in caso di svolgimento di attività commerciale, oltre ai vari adempimenti amministrativi interni come la tenuta dei libri sociali.
 
QUESITO N.130 >>> A seguito di verifica documentale da parte della SIAE è stata considerata la pubblicità esposta sulla fiancata del camion che porta i cavalli come una sponsorizzazione. Conseguentemente è stata recuperata l'Iva. Premesso che esiste regolare contratto, siamo in presenza di una pubblicità o di una sponsorizzazione?
RISPOSTA N.130 >>> La distinzione tra pubblicità e sponsorizzazione è, da sempre, argomento molto dibattuto e che ha registrato pareri discordanti; neppure le sentenze della Corte di Cassazione (n.428 e 429 del 19/05/1996) e nè la Risoluzione Ministeriale n.137/E del 09/08/1999 sono riuscite a fare completa chiarezza in merito, per cui assistiamo a diversità di interpretazione anche tra gli stessi funzionari preposti alle verifiche.
Rifacendoci ai suddetti provvedimenti emanati, possiamo ribadire che la distinzione tra prestazione di sponsorizzazione e prestazione di pubblicità è strettamente correlata all'esistenza o meno di un rapporto non occasionale o meno con l'evento sportivo. Più precisamente, secondo la Cassazione si ha mera pubblicità se l'attività promozionale è in rapporto di semplice occasionalità rispetto all'evento stesso, mentre si ha sponsorizzazione se fra la promozione del marchio e l'evento sportivo viene istituito uno specifico abbinamento. Nel caso posto dal quesito, ci sembra di poter riscontrare un preciso abbinamento tra il nome dell'inserzionista che compare sulla fiancata del camion e l'evento sportivo che avverrà al momento in cui i cavalli arriveranno sulla pista dell'ippodromo; per cui dovremmo avallare quanto sostenuto dalla Siae e considerare la prestazione come di sponsorizzazione. Peraltro, rimarrebbe difficile poter dimostrare il contrario, ad esempio sostenenedo che il camion non viene usato solo ed asclusivamente per il trasporto dei cavalli in occasione di eventi sportivi, ma anche per altre occasioni non legate a gare ippiche. Risulta chiaro che rimane difficile far passare tale criterio da far valere, comunque, solo in sede di contenzioso con l'Ufficio finanziario.
 
QUESITO N.129 >>> Siamo una Asd iscritta al coni, con C.F., e facciamo solo attività rivolta ai soci. La nostra gestione è ad anno solare, ma i nostri corsi cominciano a settembre e terminano a giugno, ci farebbe comodo cambiare in anno sportivo. Si può fare?
RISPOSTA N.129 >>> La variazione della data di chiusura dell'esercizio sociale, può essere effettuata con assemblea straordinaria dei soci rispettando le maggioranze previste al riguardo dallo Statuto (trattasi, in pratica, di modifica dello Statuto) e rispettando le modalità seguite per la costituzione dell'associazione; immaginando che la Vostra associazione sia stata costituita con atto privato, e cioè senza l'intervento del Notaio, l'assemblea stessa può essere convocata liberamente con le stesse procedure seguite per la convocazione di una normale assemblea ordinaria. Una volta deliberata la variazione, il verbale dell'assemblea, unitamente alla copia del nuovo Statuto, deve essere presentato alla Federazione di appartenenza. Sarebbe opportuno far coincidere la data dell’assemblea con quella di chiusura dell’esercizio che si intende variare.
 
QUESITO N.128 >>> Un giocatore con squalifica fino al 31\12\2013 puo' ricoprire la carica di presidente?
RISPOSTA N.128 >>> L'unico riferimento al divieto di ricoprire cariche nelle associazioni sportive dilettantistiche, è l'art. 18-bis dell'art.90 della Legge n.289/2002 che così recita: "E' fatto divieto agli amministratori delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche, nell'ambito della medesima Federazione sportiva o disciplina associata se riconosciuta dal Coni, ovvero nell'ambito della medesima disciplina facente capo ad un ente di promozione sportiva". Nel caso specifico, però, subentrano le normative federali che impediscono, a chiunque sanzionato da squalifica, di svolgere funzioni dirigenziali all'interno dell'associazione. Ancor più precisamente, in caso di nomina a Presidente, lo stesso non potrebbe rappresentare l'associazione nei confronti della Federazione e quindi non potrebbe poi firmare documenti (cartellini, ecc.) e nè, ad esempio, accedere all'interno del campo durante lo svolgimento delle partite. In pratica potrebbe sì essere nominato Presidente, ma per gli atti ufficiali dovrebbe delegare il Vice Presidente o altro dirigente a rappresentarlo.
 
QUESITO N.127 >>> Sono il rappresentante legale di una a.s.d. di nuova costituzione senza partita IVA. Nella compilazione del modello EAS è stato barrato il punto 37 per aderire al regime forfettario ed è stata data anche la relativa comunicazione alla SIAE. Non avendo partita IVA e non avendo introiti di natura commerciale ciò che è stato fatto non rappresenta un'incongruenza? E' opportuno presentare nuovamente entro il 31 Marzo il modello EAS lasciando in bianco il punto 37 facendo anche una rettifica alla SIAE? Nel caso, invece, lasciassi le cose come stanno, devo comunque presentare la dichiarazione del redditi?
RISPOSTA N.127 >>> Come da voi giustamente evidenziato, la vostra associazione, non essendo in posseso di partita Iva e non avendo introiti di natura commerciale, era esonerata dall'obbligo di presentazione del modello EAS sempre a condizione che la stessa associazione risulti regolarmente iscritta al Registro CONI.
Il fatto di aver comunque proceduto alla presentazione di detto modello non comporta automaticamente l'obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, semprechè si rimanga senza Partita Iva. Pertanto si suggerisce di lasciare le cose come stanno senza procedere ad alcuna variazione del modello.
 
QUESITO N.126 >>> Sono il presidente di un ASD che si è costituita ad agosto 2012: abbiamo regolare CF e P.IVA e per la stagione 2012-2013 ci siamo affiliati all'ASI. Siamo anche iscritti al registo del CONI. Questa stagione stiamo disputando un torneo amatoriale, ma dalla prossima stagione vorremmo iscriverci alla LND, in terza categoria. Avendo già l'anno scoso ottemperato alle modalità presso l'Agenzia dell'Entrate, occorrerà, al momento dell'affiliazione alla FIGC, presentare l'atto costitutivo e lo statuto dell'anno scorso?
RISPOSTA N.126 >>> Tra i documenti richiesti per l'affiliazione alla FIGC sono compresi l'Atto Costitutivo e lo Statuto dell'associazione. La vostra richiesta di attribuzione del numero di P.Iva fa presumere lo svolgimento di attività di natura commerciale, come ad esempio la pubblicità o la sponsorizzazione; in tal caso si suggerisce l'opzione per il regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n.398/1991. Ricordiamo, inoltre, di procedere alla registrazione dell'atto costitutivo e dello Statuto, nel caso ciò non fosse ancora avvenuto ( pur se in ritardo rispetto ai 30 giorni stabiliti e cioè settembre 2012 ).
Sulle modalità di registrazione vi rimandiamo alla lettura di altri quesiti già pubblicati e contengono tale argomento.
 
QUESITO N.125 >>> Salve la nostra associazione polisportiva è stata ammessa al contributo del 5per1000 (pubblicata su elenco dell'agenzia delle entrate) per un determinato importo (anch'esso pubblicato). Chi è il preposto all'erogazione di tale contributo? Il CONI? Dobbiamo noi attivare qualche procedura ovvero saremo contattati dal CONI o da chi deve erogare il contributo?
RISPOSTA N.125 >>> La risposta al vostro quesito è contenuta nel Comunicato Stampa emanato dall'Agenzia delle Entrate in data 26/09/2008 e con il quale veniva precisato che, per ricevere il contributo del 5 per mille, necessita comunicare all'Agenzia stessa le coordinate bancarie (IBAN) su cui accreditare l'importo del contributo.
I rappresentanti delle associazioni beneficiari di tale contributo possono comunicare i dati attraverso le seguenti modalità:

> accedere, dal sito dell'Agenzia ( http://www.agenziaentrate.gov.it/ ) ai servizi telematici e utilizzare l'apposita procedura;
> recarsi presso un ufficio dell'Agenzia e consegnare l'apposito modello scaricabile dal sito dell'Agenzia, nella voce "comunicazioni e domande" della sezione "modulistica". Le coordinate raccolte verranno trasmesse al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che procederà ai relativi pagamenti.

Si ricorda che una volta ottenuto il contributo del 5 per mille, l'associazione è tenuta a redigere un separato rendiconto, corredato da una relazione illustrativa, nel quale va indicata in modo chiaro e trasparente quale sia stata la destinazione delle somme riscosse a tale titolo. Detto rendiconto deve essere redatto entro un anno dalla ricezione del contributo precisando che se l'importo percepito è pari o superiore ad euro 15.000 per l'anno 2008 e ad euro 20.000 per le annualità successive, l'associazione è obbligata a inviare i suddetti documenti ( Rendiconto e Relazione ) al Ministero; in caso di importo inferiore non sussiste tale adempimento ma rimane comunque l'obbligo di conservare i documenti stessi per dieci anni; entro tale termine potrebbero essere richiesti dai Ministeri competenti per finalità di controllo. Va precisato, infine, che il Rendiconto va redatto su apposito modello pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali reperibile sul sito di detto Ministero.
 
QUESITO N.124 >>> Una Asd (affiliata figc) costituita nel 2011 non ha richiesto, entro i termini di legge, il riconoscimento sportivo al coni. Puo' oggi richiedere l'iscrizione presso il registro delle società sportive del coni? quali adempimenti deve compiere? eventualmente da che anno può godere delle agevolazioni fiscali riservate alle asd?
RISPOSTA N.124 >>> L'iscrizione al Registro Coni, per le associazioni di nuova costituzione, deve essere richiesta entro 90 giorni dalla data di acquisizione del flusso di aggiornamento inviato dalla Federazione (per semplificare, entro 90 giorni dalla data di affiliazione); pertanto, essendo oggi trascorso tale termine, per effetto delle decisioni ultimamente assunte dal Coni stesso, non è possibile per voi procedere all'iscrizione nel Registro nel corso della corrente stagione sportiva ma necessiterà attendere l'inizio della prossima. La procedura di iscrizione dovrà essere esclusivamente per via telematica con collegamento sullo specifico sito del Coni e seguendo tutte le istruzioni ivi presenti. Per quanto concerne il godimento delle agevolazioni fiscali riservate alle a.s.d. va precisato che per godere di quelle contenute nell'art.90 della Legge n.289/2002 è necessaria l'iscrizione al Registro Coni, così come pure per la compilazione semplificata del Modello EAS; viceversa, per poter usufruire del regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n.398/1991 tale iscrizione, a parere di chi scrive, non è necessaria potendosi invocare il semplice possesso dei requisiti reali necessari per detta iscrizione. E' evidente che le agevolazioni previste dall'art. 90 della legge n.289/2002 decorrono dallo stesso anno di iscrizione al Registro, mentre quelle previste dalla Legge n.398/1991 dall'anno stesso in cui si decide di optare per tale regime agevolato, ricordando che è comunque sempre valido il comportamento concludente dell'associazione anche in mancanza di esercizio della opzione stessa.
 
QUESITO N.123 >>> Sono diventato presidente nel 2010 di un'associazione calcistica non riconosciuta. Il vecchio presidente non si e' fatto più vedere, quando ho preso la presidenza non ho trovato nulla in sede, ho inviato una lettera all'agenzia delle entrate, spiegando che non avevo trovato nulla (libri sociali e contabili). Giovedì mattina mi e' arrivato un accertamento di 150 mila euro per Iva non pagata anno 2009. Sono andato subito a chiedere, loro dicono che devo pagare io, perché a me spettava pagare la denuncia dei redditi anno 2009. Ma come posso pagare ? Non ho nessuna documentazione, in base a cosa dovevo pagare? Io nel 2009 non conoscevo il presidente perché non facevo parte della società. Secondo loro, l'articolo che dice che la responsabilta è di colui che agisce in nome e per conto dell'associazione ed è da addebitare a me. In pratica non colpiscono chi ha incassato i soldi e non pagato l'iva, ma vogliono colpire chi non ha fatto la denuncia dei redditi.
RISPOSTA N.123 >>> La risposta alla vostra domanda è contenuta nel quesito n.113 pubblicato su questo sito; pertanto, ribadiamo ulteriormente che per la inadempienza riferita alla mancata presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all'anno 2009, dovrete rispondere solo per la sanzione conseguente a tale omissione e non per il mancato pagamento del debito Iva del quale risponderà, in primis, l'associazione con il proprio fondo comune e, nel caso in cui, come in realtà succede, tale fondo non fosse sufficiente, risponderanno solidalmente "coloro che hanno agito in nome e per conto dell'associazione"; nel nostro caso, tali soggetti sono da individuare nei precedenti amministratori, mentre sussiste la vostra completa estraneità avendo Voi assunto la carica di presidente dell'associazione solo nel 2010. A supporto di quanto sopra affermato si può fare riferimento alle seguenti sentenze della Corte di Cassazione: n.5746 del 12/03/2007 e n.19486 del 10/09/2009. Pertanto, il diritto alla vostra estraneità è incontrovertibile e si dovrà farlo valere in tutte le sedi in cui sarete chiamato a rispondere, magari avvalendosi anche di un supporto legale.
 
QUESITO N.122 >>> Nel 2010 abbiamo sospeso l'attività della nostra A.S.D. con CF. Non abbiamo provveduto ad effettuare la cessazione nella speranza di riprendere i corsi. Quest'anno abbiamo deciso di cessare l'attività. Quali sono i passi da fare?
RISPOSTA N.122 >>> Il quesito non precisa se l'associazione, oltre al codice fiscale, sia anche in possesso della Partita Iva; dal momento che si parla di attività sospesa, si potrebbe presumere che in un certo periodo l'associazione abbia potuto svolgere attività di natura commerciale e per la qual cosa era d'obbligo richiedere l'attribuzione del numero di partita Iva. Qualora, invece, l'attività sospesa è da riferirsi esclusivamente ad attività di natura istituzionale, è da considerare che l'associazione abbia a suo tempo richiesto l'attribuzione del solo numero di codice fiscale. Gli adempimenti da rispettare per la cessazione definitiva dell'attività, nei confronti del Fisco, variano a seconda delle due circostanze in quanto i modelli di dichiarazione da presentare all'Agenzia delle Entrate sono differenti.
Più precisamente, in caso di possesso del solo numero di codice fiscale, andrà presentato il modello AA5/6 compilato nel quadro A barrando la casella 3 (estinzione), il quadro B in cui vanno riportati i dati dell'associazione ed il quadro C in cui vanno indicati i dati del rappresentante legale della stessa.
Nel caso, invece, si abbia anche il numero di partita Iva, andrà compilato anche il Modello AA7/8 con il quale si comunica la cessazione dell'attivita e, quindi, la cessazione del numero di Partita Iva.
Se, infine, l'associazione procederà anche al suo scioglimento, oltre ai suddetti adempimenti di natura fiscale, si dovrà procedere a darne comunicazione alla relativa Federazione di appartenenza alla quale andrà consegnato anche il verbale di assemblea straordinaria che ha deliberato lo scioglimento stesso.
 
QUESITO N.121 >>> Si nutrono alcuni dubbi in merito all'imposta di bollo da applicare sulle ricevute rilasciate a fronte del versamento delle quote associative e delle quote previste per la frequenza periodica alle attività sportive (scuola calcio) offerte dall'associazione; quali sono le ricevute esenti da imposta di bollo?
RISPOSTA N.121 >>> Il regime di esenzione dall'imposta di bollo su atti, documenti, istanze, contratti, copie, estratti, certificazioni ed attestazioni è previsto dall'art.27-bis della tabella allegato B, annessa al D.P.R. n.642/1972, così come integrato dall'art.90, comma 6 della Legge n.289/2002, ed è riservato solo ed esclusivamente a favore delle Federazioni sportive e gli Enti di promozione sportive riconosciuti dal Coni, oltre che delle ONLUS. Tale esenzione non riguarda le società ed associazioni sportive le quali, quindi, ai sensi dell'art.13 della tariffa, allegato A, Parte I, annessa al suddetto D.P.R.n.642/1972, sono tenute ad applicare il bollo pari ad €. 1,81 sulle ricevute e sulle quietanze rilasciate ed il cui importo superi €. 77,47; sono invece esenti da detto bollo, ai sensi dell'art.7 della tabella, Allegato B, annessa al succitato D.P.R., le sole ricevute e quietanze relative ai contributi o alle quote associative richieste per l'ammissione a status di socio. In conclusione, l'associazione scrivente non deve assolvere all'imposta di bollo con riferimento alle ricevute emesse a fronte del versamento delle quote associative, nel mentre, deve applicare la marca da bollo di €.1,81 sulle ricevute emesse a fronte del versamento delle quote previste per la frequenza periodica alle attività sportive (scuola calcio), se di importo superiore ad €.77,47.
 
QUESITO N.120 >>> Una asd sottoposta ad accertamento per gli anni 2010, 2011 e 2012 ha effettuato per il solo anno 2010 pagamenti e ha ricevuto entrate per importi superiori ad Euro 516,46. Per quale anno si perdono le agevolazioni fiscali della L. 398/91?
RISPOSTA N.120 >>> Il mancato rispetto della tracciabilità, come più volte da noi sottolineato, è motivo di decadenza dal regime agevolato 398/1991; pertanto, poichè l'irregolarità è stata riscontrata nel solo anno 2010, la decadenza dal regime ha effetto solo limitatamente a detto anno e non anche per gli anni successivi nei quali tale irregolarità non è stata rilevata.
 
QUESITO N.119 >>> Avete per caso una sentenza in merito al quesito 113? Perché anch'io sono nella stessa situazione. L'agenzia delle entrate mi manda un accertamento anno 2007, io sono diventato presidente di un' associazione non riconosciuta nel luglio 2008. Dicono che devo pagare io perché dovevo presentare la denuncia dei redditi, i vecchi dirigenti erano spariti portando via tutti i documenti. Ho fatto ricorso, adesso è tutto in commissione tributaria: 500 mila euro di accertamento.
RISPOSTA N.119 >>> Non possiamo che ribadire quanto già affermato nelle precedenti risposte date in materia di responsabilità del rappresentante legale delle associazioni prive di riconoscimento giuridico. Non siamo a conoscenza di sentenze che possano soddisfare la vostra richiesta; vogliamo comunque segnalarvi la Sentenza n.19486 del 10/09/2009 della Corte di Cassazione il cui contenuto è presente nella nostra pagina del Notiziario fiscale e che, come qui ricordiamo, sollevava dubbi sulla automatica responsabilità del rappresentante legale in presenza di pretese tributarie scaturenti da attività di accertamento da parte degli Uffici finanziari che fanno valere una solidarietà automatica proprio nei confronti del Presidente dell'associazione in virtù della semplice titolarità della carica e a prescindere dalla prova che questi abbia effettivamente agito in concreto o meno per conto dell'associazione stessa.
Nel caso specifico va detto che l'Agenzia delle Entrate non poteva che notificare a Voi l'accertamento relativo all'anno 2007 in quanto, negli archivi tributari, figura il vostro nominativo quale attuale rappresentante legale; va detto pure che avendo Voi assunto la carica nel luglio 2008, avevate l'obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi Mod. Unico/2008 il cui termine di trasmissione scadeva il 30/09/2008. Rimane qualche perplessità nel giustificare tale inadempienza per la mancata disponibilità dei documenti necessari per la compilazione di detto modello ( sarebbe comunque stato opportuno sporgere apposita denuncia all' Autorità giudiziaria per la sottrazione dei documenti contabili dalla sede sociale da parte dei vecchi dirigenti ).
In tutti i casi la vostra inadempienza nella presentazione della dichiarazione dei redditi non implica automaticamente la vostra responsabilità nel pagamento dei debiti tributari ma, ribadiamo ancora una volta che, per tali debiti, riferiti a periodi di imposta antecedenti alla vostra nomina, la responsabilità resta solo ed esclusivamente in capo a coloro che in detto periodo hanno agito in nome e per conto dell'associazione sussistendo, quindi, la vostra totale estraneità anche in virtù della succitata sentenza che fa appunto riferimento alla prova, nel vostro caso evidente, di non aver potuto agire in nome dell'associazione non ricoprendo, chiaramente, in quel periodo, la carica di Presidente.
Risulta evidente che tali ragioni devono essere da Voi fatte valere di fronte agli organi giudicanti avvalendosi, opportunamente, dell'assistenza di un buon legale.
 
QUESITO N.118 >>> Il responsabile scuola calcio ha diritto ad un rimborso spese?
RISPOSTA N.118 >>> Il quesito non specifica bene se per rimborso spese è da intendersi il rimborso delle spese effettivamente sostenute dal responsabile della scuola calcio (ad esempio quelle relative ai viaggi per recarsi dal proprio domicilio al luogo in cui è situato il campo sportivo) o se invece si riferiscono ad un compenso per la semplice funzione di responsabile della stessa scuola.
Nel primo caso non vi sarebbe alcun impedimento a voler rimborsare le spese effettivamente sostenute, dietro regolare presentazione di una specifica nota spese compilata e sottoscritta dal responsabile stesso.
Se invece ricorre la seconda ipotesi, bisogna tenere presente che:
1) i compensi possono essere erogati nell'esercizio di attività sportive dilettantistiche;
2) i compensi possono essere erogati agli atleti dilettanti, agli allenatori e ai dirigenti che di solito presenziano direttamente alla manifestazione sportiva per consentirne il regolare svolgimento e, per ultimo, ai così detti "collaboratori amministrativo-gestionali", come ad esempio a coloro che hanno meri compiti di segreteria.
Pertanto, nel caso specifico ed escludendo la prima ipotesi, eventuali somme erogate al responsabile della scuola calcio possono trovare giustificazione solo se l'attività da lui svolta si estrinseca in quella di "istruttore" oppure di collaboratore amministrativo-gestionale (ad esempio per la raccolta delle iscrizioni dei ragazzi partecipanti, per la tenuta della prima nota e della cassa, la tenuta della contabilità relativa all'attività della scuola calcio o altre similari).
Va ricordato che le eventuali somme erogate per le suddette mansioni, sono considerate "redditi diversi" ai sensi dell'art.67, comma 1, lett.m) del Testo Unico sui Redditi e subiscono il trattamento tributario previsto dall'art.69, comma 2, dello stesso T.U.I.R. 
 
QUESITO N.117 >>> Per beneficiare del regime fiscale agevolato previsto dalla legge 398, è necessaria e/o obbligatoria l'iscrizione al CONI?
RISPOSTA N.117 >>> L'argomento che viene posto alla nostra attenzione è stato già oggetto di approfondimenti e le cui risultanze sono contenute nelle risposte ai quesiti pubblicati recentemente sul nostro sito. In maniera molto concisa e per rispondere a quanto ci viene chiesto possiamo ribadire che, a nostro parere, la mancata iscrizione al Registro CONI non pregiudica il beneficio del regime agevolato previsto dalla Legge n.398/1991, anche se gli Organi verificatori (in particolare l'Agenzia delle Entrate) sono di avviso contrario. Pur tuttavia, tenendo anche conto delle altre importanti agevolazioni fiscali cui dà diritto, suggeriamo di procedere all'iscrizione al Registro CONI, precisando che la relativa procedura non è più consentita per la stagione in corso, ma bisognerà attendere la prossima stagione sportiva ricordando di completare l'iter procedurale entro 90 giorni dalla data dell'inizio della stessa.
 
QUESITO N.116 >>> Come si deve effettuare l'iscrizione al registro coni per le associazioni? La stessa associazione prova ad iscriversi in questo registro ogni settimana ricevendo sempre la stessa risposta: "La società non è presente nelle affiliazioni". Da premettere che noi siamo iscritti tramite FIGC. Bisogna presentare anche una dichiarazione sostitutiva?
RISPOSTA N.116 >>> Il vostro quesito ci offre l'occasione per affrontare ancora una volta l'argomento della iscrizione al Registo Coni e di soffermarci sugli aspetti salienti che interessano le associazioni che, come presumiamo sia la vostra, non si sono mai iscritte al Registro.
Vogliamo innanzitutto ricordare che per regolarizzare le tardive iscrizioni al Registro da parte delle associazioni che non vi avevano ancora provveduto, in data 07/06/2011 il Consiglio Nazionale del Coni adottò la delibera n.1438 con la quale veniva introdotta una sorta di sanatoria a favore dei ritardatari; nella stessa delibera veniva stabilito che, fino al 31/12/2010, il "riconoscimento provvisorio" attribuito alle proprie società dalle Federazioni in sede di affiliazione, era da intendersi quale "riconoscimento definitivo" anche in assenza dell'iscrizione al Registro Coni.
Veniva altresì stabilito che, a decorrere dall'anno sportivo in scadenza al 31/12/2011, il suddetto riconoscimento provvisorio ottenuto in sede di affiliazione alla Federazione, si intendeva nullo in mancanza dell'iscrizione al Registro entro 90 giorni dalla data di acquisizione del flusso di aggiornamento inviato dalla Federazione stessa.
Va ricordato e precisato che, contestualmente all'invio del flusso, il Coni procedeva, prima d'ora, ad iscrivere il nominativo delle società ivi contenute, in un ipotetico registro delle "società sospese" in attesa di trasferirle sul Registro definitivo al completamento dell'iter procedurale d'iscrizione da parte della singola società.
Orbene, il Coni stesso, dando concreta applicazione alle proprie decisioni in merito, ha deciso di cancellare i nominativi delle società che, decorso il suddetto termine di 90 giorni, non hanno provveduto alla definitiva iscrizione, precludendo loro la iscrizione stessa fino al termine della stagione in corso; ecco perchè la vostra richiesta di iscrizione viene rigettata non consentendovi di completare la procedura telematica d'iscrizione; iscrizione, che potrà essere riproposta solo a partire dall'inizio della prossima stagione sportiva.
 
QUESITO N.115 >>> Una A.S.D. è in possesso di CF e svolge unicamente attività istituzionale con la sola emissione di ricevute per le quote associative. Deve essere fatta la comunicazione alla SIAE e l'opzione nel quadro VO per la legge n.398/91 e anche la tenuta del registro DM 11/2/97, oppure sono obbligatori solo nel caso di svolgimento di attività commerciale con possesso di P.IVA?
RISPOSTA N.115 >>> In assenza di qualsiasi tipo di attività commerciale, l'associazione non è tenuta alla richiesta della Partita Iva e, conseguentemente, è esonerata da tutti gli adempimenti citati nel quesito.
 
QUESITO N.114 >>> Mi occupo di contabilità in una a.s.d. e volevo sapere: è possibile compensare l'iva con le ritenute d'acconto pagate?
RISPOSTA N.114 >>> Dalla lettuta del testo del quesito non si riesce a comprendere bene a quale credito il lettore si riferisca. Va precisato che le associazioni sportive dilettantistiche, al pari degli altri soggetti, possono procedere liberamente al pagamento di tributi con l'istituto della compensazione, e cioè, utilizzando qualsiasi eventuale credito vantato nei confronti dell'Erario.
Più precisamente, l'associazione può pagare l'iva dovuta con la compensazione parziale o totale del credito Ires-Irap e/o del credito proveniente dal Mod. 770.
 
QUESITO N.113 >>> Da controllo agenzie entrate per irregolarità esercizio 2009 viene passato in ordinaria, da verbale emerge un importo insostenibile per l'associazione, non essendo essa in grado di pagare e avendo deciso di chiudere detta associazione, la sanzione relativa a: iva-ires-irap dovrò assolverle io come presidente? Oppure a me competono solo le sanzioni pari ad un sesto? A cosa vado incontro, non riuscendo a dimostrare il debito per irregolarità altrui?
RISPOSTA N.113 >>> Sulla responsabilità del rappresentante legale di una associazione sportiva dilettantistica priva di personalità giuridica, abbiamo scritto e trattato abbastanza per cui vi rimandiamo alla lettura sia dei quesiti riferiti a tale argomento e sia del Notiziario fiscale, ricco di interventi interessanti ed esaurienti. Purtuttavia, per entrare nel merito di quanto ci viene chiesto con il presente quesito, vogliamo ricordare che la responsabilità per eventuali inadempienze ed irregolarità riscontrate in sede di verifica, rispondono esclusivamente coloro che hanno agito in nome e per conto dell'associazione nel periodo oggetto di controllo. Se, come sembra di capire, Lei non era in carica in tale periodo, non ha nulla da temere se non eventuali sanzioni per aver omesso adempimenti che Le competevano nel momento in cui ha assunto la carica di Presidente. Ancor più precisamente e a mò di esempio, se alla data di scadenza della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta del 2009 ( e cioè al 30/09/2010) Lei già ricopriva la carica di Presidente e non avesse provveduto a tale adempimento, potrebbe essere sanzionato per tale inadempienza ma sempre limitatamente alle sanzioni, rimanendo però estraneo alle responsabilità per l'omesso pagamento delle imposte riferite all'esercizio stesso.
 
QUESITO N.112 >>> Sono il presidente di un associazione sportiva dilettantistica che gestisce un campo di calcio e vi chiedo delucidazioni in relazione agli striscioni interni al campo di calcio. Il comune ha espresso intenzione di tassare la scrivente società per pubblicità interna al campo di calcio pur essendo esente in virtù di questa norma "Esenzione di imposta sulle insegne, indipendentemente dalle dimensioni delle stesse", che sotto riporto: 

ESENZIONI D'IMPOSTA
La pubblicità negli impianti sportivi è esente dall'imposta di affissione.
Le A.S.D. godono di una specifica esenzione che riguarda l'imposta per la cartellonistica pubblicitaria all'interno di impianti sportivi. Alla luce della previsione normativa che ha istituito l'agevolazione, infatti, le associazioni e le società sportive dilettantistiche non devono adempiere al versamento della normale imposta sulla pubblicità per l'affissione di cartelloni o altri supporti pubblicitari, se collocati all'interno di palestre, piscine o campi sportivi con capienza certificata non superiore ai 3.000 spettatori.

A questo punto vi chiedo chi a ragione in merito a questo quesito: noi o il comune? E in base a quali normative?
RISPOSTA N.112 >>> L'esenzione dall'imposta di bollo sulla pubblicità all'interno degli impianti sportivi effettuata dalle associazioni sportive dilettantistiche è stata presa in esame da vari disposizioni normative che hanno trovato la loro definitiva disciplina nella Legge Finanziaria del 2006 la quale all'art. 1, comma 129, stabilisce testualmente che: "La disposizione di cui al comma 11-bis dell'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n.289, si interpreta nel senso che la pubblicità in qualunque modo realizzata dai soggetti di cui al comma 1, rivolta all'interno degli impianti dagli stessi utilizzati per manifestazioni sportive dilettantistiche con capienza inferiore ai tremila posti, è esente dall'imposta sulla pubblicità di cui al Capo 1 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n.507".
Oltre alla suddetta disposizione, è intervenuto sull'argomento anche il Dipartimento delle Politiche Fiscali del Ministero dell'Economia e delle Finanze il quale, con la Nota n.1576/DPF del 3 aprile 2007, ha cercato di chiarire definitivamente le esenzioni dal pagamento del tributo locale in oggetto, ribadendo l'esenzione dal pagamento del tributo stesso in virtù del succitato art.1, comma 129 della Legge 23 dicembre 2005, n.266 ( Finanziaria 2006).
Alla luce di quanto sopra esposta, non trova giustificazioni la richiesta di pagamento dell'imposta di pubblicità da parte del Comune il quale, per motivare tale richiesta, dovrebbe citare in base a quale norma la richiesta stessa viene avanzata.
 
QUESITO N.111 >>> Vorrei sapere se un'ASD può affidare il front office(pubblicità, iscrizioni) ad una società privata, alla quale fa regolare fattura per il servizio reso.
RISPOSTA N.111 >>> Dal testo del quesito non emerge chiaramente il tipo di rapporto tra a.s.d. e società privata per quello che viene chiamato "front office". Precisato che la parola front office indica l'insieme delle strutture di una organizzazione che gestiscono l'interazione con il cliente, dalla lettura del quesito in cui si fa riferimento alla emissione di fattura da parte dell'a.s.d. alla società privata, sembrerebbe che sia la a.s.d. ad offrire il servizio di curare la pubblicità per conto di terzi. Se così fosse, la stessa associazione dovrà procedere alla emissione di regolare fattura da assoggettare ad Iva con aliquota ordinaria del 21%.
Se invece, come presumiamo, è la a.s.d. a richiedere tale servizio ad una società privata, sarà quest'ultima ad emettere regolare fattura all'associazione sempre con aliquota Iva del 21%.
 
QUESITO N.110 >>> La nostra ASD è di nuova costituzione (luglio 2012), opera in regime 398. Per la ns attività sportiva utilizziamo gli spazi dell'oratorio ad uso gratuito.
Le mie domande sono:
- Siamo OBBLIGATI a registrare o a fare un contratto con data certa per l'uso gratuito dei locali? Ad oggi c'è un semplice contratto scritto e firmato dalle parti.
- Le asd possono fare erogazioni liberali ad altri enti?
Il consiglio direttivo, vista la disponibilità offertaci dall'oratorio, vuole proporre all'assemblea dei soci di fare una donazione/erogazione alla parrocchia,è possibile?
RISPOSTA N.110 >>> Il contratto di comodato avente per oggetto beni immobili può avere la forma verbale o la forma scritta. Nel primo caso non vi è obbligo di registrazione, tranne che nell'ipotesi di enunciazione del contratto stesso in altri atti; nel mentre il contratto in forma scritta può avvenire per atto pubblico, con scrittura privata autenticata o con scrittura privata non autenticata. In tutti e tre i suddetti casi il contratto è soggetto a registrazione in termine fisso con pagamento dell'imposta di €.168, ed a imposta di bollo con l'applicazione di una marca da bollo da €.14,62 ogni cento righe. Nel caso di scrittura privata non autenticata, come nel Vostro caso, la data certa viene attribuita con la registrazione del contratto.
Per quanto riguarda le donazioni/erogazioni liberali che l'associazione intenderebbe effettuare a favore di altri enti, non si riscontrano preclusioni al riguardo.
 
QUESITO N.109 >>> Come possiamo affrontare nella maniera corretta il trattamento fiscale dei premi di preparazione, formazione e carriera?
RISPOSTA N.109 >>> All’interno delle N.O.I.F., nella sezione riservata ai rapporti tra società e calciatori (titolo VII), sono contenuti i seguenti articoli che prevedono la corresponsione di particolari premi a favore delle società e associazioni sportiva dilettantistiche al verificarsi di cessioni di propri calciatori:

1. Art. 96. Premio di preparazione.
È dovuto dalle società che richiedono per la prima volta il tesseramento come “giovane di serie”, “giovane dilettante” o “non professionista” di calciatori che nella precedente stagione sportiva siano stati tesserati come “giovani” con vincolo annuale o biennale, sulla base di un parametro aggiornato al termine di ogni stagione sportiva in base all’ISTAT.
2. Art. 99. Premio di addestramento e formazione tecnica della società presso la quale il calciatore ha svolto l’ultima attività dilettantistica.
Viene percepito dalla società dilettantistica nel caso in cui un suo giocatore sottoscriva per la prima volta un contratto da professionista.
L’entità del premio viene determinata in base alla tabella “B” e il relativo pagamento avviene per il tramite della Lega cui è associata la società obbligata a corrispondere il premio stesso.
Oltre che dal suddetto art. 99, il premio di addestramento e formazione tecnica è disciplinato dall’art. 6 della Legge n. 91 del 23/03/1981.
3. Art. 99 bis. Premio alla carriera.
Viene pagato alle società della LND e/o di puro settore giovanile quando il giocatore disputa, partecipandovi effettivamente, la sua prima gara nel campionato di serie A o quando lo stesso viene convocato, con lo status di professionista, nella Nazionale A o nella Nazionale Under 21.

Delle suddette tre tipologie di premio, solo il premio di addestramento e formazione tecnica previsto dall’art. 99 delle N.O.I.F. è stato oggetto di disposizioni in materia di trattamento tributario e che qui si riportano in ordine cronologico di emanazione:

1) L’art. 15, comma 4 della Legge n. 91 del 23/03/1981, pubblicata sulla G.U. del 27-03-1981, il quale, tra l’altro, così dispone: “… le somme versate a titolo di addestramento e formazione tecnica, ai sensi dell’art. 6 (della presente Legge – N.d.R.) sono equiparate alle operazioni esenti dall’imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’art. 10 del DPR n. 633/1972”;
2) L’art. 3 della Legge n. 398 del 16/12/1991, che così recita: “il premio di addestramento e formazione tecnica di cui all’art. 6 della Legge n. 91 del 23/03/1981 e successive modificazioni, percepite dai soggetti di cui all’art. 1 (associazioni sportive affiliate alle federazioni sportive nazionali – F.S.N., agli enti di promozione sportiva – E.S.P. riconosciuti dalle leggi vigenti, che svolgono attività sportive dilettantistiche e che hanno optato per l’applicazione della Legge n. 398/1991 – N.d.R.) non concorre alla determinazione del reddito dei soggetti stessi;
3) La circolare 11 febbraio 1992, n. 1 del Ministero delle Finanze avente per oggetto “T.U. Dirette – Accertamento – Associazioni Sportive Dilettantistiche – Adempimenti Contabili, IVA e Determinazione del Reddito”, la quale, dopo aver ribadito, al comma 7, che l’indennità di preparazione e promozione non concorre alla determinazione del reddito delle associazioni che optano per l’applicazione della Legge 398/1991 ai sensi dell’art 3 della Legge medesima, riserva un apposito capitolo all’indennità di preparazione e promozione, così recitando: ”l’art. 6 della Legge 23 marzo 1981, n. 91 stabilisce che, in caso di stipulazione di contratti per la cessione del diritto all’utilizzazione delle prestazioni sportive degli atleti professionisti, le federazioni sportive nazionali possono stabilire il versamento, da parte della nuova società firmataria, alla società titolare del precedente contratto, di un’indennità di preparazione e promozione sportiva dell’atleta professionista. La corresponsione di tale indennità è prevista nei riguardi della società o associazione che, in virtù di un tesseramento dilettantistico o giovanile ha provveduto all’addestramento tecnico dell’atleta.
L’indennità di preparazione e promozione è esente da IVA ai sensi dell’art. 15, comma quarto, della citata Legge n. 91 del 1981, mentre, nel regime normale è assoggettata a tassazione ai fini dell’imposizione sui redditi.
Con l’art. 3 della Legge n. 398/1991, detta indennità, percepita dalle associazioni sportive dilettantistiche di cui al precedente art. 1, non concorre alla determinazione del reddito dei soggetti stessi. Il regime impositivo normale continua ad applicarsi nei confronti di tutti gli altri soggetti”.

Riassumendo il contenuto delle disposizioni sopra richiamate, si può così riepilogare il trattamento fiscale delle varie tipologie di premi presi in considerazione:

1) Il premio di addestramento e formazione tecnica prevista dall’art. 6 della Legge n. 91/1981 e dall’art. 99 delle N.O.I.F
a. è sempre esente da IVA per tutti i soggetti e il compenso percepito deve essere fatturato in regime di esenzione IVA citando sul documento stesso “operazione esente da IVA ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. n. 633/1972”;
b. per i soggetti che optano per l’applicazione del regime fiscale agevolato di cui alla Legge n. 398/1991, il premio stesso non va computato nella determinazione del plafond dei 250.000 euro e, conseguentemente, non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRES e/o IRAP;
c. per tutte le altre società e associazioni sportive dilettantistiche che non si avvalgono del suddetto regime 398/1991, il premio concorre alla determinazione del reddito tassabile ai fini IRES e/o IRAP.
2) Per quanto riguarda le altre due tipologie di premio, si riscontra solo la nota n. 954 – 462/2005 del 14/11/2005 con la quale l’Agenzia delleEntrate ha espresso l’avviso che al “premio alla carriera” di cui all’art. 99 bis delle N.O.I.F. non sia applicabile la disposizione agevolativa di cui all’art. 15, quarto comma della Legge 23 marzo 1981 n. 91 e che quindi, il premio stesso vada assoggettata sia ad IVA che ad imposizione diretta IRES e/o IRAP.
È da ritenere che il medesimo trattamento tributario vada applicato al “premio di preparazione” previsto dall’art. 96 delle N.O.I.F. dovuto dalle società che richiedono per la prima volta il tesseramento di “giovani di serie”, “giovane dilettante” o “non professionista”, precisando che i soggetti in regime 398/91 versano il 50% dell’IVA riscossa, mentre la somma percepita, determinando una “plusvalenza”, concorre per l’intero, e non nella percentuale forfettaria del 3%, alla determinazione del reddito della società o associazione sportiva cedente nell’esercizio in cui è stata realizzata, senza possibilità di rateizzazione (consentita solo alle plusvalenze realizzate da società professionistiche) e che su di essa, pertanto, andrà corrisposto l’IRES nella misura del 27,50% e l’IRAP nella misura del 3,90% o di altra aliquota fissata dalla regione di appartenenza.
 
QUESITO N.108 >>> Devo pagare l'iva per il terzo trimestre il 16 novembre, e volevo sapere se - con il regime 398/91 - per le fatture emesse pago il 50% e se per le fatture ricevute posso dedurre interamente l'IVA.
RISPOSTA N.108 >>> I soggetti che hanno optato per l'applicazione del regime fiscale agevolato di cui alla Legge n.398/1991, determinano l'Iva dovuta applicando la detrazione forfettaria sull'Iva fatturata nelle seguenti misure percentuali: 10% sulle fatture da sponsorizzazione (quindi si versa il 90% dell'Iva esposta sulle fatture emesse), 33,33% sulle fatture emesse per diritti radiotelevisivi (quindi si versa il 66,67% dell'iva esposta sulle fatture emesse) e 50% su tutti gli altri proventi ( pubblicità, incasso gare, ecc. versando, quindi, esattamente la metà del'Iva esposta in fattura o incassata).
Le suddette detrazioni forfettarie assorbono l'eventuale Iva sugli acquisti, per cui non è assolutamente possibile dedurre in alcuna misura l'Iva pagata sulle fatture d'acquisto che, ricordiamo, vanno conservate previa numerazione progressiva delle stesse.
 
QUESITO N.107 >>> Le a.s.d. di nuova costituzione (ns. caso 12/7/2012) che offrono prestazione pubblicitaria e sponsorizzazioni dal 3/9/12 (data prima fattura) sono tenute ad iscriversi al REA con relativo pagamento del diritto camerale? Se sì, entro quando dobbiamo regolarizzare la nostra posizione?
RISPOSTA N.107 >>> L'iscrizione al Rea da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche è stata già oggetto di approfondimento sia da parte nostra ( Notiziario Fiscale- C.U. n.1 del 05/07/2012) che da parte della FIGC/LND (Circolare n.12 del 29/07/2011, Circolare n.48 del 01/06/2012), nonchè dalla rivista Il Calcio Illustrato di luglio/agosto 2011, pagg.32 e 33 a firma di S. Turrin.
Nell'invitarVi alla rilettura dei suddetti documenti, Vi precisiamo che la Vostra associazione rientra tra quelle obbligate alla iscrizione al Rea, precisando che tale obbligo discende da quanto sancito definitivamente dalla Circolare n.3407/C del 09/01/1997 con la quale il Ministero dell'Industria ha chiarito che "sono soggette all'iscrizione al Rea tutte le forme di esercizio collettivo di attività economiche di natura commerciale che si collocano in una dimensione di sussidiarietà, di ausiliarità rispetto all'oggetto principale di natura ideale, ricreativa, sportiva, ecc.. Tra i soggetti tenuti all'obbligo sono ricompresi le associazioni riconosciute e non".
Pertanto, in base a quanto sopra specificato, è tenuta ad iscriversi al Rea un'associazione sportiva che effettua, quali uniche operazioni commerciali, una serie di prestazioni di servizi a fronte di un contratto di pubblicità e/o di sponsorizzazione annuale. I ricavi percepiti per tali prestazioni vengono impiegati per lo svolgimento dell'attività istituzionale, cioè la pratica del gioco del calcio oltre che per la cura del vivaio di giovani calciatori.
L'attività commerciale è, in questo caso, sussidiaria nel senso che costituisce il mezzo economico per il perseguimento delle finalità istituzionali.
Sui termini e modalità di iscrizione Vi rimandiamo alla lettura dei documenti innanzi citati.
 
QUESITO N.106 >>> Mi servirebbe sapere come mi devo comportare con la contabilizzazione della nota spese delle spese che anticiperò nel corso del IV trimestre 2012. Il rendiconto dell'associazione viene tenuto con criterio di cassa, se nella nota spese ci sono pagamenti anticipati da me nei mesi di ottobre - novembre - dicembre, ma l'associazione mi rimborsa a gennaio, in quale anno devo imputare gli oneri/uscite? E' meglio chiudere il tutto entro il 31.12.2012?
RISPOSTA N.106 >>> Presumendo che l'associazione operi in regime 398/91, ricordiamo che i criteri da seguire per la contabilizzazione dei documenti contabili sono i seguenti:
1) ai fini IVA vige il criterio della competenza, per cui vanno contabilizzate tutte le fatture emesse nel periodo d'imposta, ancorchè non incassate nell'esercizio;
2) ai fini del Reddito vige il criterio di cassa, per cui si tiene conto solo dei doumenti incassati o pagati nell'esercizio.
Conseguentemente, il Rendiconto va redatto, come giustamente precisato nel quesito, secondo il criterio di cassa; da ciò ne deriva che tra le Entrate al 31/12/2012 troveremo le somme riscosse a titolo di anticipazioni spese, mentre il pagamento delle note contenenti tali somme verrà esposto tra le Uscite del Rendiconto dell'esercizio successivo.
Condividendo la Vostra riflessione, suggeriamo di chiudere il tutto entro il 31/12/2012 al fine di una migliore trasparenza evitando, così, eventuali equivoci o contestazioni all'interno della Vostra associazione.
 
QUESITO N.105 >>> Vorrei porgere il seguente quesito: un giocatore di calcio tesserato nella "Alfa Asd" può ricoprire il ruolo di presidente nella "Beta Asd", altra associazione calcistica? Grazie per la disponibilità.
RISPOSTA N.105 >>> L'unica norma che disciplina l'argomento del quesito è quella contenuta nella Legge n.289/2002 la quale, all'art.90, comma 18-bis, prevede espressamente il divieto per gli amministratori di "ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche nell'ambito della medesima Federazione sportiva".
Ricordando che nella precedente disposizione era previsto il divieto per gli amministratori di ricoprire cariche sociali di qualsiasi altro genere e precisando, altresì, che con la nuova normativa è stato soppresso l'obbligo della gratuità degli incarichi degli amministratori, non si riscontrano impedimenti di legge a che un calciatore tesserato con una società possa ricoprire la carica di Presidente di altra società salvo, chiaramente, espliciti divieti contenuti negli Statuti delle società o nelle normative federali.
 
QUESITO N.104 >>> Volevo chiedere alcune cose visto che sono al mio primo anno da Presidente di società:
1)il codice fiscale della mia società come lo ottengo??
2)devo inviare la partita iva a qualche ente?
3)come si fa a fare l'iscrizione al CONI?
4)é possibile usufruire o perlomeno fare richiesta per eventuali fondi esempio 5 x 1000?
RISPOSTA N.104 >>> Sui vari punti del Vostro quesito forniamo le seguenti risposte:
1) il codice fiscale deve essere richiesto entro 30 giorni dalla data di costituzione dell'associazione, compilando il modello AA5/6; nel caso in cui si intenda richiedere contestualmente anche l'attribuzione del numero di Partita Iva, si dovrà, invece, compilare il Mod. AA7/10 entro 30 giorni dall'inizio dell'attività;
2) la Partita Iva andrà comunicata ai soggetti con i quali l'associazione intratterrà rapporti di natura commerciale; il codice fiscale andrà comunicato alla Federazione cui l'associazione intenderà associarsi ed agli altri Enti che ne facessero esplicita richiesta;
3) l'iscrizione al Registro CONI deve avvenire in via telematica seguendo le istruzioni fornite dall'apposito sito Coni.it;
4) le associazioni possono accedere al beneficio del riparto dei fondi del 5 per mille erogato dai contribuenti sulla base della Legge n.183/2011; le modalità e i termini per l'accesso a detti fondi sono reperibili direttamente sul sito dell'Agenzia delle Entrate oltre che presenti all'interno del nostro Sportello Fiscale.
 
QUESITO N.103 >>> Salve vorrei sapere se ad oggi sulle quote iscrizione ai corsi di nuoto sia obbligatoria l'apposizione della marca da bollo di 1,81? Sulle ricevute suporiori ai 72,00?
RISPOSTA N.103 >>> La risposta è affermativa precisando, però, che l'importo della franchigia dal bollo è di € 77,47 e non di €.72,00 come erroneamente indicato nel quesito.
 
QUESITO N.102 >>> Sto per diventare il presidente di un'associazione sportiva dilettantistica ma prima di farlo ho dato un'occhiata alla sua parte fiscale. In questa associazione sono stati negli anni corrisposti rimborsi a sportivi e allenatori anche se mai superiori ai 7.500 euro; il problema è che il vecchio commercialista pur non dovendo versare nessuna imposta non ha inoltrato mai il modello 770 con i nominativi dei beneficiatari. La mia domanda è cosa rischia l'Associazione?
RISPOSTA N.102 >>> Come correttamente evidenziato nel quesito, l'obbligo di presentazione del modello 770 sussiste anche in presenza di compensi o rimborsi corrisposti di importo inferiore a 7.500 euro. In caso di mancata presentazione di detto modello, l'associazione è sanzionabile nel seguente modo:
a) in presenza di ritenute da versare, sanzione dal 120 al 240% delle ritenute non versate con un minimo di 258 euro + 51 euro per ogni percipiente che andava indicato nel modello;
b) in assenza di ritenute da versare o se le ritenute sono state regolarmente versate ma non dichiarate, sanzione da 258 a 2.065 euro + 51 euro per ogni percipiente che andava indicato.
 
QUESITO N.101 >>> Una a.s.d. si trova a dover risolvere la seguente controversia con il proprio allenatore. In data 10/08/2011 viene stipulato un accordo tra l'associazione e l'allenatore che prevedeva le seguenti due tipologie di erogazioni: 1) un premio di tesseramento annuale di €. 3.600 da corrispondersi in nove rate mensili a partire dal 01/10/2011; 2) un rimborso spese per indennità chilometrica in relazione alle trasferte effettuate fuori sede. In data 10/08/2011 viene emanata dalla L.N.D., una Circolare che, nel disciplinare i rapporti tra le a.s.d. e gli allenatori dilettanti, recitava testualmente: "fino al riordino complessivo della materia, sono vietati premi di tesseramento in favore degli allenatori dilettanti per la stagione sportiva 2011/2012". Sulla base di detta Circolare, l'associazione ha proceduto, in data successiva al 10/08/2011, alla stipula di un nuovo accordo con l'allenatore che prevedeva solo il rimborso delle spese di trasferta, eliminando il compenso per premio di tesseramento, proprio in ossequio a quanto stabilito dalla Circolare stessa. Essendo stato risolto anticipatamente il rapporto tra l'associazione e l'allenatore, quest'ultimo richiede il pagamento del premio di tesseramento maturato fino alla data di prestazione della sua opera, in virtù del primo contratto sottoscritto. Si chiede di sapere se l'associazione è tenuta a corrispondere detto premio. Da tenere presente che entrambi gli accordi sono stati, a suo tempo, regolarmente depositati in Lega.
RISPOSTA N.101 >>> L'associazione non è tenuta a corrispondere alcun premio di tesseramento, nonostante la diversa volontà dell'allenatore, fondata sul richiamo alle disposizioni previste nel primo contratto.
Anche in tale documento (il cui contenuto è stato modificato dal successivo accordo), la decorrenza del premio è fissata al 1° ottobre, successivamente all'inizio della stagione agonistica e all'emanazione della Circolare. Il provvedimento federale, vincolante per le associazioni, esprime chiaramente il divieto della corresponsione della somma pretesa dall'allenatore, a fare data dall'inizio della stagione 2011/2012.
 
QUESITO N.100 >>> Sono consulente di una ASD che ha avuto un controllo da parte dell'Agenzia delle Entrate. Viene contestato il pagamento in contanti di bollette enel di importo superiore ad Euro 516,46 con conseguente decadenza per gli anni 2007, 2008 e 2009 del regime forfetario ex L. 398/91 (e verbale di oltre Euro 180.000). Per gli anni successivi l'asd può conservare detto regime forfettario? Oppure è decaduta per sempre e dovrà per gli anni 2010, 2011 e 2012 regolarizzare la propria posizione? Si precisa che negli anni successivi non si riscontrano altre cause di decadenza del regime forfetario (tutti i pagamenti sono stati eseguiti con strumenti tracciabili).
RISPOSTA N.100 >>> Purtroppo l'inosservanza rilevata dall'Agenzia delle Entrate, e cioè il mancato rispetto della tracciabilità per pagamenti ed incassi di somme superiori all'importo unitario di €. 516,46 rappresenta uno dei motivi di decadenza dal regime agevolato della L.398/1991. Quindi la richiesta di decadenza per gli anni 2007,2008 e 2009 trova giusto fondamento.
Va però precisato che tale decadenza è da riferire solo agli anni oggetto di accertamento e che per gli anni successivi resta valido il regime adottato della 398 se non sussistono le stesse irregolarità riscontrate in sede di accertamento, e cioè se, come viene specificato nel quesito, si è rispettato il criterio della tracciabilità.
Più precisamente, se l'importo delle operazioni di natura commerciale effettuate nell'anno 2009 è risultato inferiore ad €. 250.000, l'associazione aveva tutto il diritto di operare in regime 398 sia nell'esercizio 2010 che negli anni 2011 e 2012 se non si è verificato il superamento del suddetto limite.
 
QUESITO N.99 >>> Abbiamo costituito da poco la società che disputerà il prossimo campionato di terza categoria. Ho un po' di domande da porre per avere un po' più chiaro il quadro e eliminare delle ansie dovute all'inesperienza di tutti quanti noi. In primo luogo, una volta consegnato Statuto e Atto Costitutivo alla LND per l'affiliazione, questi stessi documenti dobbiamo registrarli anche altrove, ad esempio all'Agenzia delle Entrate? Se sì, come e entro quando? E quali sono i costi?
Per ottenere il Codice fiscale, con l'attuale modello AA5/6 non sono previste, nella fattispecie per una associazione sportiva dilettantistica senza fini di lucro, spese. Ho letto però nelle vostre FAQ che, relativamente ad una "sanzione per ritardata registrazione" è necessario pagare, presso l'Agenzia delle Entrate un modello F23 nonché un'imposta di registro (168 euro questi, presumo da pagare per la registrazione a prescindere dal ritardo, e qui mi ricollego alla domanda precedente), e altre marche da bollo.
Per quanto concerne il regime fiscale agevolato, se non abbiamo sponsorizzazione e pubblicità e se non abbiamo alcun tipo di attività commerciale tale per cui dover aprire una partita IVA, possiamo usufruirne.
Per quanto attiene invece alle quote che i soci (giocatori e non) verseranno alla società, sempre nelle vostre FAQ mi sembra di aver trovato la risposta che cercavo, ovvero essendo queste entrate quote associative annuali versate in qualità di socio per avere diritto a partecipare alla vita associativa e che non rappresentano, quindi, il corrispettivo di una cessione o prestazione di servizi da parte dell'associazione, non sono soggette ad Iva.

Dobbiamo però emettere delle ricevute? Al socio sostenitore e al socio giocatore? Eventualmente si tratterebbe dello stesso tipo di ricevuta?

RISPOSTA N.99 >>> Abbiamo suddiviso il vostro quesito in quattro punti per i quali forniamo le seguenti risposte:

1) Il primo atto da compiere è quello della richiesta di attribuzione del Codice Fiscale dell'associazione compilando il Modello AA5/5 da presentare alla locale Agenzia delle Entrate, al fine di poter procedere alla registrazione dell'Atto Costitutivo e dello Statuto da effettuarsi, sempre presso l'Agenzia delle Entrate, entro venti giorni dall'avvenuta costituzione (art.13 D.P.R. n.131/1986); detta registrazione consente di poter usufruire, ai fini del reddito, delle agevolazioni fiscali previste dall'art.148, comma 8, del T.U.I.R. e, ai fini Iva, dall'art.4, comma 4, del D.P.R.n.633/1972. Resta inteso che, nel caso in cui la Vostra associazione non dovesse effettuare operazioni di natura commerciale, le suddette agevolazioni non troverebbero modo di esplicarsi. Per le modalità e i costi di registrazione vi rimandiamo alla lettura del Quesito n. 66.


2) Per ottenere il Codice Fiscale non è prevista alcuna spesa, salvo il pagamento di sanzioni che verranno comminate dall'Ufficio in caso tale richiesta avvenga oltre i 30 giorni dalla costituzione ( da non confondere con le sanzioni per ritardata Registrazione).


3) In caso di mancata effettuazione di operazioni di natura commerciale, e conseguentemente con mancata apertura della Partita Iva, non vi è alcuna necessità di ricorrere ad agevolazioni fiscali, venendo a mancare il presupposto di imponibilità fiscale delle eventuali operazioni effettuate (incassi quote sociali, contributi per erogazioni liberali, ecc.).


4) Confermiamo che le quote sociali non sono soggette nè ad Iva e nè a reddito ed a fronte delle relative riscossioni, da parte di qualsiasi tipo di socio, è sufficiente rilasciare una semplice ricevuta generica esente da bollo; per quanto attiene, invece, eventuali contributi a titolo di erogazione liberale, nel confermare la loro esenzione sia da Iva che dal reddito, ricordiamo che, essendo le somme stesse deducibili dal reddito di chi eroga, è necessario che l'erogazione avvenga con il sistema della tracciabilità (assegno bancario o postale, bonifico, ecc.).
Concludiamo precisando che necessita procedere alla iscrizione dell'associazione presso il Registro CONI e che, anche in caso di assenza di operazioni di natura commerciale, l'associazione è tenuta comunque alla presentazione della dichiarazione dei redditi.

 
QUESITO N.98 >>> Abbiamo costituito l'associazione nel 1998, non abbiamo mai richiesto l'agevolazione 398, possiamo chiederla ora?
RISPOSTA N.98 >>> Nel quesito non viene specificato se l'opzione non è stata fin qui esercitata perchè non ne ricorrevano le esigenze (assenza di proventi di natura commerciale) oppure per mera dimenticanza.
Presumendo che l'associazione svolga già o intenda svolgere attività di natura commerciale (es.pubblicità e/o sponsorizzazioni), e si sia quindi munito di numero di Partita Iva, precisiamo che l'opzione per l'applicazione del regime agevolato previsto dalla Legge n.398/1991, pur se da Voi mai effettuata prima, può essere esercitata in qualsiasi momento tenendo però presente quanto segue:

- lo Statuto dell'associazione deve essere adeguato alle disposizioni contenute nell'art.90, comma 18, della Legge n.289/2002;
- l'associazione deve essere affiliata ad una Federazione o Ente di promozione sportiva riconosciuta dal C.O.N.I.;
- nel corso del periodo di imposta precedente, l'associazione non deve aver conseguito proventi di natura commerciale per un importo superiore ai 250.000 euro.

Ricorrendo le suddette condizioni, l'associazione può, da subito, applicare il detto regime agevolato attraverso il proprio comportamento concludente non dimenticando, però, di procedere a formalizzare tale opzione sia alla Siae che all'Agenzia delle Entrate.
Per le modalità di tali procedure, nonchè per la pratica applicazione fiscale di tale regime 398/1991, Vi rimandiamo alla lettura delle risposte ai numerosi quesiti sull'argomento e presenti sul nostro Cassetto Fiscale.
 
QUESITO N.97 >>> Nell'ultimo comunicato del nostro Comitato Regionale Lombardo si parla di pagamento diritto annuale per l'Iscrizione al Repertorio Economico Amministrativo. Si cita la Circolare n° 48. Ora vorrei sapere se una società coma la nostra ASD, che presenta il Modello Enc/2012, soggiace a questo obbligo e se in effetti è sufficiente pagara la quota di Euro 30,00 e quale modello bisogna presentare alla camera di Commercio di zona per iscriversi al REA. 
RISPOSTA N.97 >>> Con riferimento al diritto annuale alla Camera di Commercio per l'anno 2011, il Ministero dello Sviluppo Economico ebbe a precisare che il diritto annuale è dovuto anche dai soggetti iscritti esclusivamente al REA ( Repertorio Economico Amministrativo ), tra cui figurano anche le associazioni sportive dilettantistiche, in precedenza esclusi dal versamento, che svolgono, seppur in maniera sussidiaria, attività di natura commerciale.
Tale obbligo è stato altresì previsto dal D.Lgs.n.23 del 15/02/2010.
Ciò ricordato, e rispondendo al quesito postoci, possiamo dire che l'associazione deve provvedere al versamento del diritto camerale 2012 presso la Camera di Commercio di appartenenza, precisando che tale versamento va effettuato in unica soluzione con il modello F 24, riportando nella "sezione Imu (ex Ici) e altri tributi locali" , i seguenti dati:
* "codice ente", sigla automobilistica della Provincia in cui ha sede la Camera di Commercio;
* "codice tributo", 3850;
* "anno di riferimento", 2012;
* "importo" 30
ed avendo cura di barrare la casella posta in alto a destra del Modello F 24 nel caso in cui l'esercizio non coincida con l'anno solare (es. esercizio chiuso al 30/06).
Ricordiamo, altresì, che il termine normale di scadenza è fissato al 16 giugno di ogni anno ma che, con la nota prot. n.0148508, diffusa ieri, 28/06/2012, anche il Ministero dello Sviluppo economico ha confermato la proroga dei termini di versamento di tale dirtto per l'anno 2012, al 9 luglio 2012.
Va inoltre aggiunto che, in caso di mancato rispetto dei termini di scadenza, è possibile sanare la irregolarità avvalendosi dell'istituto del ravvedimento operoso e utilizzando i codici 3851 per il paganto degli interessi e il codice 3852 per il pagamento della sanzione.
Va inoltre aggiunto che, oltre al pagamento della tassa, le associazioni devono procedere alla iscrizione al REA mediante il Modello R, allegando l'intercale P su cui indicare i dati del rappresentante legale dell'associazione; detto modello va presentato con modulo cartaceo direttamente allo sportello della CCIAA (costo di iscrizione €.23) o con modalità informatica Fedra e/o con modalità telematica con firma digitale del legale rappresentante (costo di iscrizione €.18).
Detta iscrizione deve essere effettuata entro 30 giorni dalla data di inizio attività
Vogliamo ricordare anche che l'art.1 della Legge 630/1981, così come modificato dall'art.3, comma 6, del D.L. 357/1987, prevede che l'omessa iscrizione al REA sia sanzionata nella misura di €. 154,94 ridotta ad €. 30,99 quando l'adempimento venga assolto entro trenta giorni dal termine previsto.
 
QUESITO N.96 >>> Un'ASD iscritta al registro CONI che svolge soltanto attività di scuola calcio ricevendo una quota di iscrizione dai calciatori, se riceve il 5xmille è obbligata a fare il modello EAS?
RISPOSTA N.96 >>> Le condizioni per essere esonerati dall'invio del Modello EAS sono:

1) l'iscrizione al Registro CONI, in conseguenza degli avvenuti adempimenti previsti all'art.90 della legge 27/12/2002 n.289 (legge finanziaria 2003 );

2) mancato esercizio di attività di natura commerciale.

Nel caso specifico, ci sembra di poter constatare il ricorrere delle suddette condizioni e, quindi, di poter confermare l'esenzione dall'invio del modello Eas, nulla precludendo la fruizione del contributo del 5 per mille, a fronte della quale, come sappiamo, occorre redigere apposito rendiconto giustificativo delle somme riscosse a tale titolo.
 
QUESITO N.95 >>> Volevo informazioni sulla possibilità di trasformare una asd in polisportiva, e se a livello fiscale conviene. In più se potete aiutarmi a sapere se il costo dell'iscrizione al campionato di calcio rimane tale o se ci sono vantaggi al riguardo.
RISPOSTA N.95 >>> Il quesito posto lascia adito a diverse interpretazioni:

a) se l'intendimento della Vostra associazione è quello di poter svolgere, oltre all'attività di calcio a 11, anche altre attività sportive appartenenti a discipline diverse, è sufficiente procedere alla variazione dello Statuto inserendo, nell'oggetto sociale, le attività che si intende svolgere, oltre che, naturalmente, variare la propria denominazione sociale inserendo la parola "Polisportiva".
Conseguentemente a ciò sarà necessario dare pubblicazione di tali variazioni sia alla Federazione che all'Agenzia delle Entrate, unitamente alla registrazione del nuovo Statuto;

b) se l'intendimento è invece quello di unirsi con altre società o associazioni sportive esistenti e che esercitano attività di altre discipline sportive, dobbiamo parlare di "fusione" tra associazioni per la cui realizzazione necessita rispettare l'iter procedurale dettato dalle singole Federazioni di appartenenza ma che, comunque, dovrà necessariamente prevedere la delibera assembleare di ogni singola società partecipante che approvi il progetto di fusione e che si concluderà con un verbale di assemblea congiunta nel corso della quale si procederà: 1) a deliberare la fusione; 2) alla redazione dell'Atto costitutivo e approvazione del nuovo Statuto; 3) alla nomina dei nuovi organismi dirigenti.
Qualora la nuova Polisportiva sia anch'essa priva di riconoscimento giuridico, non è richiesta la presenza del Notaio per gli atti deliberativi.
Risulta evidente che la associazione neo costituita assorbirà i debiti e i crediti delle società fuse, ferma restando la responsabilità di coloro che hanno agito in nome e per conto delle stesse per i debiti e le obbligazioni contratte durante il periodo della loro carica.
Dal punto di vista fiscale non si rilevano particolari convenienze, così come ci sembra di poter affermare che il costo dell'iscrizione al campionato rimane invariato (ma per quest'ultimno aspetto si consiglia di rivolgersi alla propria Federazione di appartenenza).
 
QUESITO N.94 >>> La nostra associazione è stata costituita in forma privata nel 1984, codice fiscale e partita iva chiesti nel 1985, nel 2006 chiediamo ad un consulente la cancellazione del collegamento iva e la modifica della denominazione. Solo oggi ci accorgiamo che solo la denominazione veniva modificata, lasciando in piedi la partita iva. Possiamo fare oggi la cancellazione lasciando il codice fiscale originario (coincide con la P.I.)? L'Atto Costitutivo e lo Statuto non sono mai stati registrati all'A.E., è possibile farlo oggi? Con quale data? Dal 2006 l'associazione, inoltre, non ha più fatto nessuna dichiarazione dei redditi ne tantomeno qualsiasi altro adempimento di tipo fiscale. Cosa rischia l'associazione? Preferiamo non chiudere del tutto per poi riaprire, perderemo anzianità ed un titolo al merito sportivo.
RISPOSTA N.94 >>> Rispondendo alla prima parte del quesito formulato, possiamo ribadire quanto già contenuto nella risposta al Quesito n.93 presente sul nostro sito, e cioè la possibilità di procedere alla cessazione della Partita Iva mediante la presentazione del Mod.AA7/10 barrando la casella P nel quadro A del frontespizio, al fine di poter conservare il numero di codice fiscale.
Va comunque precisato che con la cessazione della Partita Iva l'associazione non potrà più svolgere attività di natura commerciale,
Per quanto concerne la registrazione dello Statuto, è possibile farlo oggi versando, unitamente all'imposta fissa di registro, anche la sanzione per morosità, con l'applicazione di marche aggiuntive di €.3.62, oltre a quelle richieste di €.14,62 per ogni cento righe.
Relativamente al mancato rispetto degli adempimenti ed obblighi fiscali, quelli ancora ravvedibili possono essere regolarizzati avvalendosi dell'istituto del ravvedimento operoso, mentre per quelli non più ravvedibili non c'è che da attendere l'eventuale possibile accertamento da parte degli organi verificatori (Siae, Agenzia delle Entrate, ecc.) e che evidenzierà sia le imposte non pagate che le relative sanzioni, precisando che la vostra associazione, presumibilmente priva di riconoscimento giuridico, rischia la perdita del proprio fondo comune (qualora esistente) richiamando però la vostra attenzione sull'art.38 del codice civile che sancisce la responsabilità personale e solidale degli amministratori che hanno agito in nome e per conto dell'associazione stessa.
 
QUESITO N.93 >>> Sono un consigliere di un ASD e volevo sapere se è possibile chiudere la P.IVA e mantenere il Codice Fiscale. Di certo non si potranno fare operazioni commerciali, ma questo atto ha conseguenze ai fini della matricola federale? Quali adempimenti occorrono?
RISPOSTA N.93 >>> Qualora l'associazione non intenda più svolgere attività di natura commerciale, può liberamente procedere alla cessazione della Partita Iva presentando, entro 30 giorni dalla data di cessazione, il Modello AA7/10 debitamente compilato a firma del rappresentante legale dell'associazione stessa, avendo cura di barrare la casella P in corrispondenza del rigo 4 del Quadro A, al fine di poter conservare il codice fiscale, che invece andrà estinto al momento dello scioglimento dell'associazione. Tale operazione non avrà alcun effetto ai fini della conservazione del numero di matricola federale.
 
QUESITO N.92 >>> Società nata nel 2006, chiesta P.IVA e C.F. nel 2009. Non è mai stata ulitizzata la P.IVA e l'abbiamo chiusa con la sanzione di Euro 129,00 il 27/03/2012. In data 08/05/2012 abbiamo fatto l'assemblea straordinaria per lo scioglimento della società a far data 07/06/2012, per fine stagione sportiva. Si deve comunicare all'Agenzia delle Entrate anche la chiusura del C.F.?
Al momento dell'apertura della partita IVA c'era un altro predisente. Ora ci sono io, eletta con regolare assemblea ma mai comunicato all'A.D.E.. Devo andare all'A.D.E. con tutti i verbali di assemblea? Ci saranno sanzioni da pagare? Come società abbiamo un utile di Euro 60,00.
RISPOSTA N.92 >>> Dalla lettura del quesito si potrebbe presumere che all'associazione sia stato a suo tempo attribuito un numero di partita Iva diverso da quello del codice fiscale. Pertanto, avendo cessato il numero di Partita Iva ed avendo l'associazione deliberato il proprio scioglimento, necessita procedere alla cancellazione del numero di codice fiscale dandone comunicazione all'Agenzia delle Entrate, entro trenta giorni dall'avvenuto scioglimento, mediante la presentazione del modello AA5/6 barrando la casella 3 del quadro A con l'indicazione del numero di codice fiscale da estinguere e la data di estinzione. Detta comunicazione deve essere effettuata a cura del nuovo rappresentante legale che, però, risulta sconosciuto alla stessa Agenzia non essendosi proceduto alla relativa variazione al momento della nomina del nuovo Presidente. Necessita, quindi, prioritariamente, comunicare il nominativo del nuovo rappresentante legale con modello AA7/7 e, una volta assolto a tale adempimento, si può procedere alla cancellazione del codice fiscale con le modalità sopra precisate. Detto tardivo adempimento comporterà il pagamento di una sanzione amministrativa pari ad €.516 che si riduce ad €.51 se ravveduto entro 365 gg. oppure ad €.103,20 oltre tale termine, ma sempre se prima della constatazione da parte dell'Ufficio; il pagamento andrà effettuato con modello F 24 indicando il codice tributo "8904" e, come anno di riferimento, quello della violazione.
E' chiaro che detta sanzione andrebbe evitata qualora la richiesta di estinzione del numero di codice fiscale venisse presentata dal precedente rappresentante legale dell'associazione, verificatone la propria relativa disponibilità e l'eventuale fattibilità (la qualifica di rappresentante legale attribuita al nuovo Presidente non deve risultare nell'archivio dell'Ufficio Finanziario).
Precisiamo infine che l'avanzo di €. 60,00 deve essere devoluto ad altra associazione ai sensi e nel rispetto dello Statuto dell'associazione; vi rimandiamo alla lettura dell'articolo che disciplina tale obbligo. 
 
QUESITO N.91 >>> C'è un limite di incasso ad una erogazione liberale? Superato questo limite devo applicare le tasse? Esempio: una ditta mi fa una erogazione liberale per 100.000,00 Euro, io in qualità di associazione sportiva dilettantistica con opzione 398 incasso questi 100.000,00 Euro e li indico nel mio rendicoto di fine anno come un'entrata istituzionale e perciò senza pagarci né tasse né iva. Il comportamento è giusto? O superato un certo limite devo assoggettare ad iva e tasse anche l'erogazione liberale?
RISPOSTA N.91 >>> L'erogazione liberale consiste nella elargizione volontaria di una somma in denaro a favore di un altro soggetto senza riceverne nulla in cambio.
Nel caso specifico emerge lo spirito eminentemente di sostegno dell'associazione da parte del donante che, appunto, non richiede nessuna controprestazione in cambio e perciò ci troviamo di fronte ad una vera e propria donazione a fronte della quale l'associazione stessa non è tenuta ad emettere alcuna fattura.
La donazione, infatti, non è considerata entrata di natura commerciale e come tale risulta esente da Iva e da altre imposte.
L'entrata deve essere documentata da una ricevuta sulla quale viene precisata la natura di "erogazione liberale" dell'importo ricevuto e con apposizione della marca da bollo da €.1,81.
Si richiama l'attenzione sul rispetto della tracciabilità nella modalità di pagamento di dette somme da parte del soggetto erogante.
Nel rispetto di queste ultime precisazioni, si può confermare il giusto comportamento tenuto dall'associazione.
 
QUESITO N.90 >>> Una palestra ASD in regime 398/91 che svolge solo attività istituzionale paga ires e irap?
RISPOSTA N.90 >>> In assenza di svolgimento di attività di natura commerciale non vi è alcun obbligo di pagamento di imposte mancando la base imponibile fiscale.
 
QUESITI N.87-88-89 >>> Sono presidente di una ASD e per conto del comune ci attiviamo nella gestione delle strutture comunali (campi di calcio e aree limitrofe). Per tali attività ci avvaliamo talvolta di collaboratori esterni che compensiamo. In che modo dobbiamo farlo? I soggetti rientrano nei compensi fino a Euro 7.500,00 non tassabili? 

I compensi erogati al collaboratore saltuario per la gestione degli stessi (pulizie, taglio erba...) rientrano nei compensi non tassabili ? Tali attività la svolgono soci e non soci.

Per tale servizio il comune ci riconosce sotto forma di contributo un compenso. Necessita di fattura? Per la gestione talvolta ci avvaliamo di collaboratori vicini alla società. I rimborsi che elargiamo rientrano nei compensi non tassabili? Tali attività la svolgono soci e non soci.
RISPOSTA N.87-88-89 >>> I contributi erogati dal Comune per il servizio di gestione dell'impianto sportivo, rappresentano proventi di natura commerciale e, come tali, vanno regolarmente fatturati.
Per quanto concerne il trattamento dei rimborsi corrisposti ai collaboratori, soci o non, va precisato che i rimborsi stessi rientrano tra quelli regolati dall'art.69,comma 2 del Tuir (e cioè detassati fino a 7.500 euro) qualora le prestazioni fornite possano essere qualificate come prestazioni svolte nell'esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica e, più specificatamente, prestazione funzionale alla realizzazione della manifestazione sportiva dilettantistica consentendone, cioè, il regolare svolgimento.
Qualora non ricorresse tale presupposto, i rimborsi corrisposti andranno soggetti a regolare tassazione.
 
QUESITO N.86 >>> Svolgo gratuitamente il servizio di Segretario che mi impegna circa due pomeriggi interi e tanti viaggi nello stesso Coune di residenza (banca-posta-Comune ecc.ecc.). Desidererei avere almeno le spese effettivamente sostenute (stiamo parlando di circa 400 euro annuali). Si può fare qualcosa? Il giorno fisso di Segreteria, una volta la settimana, chiaramente non deve essere conteggiato. La nostra non è un'associazione dove ci sono atleti pagati, organizziamo gare di pesca e corsi di pesca senza alcuna finalità di lucro.
RISPOSTA N.86 >>> Il quesito posto concerne l'aspetto dei rimborsi nelle associazioni sportive dilettantistiche, già affrontato in occasione di altri quesiti che riguardavano tale argomento.
Entrando nel merito di quanto ci viene sottoposto, va precisato che nulla vieta all'associazione di procedere a rimborsi di spese effettivamente sostenute per lo svolgimento di mansioni attinenti proprio l'attività sportiva dilettantistica esercitata dall'associazione stessa, ricordando che l'art. 69 del Tuir, al comma 2, stabilisce che le indennità, i rimborsi forfettari, i premi ed i compensi erogati da qualunque organismo che persegua finalità sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni, non concorrono a formare il reddito del percipiente per un importo non superiore complessivamente, nel periodo d'imposta, ad €.7.500.
Tale articolo precisa, altresì, che non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, alloggio e viaggio sostenute in occasione di prestazioni effettuate "fuori" dal territorio comunale.
Orbene, trattandosi nel caso in specie, di spese effettivamente sostenute per prestazioni effettuate "nello stesso Comune di residenza", le stesse vengono attratte dalla prima parte dell'art.69 sopracitato e, quindi, rientrano tra i rimborsi corrisposti non soggetti ad alcuna tassazione fino al limite di 7.500 euro ed a fronte dei quali, è sufficiente rilasciare una nota riepilogativa delle spese rimborsate, con l'applicazione della marca da bollo di €1,81 qualora l'importo sia superiore ad €.77,47.
Lo stesso trattamento fiscale andrebbe applicato ad eventuali somme corrisposte per lo svolgimento di funzioni di segreteria.
Va infine precisato che, proprio per effetto della suddetta qualifica fiscale, i rimborsi erogati devono essere dichiarati dall'associazione nel Modello 770, mentre nulla rileva, ai fini fiscali, per il soggetto percipiente.
 
QUESITO N.85 >>> In qualità di segretario di una Polisportiva affiliata alla FIGC, e in previsione della redazione del rendiconto annuale della società, gradirei sapere come vanno inquadrate le somme inerenti l'IVA non versata trimestralmente (ovvero la rimanente parte del 50% dell'IVA sulla pubblicità).
Tali somme (IVA non versata) per la redazione della dichiarazione dei redditi IRES, contribuiscono alla formazione della base imponibile?
RISPOSTA N.85 >>> L'Iva detratta forfettariamente e trattenuta nelle casse dell'associazione non deve essere oggetto di specifica registrazione nel rendiconto annuale nel quale, è evidente, andrà automaticamente ad affluire per effetto della registrazione, tra le Entrate, dell'incasso lordo della fattura emessa e, fra le Uscite, del pagamento forfettario, nella misura del 50%, dell'Iva esposta sullo stesso documento.
L'importo dell'Iva non versata non contribuirà affatto alla formazione della base imponibile che viene determinata forfettariamente (3%) facendo riferimento all'ammontare dei proventi commerciali conseguiti, "al netto dell'Iva esposta sulle fatture".
 
QUESITO N.84 >>> Salve, dal 2012 ho iniziato a seguire un'associazione. Ad oggi è affiliata ENDAS come EPN, si occupa del noleggio di bike da downhill. Data la volontà di avviare l'attività didattica avrei alcuni dubbi: per inserire l'attività "scolastica" devo modificare lo Statuto? Affiliarmi come asd alla F.C.I.? Ai fini fiscali devo creare due associazioni distinte?
RISPOSTA N.84 >>> L'art.90, comma 18, lett.a) punto 3) della Legge n.289/2002 (Finanziaria 2003) ebbe a precisare che, in sede di adeguamento dei propri statuti, le associazioni sportive dilettantistiche avrebbero dovuto inserire anche "l'attività didattica per l'avvio, l'aggiornamento e il perfezionamento nelle attività sportive". Ciò ricordato, va precisato che ai fini fiscali non si riscontra assolutamente l'obbligo di creare due associazioni essendo sufficiente procedere, mediante assemblea straordinaria dei soci (senza ricorrere al Notaio), alla modifica dello Statuto vigente che dovrà poi essere inoltrato alla Federazione cui intendete affiliarVi e al Coni stesso per la richiesta di iscrizione al Registro, presumendo che, proprio per la mancanza della suddetta clausola, il Coni stesso non abbia consentito, qualora l'aveste già in precedenza richiesto, la relativa registrazione.
 
QUESITO N.83 >>> Sono il presidente di un A.S.D. senza partita IVA e la domanda è la seguente: qualora un professionista (Ing.Geologo) a seguito di un progetto o un onorario emetta fattura con la ritenuta d'acconto, la nostra A.S.D. puo' effettuare la ritenuta d'acconto con il modello f24 e successivamente compilare il mod.770?
RISPOSTA N.83 >>> L'elemento discriminante per l'obbligo dell'effettuazione della ritenuta d'acconto non è il possesso o meno della Partita Iva, ma la tipologia del soggetto erogante.
Le associazioni sportive dilettantistiche, in qualunque regime operino e indipendentemente dal possesso o meno della Partita Iva, rientrano tra i soggetti che assumono la qualifica di sostituto d'imposta e, come tali, sono obbligate ad operare la ritenuta d'acconto sulle fatture dei professionisti ed a versarla entro il 16 del mese successivo al pagamento della parcella, utilizzando il modello F 24 sul quale andrà indicato il codice tributo 1040.
Conseguentemente, dovranno compilare e trasmettere il Modello 770 indicando l'importo della ritenuta operata, unitamente a tutti gli altri dati richiesti dal modello stesso.
 
QUESITO N.82 >>> La mia è una a.s.d, all'interno della mia struttura c'è un maestro di karate che però ha una propria associazione; i suoi allievi si associano con lui quindi utilizzano solo i miei locali in questo caso specifico come devo procedere la ricevuta per il compenso di uso locali? Deve essere fiscale oppure no?
RISPOSTA N.82 >>> Nel quesito non viene specificato il titolo di possesso da parte della a.s.d. dei locali e nè se gli stessi vengono utilizzati dal maestro di karate a titolo personale oppure, come è facile presumere, a nome dell'associazione di cui lo stesso maestro potrebbe essere rappresentante o componente.
In qualunque caso, il canone corrisposto per l'uso dei locali è da qualificare come provento di natura commerciale non potendosi invocare l'applicazione dell'art.4, co.4, del D.P.R. n.633/1972 che, invece, decommercializza le cessioni di beni e le prestazioni di servizio effettuate in conformità alle finalità istituzionali nei confronti di associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento o statuto, fanno parte di una unica organizzazione locale o nazionale, nonchè dei rispettivi soci, associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali. Pertanto, la vostra associazione dovrà assoggettare i canoni percepiti a regolare tassazione (iva e redditi) procedendo al rilascio della ricevuta se l'utilizzatore dei locali è il maestro, oppure di regolare fattura se si tratta dell'associazione.
 
QUESITO N.81 >>> Supponiamo che la società A abbia debiti verso l'erario e che la stessa società decida di chiedere fallimento e quindi chiudere la partita iva esistente ma continua l'attività sportiva cambiando denominazione sociale e aprendo una nuova partita iva con la nuova denominazione sociale. La mia domanda è la seguente : il fisco, dato che la matricola federale rimane la stessa, può risalire alla vecchia società e quindi chiedere di saldare il debito oppure una volta chiusa la vecchia partita iva nulla più è dovuto?
RISPOSTA N.81 >>> Nel testo del quesito si riscontrano alcune incongruenze. La partita Iva, una volta aperta, accompagna la società fino alla sua estinzione, qualunque sia il motivo (scioglimento anticipato, fallimento, ecc.); per cui non è assolutamente possibile richiedere l'attribuzione di un nuovo numero di partita Iva da parte di una società che, come si evince dal quesito, continuerebbe a svolgere la propria attività.
In pratica, la società dovrebbe "cessare" con la conseguente cancellazione dell'attuale partita iva e, nel caso si voglia continuare a svolgere attività sportiva, si dovrà procedere alla costituzione di una "nuova" società che dovrà procedere alla iscrizione presso la propria Federazione di appartenenza la quale provvederà ad attribuirle un nuovo numero di matricola; la società neocostituita farà richiesta di attribuzione del codice fiscale e, qualora lo ritenga necessario, in quanto intende svolgere attività di natura commerciale, richiederà anche l'attribuzione del numero di partita iva che, ovviamente, sarà diverso da quello in possesso della vecchia società cessata.
Da tenere però presente che questa procedura non risolve il problema dei debiti verso l'erario accusati dalla vecchia società in quanto, l'Amministrazione Finanziaria potrà richiedere il pagamento degli stessi alla vecchia società e, in caso di associazione senza riconoscimento giuridico, azionerà il principio della responsabilità solidale degli amministratori in carica al momento in cui i debiti stessi si sono maturati, chiamandoli a rispondere del relativo pagamento.
 
QUESITO N.80 >>> L'associazione sportiva in 398 intende affittare un immobile da s.a.s. per svolgere anche attività commerciale quale somministrazione alimenti e bevande e corsi di allenamento e varie attività commerciali, si chiede se il canone d'affitto con la s.a.s. può essere fatto in esenzione iva?
RISPOSTA N.80 >>> La Legge n.398/91 prevede l'esonero da alcuni adempimenti Iva, quali le dichiarazioni Iva periodiche ed annuali, ma non dall'applicazione dell'Iva stessa sia sulle operazioni di natura commerciale effettuate che sugli acquisti operati. Pertanto, nel caso di locazione di immobili da una s.a.s., la società locatrice dovrà emettere regolare fattura assoggettando il canone percepito all'aliquota ordinaria Iva del 21%.
 
QUESITO N.79 >>> Sono dirigente di una società di pallavolo ed ho trovato numerosi ed interessanti spunti nelle vs faq. Vorrei porre questo quesito: non abbiamo partita IVA e quindi non possiamo iniziare rapporti di pubblicità/sponsorizzazione con aziende commerciali, ma vorremmo introitare elargizioni liberali da tali soggetti. E' possibile? In caso ciò sia possibile l'azienda può effettuare qualche detrazione? Quale ricevuta abbiamo l'obbligo di rilasciare?
RISPOSTA N.79 >>> Le prestazioni relative a pubblicità o sponsorizzazioni rappresentano operazioni di natura commerciale che presuppongono, quindi, il rilascio di regolare fattura per le somme introitate; da ciò ne discenderebbe l'obbligo di dotarsi del numero di Partita Iva dichiarando l'inizio di attività all'Agenzia delle Entrate mediante la compilazione del Modello AA7/10. Bisognerebbe comunque verificare se ci troviamo di fronte a prestazioni effettuate "abitualmente" o se, invece, trattasi di prestazione "occasionale", nel qual caso la prestazione stessa sarebbe esclusa dall'imponibilità Iva ai sensi e per gli effetti dell'art.4 del D.P.R. n.633/1972, venendo a mancare proprio il carattere della abitualità.
Nel caso in cui l'associazione rinunciasse a dotarsi del numero di Partita Iva, rimarrebbe la possibilità di introitare elargizioni liberali, sia dalle persone fisiche che dalle società, tenendo presente quanto segue:
a) erogazioni liberali effettuate da persone fisiche -
Le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche in favore delle associazioni sportive dilettantistiche danno diritto ad una "detrazione" dall'Irpef del 19%. Tale detrazione va calcolata su un importo complessivo non superiore ad €.1.500 per ogni periodo d'imposta (il risparmio fiscale è quindi di €.285). Qualunque sia la somma erogata, per fruire di detta agevolazione il versamento deve essere eseguito tramite bonifico bancario, posta, carte di credito, bancomat, carte prepagate, assegni non trasferibili intestati all'associazione. L'agevolazione spetta anche quando l'erogazione è effettuata in favore di società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro.
b) erogazioni liberali effettuate da società e da enti commerciali -
L'erogazione effettuata da soggetti diversi dalle persone fisiche (società ed enti) a favore delle associazioni sportive dilettantistiche è interamente "deducibile" dal reddito fino all'importo massimo di €. 200.000 l'anno. La somma corrisposta è infatti considerata, per chi la eroga, una "spesa di pubblicità" ai sensi dell'art.90 della Legge n.289/2002 e, come tale, deducibile nello stesso periodo d'imposta in cui è avvenuta l'erogazione o in quote costanti nell'esercizio stesso e nei quattro successivi.
Inoltre, la stessa detrazione prevista per le persone fisiche (19% su un importo massimo di 1.500 euro per periodo d'imposta) può essere fruita anche dalle società e dagli enti commerciali e sempre rispettando le stesse modalità di pagamento.
A fronte delle suddette erogazioni è sufficiente il rilascio di una ricevuta contenente tutti i dati necessari per l'individuazione del soggetto percipiente, del soggetto erogatore e della causale dell'erogazione stessa e sulla quale va apposta la marca da bollo da €.1,81 qualora l'iporto sia superiore ad €.77,47.
 
QUESITO N.78 >>> Sono presidente di una squadra che milita in terza categoria. Oltre a svolgere il ruolo di Presidente sono anche tecnico di questa squadra. Chiedo se posso ricevere dall'a.s.d. un compenso per il ruolo di tecnico essendo anche presidente.
RISPOSTA N.78 >>> La qualifica di Presidente dell'associazione non impedisce la possibilità di poter ricevere compensi per lo svolgimento di altre attività (nel caso specifico Allenatore) svolte in favore dell'associazione stessa a meno che, caso molto improbabile, lo Statuto sociale non preveda specifica incompatibilità al riguardo.
Ciò precisato, occorre fare poi attenzione alla entità di tale compenso al fine di non incorrere nella presunzione di distribuzione indiretta di utili; presunzione che, ricordiamo, scatta allorquando detti compensi superano il limite previsto dal D.P.R. n.645/1994 che fa espresso riferimento agli importi percepiti per la funzione di presidente del collegio sindacale delle S.p.A. ( previsto in 41.316,55 euro ).
Nel caso prospettato, il presidente, oltre all'attività di carattere dirigenziale (per la quale sembra non riscuotere alcun compenso), svolge anche la funzione di tecnico della squadra; per tale ultima attività è possibile riconoscere un compenso per attività sportiva dilettantistica riconducibile a quelli elencati dall'art.67, lett.m) del Tuir e disciplinati dall'art.69, comma 2, dello stesso Tuir che, al riguardo, prevede l'esenzione da qualsiasi tassazione dei compensi percepiti fino a 7.500 euro per ciascun periodo di imposta.
Va infine suggerita l'opportunità che la determinazione del compenso spettante al presidente dell'associazione, pur se nella veste di tecnico, sia presa dal Consiglio Direttivo con l'astensione del presidente stesso, per ovvi motivi di conflitto di interessi.
 
QUESITO N.77 >>> Vorrei sapere se un'associazione sportiva dilettantistica con codice fiscale (quindi senza fini commerciali) deve essere obbligatoriamente iscritti al registro del CONI per usufruire del regime fiscale agevolato?
RISPOSTA N.77 >>> Il comma 20 dell'art.90 della Legge n.289/2002 prevede la istituzione del Registro delle società e associazioni sportive dilettantistiche tenuto dal CONI. L'art. 7 del Decreto Legge n.136/2004 dispone, poi, che il CONI è l'unico ente preposto ad attestare la effettiva natura di associazione sportiva dilettantistica e che le agevolazioni fiscali previste dal sopra citato art.90 della Legge n.289/2002, si applicano alle società e associazioni sportive dilettantistiche iscritte presso detto Registro ed il cui elenco viene annualmente inviato all'Agenzia delle Entrate.
Sulla obbligatorietà di detta iscrizione si riscontrano pareri discordanti dal momento che, per ultimo, la Commissione Provinciale Tributaria di Macerata, con Sentenza n.173/2/2011 del 30/05/2011, ha deciso che l'elemento discriminatorio per poter godere o meno delle agevolazioni fiscali non è più l'iscrizione al Registro Coni ma è sufficiente il riconoscimento da parte della Federazione a cui è affiliata l'associazione.
A parere dello stesso CONI, però, la mancata iscrizione al Registro potrebbe comportare:
- l'inapplicabilità delle agevolazioni previste in materia di imposta di registro prevista dall'art.90, comma 5, della Legge n.289/2002;
- la non qualificazione dei compensi e indennità erogati a sportivi dilettanti (art.67 del T.U.I.R.);
- l'inapplicabilità delle disposizioni agevolative previste dal regime forfetario di cui alla Legge n.398/1991;
- l'inapplicabilità della disposizione derogatoria prevista dall'art.10 del D.Lgs. n.446/1997 per la determinazione della base imponibile IRAP;
- l'inapplicabilità del regime del "favor rei" previsto dall'art.149 del T.U.I.R. per gli enti sportivi dilettanti.
Alla luce di quanto fin qui rappresentato, si suggerisce di procedere all'iscrizione della Vostra associazione presso tale Registro, considerata anche la gratuità di tale adempimento.
 
QUESITO N.76 >>> Una a.s.d. in regime 398/91 svolge l'attività di scuola calcio; per la relativa frequenza viene richiesto il pagamento di una quota di €. 150 e, a ciascun ragazzo, viene consegnato un kit di materiale sportivo (magliette, borse, ecc.) che l'associazione ha regolarmente acquistato dal fornitore. Si chiede: come deve essere fiscalmente considerata la quota di frequenza incassata ( provento per attività istituzionale o provento di natura commerciale ) e la quota relativa al kit di materiale consegnato ( il cui valore è di €.100) viene anch'essa considerata entrata di natura istituzionale?
RISPOSTA N.76 >>> Ciascun ragazzo, se iscritto come socio dell'associazione, deve innanzitutto versare la quota sociale annualmente stabilita dal Consiglio Direttivo o dall'Assemblea dell'associazione.
Qualora ciò non fosse avvenuto, ovvero il ragazzo risultasse solo tesserato presso la F.I.G.C., la quota di frequenza versata per la partecipazione alla scuola calcio costituisce un "corrispettivo specifico" che viene fiscalmente detassato ai fini Iva e ai fini delle Imposte sui redditi ai sensi dell'art.148, comma 3, del T.U.I.R.
Nel mentre, la cessione di materiale consistente nel " Kit sportivo ", a meno che non avvenga a prezzo di costo, costituisce per l'associazione un'entrata di tipo commerciale, e come tale assoggettata ad Iva e alle Imposte sui redditi.
Nel caso specifico, e considerando il ragazzo non associato, ma solo tesserato, la quota di frequenza di €.150 incassata dall'associazione potrebbe essere così considerata:
a) in quanto a €. 50 quale corrispettivo specifico per la partecipazione alla scuola calcio, da identificare come provento di natura "non commerciale", ai sensi del combinato disposto degli artt. 143 e 148 del TUIR ed a fronte del quale l'associazione rilascerà una semplice ricevuta con la dicitura " si rilascia ricevuta per la frequenza alla scuola calcio relativa al periodo....." ;
b) mentre, per quanto riguarda i rimanenti €.100, versati per la cessione di materiale sportivo, sussistono diversità di interpretazioni in merito al relativo trattamento fiscale, nel senso che tali corrispettivi, sempre ai sensi del su citato art.143, comma 1, del Tuir, non dovrebbero essere considerati come proventi da attività commerciale, qualora i corrispettivi stessi non eccedano i costi sostenuti per l'acquisto del materiale consegnato; mentre, se la consegna di detto materiale viene interpretata come cessione di " beni nuovi prodotti per la vendita", scatta la presunzione di commercialità e la vendita stessa viene ritenuta operazione comunque di natura commerciale e, pertanto, assoggettata sia a Iva che a tassazione con l'obbligo di rilascio di relativa fattura.
 
QUESITO N.75 >>> Sono il presidente di un A.S.D. con C.F. e P.IVA volevo sapere se sulle quote associative e sui corsi di ballo l'Iva va pagata oppure no. 
RISPOSTA N.75 >>> Le quote associative annuali versate in qualità di socio per avere diritto a partecipare alla vita associativa e che non rappresentano, quindi, il corrispettivo di una cessione o prestazione di servizi da parte dell'associazione, non sono soggette ad Iva.
Per quanto concerne, invece, le quote versate per frequentare corsi di ballo, non sono soggette nè a tassazione e nè assoggettate a Iva solo nel caso in cui i corsi stessi rientrino tra le finalità istituzionali, e quindi, specificamente previsti dallo statuto, e siano effettuati esclusivamente nei confronti dei soci.
Qualora non ricorrano tutte le suddette condizioni, le quote stesse sono da considerare proventi di natura commerciale e come tali soggette sia a Iva che a tassazione.
 
QUESITO N.74 >>> Da poco seguo la contabilità di un'associazione sportiva dilettantistica. Per usufruire del regime agevolato la normativa richiede di inviare preventiva comunicazione alla SIAE. Se ciò non è avvenuto posso ugualmente usufruire del regime agevolato? Il comportamento concludente può essere preso in considerazione ? E' sufficiente compilare il quadro VO in fase di Unico 2012?
RISPOSTA N.74 >>> La mancata preventiva comunicazione alla Siae non preclude affatto la possibilità di usufruire del regime agevolato previsto dalla Legge n. 398/1991, ma potrebbe essere oggetto di una eventuale sanzione amministrativa; è valido il comportamento concludente e la comunicazione all'Agenzia delle Entrate allegando il quadro VO al primo modello Unico/Enc da trasmettere.
 
QUESITO N.73 >>> Sono il rappresentante legale di una asd di nuova costituzione senza partita Iva. Nella compilazione del modello EAS è stato barrato il punto 37 per aderire al regime forfettario ed è stata data anche la relativa comunicazione alla SIAE. Non avendo partita Iva e non avendo introiti di natura commerciale ciò che è stato fatto non rappresenta un'incongruenza? E' opportuno presentare nuovamente entro il 31 Marzo il Modello EAS lasciando in bianco il punto 37 e facendo anche una rettifica alla Siae? Nel caso, invece, lasciassi le cose come stanno, devo comunque presentare la dichiarazione dei redditi?
RISPOSTA N.73 >>> Tra i soggetti esonerati dall'invio del Modello EAS sono comprese le associazioni sportive dilettantistiche iscritte al Registro CONI in possesso del solo codice fiscale e che percepiscono esclusivamente le quote sociali di adesione; nel mentre, quelle che percepiscono corrispettivi specifici devono procedere alla compilazione semplificata del modello compilando il primo riquadro contenente i dati identificativi dell'associazione e del rappresentante legale e del secondo riquadro rispondendo solo ai seguenti quesiti: 4-5-6-20-25-26.
Le associazioni sportive dilettantistiche non iscritte al Registro CONI devono procedere alla compilazione integrale del Modello.
Alla luce di quanto sopra precisato la Vostra associazione, non essendo in possesso della Partita Iva, non aveva alcun motivo di optare per il regime forfettario di cui alla legge n.398/91 e, conseguentemente, non percependo corrispettivi specifici sarebbe stata esonerata dall'obbligo di trasmissione del Modello EAS (semprechè risulti regolarmente iscritta al CONI).
Risulta evidente che il vostro comportamento contiene aspetti di incongruenza e suggeriamo, comunque, di lasciare le cose così come stanno; teniamo, infine, a precisare che non ravvisiamo alcun obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi.
 
QUESITO N.72 >>> Le associazioni sportive possono rateizzare l'iva del 4° trimestre?
RISPOSTA N.72 >>> Va innanzitutto precisato che la data di pagamento dell'Iva relativa al quarto trimestre, è differente a seconda del regime Iva in cui opera l'associazione; più chiaramente va detto che se l'associazione si avvale del regime 398/91, la data di scadenza dell'Iva relativa al quarto trimestre resta fissata al 16 febbraio dell'anno successivo, con l'indicazione del codice tributo 6034; nel caso in cui, invece, l'associazione non si avvale di detto regime agevolato, l'imposta relativa al quarto trimestre va pagata in sede di versamento dell'Iva annuale entro il 16 marzo dell'anno successivo, indicando sull'F 24 il codice tributo 6099.
Ciò precisato, va comunque chiarito che l'Iva relativa al quarto trimestre deve essere pagata in "unica soluzione" non essendone prevista la rateizzazione, tranne nel caso in cui l'associazione che trovasi nel regime Iva ordinario, avendone la facoltà, decida di pagare l'imposta relativa al quarto trimestre in sede di dichiarazione annuale dei redditi unitamente alle altre imposte; in tale circostanza è consentita la rateizzazione di tutte le imposte dovute ( tra cui rientrerebbe anche l'Iva del quarto trimestre assimilata all'Iva annuale ).
Resta inteso che, qualora l'associazione in regime 398/91 non disponga della somma necessaria per il pagamento dell'intero debito Iva relativo al quarto trimestre, la stessa possa procedere "autonomamente" al pagamento rateale di detto debito avvalendosi, per la regolarizzazione, dell'istituto del ravvedimento operoso; al riguardo vogliamo ricordare che a far data dal primo gennaio 2012 tale istituto è stato oggetto di variazione
ad opera del Decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 12/12/2011 nella misura dell'aliquota degli interessi legali che dal precedente 1,50 passa all'attuale 2,50 annuale, nel mentre, restano immutate le sanzioni nelle seguenti misure: 3,00% se il pagamento è effettuato entro i 30 giorni dalla scadenza (ravvedimento breve), 3,75% se la regolarizzazione avviene entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno durante il quale è commessa la violazione (ravvedimento lungo) e, l'ultima novità appena introdotta, 0,2% per un giorno di ritardo e fino al 2,80% se la regolarizzazione avviene entro 14 giorni (ravvedimento sprint).
 
QUESITO N.71 >>> Sappiamo che per fruire delle disposizioni recate dalla legge n.398/1991, le associazioni sportive dilettantistiche, devono aver conseguito, nel periodo d'imposta precedente, proventi commerciali inferiori a 250.000 euro. Si chiede: 1) detto limite riguarda gli importi delle fatture emesse (volume d'affari) nell'anno statutario indipendentemente dall'effettivo incasso?; 2) detto limite riguarda solo le fatture effettivamente incassate nell'anno statutario?
RISPOSTA N.71 >>> Il quesito affronta un argomento di notevole importanza per le associazioni che operano in regime 398/1991 e che si trovano, a volte, a dover stabilire se nel corso dell'esercizio, hanno o meno superato il fatidico limite dei 250.000 euro.
Innanzi tutto vogliamo ricordare che la possibilità di applicazione del regime agevolato previsto dalla suddetta legge n.398/1991 sussiste qualora, nel periodo d'imposta precedente, i proventi di natura commerciale non abbiano superato il limite di €.250.000 (art.90 legge n.289/2002) e che, per le associazioni che superano tale limite nel corso dell'esercizio, il regime agevolato cessa a partire dal mese successivo a quello in cui è avvenuto tale splafonamento.
Ricordiamo, altresì, che ai fini delle imposte dirette ed ai fini Iva sussite un diverso criterio impositivo; infatti, ai fini delle Imposte dirette si applica il criterio di cassa secondo il quale, per calcolare l'imponibile Ires e Irap si tiene conto solo delle fatture incassate; mentre, aifini Iva, vige il criterio di competenza secondo il quale l'imposta dovuta si calcola su tutte le fatture emesse pur se non ancora incassate.
Quanto sopra è stato anche chiarito dalla stessa Amministrazione Finanziaria con la Circolare Min. Fin. n. 1 dell'11/02/1992 oltre che, successivamente, ribadito dal D.M. del 18/05/1995 che recita testualmente:
"Stante la particolarità della disciplina introdotta dalla Legge n.398, occorre precisare che per l'individuazione dei proventi conseguiti nell'esercizio di attività commerciali deve aversi riguardo al criterio di cassa, nel cui ambito, resta fermo il principio voluto dalla normativa Iva secondo cui vanno computati gli introiti fatturati ancorchè non riscossi".
Appare quindi evidente che il computo degli introiti fatturati ancorchè non riscossi deve essere effettuato solo ai fini Iva, mentre ai fini delle Imposte sui redditi deve essere attuato il criterio di cassa.
Il problema però si pone allorquando, come ci chiede il cortese lettore, bisogna stabilire quale di questi due criteri si deve rispettare in sede di individuazione del superamento del plafond dei 250.000 euro.
Va detto che non si riscontra, al riguardo, l'emanazione di una disposizione ufficiale specifica da parte dell'Amministrazione Finanziaria al di fuori di una nota del 20 luglio 2004 emessa dalla Direzione Regionale dell'Emilia Romagna dell'Agenzia delle Entrate con la quale, in risposta ad un quesito posto dall'Ordine dei Ragionieri della Provincia di Ravenna, precisava che nella individuazione del limite dei proventi conseguti "vanno comunque computati i compensi (eventualmente) fatturati ancorchè non riscossi".
Di pari tenore è anche la Circolare n.712 del 19/12/1992, istruzione 4619, emanata dalla SIAE che così recita:
"Ai fini dell'individuazione dei proventi conseguiti nell'esercizio di attività commerciali si deve tener conto:
- in mancanza di fattura, dei proventi incassati (criterio di cassa);
- in presenza di fattura, dei proventi fatturati ancorchè non riscossi (criterio di competenza) - D.M. 18 maggio 1995, p.1, 3° cpv".
Alla luce di quanto sopra riferito, si suggerisce di tenere un atteggiamento prudenziale, evitando di emettere fatture che comportino il superamento del plafond qualora il pagamento delle stesse dovesse avvenire nell'esercizio successivo, tenendo anche presente che, trattandosi di prestazioni di servizi (quali, appunto, la pubblicità e la sponsorizzazione), non esiste alcun obbligo di emettere la fattura antecedentemente il momento del pagamento della prestazione stessa.
Se l'emissione della fattura "anticipata" viene, come di solito accade, richiesta dallo sponsor o dall'inserzionista per loro esigenze amministrative, occorre prestare attenzione se con detta emissione si corre il rischio di superare il plafond e, nel qual caso, opporre rifiuto a tale richiesta.
In conclusione, al fine di evitare potenziali situazioni di conflitto con gli organi accertatori (Siae e/o Agenzia delle Entrate) ed in considerazione delle pesanti conseguenze che ne potrebbero scaturire, si suggerisce di determinare il limite di superamento del plafond computando l'importo di tutte le fatture emesse nell'esercizio, anche se non sono state ancora riscosse. 
 
QUESITO N.70 >>> Desideravo sapere se all'atto della registrazione di uno statuto variato il funzionario non avesse accettato le marche da bollo registrando l'atto senza le stesse, potrò io - verificato l'errore - applicarle alla copia in mio possesso, facendo il totale di quanto dovuto, dimostrando così in sede di contestazione di avere assolto alla tassa con data certa dovuta alla stampa delle marche da bollo?
RISPOSTA N.70 >>> Il Funzionario dell'Ufficio del Registro, al momento in cui viene richiesta la registrazione di un atto soggetto a bollo (nel nostro caso lo Statuto variato) procede, di regola, a verificare se sui documenti esibiti risultano regolarmente apposte le relative marche da bollo e, in loro assenza, sospende la registrazione stessa.
Pertanto, l'ipotesi da Voi avanzata, e cioè l'avvenuta registrazione dello Statuto senza l'apposizione delle marche da bollo, non sarebbe concretamente realizzabile.
Nel caso ciò si fosse tuttavia verificato per negligenza o errore del Funzionario, la regolarizzazione del documento si renderebbe superflua in quanto ciò che conta, in caso d'uso, è che sul documento stesso risulti l'apposizione del timbro di avvenuta registrazione da parte dell'Ufficio. Di conseguenza, una successiva regolarizzazione mediante l'applicazione delle marche, in un momento successivo alla registrazione e con le corrette modalità da Voi indicate, sarebbe solamente un atto discrezionale della Vostra associazione.
D'altronde, anche in caso di un eventuale controllo, il soggetto verificatore non potrà assolutamente invocare la nullità della registrazione del documento ma, tuttalpiù, potrà riscontrare l'evasione dell'imposta di bollo con l'applicazione delle relative sanzioni che, nel caso specifico, sarebbero di entità minima.
 
 
QUESITO N.69 >>> Da quest'anno sono il legale rappresentante della società dilettantistica Nuoto scuola di nuoto. Ai genitori dei ragazzi che frequentano i corsi annuali devo rilasciare la ricevuta fiscale per le detrazioni previste ? Il mio commercialista mi ha suggerito di rilasciare una sorta di certificazione che attesti il pagamento della quota per il corso annuale o semestrale in cui io dichiaro l'avvenuto pagamento e su cui il genitore deve apporre una marca da bollo di 1,81€, ma già qualcuno ha protestato che il CAF dice che non vale nulla questa certificazione. Ma che devo fare? fino all'anno scorso la vecchia società rilsciava unicamnete ricevute fiscali.
RISPOSTA N.69 >>> La detrazione delle spese per la pratica sportiva per i giovani con età compresa tra i 5 e i 18 anni è stata introdotta con la Finanziaria 2007 con lo scopo di incentivare i ragazzi alla pratica dello sport.
L'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione del 25 febbraio 2009 ha chiarito che è stata prevista una facilitazione che consente ai genitori una detrazione pari al 19% delle spese sostenute nel corso dell'anno per la pratica di attività sportiva dilettantistica, fino ad un tetto massimo di €.210 ed è prevista per ciascun figlio a carico.
La stessa Risoluzione chiarisce inoltre che le strutture presso cui si iscrivono i ragazzi devono avere determinate caratteristiche precisate nel Decreto Interministeriale 28 marzo 2007 che così dispone:
a) per associazioni sportive devono intendersi le società ed associazioni sportive dilettantistiche di cui all'art.90, commi 17 e seguenti, della Legge 27 dicembre 2002, n.289, le quali recano nella propria denominazione sociale l'espressa indicazione della finalità sportiva e della ragione o denominazione sociale dilettantistica;
b) per palestre, piscine, altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica, devono intendersi tutti gli impianti, comunque organizzati, destinati all'esercizio della pratica sportiva non professionale, agonistica e non agonistica, ivi compresi gli impianti polisportivi, che siano gestiti da soggetti giuridici diversi da quelli di cui alla lettera a), pubblici o privati, anche in forma di impresa, individuale o societaria, secondo le norme del codice civile.
Lo stesso Decreto Interministeriale, all'art.2, stabilisce che ai fini della detrazione, la spesa è certificata da bollettino bancario o postale, ovvero da fattura, ricevuta o quietanza di pagamento rilasciata dai soggetti indicati al sopracitato art.1, recante le seguenti indicazioni:
a) denominazione o ragione sociale e sede legale;
b) causale del pagamento;
c) tipo di attività sportiva praticata;
d) importo corrisposto;
e) dati anagrafici del soggetto (ragazzo/a) praticante l'attività sportiva e codice fiscale del soggetto che effettua il
pagamento (genitore).
Pertanto, rispondendo al Vostro quesito, possiamo confermare il corretto comportamento seguito fino ad oggi nel rilasciare la ricevuta fiscale con bollo da €.1,81 se l'importo è superiore ad €.77,47 purchè comprensiva di tutti i dati sopra richiamati.
 
QUESITO N.68 >>> La mia Asd organizza varie gare invitando altre società a cui viene riconosciuto un rimborso kilometrico. Fiscalmente come dobbiamo comportarci? E' sufficiente una ricevuta firmata dalla società invitata o dobbiamo fare altro? Vi sono ritenute da effettuare?
RISPOSTA N.68 >>> Le indennità di trasferta, tra cui viene ricompreso il rimborso chilometrico, sono disciplinate dall'art.67 lett.m) e dall'art.69 del T.U.I.R.; questo ultimo articolo, al secondo comma, precisa che non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese relative al viaggio sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale.
Precisato anche che i suddetti rimborsi non rientrano nel limite dei 7.500 euro, va detto che il percipiente del rimborso chilometrico dovrà presentare all'associazione erogatrice una nota indicante, oltre ai dati anagrafici, il tipo di automezzo usato, i chilometri percorsi, la tariffa Aci applicata e, naturalmente, l'importo del documento.
Alla base di detto rimborso deve però sussistere tra l'associazione e il percipiente una motivazione che giustifichi il rimborso stesso. Di certo tale motivazione non può essere quella indicata nel quesito, in quanto dovrebbe essere la società ospitata a corrispondere detti rimborsi ai propri atleti e/o tecnici se questi effettuano le trasferte per partecipare alle varie gare con i propri automezzi, sempre però al di fuori del territorio comunale.
Qualora, invece, dette trasferte vengono sostenute con un mezzo di trasporto di proprietà della società, l'eventuale somma corrisposta per la partecipazione alle varie gare,dovrebbe configurarsi non come da Voi definito "rimborso chilometrico" ma come un normale contributo a fronte del quale può essere rilasciata, da parte della società percipiente, una semplice ricevuta con l'apposizione della marca da bollo di €. 1,81 qualora l'importo sia superiore ad €.77,47; da tenere presente che se la somma corrisposta è superiore ad €.516,46 deve essere rispettato il principio della "tracciabilità", e cioè il pagamento non può essere effettuato in contanti.
 
QUESITO N.67 >>> Da qualche mese abbiamo aperto l'ASCD MisterCottone.com. Statuto ed Atto Costitutivo sono stati depositati e il Codice Fiscale già fornito. Svolgendo attività prettamente informativa e di formazione sportiva, vorremmo sapere se abbiamo l'obbligo di partita iva e conto corrente. Tra le altre cose alcuni amici partner ci elargiscono qualche contributo. Il consulente sostiene che non abbiamo bisogno di nulla e che basta la ricevuta fiscale con marca. Voi cosa ne pensate?
RISPOSTA N.67 >>> Se l'associazione svolge solamente attività istituzionale (da confrontare con quella prevista nell'oggetto sociale) senza porre in essere attività di natura commerciale, quali ad esempio, prestazioni di pubblicità o sponsorizzazione e nè proventi da gare, non vi è obbligo di richiedere il numero di Partita Iva.
Per quanto riguarda l'apertura di un conto corrente, si deve fare riferimento a quanto disposto in materia di "tracciabilità" degli incassi e dei pagamenti in relazione all'importo di ogni singola operazione.
Più precisamente, non è consentito di incassare o pagare "in contanti" se l'importo di ciascuna operazione è superiore ad €516,46; in tal caso le modalità ammesse sono le seguenti: conto corrente bancario o postale, bonifico bancario, assegno non trasferibile, bancomat, carta di credito.
Per quanto riguarda i contributi ricevuti da terzi è sufficiente il rilascio di una ricevuta fiscale con marca da bollo di €.1,81 se l'importo unitario è superiore ad €.77,47 e sempre che, a fronte delle somme riscosse non si concretizzi, da parte dell'associazione, alcuna cessione o prestazione di servizi.
 
QUESITO N.66 >>> La nostra Asd è stata costituita lo scorso 20/06/2011 e sta attualmente disputando il campionato di calcio di terza categoria. Essendo ancora un po' inesperti vorremmo porvi alcuni quesiti. A seguito della costituizione abbiamo fatto regolare richiesta di attribuzione di codice fiscale e partita iva, ma non abbiamo provveduto alla registrazione dell'Atto Costitutivo e dello Statuto. E' possibile farlo ora? Inoltre, essendo iscritti alla FIGC, rientriamo automaticamente tra le associazioni riconosciute dal CONI oppure dobbiamo comunque procedere alla registrazione?
RISPOSTA N.66 >>> La registrazione dell'Atto Costitutivo e dello Statuto è possibile farla anche in ritardo regolarizzando tale irregolarità con il pagamento, tramite Mod. F 23, oltre che dell'imposta di registro in misura fissa pari ad €.168,00, di una somma aggiuntiva relativa alla sanzione per ritardata registrazione (codice tributo 671T) e con l'apposizione sui documenti, di marche da bollo aggiuntive di €.3,65 ciascuna, oltre a quelle normali di €.14,62 (una ogni cento righe).
Da tenere presente che l'Ufficio richiede la firma in originale dei soci fondatori su entrambi i documenti (Atto costitutivo e Statuto) di cui si chiede la registrazione.
Per quanto riguarda la seconda parte del quesito, precisiamo che la semplice affiliazione alla FIGC non comporta automaticamente l'iscrizione dell'associazione al Registro CONI ma necessita procedere, e suggeriamo anche con una certa sollecitudine, ad effettuare tale registrazione utilizzando l'apposito sito del Coni.
 
QUESITO N.65 >>> Il nostro Comune ci concede in affitto alcune ore dell'impianto sportivo a costo agevolato. Per il pagamento di tali ore il Comune ci deve emettere una fattura comprensiva di Iva, o essendo noi a regime agevolato 398/91 siamo esenti da emissione Iva e il Comune deve solo emettere una quietanza o ricevuta?
RISPOSTA N.65 >>> Il fatto che l'associazione si avvalga del regime agevolato di cui alla Legge n.398/1991, non costituisce di per sè elemento che giustifichi l'esenzione da Iva sulle fatture ricevute da terzi e che abbiano per oggetto cessioni o prestazioni di servizi quale, appunto, è l'affitto degli impianti sportivi.
Pertanto, il Comune è tenuto ad emettere fattura assoggettando regolarmente ad Iva l'importo del canone d'affitto in base alle tariffe vigenti, con l'applicazione dell'aliquota ordinaria Iva (attualmente del 21%).
 
QUESITO N.64 >>> Abbiamo pagato una fattura di Euro 2.000,00 con un acconto in contanti di Euro 400,00 (sotto soglia) e un A/C non trasferibile di Euro 1.600,00 a saldo. Siamo a posto con la tracciabilità?
RISPOSTA N.64 >>> Purtroppo il comportamento da Voi adottato non è conforme a quanto richiesto dalle normative vigenti in materia, le quali dispongono che se il pagamento di una somma superiore a €.516,46 (nel vostro caso €.2.000) avviene in modo frazionato, con rate inferiori a tale soglia, devono, comunque, essere adottate le modalità previste in materia di tracciabilità e cioè:

- conto corrente bancario o postale
- bonifico bancario
- assegno non trasferibile
- bancomat
- carta di credito

Ricordiamo che il mancato rispetto delle suddette modalità comporta per l'associazione la decadenza dai benefici del regime forfettario ex Legge n.398/91, nonché l'applicazione della sanzione amministrativa da un minimo di €.258,00 ad un massimo di €.2.065,00.
 
QUESITO N.63 >>> Sono presidente di una ASD e volevo sapere se un verbale di assemblea straordinaria relativa alla modifica dello statuto sociale necessita di registrazione alla Agenzia delle entrate. Più nel dettaglio vorrei sapere se è necessario registrare il solo verbale di assemblea o l'intero statuto e, se così fosse, se è necessario pagare nuovamente l'imposta di registro di 168 ? oltre alle marche da bollo.
RISPOSTA N.63 >>> Ricordato che viene consigliata la registrazione dello Statuto per evitare qualunque controversia con gli Organi verificatori in merito al diritto di godere delle agevolazioni fiscali contenute nel D.Lgs. 4 dicembre 1997 n.460 e nell'art.90 della Legge 27/12/2002 n.289, va precisato che in sede di modifica dello Statuto sociale necessita ripetere lo stesso iter seguito per la registrazione dell'atto costitutivo e dello Statuto originario, e cioè:

- pagare l'imposta di registro a tassa fissa con Mod.F23;
- depositare il verbale dell'assemblea straordinaria;
- depositare l'intero nuovo Statuto.

Su questi ultimi due documenti, da presentare in duplice esemplare, va apposta una marca da bollo da €14,62 ogni cento righe.
 
QUESITO N.62 >>> Vorrei sapere se ai fini del superamento del limite di € 250.000 per la L. 398/91, è da computare anche l'Iva trattenuta. Es. nel caso di sponsorizzazioni per € 240.000 + Iva, il limite è rispettato?
RISPOSTA N.62 >>> Come già precisato nella risposta al quesito n.51, ribadiamo che ai fini della determinazione del limite del plafond di 250.000 euro le associazioni sportive dilettantistiche in regime 398/91, devono calcolare gli importi delle fatture emesse al netto dell'Iva esposta in fattura.
 
QUESITO N.61 >>> Dovendo cercare sponsorizzazioni per la società di cui faccio parte, avrei bisogno di capire quali agevolazioni fiscali hanno e come possono usufruirne, le eventuali società che intenderanno sponsorizzarci.
RISPOSTA N.61 >>> Prima che intervenisse la Sentenza della Corte di Cassazione n.8679 del 15 aprile 2011 e della quale riferiamo in seguito, le somme erogate in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche fino al limite di 200.000 euro, erano da considerare, in ogni caso, spese di pubblicità per il soggetto erogante e , come tali, interamente deducibili dal reddito d'impresa nell'esercizio in cui sono state sostenute oppure in quote costanti nell'esercizio stesso e nei quattro successivi.

Tale principio di deducibilità trova riscontro nei seguenti riferimenti normativi:
- D.P.R. n.917 del 22/12/1986 (T.U.I.R.) art. 108, comma 2;
- Legge n.289 del 27/12/2002, art. 90, comma 8;
- Circolare Ministeriale n.21/E del 22/04/2003;
- Risoluzione Agenzia delle Entrate n.57/E del 23/06/2010.

A modificare parzialmente tale principio, è appunto intervenuta, in data 15 aprile 2011, la Corte di Cassazione la quale, nel decidere su una controversia tra l'Agenzia delle Entrate e una Azienda sponsor di una società sportiva, ha sentenziato un diverso modo di trattamento fiscale tra le spese di pubblicità e le spese di sponsorizzazione considerando queste ultime come "spese di rappresentanza" e, come tali, deducibili nei limiti stabiliti dal D.M. 19/11/2008 e cioè in misura proporzionale rispetto ai ricavi conseguiti (es. 1,3% delle spese in presenza di ricavi fino a 10 milioni di euro).

La suddetta decisione è scaturita dopo che la stessa Corte di Cassazione si è addentrata in una sottile distinzione tra i due tipi di spese attribuendo loro una diversa qualificazione (non sappiamo fino a che punto condivisibile) sulla base di elementi discretivi chesi possono così riassumere:

a) ".... si considerano spese di pubblicità quelle erogate per la realizzazione di iniziative tendenti, prevalentemente anche se non esclusivamente, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi, o comunque dell'attività svolta dall'inserzionista, e che consentono un incremento commerciale, più o meno immediato...".
b) ".... sono invece da considerare come spese di rappresentanza quelle volte ad accrescere il prestigio e l'immagine dello sponsor, a potenziare le future possibilità di sviluppo e che vengono effettuate senza che vi sia una diretta aspettativa di ritorno economico...".
In pratica, i Giudici della Corte di Cassazione hanno ritenuto che le spese di sponsorizzazione sportiva siano, al più, in grado di generare un ritorno di immagine ma non certamente di influire sulle vendite immediate e per tali motivi le ha definite come spese di rappresentanza.

In buona sostanza e per rispondere al quesito postoci, possiamo affermare che mentre le spese di pubblicità sono, senza alcuna ombra di dubbio, integralmente deducibili nell'esercizio in cui sono state sostenute (sempre secondo il criterio di inerenza e di competenza temporale) o nei quattro successivi, le spese di sponsorizzazione devono essere considerate come spese di rappresentanza deducibili nei limiti e con le modalità specificate nel su menzionato D.M. 19/11/2008.
 
QUESITO N.60 >>> Mi occupo di contabilità in una A.S.D., leggevo lo spazio dedicato alle domande e la mia curiosità nasce dal quesito inerente i rimborsi.
Nella risposta si parla di tassazioni applicate a rimborsi percepiti per importi superiori a Euro 7.500,00 fino a 20.000,00 ed oltre. Mi chiedo, ci riferiamo ad A.S.D. che disputano campionati di serie D? Oppure questa norma vale anche per le categorie inferiori? La mia considerazione nasce dal fatto che in queste categorie i calciatori non possono percepire compensi.
RISPOSTA N.60 >>> L'art.69, comma2, del TUIR stabilisce che le indennità, i rimborsi forfettari, i premi ed i compensi erogati da qualunque organismo che persegua finalità sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni per prestazioni di natura non professionale, non concorrono a formare il reddito del percipiente per un importo non superiore complessivamente,nel periodo d'imposta, a 7.500 euro.
Tale disposizione si applica anche nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale, sempre di natura non professionale, resi in favore di società ed associazioni sportive dilettantistiche.
Detto articolo precisa, altresì, che non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, alloggio, viaggio e trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale.
Il trattamento fiscale dei suddetti rimborsi, premi, compensi e indennità, viene dettato dall'art.25 della Legge n.133/1999, così come modificato dalla Legge n.342/2000, stabilendo che:
- sulle somme corrisposte fino a 7.500 euro non si dovrà operare alcuna ritenuta;
- sulle somme eccedenti i 7.500 euro e fino a 20.658,28 euro, si dovrà operare una ritenuta a titolo d'imposta (cioè
a titolo definitivo) nella misura del 23% maggiorata dell'addizionale dello 0,9%:
- sulle somme eccedenti 20.658,28 euro, si dovrà operare una ritenuta a titolo d'acconto sempre nella misura sopra
precisata.
Da quanto sopra esposto si evince chiaramente che l'applicazione di tale trattamento agevolativo non è subordinato al tipo di campionato disputato dall'associazione, ma è condizionato esclusivamente al ricorrere dello status di "associazione che persegue finalità sportive dilettantistiche" riconosciuta dal CONI. Anzi, proprio a quest'ultimo riguardo, va ricordato che la Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, con sentenza n.144 del 18 agosto 2011, è intervenuta a salvaguardare il detto regime agevolativo, decidendo che tale regime è applicabile anche in assenza del certificato di iscrizione al Registro Coni.
 
QUESITO N.59 >>> Salve sono diventato presidente nel luglio del 2008 perche' il vecchio presidente era scappato con una marea di debiti nei confronti dei fornitori. Circa 40.000,00 euro e anche un decreto ingiuntivo fatto dal vecchio allenatore. Tutto questo sono riuscito a pagarlo io e non solo, ho dovuto ricreare tutto perché non ho trovato nulla (libri sociali, bilanci...ecc...). Nella prima assemblea e anche quando sono stato nominato presidente abbiamo scritto tutte queste cose in un verbale poi depositate presso l'agenzia delle entrate. Ieri ho ricevuto una cartella di pagamento da parte dell'ufficio delle entrate molto alta da pagare, di 95 mila euro per iva non pagata periodo 2007. La domanda che vi faccio è questa: perché devo pagare io quando i danni sono stati fatti da altri?
RISPOSTA N.59 >>> Pensiamo di poterLa tranquillizzare, precisando che in una associazione sportiva dilettantistica priva di riconoscimento giuridico, la responsabilità per il mancato pagamento dei debiti commerciali e/o tributari, ricade esclusivamente su chi ha concretamente operato in nome e per conto dell'associazione; nel caso specifico sul Presidente in carica al momento in cui si sono originati i debiti societari.
Di conseguenza, in merito all'avviso di accertamento da parte dellìAgenzia delle Entrate o dell'emissione della cartella di pagamento da parte dell'Ufficio esattoriale, Lei potrà benissimo invocare la propria assoluta assenza di responsabilità rappresentando la propria estraneità ai fatti poichè nel periodo cui si riferiscono i debiti maturati nei confronti dell'Agenzia delle Entrate e dei quali viene richiesto il pagamento, non ricopriva la carica di Presidente ( o, eventualmente, nessuna altra carica) all'interno della associazione.
Qualora l'Ufficio non intendesse recepire tale richiesta e rimanesse ferma nell'intenzione di agire nei Suoi confronti, l'unica strada alternativa rimane quella di avviare un procedimento di contenzioso con l'Ufficio mediante ricorso alla Commissione Provinciale Tributaria avvalendosi, opportunamente, dell'assistenza di un legale.
 
QUESITO N.58 >>> Siamo una ASD e abbiamo da quest'anno in gestione due campi sportivi di proprietà uno del comune e uno della provincia; tali campi vengono da noi affittati ad altre asd per allenamenti e partite di campionato; il corrispettivo che ci danno mensilmente è soggetto a fatturazione con IVA o senza IVA, e se senza con quale articolo di legge?
RISPOSTA N.58 >>> Le somme riscosse per la concessione in uso ad altre associazioni dell'impianto sportivo tenuto in gestione, costituiscono proventi di natura commerciale e, come tali, devono essere assoggettati ad Iva.
La fattura deve essere emessa con l'applicazione dell'imposta nella misura del 21 per cento e i corrispettivi conseguiti per l'affitto dell'impianto, qualora l'associazione operi in regime 398/91, devono essere annotati sul Registro di cui al D.M. dell'11 febbraio 1997. La relativa Iva risulta in ogni caso dovuta e va versata fruendo della detrazione forfetaria nella misura del 50 per cento.
Va tuttavia precisato che si riscontrano pareri discordanti da quanto sopra affermato e che ritengono detti proventi esenti da Iva ai sensi dell'art.4, comma 4, del D.P.R. N.633/1972 che così si può riassumere: " .... non si considerano effettuate nell'esercizio di imprese commerciali (e quindi non sono soggette ad imposta), le prestazioni effettuate dalle associazioni sportive dilettantistiche in conformità alle finalità istituzionali, rese nei confronti di associazioni che svolgono la medesima attività e che per Statuto fanno parte di una unica organizzazione locale o nazionale (nel nostro caso la F.I.G.C.)".
Per l'ottenimento della suddetta esenzione è tuttavia necessario che l'associazione rispetti, formalmente e sostanzialmente, i vincoli statutari previsti dall'art.148 T.U.I.R. e dall'art.90, comma 18, della Legge n.289/2002.
In particolare, oltre al divieto di distribuire anche in maniera indiretta utili o avanzi di gestione, devono essere rispettati i principi fondamentali della democraticità della struttura, dell'obbligo di redazione ed approvazione del rendiconto, e della disciplina uniforme del rapporto associativo.
L'associazione deve infine essere iscritta al Registro CONI.
Ma pur ricorrendo i suddetti requisiti, rimane comunque da verificare se la prestazione di affitto dell'impianto sportivo sia o meno conforme ai fini istituzionali dell'associazione e, nel caso, se lo Statuto dell'associazione stessa prevede tale tipo di attività.
E su questo ultimo aspetto si nutrono forti dubbi suffragati anche dalle, tra di loro, contrastanti interpretazioni fornite al riguardo dalla Corte di Cassazione con sentenza n.22739 del 9 settembre 2008 e dalla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate della Liguria in data 23/05/2008.
Alla luce di quanto sopra riferito e tenuto conto delle suddette difformità di interpretazione, riteniamo opportuno adottare il comportamento esposto nella prima parte della presente risposta, a meno che l'associazione non ravvisi la sussistenza di condizioni certe che giustifichino la non assoggettabilità ad Iva dei proventi conseguiti per l'affitto dell'impianto sportivo.
 
QUESITO N.57 >>> Sono un Presidente di calcio A.S.D. che milita in seconda categoria in regime 398 e volevo chiedervi: una fattura di sponsorizzazione o di pubblicità deve essere accompagnata da un regolare contratto e depositare una copia del contratto oltre che alla Ditta anche alla SIAE, o è facoltativo?
RISPOSTA N.57 >>> Come correttamente evidenziato nella domanda, le fatture di pubblicità o di sponsorizzazione devono essere accompagnate da un regolare contratto sottoscritto tra le parti; contratto che, come già più volte sottolineato, pur non sussistendo l'obbligo di registrazione, è opportuno che sia munito del timbro postale attestante la data certa della sua sottoscrizione.
Ciò ricordato, precisiamo che non esiste alcun obbligo di deposito di tale contratto alla Siae la quale, invece, ha il diritto di richiedere e visionare tale documento in sede di verifica; pertanto, l'eventuale deposito rimane un atto discrezionale e del tutto facoltativo da parte dell'associazione.
 
QUESITO N.56 >>> Vorrei qualche chiarimento per l'Ires per quanto concerne la mia associazione sportiva dilettantistica e in particolare vorrei sapere i limiti sotto i quali l'acconto non viene pagato, oppure viene pagato in una sola soluzione, oppure quando viene suddiviso in due rate. Inoltre il saldo da pagare è determinato dalla somma degli acconti versati l'anno scorso meno l'importo da versare per quest'anno corrente?
RISPOSTA N.56 >>> Per stabilire se occorre procedere al pagamento dell'acconto Ires, bisogna fare riferimento al Rigo RN 28 del Mod. Unico/11 ENC, tenendo presente che:
a) se l'importo di tale rigo è inferiore ad € 20,66 non è dovuto alcun acconto;
b) se l'importo è superiore ad € 20,66 ma non ad € 257,50 il versamento dell'acconto avviene in unica soluzione entro il 30/11/2011 (per le asssociazioni che hanno chiuso il bilancio al 31/12/2010);
c) se l'importo del suddetto Rigo RN 28 è superiore ad € 257,50 il versamento dell'acconto dovuto per il 2011 dovrà essere effettuato in due soluzioni
- il primo acconto, nella misura del 40% dell'importo esposto al suddetto Rigo RN28 entro il 16/06/2011 (l'importo può anche esswere rateizzato),
- il secondo acconto, in unica soluzione, nella misura del restante 60%, entro il 30/11/2011.
 
QUESITO N.55 >>> Un'associazione sportiva che ha optato per il regime 398/1991, e che nel corso del 2010 non ha posto in essere alcuna operazione commerciale (non ha emesso alcuna fattura per sponsorizzazioni / pubblicità), deve presentare comunque il modello Unico (redditi IRAP) 2011 "a zero"?
RISPOSTA N.55 >>> Si presume che l'associazione, avendo esercitato l'opzione per l'applicazione del regime agevolato previsto dalla Legge n.398/1991, sia in possesso del numero di Partita Iva; in tal caso la dichiarazione dei redditi è sempre obbligatoria, anche in assenza di base imponibile, e cioè anche in mancanza di proventi di natura commerciale.
 
QUESITO N.54 >>> Sono un dirigente presso una scuola-calcio di un'associazione sportiva dilettantistica. Ho la possibilità di poter stipulare un contratto di pubblicità con alcune aziende per l'affissione di striscioni. La somma è ancora da stabilire ma è con IVA esclusa. Sono un neo laureato in Scienze giuridiche economiche e manageriali dello sport e ho anche studiato tali problematiche, ma purtroppo, passare dalla teoria alla pratica, è sempre difficoltoso e non ho nessuno che mi affianca in questa attività. Volevo chiedere: una volta stipulato il contratto come funziona il tutto? (Pagamenti, Iva, ecc...).
RISPOSTA N.54 >>> Innanzitutto è da precisare che l'associazione deve essere in possesso del numero di partita Iva; ciò precisato e supponendo che la vostra associazione abbia optato per il regime agevolato previsto dalla Legge n.398/91, riussumiamo brevemente gli adempimenti più importanti da porre in essere:
- emissione delle fatture assoggettando l'importo previsto in contratto all'aliquota Iva ordinaria del 21%;
- se l'importo di ciascuna fattura supera euro 516,46 il relativo pagamento dovrà essere effettuato rispettando il principio della "tracciabilità", e cioè con bonifico o assegno bancario e/o postale; nel caso, invece, l'importo fosse inferiore ad euro 516,46 il pagamento potrà avvenire in contanti;
- procedere alla liquidazione periodica dell'Iva, calcolando l'Iva da versare applicando la detrazione forfettaria del 50% e cioè versando la metà dell'Iva esposta sulle fatture del periodo di riferimento.
Si raccomanda di far apporre il timbro postale sui contratti, per attribuire la data certa agli stessi docummenti (leggi Quesito n.1 pubblicato sul nostro Sportello Fiscale).
 
QUESITO N.53 >>> Vorrei sapere se a seguito delle dimissioni del vice presidente della mia asd e assemblea ordinaria, per sua sostituzione è necessario comunicare la variazione all'agenzia delle entrate e se si qual'è la procedura?
RISPOSTA N.53 >>> In sede di nomina o variazione del Vice Presidente non occorre alcuna comunicazione all'Agenzia delle Entrate; tale comunicazione si rende invece obbligatoria per la nomina del Presidente in quanto Rappresentante legale dell'associazione.
 
QUESITO N.52 >>> Vorrei sapere se, essendo ASD in regime 398/91, nelle fattura che noi emettiamo ad una ditta con la dicitura sia per pubblicità che per sponsorizzazione, dobbiamo pagare l'IVA al 50% per la parte della pubblicità e l'IVA al 90% per la sponsorizzazione, oppure viene tutto calcolato come mi hanno detto solo al 90%, in seguito ad una risoluzione dell'A.E.?
RISPOSTA N.52 >>> La vostra domanda è simile a quella contenuta nel Quesito n.51 già pubblicato sul nostro Sportello fiscale; pertanto la risposta è la medesima, e cioè l'Iva da versare è pari al 90% di quella esposta sulle fatture che recano la unica dicitura di prestazione sia di pubblicità che di sponsorizzazione.
 
QUESITO N.51 >>> Ho presenziato all'incontro tra società e agenzia delle entrate, ma tornando a casa mi sono sorti i seguenti dubbi: l'iva che le società trattengono dalle fatture di pubblicita' e sponsorizzazione fà fatturato? Mi spiego, è soggetto a fine anno a tassazione?
Un'altra domanda: la siae, durante l'incontro, ha tenuto a precisare che, se alla stessa azienda (stessa ragione sociale) vengono fatti un contratto di pubblicità ed un contratto di sponsorizzazione nell'arco della stessa stagione, questi devono considerarsi entrambi contratti di sponsorizzazione, anche se uno riguarda cartelloni pubblicitari e l'altro abbigliamento sportivo. Se la mia società va da un'azienda e stipula un contratto di pubblicità in data 01/07 per cartelloni pubblicitari da posizionare sul campo da gioco per l'importo di 1000 euro, passano un paio di settimane e l'azienda decide di inserire il proprio marchio anche sulle divise da gara e si stipula un contratto di sponsorizzazione di euro 2000, la società sportiva emette n.2 fatture una per euro 1000+iva (pubblicità) ed una per euro 2000+iva (sponsorizzazione), come funziona al momento della dichiarazione dell'iva? La societa' deve versare 100 + 360 oppure 180 + 360?
RISPOSTA N.51 >>> L'Iva esposta sulle fatture emesse non concorre a determinare il volume d'affari delle associazioni e, conseguentemente, non è soggetta a tassazione a fine anno.
Per quanto riguarda la seconda domanda, non possiamo che confermare quanto affermato dal dirigente della Siae in quanto la prestazione di sponsorizzazione attrae la prestazione di pubblicità; per cui entrambe le prestazioni effettuate ad un unico cliente, seppure con due contratti distinti ed anche se in due momenti diversi nell'ambito dello stesso esercizio, vengono considerate come prestazioni di sponsorizzazione e, quindi, trattati entrambi con la detrazione forfettaria Iva del 10%.
 
QUESITO N.50 >>> Vorrei sapere quali adempimenti fiscali debbano esserci nella fattispecie di una erogazione liberale in favore della mia Associazione Sportiva Dilettantistica da parte di un dirigente della stessa, consistente in un ammontare inferiore alla soglia di euro 1.500. Suppongo di dover emettere, in questo caso, solo una ricevuta fiscale (e non una fattura) che il dirigente potra'così dedurre per il 19%.
RISPOSTA N.50 >>> Il comportamento da Voi tenuto è corretto; l'unica raccomandazione è di apporre sulla ricevuta rilasciata la marca da bollo di euro 1,81.
 
QUESITO N.49 >>> Qual'è il trattamento tributario del pagamento erogato a beneficio di un'a.s.d. gestore di un'impianto sportivo comunale , che beneficia del regime 398/91, per l'affitto annuale dell'impianto sportivo (campo di calcio) da parte di un'altra a.s.d. che beneficia dello stesso regime 398/91? Potrebbe configurarsi come provente istituzionale poichè la stessa li destina al perseguimento di detti fini: pagamento luce, gas, custode, etc (vedasi tabelle comunali per affitto impianti sportivi). Questi proventi debbono risultare attraverso la forma della fattura all'altra a.s.d.?
RISPOSTA N.49 >>> I proventi conseguiti da una a.s.d. per l'affitto dell'impianto sportivo tenuto in gestione in virtù di apposita convenzione con il Comune proprietario dell'impianto stesso, sono da considerare proventi di "natura commerciale" e, come tali, sono soggetti a fatturazione, indipendentemente dal regime fiscale adottato dal soggetto che richiede l'utilizzo di tale impianto.
 
QUESITO N.48 >>> Sono segretario di una ASD e alcune realtà commerciali del paese ci hanno erogato un contributo per la stagione 2011-2012. Abbiamo emesso regolare fattura, ma mi è stato comunicato che oltre alla fattura dobbiamo inviare una lettera d'impegno alla pubblicizzazione del marchio commerciale. E' vero o basta la fattura?
RISPOSTA N.48 >>> Dalla lettura del testo non si comprende bene a che titolo sono state erogate le somme a favore della a.s.d.; se trattasi di contributo per "erogazione liberale", era sufficiente rilasciare una semplice ricevuta con marca da bollo da € 1,81 qualora l'importo del contributo fosse stato superiore ad €.77,47 e senza emettere alcuna fattura.
Nel caso, invece, come supponiamo, trattasi di corrispettivo a fronte di prestazione di servizi forniti (pubblicità o sponsorizzazione), bene ha fatto l'associazione ad emettere regolare fattura. Per quanto concerne gli obblighi connessi all'uso del marchio, come già
precisato in occasione di un analogo quesito, l'argomento non rientra tra quelli da noi trattati; suggeriamo, al riguardo, di acquisire le necessarie informazioni presso la locale Camera di Commercio.
 
QUESITO N.47 >>> Ci sono disposizioni che regolano l’uso di marchi commerciali e dove possono essere inseriti nella maglia di gara di una societa sportiva?
RISPOSTA N.47 >>> Il marchio dello sponsor va solitamente apposto nella parte frontale della maglia di gara e degli altri indumenti sportivi (tute, t-shirt,ecc.) oppure sulle borse, sul pulmino, ecc.
L'uso del marchio, disciplinato dagli artt. da 7 a 28 del Codice della proprietà industriale ( D.Lgs. n.30 del 10/02/2005) e dagli artt.2569-2574 del Codice Civile non rientra tra gli argomenti trattati in questa rubrica.

Ad ogni modo, Vi suggeriamo gli indirizzi di alcuni siti utili da consultare:
* www.wipo.int/sme/en/index.html
* www.int/about-ip/en/
* www.int/news/en/link/ipo_web.htm
 
QUESITO N.46 >>> Sarei interessato ad aprire una ASD o SSD di calcio a 11 o maschile o femminile nel mio paese natale per provare a far rivivere un po' il paese, ma si trova ad una altitudine poco più di 1.000 mt e con una popolazione al di sotto dei 100 abitanti e vorrei sapere se ci sono delle agevolazioni o finanziamenti - anche a fondo perduto - visto che bisognerebbe creare anche un campo da gioco per questi posti dimenticati, visto che sarà una impresa ardua trovare degli sponsor.
RISPOSTA N.46 >>> Non siamo a conoscenza di specifiche norme agevolative o finanziamenti particolari a favore di associazioni sportive dilettantistiche con sedi in paesi con popolazione inferiore a 100 abitanti o situate ad una altitudine superiore a 1.000 metri.
Vi suggeriamo di effettuare una ricerca presso eventuali Enti territoriali (Comune, Consorzi, ecc.) oppure presso il Credito Sportivo Italiano.
 
QUESITO N.45 >>> Per anni sono stata delegato alla SIAE per una societa' sportiva poichè ero l'unica che poteva recarsi presso l'ufficio competente. Vorrei sapere, in caso di una verifica e di eventuali errori e irregolarità, sono io la responsabile o il Presidente che mi ha delegato nei confronti dell'agenzia delle entrate?
RISPOSTA N.45 >>> Dalla lettura del testo del quesito non si riesce a comprendere bene quale sia la vera preoccupazione della cortese lettrice, dal momento che la stessa fa riferimento a rapporti con la Siae ed anche con l'Agenzia delle Entrate.
In entrambi i casi, comunque, le sanzioni per eventuali errori, irregolarità o inadempienze commesse nei rapporti con uffici ed enti, vengono sempre comminate alla società; la responsabilità è da attribuire in ogni caso al rappresentante legale della società stessa (Presidente) il quale potrebbe coinvolgere una terza persona solo in caso di specifiche deleghe a questi conferite e che prevedano espressamente l'assunzione ed accettazione di responsabilità da parte della persona delegata.
Al riguardo, si suggerisce di consultare la nostra pagina "Notiziari fiscali" all'interno della quale è presente una ampia rassegna in materia di responsabilità nelle associazioni/società senza riconoscimento giuridico.
 
QUESITO N.44 >>> Torno di nuovo sulla questione della marca da bollo di € 1.81, per le ricevute di pagamenti di compensi da parte di istruttori. L'imposta di bollo è dovuta, qualora l'importo della ricevuta sia superiore ad € 77.47, anche se si tratta di associazione sportiva dilettantistica riconosciuta dal CONI?
RISPOSTA N.44 >>> L'imposta di bollo è disciplinata dal D.P.R.. n.642 del 20/10/1972 elencando nella Tabella B allegata gli atti, documenti e registri esenti dall'imposta.
La legge n.289 del 27/12/2002 all'art.90, ha modificato il suddetto decreto prevedendo l'esenzione dall'imposta solo a favore delle Federazioni Sportive e degli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI.
Pertanto, tale esenzione non è estesa anche alle associazioni sportive dilettantistiche, le quali, pur se riconosciute dal CONI, restano obbligate all'applicazione della marca da bollo di euro 1,81 sulle ricevute di pagamento dei compensi agli istruttori qualora l'importo della ricevuta sia superiore ad euro 77,47.
Precisiamo, inoltre, che la marca da bollo non deve essere applicata sulle ricevute di qualsiasi importo rilasciate ai soci per il pagamento della quota annuale associativa.
 
QUESITO N.43 >>> Avrei bisogno di un chiarimento in merito a due quesiti riguardo l'IVA e il compenso degli organi amministrativi.
Se un'ASD acquista un'azienda (una palestra) e con essa il debito IVA pregresso, riferito in particolare al 2010, tale debito, se l'ASD adotta il regime forfettario, viene ridotto in funzione delle agevolazioni presenti in tale regime?
In merito ai compensi, riporto una citazione "Le associazioni e le società sportive dilettantistiche possono riconoscere rimborsi spese ai soggetti coinvolti nell'attività sportiva. È di conseguenza necessario individuare in modo preciso i destinatari dei rimborsi stessi, nonché la documentazione che comprova le spese sostenute, che devono necessariamente essere documentate e analiticamente provate. In tale ambito è, inoltre, opportuno evidenziare che a seguito della modifica apportata all'art. 90 della L. 289/2002, ad opera del D.L. 72/2004, è stato eliminato l'obbligo di gratuità previsto in precedenza per la carica di amministratore; ne consegue che a questi soggetti, nel rispetto di alcune condizioni, può essere erogato, oltre al citato rimborso spese, anche un compenso." E' quindi possibile prevedere un compenso per gli amministratori?
RISPOSTA N.43 >>> Rispondendo al primo quesito posto, precisiamo che il debito pregresso per iva non versata non è assolutamente collegabile al tipo di regime adottato dalla società, per cui il debito esistente non potrà subire alcuna riduzione.
Per quanto concerne la corresponsione di compensi agli amministratori, è valida la citazione contenuta nel quesito per cui ciò si rende possibile.
Al riguardo aggiungiamo che la Legge n.128/2004 ha modificato il comma 18 punto 5) dell'art.90 della legge n.289/2002 (finanziaria 2003) eliminando la gratuità dell'incarico degli amministratori con l'introduzione dei commi 18-bis e 18-ter. Più in particolare, il legislatore ha voluto sottolineare che i soci non possono percepire utili dell'associazione nemmeno in forme indirette ma, nel contempo, ha consentito che gli amministratori possano essere retribuiti.
Pertanto, in tema di compensi agli amministratori, si può così concludere:
- se gli amministratori, al contempo e come spesso accade, sono soci dell'associazione/società, ad essi non potrà essere riconosciuto alcun compenso poichè, diversamente, tale compenso potrebbe rappresentare una forma indiretta di distribuzione degli utili non consentita dallo Statuto;
- se, invece, gli amministratori non rivestono la qualifica di socio, nulla vieta che sia previsto un compenso per l'attività dagli stessi svolta a favore dell'associazione/società.
 
QUESITO N.42 >>> A seguito della risposta al quesito n° 25 si precisa - come da vostra osservazione - che la societa' di cui all'oggetto non svolge alcuna attività sportiva né e' iscritta a nessuna federazione riconosciuta dal C.O.N.I.
RISPOSTA N.42 >>> Si ribadisce quanto contenuto nella precedente risposta al Vostro quesito, e cioè l'impossibilità di usufruire del regime agevolato previsto dalla Legge n.398/91, stante il mancato svolgimento di attività sportiva dilettantistica.
 
QUESITO N.41 >>> Sono appena diventato presidente di una ASD iscritta per il primo anno al campionato di calcio a 5 serie D. Ho già inviato alla FIGC tutta la documentazione per l'iscrizione compreso lo statuto. Ora vorrei capire bene cosa devo fare a livello fiscale (tipo codice fiscale, registrazione agenzia delle entate ecc...) per non avere problemi in futuro. Aggiungo che la nostra società non ha intenzione di aprire una partita IVA in quanto non ha contratti di sponsorizzazione, ma è fondata di solo soci che contribuiscono a coprire le spese dell'intera stagione.
RISPOSTA N.41 >>> In caso di mancato svolgimento di una qualsiasi attività commerciale (es. incasso gare casalinghe, pubblicità o sponsor) non è obbligatorio aprire una partita IVA.
Rimane però l'obbligo di richiedere l'attribuzione del codice fiscale con mod.AA7/10; tale numero di codice fiscale dovrà essere poi riportato su eventuali deleghe di pagamento F23 e F24 quali ad esempio quella relativa al pagamento dell'imposta di registro a tassa fissa (mod.F23), necessario per poter procedere alla registrazione dell'atto costitutivo/statuto dell'associazione presso l'Agenzia delle Entrate.
Sotto l'aspetto fiscale, ricorrendo il suddetto essenziale requisito della assoluta assenza di proventi di natura commerciale sopra menzionati, l'associazione rimane esentata da qualsivoglia adempimento di natura fiscale riguardanti l'lva o i Redditi. E' bene però precisare che, qualora l'associazione corrisponda compensi o rimborsi a terzi, scatterebbe, per la stessa, l'obbligo di compilare il modello di dichiarazione per i sostituti d'imposta, cioè il mod.770.
 
QUESITO N.40 >>> Vorrei conoscere la differenza a livello societario e fiscale tra
tipologie "Associazione Calcio" ed "Associazione Sportiva Dilettantistica". Pongo la domanda in quanto la grande maggioranza delle società è diventata A.S.D. mentre la società per la quale sono da poco consigliere è ancora A.C.
Inoltre vi chiedo se è obbligatorio il passaggio ad A.S.D.? A quali leggi si deve far riferimento nei seguenti casi per le due tipologie in questione (A.C. ed A.S.D.)? 
- in materia di sponsorizzazioni e detrazioni da parte di colui che sponsorizza; 
- modalità di elezione e compiti principali del presidente (riguardo all'A.S.D. ne sono al corrente avendo visionato un fac-simile di statuto); 
- in materia di organizzazione di eventi; 
- in materia di emissione di fatture per l'organizzazione di manifestazioni sportive (ad esempio l'organizzazione di un torneo di calcio con annesso servizio di distribuzione bibite ed alimenti è possibile per una società A.C. senza partita IVA?).
RISPOSTA N.40 >>> Premesso che sotto il profilo fiscale non esiste alcuna differenza tra una" Associazione Calcio" e una "Associazione Sportiva Dilettantistica" vogliamo precisare che la legge di riforma delle associaxioni sportive dilettantistiche (Legge n.289/2002) all'art.90, comma 17, ha stabilito l'obbligo di inserire nella propria denominazione sociale la parola "dilettantistica" per cui, tutte le associazioni già costituite a quella data, hanno dovuto provvedere a variare in tal senso il proprio statuto; al riguardo va ricordato che detta variazione è possibile mediante una semplice assemblea ordinaria dei soci.
Esaminando i vari casi prospettati nel quesito, va detto che le modalità di elezione e i compiti principali del Presidente sono esplicitamente contenuti nello Statuto sociale a cui bisogna scrupolosamente attenersi.
Per quanto concerne gli altri quesiti che hanno tutti la stessa caratteristica di riferirsi ad operazioni di natura commerciale (sponsorizzazioni, organizzazioni di eventi,ecc.) possiamo innanzi tutto precisare che l'effettuazione anche di una sola delle operazioni descritte, come ad es. la sponsorizzazione, presuppone l'obbligo del possesso della partita Iva.
Per quanto riguarda, infine, il trattamento contabile e fiscale delle suddette operazioni si fa di solito riferimento alle norme contenute nella Legge n.398/1991 atteso che la pluralità delle a.s.d. opta per l'applicazione di tale regime agevolato.
Maggiori dettagli ed informazioni possono essere assunti consultando le risposte ai vari quesiti presenti nella rubrica FAQ -Domande e risposte all'interno dello Sportello Fiscale del nostro sito.
 
QUESITO N.39 >>> Abbiamo appena modificato l’assetto societario con un presidente nuovo e alcuni nuovi ingressi tra dirigenti e soci. Stiamo procedendo anche per quanto riguarda l’iscrizione nel registro CONI come ASD.
La mia domanda è la seguente: possiamo procedere a cessare l’attuale partita iva e crearne una nuova senza rischiare nulla per quanto riguarda il titolo sportivo?
RISPOSTA N.39 >>> La risposta al Vostro quesito non può che essere negativa: infatti la cessazione della partita Iva, da parte di un soggetto ancora in attività, è prevista solo nel caso in cui il soggetto stesso non intenda più svolgere alcun tipo di attività commerciale (prestazioni di pubblicità e sponsorizzazione, proventi da gare, ecc.) ma solo ed esclusivamente attività istituzionale per la quale, quindi, non è obbligatorio il possesso del numero di partita Iva.
L'attuale partita Iva può inoltre essere cessata solo ed esclusivamente in caso di scioglimento dell'associazione. In tal caso si dovrebbe procedere alla costituzione di una nuova associazione che, però, non potrà usufruire del titolo sportivo posseduto dalla precedente associazione sciolta.
 
QUESITO N.38 >>> La nostra Asd registrata regolarmente dal 2008 al Coni e Figc ha usufruito del regime fiscale agevolato per l'iva facendo fatture di sponsor.
Quest'anno la nostra associazione ha preso la concessione di un palazzetto dello sport e all'interno della struttura ha creato un punto ristoro autorizzato con rispettiva licenza commerciale per la somministrazione di alimenti e bevande. Chiedo: è possibile dividere il ricavato degli sponsor con agevolazione IVA per attività sportiva, da quello puro commerciale cioè del bar e della struttura? Avendo una sola P.IVA ?
RISPOSTA N.38 >>> Ci sembra di capire che la Vostra associazione abbia fin qui svolto attività di natura commerciale con l'emissione di fatture di sponsorizzazione e che la stessa abbia optato per l'applicazione del regime agevolato previsto dalla Legge n.398/91.
Ciò stante, riteniamo che la gestione in convenzione del palazzetto dello sport con annesso punto di ristoro, possa essere ricondotta nell'ambito delle attività istituzionali svolte dall'associazione per cui i ricavi conseguiti seguono lo stesso trattamento fiscale previsto dal citato regime 398/91 avendo chiaramente cura di applicare a ciascun tipo di provento l'aliquota Iva corrispondente (es.10%- 20%,ecc.).
L'applicazione del regime agevolato cessa in caso di superamento del plafond di euro 250.000.
Precisiamo, infine, che ciascun soggetto fiscale può avere un solo numero di partita Iva indipendentemente dal numero delle attività svolte.
 
QUESITO N.37 >>> Siamo in procinto di cambiare la sede legale della nostra ASD (probabilmente stesso comune) e volevamo avere in merito delucidazioni circa tutti gli adempimenti da svolgere (comunicazioni all'ag. delle entrate e alla LND ed eventuali costi). Inoltre dovremmo nominare anche un nuovo presidente, e anche in questo caso vorremmo avere delucidazioni in merito agli adempimenti da svolgere e se possiamo assolverli simultaneamente ai primi.
RISPOSTA N.37 >>> Il cambio di sede e la nomina di un nuovo presidente, sotto l'aspetto fiscale, richiedono lo stesso adempimento e cioè la comunicazione all'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni dalla data di variazione, mediante la compilazione del Modello AA7/10.
Nel caso in cui dette variazioni avvenissero contestualmente, e cioè con lo stesso atto deliberativo, si può ovviamente procedere alla compilazione di un unico Modello AA7/10.
Per quanto concerne gli adempimenti federali, rivolgersi alla segreteria del Comitato.
 
QUESITO N.36 >>> La nostra società svolge la propria attività agonistica presso un impianto sportivo comunale con terreno di gioco al limite della praticabilità. Da qualche giorno abbiamo provveduto a far redigere un progetto per la realizzazione del manto erboso con annesso impianto di irrigazione, e a tal proposito volevamo sapere se la federazione, o altri enti, finanziassero con contributi a fondo perduto (anche in parte) tale iniziativa.
RISPOSTA N.36 >>> Non siamo a conoscenza di Enti che eroghino contributi a fondo perduto per iniziative simili alla Vostra. Suggeriamo di interpellare l'Istituto per il Credito Sportivo che ha, tra le proprie finalità, il finanziamento dei progetti riguardanti l'impiantistica sportiva.
 
QUESITO N.35 >>> Stiamo creando una ASD con l'obiettivo di iscriverla al prossimo campionato di serie D di calcio a 5. Vorrei chiedere un riepilogo di tutti gli adempimenti che dobbiamo svolgere per la messa in regola dal punto di vista fiscale, in modo da avere la possibilità di sottoscrivere contratti di sponsorizzazione/pubblicità e fatturarli regolarmente.
RISPOSTA N.35 >>> Dal punto di vista esclusivamente fiscale, l'associazione che prevede di svolgere attività di natura commerciale, dovrà:
- presentare all'Agenzia delle Entrate la dichiarazione di inizio attività compilando il Mod. AA7/10; l'Ufficio rilascerà contestualmente il numero di Partita IVA coincidente con il numero di codice fiscale;
- scegliere il regime fiscale che si intende adottare; se si decide di scegliere, come suggeriamo, il regime forfettario di cui alla Legge n.398/1991, bisognerà comunicare con lettera raccomandata alla SIAE la scelta di tale regime: la stessa opzione verrà poi comunicata anche all'Agenzia delle Entrate in sede di compilazione del primo Mod. Unico/Enc, allegando allo stesso il quadro VO del modello Iva e barrando la casella opzione del rigo VO 30;
- conseguentemente alla scelta del suddetto regime 398/91, l'associazione dovrà munirsi del Registro di cui al D.M. 11 febbraio 1997 (acquistabile presso i negozi Buffetti - Mod. 3297) e per il cui utilizzo , ricordiamo, non vige l'obbligo di vidimazione.
Una volta ottenuto il numero di Partita IVA l'associazione può emettere regolare fattura per le operazioni di natura commerciale.
Gli obblighi fiscali provenienti dal possesso della partita Iva sono quelli di assolvere agli adempimenti Iva (liquidazioni e pagamenti trimestrali dell'imposta dovuta) e alla presentazione della dichiarazione dei redditi (Mod.Unico/Enc) con il relativo pagamento dell'Ires e dell'eventuale Irap dovute.
I suddetti adempimenti e quelli di natura contabile sono reperibili consultando la rubrica F.A.Q. (in particolare il quesito n.3) all'interno dello Sportello Fiscale del nostro Sito Ufficiale.
 
QUESITO N.34 >>> Siamo in regime forfettario Legge n.398/91 e non abbiamo versato l'Iva dovuta per il 2° trimestre 2010. Poichè l'associazione è esonerata dalla presentazione della dichiarazione Iva, si chiede se è possibile sanare la suddetta omissione per mezzo del ravvedimento operoso, entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva per l'anno 2011 (30/09/2011).
RISPOSTA N.34 >>> Come noto, le associazioni sportive dilettantistiche che adottano il regime forfettario Iva ai sensi della legge n.398/91, sono esonerate dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili di cui agli articoli 14-15-16-18 e 20 del D.P.R. n.600/1973.
Inoltre, tali soggetti non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale Iva.
In caso di mancato versamento dell'Iva dovuta nel periodo, per individuare il termine entro il quale è possibile effettuare il ravvedimento operoso occorre considerare che, ai sensi dell'art.13, comma 1, lett.b) del D.Lgs. n.472/97, la sanzione è ridotta "ad un ottavo del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni (...) avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall'omissione o dall'errore".
Nel caso di specie, pertanto, l'associazione può sanare la propria posizione Iva ricorrendo all'istituto del ravvedimento operoso, anche se esonerata dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva.
In particolare, l'associazione stessa dovrà ravvedersi (c.d. "ravvedimento lungo") entro il termine di un anno dall'omissione" e cioè, entro il 16/08/2011.
 
QUESITO N.33 >>> La nostra ASD è in regime 398/1991 e corrisponde compensi forfettari ai tecnici fino a 4.500 Euro nell'anno di imposta. Devo presentare il Modello 770, ma devono essere iscritti (e pagare) ENPALS?
RISPOSTA N.33 >>> La Circolare n.13 emanata dall’Enpals il 7 agosto 2006, ha fornito chiarimenti su alcuni aspetti relativi alla interpretazione delle modalità di applicazione del decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 15 marzo 2005, in relazione ai compensi erogati da organismi dilettantistici.
La Circolare stessa ricorda che l’art.67 del D.P.R. n.917/1986 qualifica come redditi diversi le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche da qualunque organismo riconosciuto dal Coni, dalle Federazioni Sportive Nazionali o Enti di promozione sportiva e che persegua finalità sportive dilettantistiche.
Tale disposizione si applica, peraltro, anche ai rapporti di collaborazione cooordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.
Pertanto, tali compensi, compresi quelli corrisposti ai vostri tecnici, sono esclusi dall’assoggettamento a qualsiasi contribuzione previdenziale , compresa quella dovuta all’Enpals stessa purchè, come sopra precisato, la Vostra associazione risulti regolarmente iscritta al Registro CONI.
 
QUESITO N.32 >>> La nostra ASD è in regime di 398/1991; vorrei sapere se è possibile tenere in luogo del registro ex dm 11/02/1997 il registro iva delle fatture emesse al fine di annotare i ricavi commerciali; si incorre in qualche sanzione?
RISPOSTA N.32 >>> I soggetti che si avvalgono del particolare regime agevolato di cui alla Legge n.398/1991, sono tenuti al rispetto degli obblighi che la legge stessa impone.
In particolare, per quanto concerne gli obblighi di tenuta dei registri Iva, l'art.2, comma 2, di detta legge sancisce espressamente che i soggetti che usufruiscono di tale regime "devono conservare e numerare progressivamente le fatture di acquisto ed annotare entro il giorno 15 del mese successivo, l'ammontare dei corrispettivi e di qualsiasi altro provento conseguiti nell'esercizio di attività commerciali, con riferimento al mese precedente, nel modello di cui al Decreto del Ministero delle Finanze dell'11 febbraio 1997, opportunamente integrato".
Detto registro viene poi citato dal D.P.R. n.544 del 30/12/1999 avente per oggetto il Regolamento recante le norme per la semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in materia di imposta sugli spettacoli, il quale con l'art.9, comma 3, conferma integralmente quanto contenuto nel sopracitato art.2,comma 2, della legge n.398/91.
Di detto Registro torna poi a parlare il Ministero delle Finanze con la Circolare n.247/E del 29/12/1999 con la quale, nel fornire i primi chiarimenti alla Legge Finanziaria 2000, al punto 6.9, comma 3, ribadisce l'utilizzo "dell'apposito prospetto previsto dal D..M. 11 febbraio 1997" anche nel caso in cui venissero meno i presupposti per l'applicazione della Legge n.398/91 (es. superamento plafond).
Dalla lettura dei suddetti riferimenti normativi appare evidente ed inequivocabile l'obbligo di utilizzo del Registro di cui al D.M.11/02/1997.
Vorremmo peraltro far presente che il formato del quadro B del registro stesso, consente di annotare i ricavi commerciali secondo la loro diversa tipologia, stante la presenza di 4 colonne e considerato che, di queste, vengono solitamente utilizzate le due colonne riferite alle aliquote più ricorrenti, e cioè del 10 e del 20%.
Teniamo inoltre a sottolineare che la SIAE, in sede di verifica, richiede espressamente l'esibizione del Registro di cui al D:M. 11 febbraio 1997 e che non abbiamo pratica conoscenza dell'atteggiamento che la SIAE stessa possa assumere nel riscontrare la mancata tenuta di tale registro e, conseguentemente, degli eventuali provvedimenti adottati dall'Agenzia delle Entrate in aggiunta a quelli sanzionatori per irregolare tenuta dei registri Iva e che sono previsti dall'art.9 della Legge n.471/1997 nella misura da € 1.032,91 ad € 7.746,85 ridotta alla metà del minimo, e quindi ad € 516,46 nel caso in cui (come quello da Voi prospettato), dalla irregolarità non ne sia derivato ostacolo all'accertamento delle imposte dovute. A nostro parere detta irregolarità non dovrebbe comunque rappresentare, di per sè, motivo valido per invocare la fuoriuscita dell'associazione dal regime 398/91.
Pertanto, alla luce di quanto sopra precisato ed al fine di evitare il pagamento di sanzioni oltre che l'insorgere di un eventuale contenzioso con l'Amministrazione Finanziaria e non ravvisando, peraltro, dalla lettura del quesito particolari ed urgenti motivazioni che possano giustificare un diverso comportamento, suggeriamo la tenuta del Registro di cui al D.M. 11 febbraio 1997 (Mod.3297 Buffetti) adattandolo, magari e nei limiti del possibile, alle Vostre particolari esigenze.
 
QUESITO N.31 >>> Siamo un'A.S.D. in regime di 398/91. In questa stagione un'azienda, dopo aver con noi stipulato un regolare contratto di rapporto pubblicitario, ha chiesto di rescindere l'accordo. Avevamo già emesso la fattura e pagato regolarmente a Dicembre l'IVA, fidandoci di quanto fatto. Dato che non vogliamo intraprendere azioni legali, poiché l'Azienda un domani potrebbe comunque aiutarci, ci siamo resi disponibili a trovare una soluzione. Facciamo presente che l'Azienda non ha mai pagato la fattura. Loro ci hanno chiesto di fare una Nota di Credito. Si può fare? Oppure in alternativa come potremmo recuperare almeno l'IVA già pagata?
RISPOSTA N.31 >>> Una volta scartata l'ipotesi dell'azione legale, l'unica soluzione rimane quella di emettere una nota di credito pur se resta difficile individuarne sia la motivazione e, quindi, l'esatta dicitura da riportare sul documento (non può essere il mancato pagamento della fattura) e sia il periodo di emissione della nota stessa (lo stesso dell'emissione della fattura).
Purtroppo non ci sono altre strade alternative per il recupero dell'Iva versata, per cui si suggerisce di emettere, comunque, la Nota di Credito.
 
QUESITO N.30 >>> Una a.s.d. in regime 398/91 il 30/09/2010 ha superato il plafond di 250.000 euro; pertanto, a partire dal mese di ottobre, dovrà calcolare l'Iva del 4° trimestre 2010 non più con il metodo forfettario, bensì con il metodo normale. Si chiede di conoscere il termine di scadenza del pagamento Iva relativa al suddetto 4° trim.2010 e quale codice tributo indicare sul mod. F24 (6034 oppure 6099).

RISPOSTA N.30 >>> Con la risoluzione n.123/E del 7/11/2006, l'Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle conseguenze derivanti dal superamento da parte di una a.s.d. in regime 398/91, in corso d'anno, del limite di 250.000 euro.
Si ricorda in via preliminare che la stessa legge 398 prevede che "nei confronti dei soggetti che hanno esercitato l'opzione di cui al comma 1 e che nel corso del periodo d'imposta hanno superato il limite di 250.000 euro, cessano di applicarsi le disposizioni della presente legge con effetto dal mese successivo a quello in cui il limite è superato".
Secondo l'Agenzia delle Entrate, "...qualora l'a.s.d. consegua nel periodo d'imposta proventi per l'esercizio di attività commerciali superiori a 250.000 euro, si determinano sia ai fini Iva sia ai fini delle imposte sui redditi, due distinti periodi soggetti a differenti regimi tributari.

1) dall'inizio del periodo d'imposta fino al mese in cui è avvenuto il superamento del limite dei 250.000 euro, il reddito imponibile sarà determinato, l'Iva sarà applicata e gli adempimenti contabili saranno posti in essere secondo il regime agevolativo recato dalla legge n.398/91 e successive modificazioni;


2) dal mese successivo all'avvenuto superamento del predetto limite, fino alla fine del periodo d'imposta, si applicherà il regime tributario ordinario sia con riferimento alla determinazione dell'imposta che ai fini degli adempimenti contabili.

Nel caso specifico, pertanto, ai fini Iva il 4° trimestre 2010 deve essere considerato quale periodo autonomo nel quale l'Iva verrà calcolata secondo il metodo ordinario. Nella pratica l'Iva da versare si determina sottraendo l'Iva pagata ai fornitori per l'acquisto di beni e servizi afferenti l'attività commerciale nel periodo 01/10-31/12/2010 (Iva a credito) da quella incassata sulle fatture emesse nello stesso periodo (Iva a debito) e cioè Iva sulle fatture emesse - Iva sulle fatture d'acquisto = Iva da versare o a credito. Ciò posto, va precisato che il codice tributo da utilizzare per il pagamento dell'Iva relativa al 4° trimestre 2010 è il 6099, il cui termine di scadenza è fissato al 16 marzo 2011, salvo la volontà di provvedere al pagamento in maniera differita applicando le maggiorazioni previste dalla legge ed individuate nelle istruzioni alla compilazione della dichiarazione Iva 2011 cui si è tenuti riportando i dati riferiti al solo periodo relativo al 4° trimestre 2010.

 
QUESITO N.29 >>> La nostra società è già una S.S.D. ed è iscritta al CONI. A fine anno dobbiamo modificare la denominazione sociale, la sede sociale e la Partita Iva. Qual'è la documentazione necessaria per compiere correttamente queste operazioni? 
RISPOSTA N.29 >>> Il testo del quesito lascerebbe adito a qualche dubbio sulla effettiva operazione che la società intende effettuare; e cioè, se trattasi di semplce modifica dati o di scioglimento della vecchia società con costituzione di una nuova associazione , dal momento che il cortese lettore parla di "nuova partita Iva". Riteniamo di ben interpretare il contenuto del quesito considerando che l'operazione da effettuare sia quella di modificare la denominazione sociale con variazione dell'attuale sede.

Ciò ribadito, precisiamo che:

a) per quanto concerne la modifica della denominazione sociale, la stessa deve essere deliberata dall'assemblea ordinaria dei soci in una riunione appositamente convocata; nella stessa riunione si può anche variare la sede sociale anche se detta variazione non richiede uno specifico atto deliberativo.
b) per quanto attiene, invece, la partita Iva teniamo a sottolineare che non è necessario richiedere una nuova partita Iva, ma è sufficiente comunicare all'Agenzia delle Entrate, con mod. AA7/10, i dati variati e cioè la nuova denominazione e la nuova sede sociale, conservando, quindi, il numero di partita Iva in essere.
Ricordiamo, infine, che le suddette variazioni devono essere comunicate agli Uffici del Comitato Regionale Abruzzo (oltre che alla Siae), mentre non si rende necessaria la compilazione del Mod. EAS, essendo i dati variati già in possesso dell'Agenzia delle Entrate tramite il suddetto mod.AA7/10.
 
QUESITO N.28 >>> Sono Presidente da un anno di una ASD di Prima Categoria e sono subentrato al precedente Presidente (perché deceduto) principalmente per la mia qualità di sponsor. La società era stata oggetto di verifica (2006) e per il mancato versamento dell'IVA abbiamo ricevuto 3 giorni or sono le cartelle esattoriali. La somma da pagare è considerevole. Abbiamo la certezza che il vecchio Presidente abbia utilizzato per sé quel denaro e il dubbio che abbia fatto altrettanto nei 2 anni successivi. In capo a chi cadono le responsabilità? Economicamente non si naviga mai nell'oro... si chiude sempre sotto zero e il Presidente ripiana... Essendo all'oscuro di tutto quanto successo in precedenza, come posso salvare la Società centenaria che a causa di questa sanzione chiuderebbe?
RISPOSTA N.28 >>> Entrando nello specifico della domanda, possiamo ribadire che le responsabilità per il mancato pagamento dei debiti tributari dell'associazione (in questo caso Iva) ricadono esclusivamente sul suo rappresentante legale in carica nei vari periodi in cui si è formato il debito e che, si presume, abbia agito in nome e per conto dell'associazione stessa (a meno che il Presidente non sia in grado di provare la propria estraneità esibendo, ad esempio, deleghe di attribuzione di incarichi "specifici" ad altre persone e da queste sottoscritte per accettazione). Nel caso in questione sarebbe addirittura ipotizzabile il reato di appropriazione indebita da parte del vecchio Presidente avendo egli stesso sottratto fondi dalle casse dell'associazione a meno che tali prelevamenti non siano consistiti in restituzioni di somme da lui anticipate.
Tornando all'aspetto delle responsabilità ricordiamo che, ai sensi dell'art.38 del Codice Civile, per le obbligazioni assunte da persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune dell'associazione e che, qualora detto fondo si rilevasse insufficiente o addirittura inesistente, delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente, e quindi anche con i propri beni , le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione (di solito il Presidente, salvo, come detto sopra, prova contraria).
Per quel che concerne il presente e il futuro della Vostra associazione riteniamo che la stessa possa continuare a svolgere la sua normale attività dal momento che per la situazione debitoria pregressa il rischio è la perdita dell'eventuale fondo comune, laddove presente, (fermo restando, come già precisato, il personale coinvolgimento nel pagamento dei debiti di colui o coloro che hanno agito per conto dell'associazione) ed escludendo l'ipotesi di eventuali richieste di fallimento dell'associazione stessa da parte dei creditori (in questo caso l'Agenzia delle Entrate e/o l'Ente esattoriale); ma quello del fallimento è e rimane una questione piuttosto dibattuta sia in dottrina che in giurisprudenza.
In conclusione auspichiamo che la negativa esperienza vissuta dalla Vostra associazione sia di monito e di stimolo per attuare una oculata, regolare e trasparente gestione improntata sul rispetto delle attuali normative vigenti prestando particolare attenzione ad assolvere gli obblighi assunti, in primis, al pagamento dei debiti tributari.
 
QUESITO N.27 >>> Sono il Presidente di una ASD in regime di 398/91, vorrei sapere se la tassazione IRES avviene sui ricavi commerciali fatturati oppure sui ricavi commerciali incassati nell'anno di imposta.
RISPOSTA N.27 >>> La tassazione ai fini Ires delle a.s.d. in regime 398/91 avviene applicando il principio di "cassa", e cioè sui ricavi commerciali effettivamente incassati; nel mentre, ai fini Iva, vige il principio di "competenza" e cioè l'imposta dovuta viene calcolata sui ricavi commerciali fatturati nel periodo, anche se non ancora incassati.
 
QUESITO N.26 >>> Non avendo partita iva, avendo una società in regime fiscale forfettario, in base alla legge 398/91, volevo cortesemente sapere quale documentazione è valida per un eventuale sponsorizzazione per la ditta ai fini di deduzione fiscale delle spese di sponsorizzazione sostenute, e che cosa eventualmente la ditta recupera.
RISPOSTA N.26 >>> Il mancato possesso della partita Iva fa presumere che l'associazione non abbia, fino ad ora, effettuato operazioni continuative di natura commerciale e, quindi, la conseguente estraneità della stessa all'assolvimento di adempimenti fiscali (Iva - Redditi).
Rispondendo al quesito posto va innanzitutto precisato che, ancor prima di effettuare una prestazione di sponsorizzazione o di pubblicità, l'associazione deve richiedere l'attribuzione della Partita Iva utilizzando il mod. AA7/10 da presentare all'Agenzia delle Entrate.

Una volta in possesso della Partita Iva, a fronte della prestazione di sponsorizzazione è necessario quanto segue:
1) stipulare il contratto di sponsorizzazione sottoscritto dalle parti, redatto in duplice copia e recante l'apposizione del timbro postale per data certa;
2) emettere relativa fattura con applicazione dell'aliquota Iva del 20%;
3) versare l'Iva in fattura nella misura forfettaria del 90%.

L'azienda sponsorizzata, al ricevimento della fattura, provvederà ad effettuare il relativo pagamento attraverso operazione "tracciabile" e cioè con assegno di c/c o mediante bonifico bancario, e conserverà la fattura ricevuta allegando alla stessa: il contratto di sponsorizzazione e fotocopia del documento comprovante il pagamento effettuato.
Va precisato, infine, che lo sponsor ha diritto a dedursi l'intero importo corrisposto dal proprio reddito ai sensi di quanto disposto dall'art.108, comma 2, del T.U.I.R. .
 
QUESITO N.25 >>> Una società sportiva che da 10 anni non fa più attività con la FIGC, né con altre federazioni, può continuare ad usufruire delle agevolazioni della legge 398/91? Il proprio impianto è stato locato per rimessaggio autocarri e la relativa IVA viene versata in regime della 398/91, così come le prestazioni pubblicitarie regolarmente fatturate.
RISPOSTA N.25 >>> Dalla lettura del quesito non si riesce a comprendere il significato da attribuire alla frase "da 10 anni non fa più attività con la FIGC e nè con altre federazioni".
Ricordiamo che i presupposti per poter usufruire della Legge n.398/91 sono i seguenti:
1) svolgimento di attività sportiva dilettantistica;
2) affiliazione alle federazioni sportive o enti di promozione sportiva nazionali;
3) indicazione nella denominazione sociale della finalità sportiva o del carattere dilettantistico dell'attività svolta;
4) adeguamento dello Statuto ai sensi dell'art.90 della Legge n.289/2002 e successive modificazioni;
5) proventi di natura commerciale conseguiti nel periodo d'imposta precedente per un importo non superiore a 250.000 euro;
6) opzione esercitata mediante le modalità di cui al D.P.R. n.442/1997.

Pertanto, la Vs. società sportiva potrà continuare ad applicare il regime previsto dalla suddetta 398/91 soltanto se, prioritariamente, svolge effettivamente attività sportiva dilettantistica e risulta ancora affilliata ad una federazione sportiva nazionale o ad un ente nazionale di promozione sportiva riconosciuta ai sensi delle leggi vigenti.

Una volta accertato il ricorrere delle suddette condizioni, verificare se la Vs. società sportiva è in possesso anche degli altri requisiti richiesti, e cioè volume d'affari dell'anno precedente inferiore a 250.000 euro e avvenuto adeguamento dello Statuto alle normative previste dall'art.90 della Legge n.289/2002.
In assenza anche di uno qualsiasi dei suddetti requisiti, la Vostra società non potrà usufruire delle agevolazioni previste dalla legge n.398/91 e dovrà versare l'Iva applicando il normale criterio previsto per il regime ordinario (cioè Iva da Iva).
 
QUESITO N.24 >>> Un'azienda commerciale quest'anno ha deciso di sponsorizzare la nostra società calcistica. L'importo della sponsorizzazione servirà per l'acquisto dell'abbigliamento sportivo. La mia società calcistica gli ha proposto, anziché farci sponsorizzare, di far fatturare al fornitore il materiale direttamente alla sua ditta. Cosa cambia a livello fiscale e di benefici fiscali, tra avere fattura di sponsorizzazione dalla società calcistica o dal fornitore del materiale? Nella fattispecie noi società di calcio asd dobbiamo emettere fattura allo sponsor anche nel caso in cui il corrispettivo sia costituito da beni?
RISPOSTA N.24 >>> Allorquando una associazione sportiva dilettantistica, in qualunque regime fiscale operi, effettua una prestazione di sponsorizzazione, ha l'obbligo di emettere fattura allo sponsor indipendentemente dalle modalità di pagamento di detta prestazione.
Nel caso specifico, detto pagamento avverrebbe mediante la consegna diretta da parte dello sponsor del materiale sportivo che, si presume, già rechi il marchio dello stesso.
Nulla cambia per l'associazione, che dovrà comunque emettere fattura allo sponsor per l'importo della prestazione di sponsorizzazione, quantomeno equivalente al valore del materiale ricevuto, nel mentre lo sponsor, che ha già ricevuto dal fornitore la fattura di acquisto di detto materiale, dovrà emettere nei confronti dell'associazione una fattura di vendita per il valore dei beni ceduti (stesso importo della fattura d'acquisto).
A livello di benefici fiscali tale tipo di operazione non riveste particolarità diverse dalle operazioni di sponsorizzazione regolate mediante pagamento tramite assegno di c/c o bonifico bancario, dal momento che l'azienda "sponsor" può dedurre l'intero importo della sponsorizzazione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, del T.U.I.R. (per la competenza temporale di tale deduzione rimandiamo la Vostra attenzione alla lettura di quanto da noi al riguardo pubblicato sulla rubrica "Notiziario Fiscale" all'interno del nostro Sito Ufficiale).
L'associazione, nel caso in cui operi nel regime agevolato di cui alla Legge n.398/91, provvederà al versamento dell'Iva risultante in fattura nella misura forfettaria del 90% di detto importo, oltre ad assoggettare il ricavo conseguito a tassazione Ires/Irap, sempre secondo i criteri previsti dal citato regime agevolato (in misura del 3% dell'imponibile esposto in fattura).
 
QUESITO N.23 >>> Il Presidente della ns. a.s.d. non ha pagato l'Iva negli anni 2007, 2008, 2009 all'insaputa del Consiglio Direttivo vigente in quegli anni. Dopo un accertamento fiscale da parte della SIAE è emersa tale omissione. L'Agenzia delle Entrate ha inviato al Presidente le cartelle di pagamento. Il responsabile è esclusivamente il Presidente o anche la nostra a.s.d.?
RISPOSTA N.23 >>> Supponiamo che la Vs. a.s.d. sia priva di riconoscimento giuridico, nel qual caso opera l'art.38 del C.C. il quale stabilisce che per le obbligazioni assunte da tali associazioni risponde "in primis" l'associazione stessa con il proprio "fondo comune" e, nel caso in cui tale fondo non fosse sufficiente per soddisfare il debito, viene chiamato a risponderne il rappresentante legale (chiaramente al pagamento della eventuale differenza o, addirittura, dell'intero debito in caso di inesistenza del suddetto fondo).
Occorre anche ricordare che, al riguardo, è recentemente intervenuta la Sentenza n.19486 del 10/09/2009 della Corte di Cassazione che ha sancito l'importante principio secondo
il quale la suddetta responsabilità sussidiaria, personale e solidale del rappresentante legale dell'associazione, in presenza di debiti tributari, non è collegata alla semplice titolarità della carica ricoperta ma si fonda sull'attività negoziale concretamente svolta.
In altri termini, il Presidente della Vostra associazione potrebbe evitare di essere chiamato al pagamento dei suddetti debiti tributari solo qualora fosse in grado di "provare" che la
colpa del mancato pagamento dell'Iva è da attribuire ad altro soggetto interno o esterno all'associazione stessa esibendo, ad esempio, deleghe o lettere d'incarico.

N.B. Il tema è ampiamente trattato nelle rubriche "Notiziario Fiscale" e "F.A.Q.-Domande e risposte" all'interno della pagina "Sportello Fiscale" del nostro Sito Ufficiale.
 
QUESITO N.22 >>> I premi di preparazione sono soggetti ad Iva? E come vengono tassati?
RISPOSTA N.22 >>> Parliamo di cessione degli atleti dilettanti, in un primo caso, quando il sodalizio dilettantistico riceve una somma nel caso in cui un suo atleta sottoscriva per la prima volta un contratto da professionista. Dal punto di vista tecnico, la cessione viene qualificata come "premio di addestramento o formazione tecnica". Sotto il profilo fiscale, il premio di addestramento non concorre alla formazione del reddito dell'associazione/società che lo percepisce, se l'associazione/società dilettantistica applica le disposizioni di cui all'art. 3 della legge n.398/91. Se il sodalizio che riceve il premio di addestramento non è in regime 398/91, dovrà considerare la somma ricevuta come imponibile agli effetti fiscali. In ogni caso, poi, il premio di addestramento è esente da Iva e deve essere fatturato in regime di esenzione ai sensi dell'art.10 del D.P.R. n.633/72 (così dispone la legge n.91/81). In ogni caso, il premio di addestramento va necessariamente reinvestito nel perseguimento di attività sportiva.
Diversa dalla fattispecie sopradescritta è, invece, l'ipotesi in cui, in caso di trasferimento del giocatore, le due società dilettantistiche (una di "vecchia" appartenenza e l'altra di nuova acquisizione) si accordano per riconoscere un "corrispettivo". In questo caso, in pratica, si "acquista" il calciatore nel vero e proprio senso del termine, cioè si paga alla società cedente una somma per ottenere il diritto a beneficiare delle prestazioni sportive dell'atleta stesso.
Questa fattispecie integra una operazione di natura commerciale, che dà luogo a compensi imponibili per la società cedente sia ai fini del reddito che ai fini Iva con emissione di regolare fattura applicando l'aliquota dell'Iva ordinaria del 20 per cento.
 
QUESITO N.21 >>> Potrei avere chiarimenti sulla rendicontazione degli incassi e dei pagamenti per gli enti sportivi dilettantistici ?
RISPOSTA N.21 >>> L’articolo 25, quinto comma, della legge 133 del 1999 ha introdotto specifiche disposizioni riguardanti le modalità con cui devono essere effettuati i pagamenti a favore di società, enti o associazioni sportive dilettantistiche ed i versamenti da questi effettuati, se d’importo superiore ad euro 516,46.
Sono compresi tra gli enti destinatari della norma non solo le società ed associazioni sportive dilettantistiche, ma anche il Coni, le Federazioni Sportive Nazionali, gli Enti di promozione sportiva e le Discipline Sportive Associate.


Caratteristiche
Ogni entrata ed uscita dell’associazione o ente sportivo deve transitare necessariamente da uno o più conti correnti bancari o postali, se di ammontare superiore ad euro 516,46.
La disposizione riguarda qualsiasi tipo di entrata ed uscita dell’associazione, sia riferita all’attività istituzionale che all’attività commerciale.
A titolo esemplificativo la norma enumera tra le entrate:
- le erogazioni liberali
- i contributi a qualsiasi titolo corrisposti
- le quote associative
- i proventi commerciali (sia imponibili che esclusi)
Tra le uscite vengono invece indicati:
- i pagamenti relativi all’attività istituzionale
- i pagamenti di compensi sportivi di cui all’art. 67, comma 1, lett. m) del Tuir
- i pagamenti relativi ad eventuale attività commerciale.


Forme ammesse
Secondo l’Amministrazione Finanziaria il transito attraverso conti correnti bancari o postali si intende effettuato correttamente quando sono espressamente indicati il soggetto erogante e quello percipiente dell’operazione.
Pertanto, le forme di pagamento che, con elencazione non esaustiva, assolvono tale obbligo sono le seguenti:
- bonifico bancario
- bollettino di conto corrente postale
- assegno bancario o postale non trasferibile
- assegno circolare non trasferibile tratto sul conto corrente bancario o postale dell’ente o associazione sportiva
- bancomat
- carta di credito
Sono dunque esclusi gli assegni bancari ordinari o circolari senza la clausola di non trasferibilità, in quanto la destinazione finale non è certa e trasparente.


Conseguenze
L’articolo 25, comma 5, della Legge 133 del 1999 prevede che i pagamenti o i versamenti non inferiori ad euro 516,46 effettuati con modalità diverse da quelle indicate nel precedente paragrafo, comportano, in caso di associazioni che si avvalgono delle disposizioni di cui alla legge n. 398 del 1991, la decadenza dalle agevolazioni previste dalla legge medesima e l’applicazione di una sanzione pecuniaria (da euro 258,23 ad euro 2.065,83) per l’associazione inadempiente.
 
QUESITO N.20 >>> Si potrebbero avere chiarimenti in relazione alle modalità di presentazione del Mod.EAS, previsto dall'art.30 del D.L. 29.11.2008,n.185, convertito, con modificazioni, dalla L. 28.01.2009, n.2, in caso di variazione dei dati identificativi del rappresentante legale dell'associazione?
In particolare, si chiede di conoscere se nel caso in cui cambi il rappresentante legale (Presidente) o intervenga una variazione dei dati relativi all'associazione debba essere presentato, entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione, un nuovo modello di comunicazione.
RISPOSTA N.20 >>> Al riguardo si osserva che la presentazione del Mod.EAS risponde, come precisato nei documenti di prassi in materia, all'esigenza di acquisire i dati e le notizie necessarie a conoscere e monitorare gli enti associativi, con l'obiettivo di tutelare le vere forme associazionistiche incentivate dal legislatore e, conseguentemente, concentrare l'azione di controllo fiscale sulle pseudo-associazioni.
Coerentemente a tale finalità, nelle istruzioni per la compilazione del Mod.EAS è stato precisato che, ad eccezione di alcuni dati espressamente segnalati, il modello deve essere nuovamente presentato nel caso in cui i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali subiscano variazioni. In proposito si osserva che, nel fornire chiarimenti in merito alla comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi, è stata segnalata l'opportunità di evitare duplicazioni di comunicazioni in caso di informazioni già in possesso della Pubblica Amministrazione, ciò in conformità alle disposizioni in materia di Statuto del contribuente (cfr.C.M. 29.10.2009, n.45/E). In base a tale indirizzo deve ritenersi che la comunicazione della variazione dei dati relativi al rappresentante legale dell'ente, attraverso la presentazione di un nuovo mod.EAS, non sia necessaria ove l'anzidetta informazione risulti dalle notizie già in possesso dell'Amministrazione Finanziaria.
Si ricorda, al riguardo, che le variazioni dei dati del rappresentante legale e, più in generale, dei dati relativi all'ente, devono essere comunicate, entro 30 giorni, all'Agenzia delle Entrate utilizzando:

a) il modello AA5/6 per i soggetti non titolari di partita Iva;
b) il modello AA7/10 per le associazioni titolari di partita Iva.

Pertanto, con riferimento al quesito posto, non è necessario comunicare attraverso un nuovo modello EAS le variazioni dei dati delle sezioni "Dati relativi all'Ente" e "Rappresentante legale" già comunicate rispettivamente nel quadro B "Soggetto d'imposta" e nel quadro C "Rappresentante" dei modelli AA5/6 e AA7/10.
Cogliamo l'occasione per ricordare che sull'argomento sono già presenti altre informazioni nella sezione "Notiziario" dello "Sportello Fiscale" all'interno del nostro sito ufficiale.
 
QUESITO N.19 >>> Si chiede di conoscere se è obbligatoria la vidimazione del registro IVA di cui al D.M. 11/02/1997.
RISPOSTA N.19 >>> Tutti i registri fiscali sono esenti da qualsiasi vidimazione iniziale. Al contrario le pagine del registro devono essere numerate indicando anche l'anno di riferimento es 1/2010-2/2010 e non di quello in cui si effettua la stampa. E' ammessa la numerazione della pagina anche "al momento" della stampa. Attenzione! Quanto sopra affermato non contrasta con il contenuto della Circolare n.21 emanata dalla Figc/Lnd in data 17/12/2010 la quale richiama "l'opportunità" e non la "obbligatorietà" di detta vidimazione.
 
QUESITO N.18 >>> Un'associazione sportiva dilettantistica senza personalità giuridica accusa nei confronti del Fisco un debito di una certa consistenza per Iva non versata relativa a diverse annualità. Precisato che l'importo del debito non ha mai superato, in ciascuna annualità, l'importo di euro 50.000, si chiede di conoscere se per il pagamento dell'intero debito risponde solo l'associazione con il proprio fondo comune (quasi nullo) o se, invece, può essere chiamato a risponderne solidalmente anche il presidente dell'associazione in carica nei vari periodi in cui si è formato tale debito. Sembrerebbe che la Sentenza n.19486 del 10/09/2009 emessa dalla Corte di Cassazione, escluderebbe tale eventualità, ma poichè emergono interpretazioni difformi tra loro di detta sentenza, sarebbe gradito avere un vostro parere al riguardo.
RISPOSTA N.18 >>> L'articolo 38 del Codice Civile stabilisce che per le obbligazioni delle associazioni non riconosciute non risponde solo l'associazione con il proprio fondo comune, ma anche personalmente ed in via solidale i soggetti che hanno agito in nome e per conto dell'associazione stessa (di norma il Presidente). Con la sentenza n.19486 del 10/09/2009, però, la Corte di Cassazione ha precisato che il rappresentante legale di una associazione non riconosciuta non è responsabile davanti all'Amministrazione Finanziaria delle obbligazioni assunte, quando "la responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell'associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell'associazione, bensì all'attività negoziale concretamente svolta per conto di essa e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra questa e i terzi". Ne consegue che il presidente dell'associazione dovrebbe uscire dalla vicenda senza dover sopportare particolari conseguenze solo nel caso in cui fosse in grado di provare che la responsabilità dei debiti tributari è a carico di un altro soggetto.
N.B. il presente quesito è stato posto dal nostro Presidente del Collegio dei Revisori all'Esperto Risponde de Il Sole 24 Ore e la sopra trascritta risposta è quella riportata sull'inserto n.71 del 27/09/2010 dello stesso quotidiano.
 
QUESITO N.17 >>> Dal 2005 sono presidente di una A.S.D.regolarmente affiliata; si chiede di sapere se devo rispondere in solido del pagamento di una parcella presentata da un professionista per consulenza prestata all'associazione e mai pagata.
RISPOSTA N.17 >>> Il tema della responsabilità patrimoniale solidale dei presidenti delle associazioni nasce dalla previsione dell'articolo 38 del codice civile, che prevede che per le obbligazioni delle associazioni non riconosciute non risponde solo l'associazione con il proprio fondo comune, bensì rispondono anche personalmente e in via solidale i soggetti che hanno agito in nome e per conto dell'associazione stessa, di norma il presidente o i consiglieri. Pur tenendo conto di ciò, occorre rilevare che la sentenza della Corte di Cassazione, n.19486 del 10/09/2009, ha precisato che il rappresentante legale di una associazione non riconosciuta non è responsabile davanti all'amministrazione fiscale delle obbligazioni assunte, in quanto " la responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell'associazione non riconosciuta non è collegata alla semplice titolarità della rappresentanza dell'associazione, bensì all'attività negoziale concretamente svolta per conto di essa e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra questa e terzi". Si può ritenere, quindi, che con la sentenza in oggetto, la Corte di Cassazione abbia enunciato un principio che si estende a qualunque rapporto con i terzi, quindi (nel caso spesifico) anche alla richiesta del professionista non liquidato. La responsabilità del pagamento della parcella si estenderà alla sfera patrimoniale del soggetto che ha concretamente assunto impegni in tal senso con il professionista stesso.
 
QUESITO N.16 >>> I movimenti di cassa, nello specifico il pagamento della quota sociale annuale di un ASD, qualora sia superiore ai 516,46 euro, deve essere effettuato mediante uno strumento rintracciabile (bonifico, assegno) o può essere incassato in contanti? Qualora fosse obbligatoria la rintracciabilità della movimentazione, e la riscossione della quota sociale avvenisse a rate semestrali inferiori alle 516,46 euro, si può incassare contante?
RISPOSTA N.16 >>> La norma che, all'origine, ha disciplinato le modalità di effettuazione dei pagamenti e degli incassi di importo unitario superiore ad euro 516,46 da parte delle società ed associazioni sportive dilettantistiche, è contenuta nella Legge n.133/1999, art.25, a fronte della quale è stato poi emanato il D.M. n.473/1999 recante il Regolamento per le norme di attuazione di detta Legge.
In aggiunta ai suddetti provvedimenti legislativi è stata poi emanata la Circolare n.43/E dell'8 marzo 2000 con la quale l'Agenzia delle Entrate ha ulteriormente precisato che gli incassi ed i pagamenti di importo unitario superiore ad euro 516,46 effettuati dalle associazioni sportive dilettantistiche, devono essere disposti in maniera "tracciabile" e cioè attraverso conti correnti bancari o postali oppure attraverso carte di credito o bancomat o, ancora, altri sistemi di pagamento che consentano concretamente lo svolgimento di efficaci controlli.
Al riguardo, l'art.4, comma 3 del D.M. n.473/79 prevedeva, ad esempio, che in caso di erogazione liberale a favore di una associazione sportiva dilettantistica per un importo superiore ad euro 516,46 ed il cui versamento nelle casse sociali fosse avvenuto per contanti (quindi con modalità difformi da quelle consentite), tale somma concorreva a formare il reddito dell'associazione percipiente, mentre non poteva essere dedotto dal reddito del soggetto erogante.
Quale completamento normativo è intervenuto anche l'art.37, comma 2, della Legge n.342/2000 che ha modificato l'art.25 della Legge n.133/99 e che prevede direttamente le sanzioni connesse alla mancata ottemperanza degli obblighi di documentazione, ma la portata è in parte ridotta rispetto alla precedente disciplina del decreto ministeriale.
Ricordato che le società ed associazioni sportive in regime 398/91 devono rispettare le suddette modalità di "tracciabilità" per gli incassi e pagamenti "di qualsiasi natura" il cui importo unitario è superiore ad euro 516,46 precisiamo che l'inosservanza comporta la "decadenza delle agevolazioni fiscali previste dalla legge n.398/91" e l'applicazione delle sanzioni di cui all'art.11 del D.Lgs.18/11/1997 n.41 ( sanzione pecuniaria da € 258,23 ad € 2.065,83)
Rispondendo al quesito posto si può quindi asserire che il versamento della quota sociale annuale di importo superiore ad € 516,46, se in unica soluzione, non può essere effettuata per contanti essendo,come abbiamo visto, obbligatoria la tracciabilità dell'operazione, ma che se la riscossione avvenisse in due rate semestrali inferiori ad € 516,46 ciascuna, i due versamenti possono essere effettuati in contanti.
Precisiamo, infine, che sulla ricevuta rilasciata dall'associazione, di qualunque importo essa sia, non va applicato il bollo essendo il versamento di quote sociali esonerato da tale imposta. 
 
QUESITO N.15 >>> Vorrei sapere se una volta superato il plafond di Euro 250.000,00 nell'esercizio 2010/2011 ed essendo quindi passati automaticamente al regime ordinario (per il periodo successivo al superamento), l'anno dopo (nella stagione 2011/2012) è possibile tornare al regime agevolato oppure siamo costretti a rimanere in quello ordinario? E nel secondo caso, per quanto tempo? Ossia, se nell'esercizio successivo (2011/2012) rimaniamo sempre al di sotto della soglia di Euro 250.000,00, possiamo tornare al regime agevolato l'anno dopo (2012/2013)?
RISPOSTA N.15 >>> Il presupposto per l'applicazione del regime agevolato previsto dalla Legge 398/1991 è che non venga superato il limite di € 250.000 di proventi derivanti da attività commerciale.
Ai sensi dell'art.1, comma 2, della stessa Legge 398, nei confronti di coloro che nel periodo d'imposta hanno superato il suddetto plafond, cessano di applicarsi le previste agevolazioni con effetto dal mese successivo a quello in cui il limite stesso è stato superato.
La Circolare ministeriale n.43/E dell' 8 marzo 2000, interpretando la suddetta norma, ribadisce che l'applicazione dei tributi con il regime ordinario dovrà avvenire dal mese successivo a quello in cui sono venuti meno i requisiti di appartenenza al regime agevolato.
Quanto alla possibilità di utilizzare nuovamente il regime forfettario della 398 già dall'anno successivo a quello in cui si è verificato lo splafonamento, e dando per scontato che nel corso di tale anno venga rispettato il limite di € 250.000, ciò non risulta possibile in quanto, appunto, presupposto per l'applicazione del regime agevolato è che il suddetto limite non sia oltrepassato "nel corso dell'anno precedente" rispetto a quello in cui si vuole applicare detto regime.
Rispondendo al quesito posto, si può quindi affermare che nella stagione 2011/2012 l'associazione non potrà usufruire del regime agevolato, mentre tornerà ad applicarlo nel 2012/2013 qualora nel 2011/2012 non supererà il limite di € 250.000 (limite che, molto probabilmente, sarà presto aumentato).
Suggeriamo la lettura del Quesito n.6 presente sulla pagina "Sportello fiscale" per avere delucidazioni sulle modalità di compilazione del Modello Unico/Enc in caso di superamento del plafond nel corso dell'esercizio.
 
QUESITO N.14 >>> Ad alcuni giocatori, oltre ad un compenso di euro 750 mensili si vuole riconoscere un rimborso spese giornaliero per i km percorsi quotidianamente e per il vitto e/o l'alloggio a cui penserebbero i giocatori direttamente. Si chiede di sapere se il rimborso spese giornaliero suddetto è soggetto o meno a tassazione.
RISPOSTA N.14 >>> La discliplina fiscale applicabile ai rimborsi erogati nell'esercizio di attività sportiva dilettantistica, è quella prevista dall'art. 69 del D.P.R. n. 917/1986 (T.U.I.R.).
In base a tale norma si desume chiaramente che i rimborsi spese, di qualsiasi tipo e anche se privi di documentazione, sono in ogni caso esclusi dalla tassazione (quindi non soggetti a ritenuta d'acconto) se le somme corrisposte non superano, nel corso dell'anno di imposta (01 gennaio-31 dicembre) il limite massimo di € 7.500.
Qualora l'importo corrisposto superi tale limite, occorre operare una ritenuta a titolo di imposta (cioè una-tantum a titolo definitivo) nella misura del 23% + 0,90% di addizonale regionale sulla somma eccedente € 7.500 e fino ad € 20.658,28; nel mentre, sulle somme eccedenti l'importo di € 20.658,28 va operata una ritenuta a titolo di acconto (cioè occorrerà procedere all'eventuale conguaglio da parte del percettore in sede di compilazione della propria dichiarazione dei redditi) sempre nella suddetta misura del 23,90%.

Ciò precisato, passiamo ad esaminare il quesito posto che ipotizza tre diversi tipi di rimborso:
1) rimborso forfettario mensile;
2) rimborso chilometrico;
3) rimborso per vitto e alloggio.

Ciascuno di detti tipi di rimborso va analizzato singolarmente al fine di poterne determinare la disciplina fiscale applicabile.

1- RIMBORSO MENSILE
rappresenta la somma che viene solitamente erogata al calciatore per le sue prestazioni sportive a favore dell'associazione; l'importo corrisposto CONCORRE a formare il plafond di franchigia di € 7.500 ed è esente da tassazione qualora il calciatore non superi, nel corso del periodo di imposta, il suddetto limite. Onde poter verificare se ricorre questa circostanza, al calciatore che proviene da altra società si richiede la sottoscrizione di una dichiarazione con la quale attesti l'importo di eventuali somme percepite dal 1 gennaio alla data del tesseramento. Qualora l'importo complessivo percepito a fine anno dovesse superare la franchigia di € 7.500, le somme eccedenti vengono assoggettate a tassazione con le modalità prima precisate.

2- RIMBORSO CHILOMETRICO
occorre distinguere se trattasi di rimborso a piè di lista e per trasferte effettuate fuori dal territorio comunale ove ha sede l'Associazione, oppure di rimborso forfettario e per spostamenti effettuati nell'ambito del Comune precisando quanto segue:
a) i rimborsi a piè di lista erogati, cioè, in base alla percorrenza effettiva dell'automezzo di proprietà del calciatore e se si riferiscono a trasferte effettuate al di fuori del territorio comunale, sicuramente NON SONO SOGGETTI a tassazione in quanto sono considerati come "ristoro" di spese vive sostenute e NON CONCORRONO alla formazione del minimale di franchigia di € 7.500.
b) contrariamente, se i rimborsi chilomentrici vengono corrisposti in "misura forfettaria" (ad esempio € 50 per ciascuna trasferta) oppure, per percorrenze effettuate nell'ambito del territorio comunale, i rimborsi stessi SONO SOGGETTI a tassazione per gli importi che eccedono la solita franchigia di € 7.500.

3 - RIMBORSO PER VITTO E ALLOGGIO
anche qui occorre distinguere se trattasi di rimborso corrisposto al calciatore che, avendo la propria residenza in luoghi lontani dal Comune ove ha sede l'Associazione, decide o gli viene proposto di fissare la propria dimora nel Comune stesso; in questo caso rimangono forti dubbi che gli eventuali rimborsi corrisposti per le spese di vitto e alloggio possano beneficiare della discliplina fiscale prevista dal sopra menzionato art. 69. Infatti, detto articolo recita testualmente che " non concorono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto e all'alloggio sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale ove ha sede l'associazione". In sostanza ci sembra di poter dedurre che l'elemento di rilevanza fiscale consista nella "prestazione" che, per altro, deve essere effettuata fuori dal territorio comunale. Di conseguenza, ci sembra di poter affermare che il rimborso corrisposto al calciatore per le spese di vitto e alloggio vada considerato alla stessa stregua dei rimborsi forfettari e, quindi , ASSOGGETTATO A TASSSAZIONE, sempre limitatamente agli importi che eccedono la franchigia di € 7.500.

Riportiamo due esempi pratici.

Esempio n. 1:

rimborso forfettario € 7.000
rimborso chilometrico analitico per trasferte fuori sede € 1.200
importo complessivo rimborsi € 8.200
il calciatore può beneficiare dell'esenzione da tassazione sia dell'importo relativo al rimborso forfettario, perchè inferiore ad € 7.500 e sia dell'importo relativo al rimborso chilometrico in quanto, trattandosi di rimborso analitico relativo a trasferte fuori sede è esente da tassazione in base all'art. 69 e, inoltre, non concorre nel computo del limite di franchigia.

Esempio n.2:
rimborso forfettario € 7.000
rimborso chilometrico analitico per trasferte fuori sede € 1.200
rimborso spese vitto e alloggio € 3.000
importo complessivo rimborsi € 11.200
il trattamento fiscale di detti rimborsi sarà il seguente:
- € 1.200 esclusi da tassazione per i motivi precisati nell'esempio n. 1
- € 7.500 esclusi da tassazione quale importo all'interno della franchigia
- € 2.500 soggetti a ritenuta d'acconto a titolo d'imposta sostitutiva del 23,90%.
Si forniscono alcune precisazioni e suggerimenti:
- all'inizio della stagione sportiva il Consiglio Direttivo dell'Associazione dovrà determinare il valore da rimborsare per ogni chilometro percorso facendo naturalmente riferimento alle tabelle ACI;
- rilasciare esplicita autorizzazione all'utilizzo delle proprie autovetture da parte di calciatori e/o tecnici.
Raccomandiamo di prestare particolare attenzione alla gestione dei rimborsi, ricordando che i pagamenti superiori a € 516,46 non possono avvenire per contanti; per cui, a fronte di una ricevuta di importo superiore ad € 516,46, dovrà corrispondere il pagamento tramite assegno o bonifico bancario.
Sulle ricevute rilasciate va apposta un marca da bollo di € 1,81 qualora l'importo della ricevuta stessa superi € 77,47.
 
QUESITO N.13 >>> Vorei sapere che codice bisogna dare all'agenzia delle entrate per l'apertura di partita iva, dato che siamo una nuova società che si iscriverà al prossimo campionato.
RISPOSTA N.13 >>> Per la richiesta di attribuzione della partita I.V.A. bisogna utilizzare il Mod. AA7/10 da presentare all'Agenzia delle Entrate, rispettando la seguente procedura:
- compilare il quadro A barrando la casella 2 e indicando la data di inizio dell'attività di natura commerciale (la data non può essere antecedente a 30 giorni dalla data di presentazione del modello);
- compilare il quadro B trascrivendo la denominazione dell'associazione, indicando la natura giuridica con il codice 12, la sede legale e il codice attività 931910;
- compilare il quadro C riportando i dati relativi al Presidente in carica e indicando come codice di carica 1.
Qualora l'associazione volesse optare per il regime agevolato previsto dalla Legge n.398/91, si suggerisce di allegare al suddetto modello AA7/10 anche il quadro VO, scaricabile da Internet sul sito dell'Agenzia delle Entrate nella pagina "Modulistica IVA " e debitamente compilato nella Sezione 3, barrando la casella Opzione al rigo VO 30.
 
QUESITO N.12 >>> Sono il nuovo presidente di una società dilettantistica che ha richiesto il cambio di nome e sede sociale mantenendo la stessa matricola della vecchia denominazione sociale. Può la nuova associazione che rappresento da poco - essendo stato nominato presidente - emettere fatture o ricevere fatture (acquisti/vendite) nel frattempo che dalla FIGC di Roma venga ratificato il cambio di denominazione sociale? Può anche fare uso della nuova denominazione - per esempio sito internet, carta intestata - per la nuova stagione iniziata da poco?
RISPOSTA N.12 >>> Il cambio di nome e sede sociale comporta, ai fini fiscali, la relativa comunicazione all'Agenzia delle Entrate dei dati variati, utilizzando il Mod. AA7/10, entro 30 giorni dalla data dell'avvenuta variazione .
Pertanto, una volta espletato tale adempimento, si può procedere alla emissione delle fatture usando la nuova denominazione; allo stesso modo si potrà comunicare ai fornitori la nuova denominazione che dovrà risultare sulle fatture che andranno ad emettere.
Il numero di partita IVA rimarrà la stessa e l'associazione avrà cura di riportare la nuova denominazione sui modelli fiscali dichiarativi (Unico - 770 - EAS, ecc.) che andrà a compilare, tenendo presente che, qualora la variazione sia intervenuta nel corso dell'esercizio, i modelli dichiarativi dovranno contenere i dati "complessivi" sommando quelli riferiti alle operazioni effettuate con la vecchia denominazione a quelle effettuate con la nuova denominazione sociale.
La comunicazione di variazione della denominazione e della sede sociale va fatta anche alla SIAE ed agli altri Enti con cui l'associazione ha rapporti.
Non sussistono impedimenti di natura fiscale nel fare uso, già da subito, della nuova denominazione sul sito internet o sulla carta intestata (tranne che su quella utilizzata per la fatturazione nel rispetto dei termini sopra precisati).
 
QUESITO N.11 >>> La nostra è una A.s.d. senza personalità giuridica. Siamo intenzionati a trasformarla in un'A.s.d. con personalità giuridica. Come ci dobbiamo comportare, quale la prassi da seguire? Ovviamente mantenendo sempre il principio della non distribuzione degli utili tra i soci.
RISPOSTA N.11 >>> Il riconoscimento della personalità giuridica da parte delle associazioni è disciplinato dal D.P.R. n.361 del 10/02/2000. Occorre innanzitutto precisare che il riconoscimento della personalità giuridica è possibile solo qualora la costituzione dell'associazione sia avvenuta per "atto pubblico" e qualora sussista un "patrimonio sociale"; in mancanza di uno solo dei due requisiti l'associazione non potrà quindi richiedere il riconoscimento.
Una volta verificata la sussistenza di entrambi i suddetti requisiti si può procedere alla presentazione dell'istanza redatta in carta da bollo e sottoscritta dal Presidente dell'associazione ed indirizzata alla Prefettura della provincia nella quale l'associazione stessa ha la propria sede.
All'istanza devono essere allegati i seguenti documenti:
- due copie, di cui una autenticata ed in bollo, dell'atto costitutivo e dello statuto redatto per atto pubblico;
- una relazione illustrativa sull'attività concretamente svolta, debitamente sottoscritta dal Presidente;
- una relazione sulla situazione economico-finanziaria, sempre sottoscritta dal Presidente, corredata da perizia giurata di parte nel caso (rarissimo) di esistenza di beni immobili e da attestazione bancaria relativa ai beni patrimoniali mobiliari;
- una copia dei bilanci preventivi e dei conti consuntivi approvati nell'ultimo triennio e nel periodo antecedente la presentazione dell'istanza;
- elenco dei componenti gli organi direttivi dell'associazione, sottoscritto dal Presidente, con indicazione del numero dei soci.
L'autorità competente, entro 120 giorni, dovrà verificare se sussistono le condizioni per ottenere il riconoscimento; tali condizioni sono sostanzialmente tre:
1) la regolare costituzione dell'associazione secondo le disposizioni di legge (art.14 e seguenti del C.C.) e cioè per atto pubblico;
2) la liceità e la possibilità di raggiungere lo scopo sociale;
3) la consistenza patrimoniale e la sua congruità rispetto allo scopo sociale.
Questa terza condizione assume particolare importanza in quanto la consistenza del patrimonio societario rappresenta per i terzi la garanzia di soddisfacimento delle obbligazioni contratte dall'associazione stessa.
Infatti, il riconoscimento giuridico produce come effetto l'acquisizione della "autonomia patrimoniale perfetta" da parte dell'associazione in modo tale che viene ad esistere una netta e precisa distinzione tra il patrimonio dell'associazione e quello dei singoli associati (in modo particolare degli amministratori), nel senso che i creditori dell'associazione stessa non possono agire nei confronti del patrimonio personale degli associati, così come gli amministratori godono del privilegio della limitazione delle loro responsabilità per le obbligazioni contratte in nome e per conto dell'associazione.
Venendo al caso concreto del quesito e presumendo che l'associazione Il Cormorano sia stata costituita con scrittura privata, non potendosi procedere a modificare l'originario atto costitutivo, sarà necessario convocare apposita assemblea straordinaria, davanti al Notaio, per deliberare la revisione e l'adeguamento dello Statuto, tenendo presente che l'adeguamento stesso dovrà avvenire in conformità a quanto stabilito dall'art.16 del Codice Civile e che, tra gli altri elementi, dovrà contenere l'indicazione del " patrimonio societario" che, come abbiamo sopra evidenziato, dovrà essere congruo rispetto allo scopo sociale da raggiungere.
A conclusione, vogliamo precisare che, pur con il riconoscimento della personalità giuridica, l'associazione potrà continuare ad usufruire del regime agevolato previsto dalla Legge n.398/91, qualora ne ricorrano le condizioni.
 
QUESITO N.10 >>> A livello fiscale, dovendo aprire una scuola calcio del Colleatterrato, è possibile avere due partite iva per una migliore contabilità?
RISPOSTA N.10 >>> La risposta non può che essere negativa in quanto una associazione sportiva dilettantistica, essendo unico soggetto fiscale, può essere titolare di una sola partita IVA, indipendentemente dalle diverse attività che svolge (campionato, scuola calcio, ecc.). Pertanto, qualora si volesse avere una nuova partita iva diversa da quella attuale, si dovrebbe procedere alla costituzione di una nuova distinta associazione; ma a questo punto gli eventuali requisiti necessari per lo svolgimento dell'attività di scuola calcio da parte della costituenda associazione, andrebbero verificati consultando le normative federali vigenti al riguardo.
Cercando comunque di interpretare la necessità del cortese richiedente e cioè quella di avere una" migliore contabilità", senza procedere alla costituzione di una nuova associazione, possiamo suggerire di tenere, sempre all'interno dell'associazione in essere, una distinta contabilità riferita all'attività della scuola calcio in modo da poterne determinare anche il risultato economico e prevedendo, magari, delle specifiche deleghe di autonomia gestionale a favore dei soggetti responsabili di detta attività.
Vogliamo però precisare che il rendiconto economico-patrimoniale da sottoporre annualmente all'approvazione dell'assemblea dovrà essere quello dell'associazione e dovrà essere redatto incorporando nello stesso documento le voci di entrata e di uscita relative all'attivita della scuola calcio.
 
QUESITO N.9 >>> Sono un presidente di una A.S.D. e il direttivo dell'Associazione mi ha proposto per la prossima stagione di eleggere insieme a me un'altro presidente, ovvero la A.S.D. avrà poi due co-presidenti. A livello fiscale e' possibile avere 2 presidenti della stessa associazione? E se si' possono svolgere entrambi in modo disgiunto qualsiasi operazione o devono per forza firmare qualsiasi atto entrambi? Poi in generale vorrei degli approfondimenti sulla fattibilita' dei co-presidenti.
RISPOSTA N.9 >>> Presumiamo si tratti di una A.S.D. "senza riconoscimento giuridico" per cui forniamo la seguente informazione: l'art.36 del codice civile stabilisce che l'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute sono regolati dagli accordi degli associati e che dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, è conferita la Presidenza.
Rispondendo al quesito posto precisiamo che nei confronti del Fisco (ma anche di tutti gli altri Enti - SIAE - FIGC - ecc.) il Rappresentante legale dell'associazione può e deve essere un "solo e unico"soggetto persona fisica.
Non intendiamo addentrarci a comprendere le motivazioni che spinge la tua associazioni a procedere alla nomina di più Presidenti (che tu chiami co-presidente), vogliamo solo sottolineare che lo Statuto, di norma, non contempla la nomina di più presidenti nel mentre prevede la figura di un Vice-Presidente con la specifica funzione di sostituire il Presidente in caso di sua assenza o impedimento.
Tornando al quesito posto in riferimento alle operazioni che potrebbero svolgere i copresidenti, fermo restando quanto sopra precisato in merito alla "rappresentanza legale" dell'associazione, le stesse potrebbero riguardare quelle di natura gestionale tipiche del settore (rapporti con le banche, contratti di pubblicità e sponsorizzazione, ordinativi di acquisto di materiale sportivo, rapporti con i tecnici e gli atleti, ecc.) e possono essere svolte sia con firma disgiunta che con firma congiunta a seconda delle decisioni assunte e concordate all'interno dell'associazione stessa.
Cogliamo l'occasione per richiamare all'attenzione delle nostre società il contenuto dell'art.38 del Codice Civile in materia di responsabilità degli amministratori nelle associazioni sportive dilettantistiche prive di personalità giuridica. Detto articolo sancisce che per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione, i terzi creditori possono far valere i propri diritti indifferentemente sul fondo comune o, ancor prima, nei confronti degli amministratori precisando che la responsabilità degli amministratori riguarda coloro che hanno agito in nome e per conto dell'associazione medesima ed è una responsabilità "personale e solidale". In maniera più esplicita, ciò vuol dire che gli amministratori che hanno agito in nome e per conto dell'associazione, possono essere chiamati a rispondere dei debiti assunti anche con il proprio personale patrimonio.
 
QUESITO N.8 >>> In caso di fusione tra due società sportive calcistiche dilettantistiche, la nuova società si accolla i debiti delle società fuse? Qual'è la normativa di riferimento?
RISPOSTA N.8 >>> Il quesito non è molto chiaro; non viene infatti specificata la natura delle società tra le quali debba avvenire la fusione (senza o con riconoscimento giuridico, s.r.l.,ecc.). Supponendo che la fusione interessi due società entrambe prive di riconoscimento giuridico e precisato che non esiste specifica normativa al riguardo, l'unico riferimento è rappresentato, per quanto applicabile al caso specifico, da quanto disciplinato dall'art.2501 e seguenti del Codice Civile. Inoltre, bisognerebbe stabilire quale tipo di fusione si vuole attuare ben sapendo che si può procedere a:
- 1) fusione tra due società che si uniscono costituendo una nuova società (le società preesistenti si estinguono);
- 2) una società assorbe l'altra per cui la società assorbita si estingue e la assorbente rimane (fusione per incorporazione).
Gli effetti dei suddetti diversi tipi di fusione sulle normative e sui regolamenti federali vanno esaminati con gli Organi del Comitato Regionale Abruzzo F.I.G.C.-L.N.D.
Ai fini degli effetti civilistici possiamo precisare che in entrambi i casi necessita rispettare il seguente iter procedurale:
- 1) nel caso di fusione con costituzione di una nuova società, redigere un verbale di assemblea congiunta per deliberare la fusione tra le due società e procedere, successivamente, all'approvazione dell'atto costitutivo e dello Statuto della nuova società;
- 2) nel caso di fusione con incorporazione, redigere un verbale di assemblea straordinaria da parte di ogni singola società per deliberare la proposta di fusione; non è necessario procedere all'approvazione di un nuovo Statuto in quanto rimane vigente quello della società accorpante.
Ai fini fiscali, nel caso illustrato al punto 1) bisogna procedere alla denuncia di cessazione dell'attività presso l'Agenzia delle Entrate da parte di entrambe le società fuse e presentare la comunicazione di inizio attività della nuova società; nel caso prospettato al n.2) la società accorpata dovrà procedere alla comunicazione di cessazione dell'attività. Va ricordato che in entrambi i casi le società estinte dovranno attendere a tutti gli adempimenti dichiarativi dovuti fino alla data della cessazione della loro attività (redditi - 770, ecc).
Per quanto concerne, infine, la situazione debitoria della/e società estinta/e, tutto dipende dagli accordi fra le società e cioè se accollare detti debiti alla nuova società o alla società accorpante, ma tutto questo solo ed esclusivamente agli effetti gestionali di queste ultime. Teniamo infatti a ricordare, al riguardo, che per le obbligazioni assunte nei confronti di terzi (fornitori o debiti tributari) da parte della/e società estinta/e rimane la responsabilità della/e stessa/e solidalmente con quella del loro presidente o degli amministratori; in maniera più esplicita vogliamo affermare che i creditori della società fusa possono far valere i loro diritti sia sulla società che, solidalmente, sulle persone che hanno agito in nome e per conto della società stessa (Art.38 C.C.).
 
QUESITO N.7 >>> essendo un presidente di calcio dilettantistico di una società che milita in seconda categoria, volevo chiedervi, in regime di I.V.A. agevolata con la A.S.D., come si determina Sponsor o Pubblicita' per sapere l'I.V.A. da versare se al 50% o al 90%? O meglio, qual'e' l'esatta dicitura da riportare in fattura riguardante lo sponsor (o marchio dell'azienda che eroga un contributo) o per la fattura di pubblicità di una ditta? 
RISPOSTA N.7 >>> Occorre innanzitutto stabilire con precisione se la prestazione fornita dalla Vostra società sia da considerare "pubblicità" oppure "sponsorizzazione"; semplificando, possiamo dire che trattasi di pubblicità l'esposizione di cartellonistica ai bordi del campo, mentre è sponsorizzazione l'apposizione del marchio sulle divise, sulle borse e/o sui mezzi di trasporto di proprietà della società.
Una volta chiarito ciò, in sede di emissione della fattura è sufficiente riportare sulla stessa il tipo di prestazione effettuata e cioè: a) si emette fattura per prestazione pubblicitaria effettuata alla Vs: azienda mediante l'esposizione di un cartellone (striscione) all'interno dell'impianto sportivo nel corso del campionato di calcio di seconda categoria per il periodo dal:::::::::::: al :::::::::::: oppure: b) si emette fattura per sponsorizzazione della Vs. azienda (società, ecc.) da noi effettuata nel corso del campionato di calcio di seconda categoria per il periodo dal :::::::::: al :::::::::: .
Ciò precisato, e ricordando che l'aliquota iva da applicare in fattura è sempre e comunque del 20%, va determinata l'iva da versare nella misura forfettaria del 50% se trattasi di pubblicità e del 90% se trattasi di sponsorizzazione.
Va comunque ricordato che, a monte della emissione delle fatture, occorre procedere alla stipula dei relativi contratti su cui far comparire la dicitura della "data certa". Su questo ulteriore aspetto e su altre problematiche connesse alla contrattualistica Vi invitiamo a voler consultare il Quesito n.1 pubblicato sulla pagina "FAQ - Domande e Risposte" all'interno dello Sportello Fiscale presente sul sito del Comitato.
A conclusione, Vi ricordiamo che per eventuali ulteriori chiarimenti o precisazioni potete contattare uno dei nostri esperti nella sezione "Contattaci".
 
QUESITO N.6 >>> Nel mese di aprile 2010 è stato superato il plafond di ricavi di euro 250.000 e, quindi, si sono persi i requisiti per usufruire di tale agevolazione dal mese successivo (maggio). La domanda è la seguente: ai fini fiscali andrò a compilare in dichiarazione un unico quadro "RG" nel quale andrò ad esporre sia la parte di ricavi determinati forfetariamente e sia la parte di ricavi che avranno superato il plafond. Nel dettaglio mi comporterò nel seguente modo: al rigo RG2 colonna 2 indicherò i ricavi in regime forfetario mentre al rigo RG2 colonna 3 l'importo complessivo comprendente anche la parte eccedente i 250.000 euro del plafond ammesso. Al rigo RG21 indicherò l'importo dei "componenti negativi" in regime forfetario. E' corretto tale comportamento? Essendo il periodo sociale di riferimento compreso tra il 1° luglio 2009 ed il 30 giugno 2010, la dichiarazione annuale IVA andrà presentata in forma autonoma entro il 31 luglio (30 settembre)2011 e comprenderà solo la parte eccedente il superamento del plafond?
RISPOSTA N.6 >>> Così come specificato nella Risoluzione n.123 del 07/11/2006, il superamento del limite di euro 250.000 ai fini dell'applicazione del regime agevolato di cui alla Legge n.398/1991, individua due distinti periodi, soggetti a differenti regimi tributari. Uno che va dall'inizio del periodo di imposta fino al mese in cui è avvenuto detto superamento (nel caso specifico 01/07/2009-30/04/2010) e l'altro dal mese successivo al superamento del predetto limite sino alla fine del periodo d'imposta, e cioè, dal 01/05/2010 al 30/06/2010.
Il comportamento indicato nel quesito per la compilazione del quadro RG risulta corretto nella parte in cui specifica che al rigo RG2 colonna 3 andranno indicati per l'intero importo tutti i ricavi conseguiti ed evidenziando nella colonna 2 solo quelli derivanti dal regime forfetario.
I costi collegati al regime forfetario dovranno essere indicati al rigo RG21 colonna 1, mentre quelli derivanti dalla normale gestione del regime analitico (e cioè quelli sostenuti successivamente alla data di superamento del plafond) dovranno essere indicati nei righi da RG12 a RG21.
Giusto anche che la dichiarazione IVA sia presentata in forma autonoma entro il 30/09/2011 con indicazione dei dati riferiti al periodo non coperto dall'agevolazione.
Si ricorda, al riguardo, che l'Iva dovrà essere sempre liquidata in relazione all'anno solare, ossia 01/01-31/12, anche per i soggetti (come in questo caso) che chiudono l'esercizio sociale a cavallo di anno.
 
QUESITO N.5 >>> Faccio parte del Direttivo di una associazione sportiva dilettantistica operante nel settore calcistico. Quest'anno avevamo intenzione di attivare il settore giovanile e la "scuola calcio" per ragazzi che vanno da 6 a 18 anni; siamo intenzionati a far versare ad ogni singolo atleta una quota di iscrizione fissa e una quota mensile sempre di importo fisso utilizzabile dall'associazione come rimborso spese a sostenimento dell'attività.
E' giusto inquadrare questi proventi come entrate istituzionali? Sono quindi esenti da Iva e imposte? Vi è differenza tra i proventi di questo genere percepiti da minori di età (atleti) e quelli percepiti da maggiorenni (anch'essi atleti)?
RISPOSTA N.5 >>> I vostri atleti verserebbero due tipologie di quote:
1) la quota associativa annua, non soggetta nè ad iva (art.4 DPR 633/1972), nè ad imposte (Art.148,comma 1,TUIR 917/1986);
2) la quota mensile (che rappresenta la tassa di frequenza), anch'essa non soggetta ad iva e nè ad imposte, a condizione che la vostra associazione abbia lo statuto conforme al dettato normativo (art.148,comma 8, TUIR 917/1986) e sia iscritta nel registro CONI.
Infine, non vi sono differenze tra gli atleti minorenni e quelli maggiorenni.
 
QUESITO N.4 >>> Vorrei sapere se sulle ricevute per i rimborsi spese e i premi e compensi erogati ai giocatori delle società ed associazioni sportive dilettantistiche deve essere applicata la marca da bollo da euro 1,81.
RISPOSTA N.4 >>> L'esenzione dalla imposta di bollo riguarda solo le ricevute di pagamento delle quote associative. Pertanto nel caso in specie l'imposta di bollo è dovuta e qualora l'importo della ricevuta sia superiore ad euro 77.47.
 
QUESITO N.3 >>> Sono il Presidente di una associazione sportiva dilettantistica che finora ha svolto in via esclusiva attività istituzionale. Per raccogliere i proventi da una attività commerciale di pubblicità siamo costretti ad aprire la partita IVA ecc... Si può avere un riepilogo degli adempimenti da soddisfare a seguito dell'apertura della partita IVA?
RISPOSTA N.3 >>> Una volta aperta la partita IVA, è necessario scegliere il regime contabile. Uno dei regimi contabili che gli enti sportivi dilettantistici costituiti sia nella forma associativa che societaria che si può (anzi, si consiglia di) scegliere è il regime forfettario ex legge 398/91. Tale regime contabile ha il vincolo che i ricavi commerciali non devono aver superato, nel periodo d'imposta precedente, la soglia di 250 mila euro. Per i soggetti che iniziano l'attività commerciale (il suo caso), dove non è possibile fare un raffronto con il periodo d'imposta precedente, vale un limite previsionale. Pertanto se Lei prevede che l'associazione che presiede non supera questa soglia, può scegliere tale regime che presenta aspetti gestionali abbastanza semplici rispetto ad altri regimi contabili.
Se, invece, pensa di superare tale limite, dovrà optare per un altro regime contabile, scegliendo tra quello ordinario o semplificato.
L'opzione per il regime forfettario vale fino a revoca e comunque per cinque anni, a meno che si superi il limite dei 250 mila euro di ricavi commerciali per anno d'imposta. Per accedere a questo regime speciale è necessario presentare opzione alla SIAE competente per territorio con dichiarazione da inviare con raccomandata A/R. La SIAE è l'ufficio preposto alla supervisione dei soggetti che applicano questo particolare regime contabile e ha la facoltà di richiedere la presentazione periodica di copie delle fatture e segnalare all'Agenzia delle Entrate eventuali violazioni riscontrate.
Per le attività di pubblicità è consigliabile sottoscrivere dapprima un contratto tra le parti che regola i rapporti e precisa le modalità di pagamento e sul quale far risultare " la data certa ", dopodichè,l'associazione emetterà per le prestazioni di pubblicità regolare fattura con aliquota iva al 20 per cento. Si ricorda che è obbligatoria la tracciabilità bancaria e/o postale per importi superiori a 516,46 euro.
Gli altri adempimenti in modo sintetico sono in ordine:
- Conservazione e numerazione progressiva delle fatture d'acquisto,
- Conservazione e numerazione progressiva delle fatture emesse,
- Annotazione degli importi delle fatture emesse nel registro Iva previsto dall'art. 3 comma 166 legge 23 dicembre 1996 n.662 e D.M. del 11 febbraio 1997 entro il giorno 15 del mese successivo;
- Versamento dell'Iva calcolato per ogni trimestre indicando alternativamente nel modello di versamento F 24 i codici 6031 - 6032 -6033 - 6034 (il quarto trimestre va liquidato entro il 16/02 non essendo prevista per tale regime la dichiarazione annuale IVA);
- Presentazione del modello " Unico Enti non commerciali" (anche negli anni in cui non ci sono ricavi commerciali), con l'accortezza che nella prima dichiarazione si compili anche il quadro VO della dichiarazione IVA per la comunicazione dell'opzione - comportamento concludente;
- Versamento dell'Ires e dell'Irap derivante dalla liquidazione del Modello Unico;
- Trasmissione periodica del registro ex D.M. 11/02/1997 alla SIAE o altra comunicazione apposita contattando la SIAE competente per farsi spiegare modalità e cadenza, dato che non c'è omogeneità di procedura sul territorio nazionale). Di fatto manca una disposizione normativa che obbliga tale adempimento, ma molti uffici Siae lo richiedono espressamente alle associazioni.
 
QUESITO N.2 >>> Un'associazione sportiva dilettantistica in regime 398/91 può erogare premi partita e rimborsi forfettari ad atleti minorenni? Se si, tali somme devono essere considerate nella dichiarazione dei redditi del genitore? Se un genitore ha più figli, il limite dei 7.500 euro deve intendersi per percipiente, a prescindere che siano poi dichiarati dal genitore che è unico?
RISPOSTA N.2 >>> Un'associazione sportiva dilettantistica in regime 398/91 può erogare indennità di trasferta, rimborsi forfettari di spesa, premi e compensi ai sensi dell'art.67,comma1,lettera m) del TUIR, ad atleti minorenni, poichè la norma non ne subordina l'erogazione a vincoli di tipo anagrafico.
Tali importi (che,ricordiamo,si considerano redditi esenti fino alla soglia di 7.500 euro) vanno certificati dall'associazione entro il 28 febbraio dell'anno successivo a quello dell'avvenuta erogazione, mediante apposita certificazione da rilasciarsi al percettore e indicati nella dichiarazione dei sostituti d'imposta dalle medesime a.s.d. (Mod.770).
Per quanto concerne l'obbligo di dichiarazione, le somme inferiori ad euro 7.500 non devono essere dichiarate da parte del soggetto percipiente, nè dal genitore.
Il limite annuo di euro 7.500 deve intendersi sempre per percettore, poichè trattasi di soglia di tipo soggettivo, cioè relativa a quanto ciascun soggetto percepisce in un anno solare, anche da diversi enti sportivi.
Si ribadisce, altresì, la possibilità di continuare a considerare familiare fiscalmente a carico un figlio possessore di soli redditi derivanti da attività sportiva dilettantistica inferiori a 7.500 euro, anche se l'importo percepito è superiore al limite massimo di reddito per poter essere considerato familiare a carico e che attualmente è stabilito in 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili).
 
QUESITO N.1 >>> Sappiamo che, pur non ricorrendone l'obbligatorietà, si consiglia la registrazione a tassa fissa dei contratti di pubblicità stipulati dalle Associazioni Sportive Dilettantistiche e le ditte inserzioniste. Si desidera sapere se è dovuta l'applicazione del Bollo sulla modulistica contrattuale, o se non può invocare l'esenzione e se la sottoscrizione del contratto tra le parti con la relativa registrazione può tutelare le parti stesse da un'eventuale contestazione da parte dell'Ente verificatore (Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate) sulla veridicità della prestazione.

RISPOSTA N.1 >>> I contratti di pubblicità/sponsorizzazione sottoscritti in forma di scrittura privata, non autenticata tra l'Associazione Sportiva Dilettantistica e lo sponsor/inserzionista, sono soggetti a registrazione in caso d'uso (con imposta in misura fissa) a norma dell'Art.5 del DPR 131/86 del Testo Unico sull'Imposta di Registro, in quanto contengono disposizioni soggette all'IVA.
L'imposta di Bollo, assolta mediante applicazione delle Marche da Bollo sulla modulistica, è dovuta quando si presenta l'atto per la registrazione. Per le Associazioni Sportive Dilettantistiche non opera l'esenzione dal Bollo introdotta con l'Art.90 della Legge n.289/2003.
Quanto alle possibili contestazioni in sede di verifica e accertamento in ordine alla veridicità della prestazione, vanno tenute presenti le seguenti considerazioni. L'Art.90 della Legge n.289/2002 ha previsto che i corrispettivi in denaro o in natura, a favore di Associazioni Sportive Dilettantistiche costituiscano, fino all'importo complessivo annuo non superiore a 200.000,00 €, "spesa di pubblicità" per il soggetto erogante e, come tale, integralmente deducibile ai sensi dell'Art.108 T.U.I.R..
La norma ha dunque inteso favorire ed incrementare le sponsorizzazioni nel settore dello sport dilettantistico in quanto, nei limiti su indicati, consente la piena deducibilità, senza la necessità di verificare se l'erogazione sia caso per caso effettivamente riconducibile alle spese di pubblicità, o non ricada in quelle di rappresentanza. Al riguardo, la Circolare n.21/E del 22.04.2003 dell'Agenzia delle Entrate, ha confermato che la disposizione ha introdotto una presunzione assoluta circa la natura di tali spesi, specificando tuttavia che l'agevolazione è consentita a condizione che i corrispettivi erogati siano necessariamente destinati alla promozione dell'immagine o dei prodotti del soggetto erogante, e che sia riscontrata, a fronte dell'erogazione, una specifica attività del beneficiario della medesima, come del resto testualmente prevede la norma in commento.
La presunzione assoluta opera solo con riguardo alla natura (e deducibilità) di tali spese; per questo in sede di verifica e accertamento, l'amministrazione finanziaria, proprio al fine di valutare la corretta applicazione della norma agevolativa, potrà svolgere ogni opportuna attività diretta a riscontrare la effettiva sussistenza del contratto, nonché la concreta esecuzione del rapporto.
Pertanto, è sempre opportuno non solo documentare l'avvenuta conclusione del contratto (conferendogli data certa anteriore) alla verifica dell'accertamento, e quindi piena opponibilità all'amministrazione finanziaria, mediante la registrazione o mediante trasmissione postale del contratto, sotto forma di plico, o chiedere alle Poste stesse l'applicazione della data certa, apponendo un semplice francobollo sulla prima pagina del contratto, e riportando la seguente dicitura: "Si richiede l'apposizione della data certa sul presente documento, composto da numero ......... pagine "), ma è altresì necessario conservare foto, fax e ogni altro supporto utile a dimostrare l'effettività del rapporto, sia nelle trattative preliminari (ad esempio proposte e preventivi), sia in fase di esecuzione. Importante è, poi, documentare la materiale erogazione del corrispettivo (che, lo ricordiamo, deve comunque essere effettuata a mezzo Banca o Poste, per importi superiori a 516,45 €).
E' infine consigliabile regolare e prevedere nel contratto le concrete modalità convenute dalle parti per la promozione del nome o dei prodotti e individuare le prestazioni a carico dell'Associazione (ad esempio: installazione di cartellonistica, apposizione del logo sull'abbigliamento ed accessori, indicando dove, quando, per quanto tempo, e così via...) proprio al fine di poter ricostruire quella specifica prestazione da parte dell'Associazione volta alla promozione dell'immagine dell'inserzionista o dello sponsor, che costituisce la condizione per l'applicazione della norma agevolativa.

 


L.N.D. - Comitato Regionale Abruzzo
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