Notiziari


Tutti i contenuti pubblicati di seguito sono estrapolati dai Comunicati Ufficiali e relativi allegati, del Comitato Regionale Abruzzo Figc/Lnd (stagioni sportive 2009/2010, 2010/2011, 2011/2012, 2012/2013, 2013/2014 e 2014/2015).

 

Notiziario Fiscale - C.U. n.31 del 18.12.2014 (s.s. 2014/15)


Democraticità nelle associazioni sportive dilettantistiche

 

La non corretta ed effettiva applicazione al principio di partecipazione democratica e concreta dei soci all'attività associativa, rende legittimo l'accertamento fiscale con cui si imputa il carattere commerciale all'ente stesso.
Se, per esempio, le assemblee non vengono convocate, ovverossia, vengono convocate con modalità poco consone a favorire la partecipazione di tutti i soci e, vieppiù, alle stesse prendono parte i soli soci amministratori, è plausibile presumere che la forma associativa sia un mero schermo per mascherare lo svolgimento di una attività commerciale a tutti gli effetti.
E' quanto si legge nella sentenza n.552/05/14 della Commissione Tributaria Provinciale di Bergamo, inerente la vicenda tributaria che ha visto contrapposti l'Agenzia delle entrate ed un noto golf club della città lombarda, organizzato nella forma di associazione sportiva dilettantistica. I verificatori presumevano l'esistenza di un'attività lucrativa, condotta dai soci fondatori e amministratori dell'associazione, con ciò riprendendo interamente a tassazione le quote associative corrisposte dai membri del golf club, sia ai fini Iva che per le imposte dirette.
L'impugnazione dell'avviso di accertamento non ha portato esiti favorevoli, almeno in questo primo grado di giudizio. Due sono state le principali circostanze che hanno condotto i giudici provinciali a confermare l'accertamento: da un lato, "la totale assenza del requisito dell'organizzazione democratica, poiché nei verbali delle assemblee, nel corso delle quali sono state assunte decisioni fondamentali, hanno partecipato i solo soci amministratori"; dall'altro, il fatto che le assemblee sono state convocate con modalità poco consone a garantire "l'effettiva partecipazione dei soci alla vita associativa".
Risulta evidente che tale problematica, e cioè attività lucrativa condotta dagli amministratori, è difficile da riscontrare in una associazione sportiva dilettantistica che partecipa ad un regolare campionato di calcio o promuove attività nel settore giovanile scolastico, ma è pur vero che il mancato rispetto del suddetto principio di democraticità viene facilmente invocato dagli organi verificatori, quantomeno, per estromettere l'associazione dal regime agevolato 398/1991.
Si raccomanda, pertanto, alle società affiliate di rispettare i tempi e le modalità di convocazione delle assemblee previste dallo Statuto e di redigere e trascrivere sui libri i relativi verbali, in maniera corretta e trasparente.

 

Notiziario Fiscale - C.U. n.14 del 18.09.2014 (s.s. 2014/15)


Modello 770 anche per compensi e rimborsi inferiori a Euro 7.500

 

Le società e le associazioni sportive dilettantistiche che corrispondono i compensi e/o rimborsi rientranti nella disciplina prevista dagli artt.67 e 69 del Tuir sono tenute, in ogni caso,alla compilazione del modello 770/2014 semplificato che, per effetto della proroga alla scadenza originaria del 31 luglio, deve essere presentata, esclusivamente per via telematica, entro venerdì prossimo (19/09/2014).
Ricordiamo che il modello 770/Semplificato opera per "anno solare" e ciò a prescindere dalla diversa periodicità di chiusura dell'esercizio sociale stabilita nello Statuto. Ciò impone  alle associazioni che chiudono il bilancio a cavallo di anno (es.30 giugno) di prestare particolare attenzione nel verificare i dati da inserire nel modello, in quanto, presumibilmente, occorrerà comunicare compensi che fanno riferimento a due diversi esercizi sociali ma appartenenti ad un unico anno solare (in questo caso il 2013).
Tale periodo "annuale", peraltro, deve costituire anche il riferimento con il quale l'associazione sportiva verifica il superamento o meno del limite di esenzione (€.7.500), oltre il quale scatta l'obbligo di operare le relative ritenute Irpef; a tale riguardo si suggerisce alle associazioni di introdurre nei contratti di collaborazione sportiva stipulati con i tecnici e gli atleti, specifici obblighi informativi in capo agli stessi circa eventuali compensi già percepiti prima di detta stipula.
Sempre relativamente alla particolarità di esenzione da ritenuta stabilita a favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche che erogano compensi fino a 7.500 euro, ci si era posti il problema, soprattutto nei primi tempi di applicazione di tale agevolazione, se in caso di erogazione di soli compensi al di sotto del suddetto limite, si dovesse presentare o meno il modello 770 al fine di certificare le somme medesime.
Tale dubbio era giustificato dal fatto che, non essendovi l'applicazione di alcuna ritenuta, l'associazione o la società sportiva dilettantistica avrebbe dovuto indicare i soli dati anagrafici del percettore con indicazione della somma erogata. 
L'Amministrazione Finanziaria, soprattutto per esigenze di monitoraggio, ha ritenuto di "obbligare" le società e associazioni sportive dilettantistiche a comunicare attraverso il modello 770 anche l'elenco nominativo dei soggetti che percepiscono compensi in totale esenzione.
Tale obbligo di comunicazione risponde anche all'esigenza dell'Amministrazione Finanziaria, di effettuare un efficace controllo nelle ipotesi in cui lo sportivo dilettante percepisca compensi da più società o associazioni sportive, le quali potrebbero non venire a conoscenza del superamento del limite di esenzione da parte di ciascun soggetto.

 
- Modalità di compilazione -

Nelle istruzioni al modello 770 Semplificato vengono chiaramente specificate le modalità di compilazione che le società e le associazioni sportive dilettantistiche devono seguire al fine di certificare i compensi erogati ai soggetti rientranti nella norma agevolata.
Dall'esame del modello di dichiarazione relativo al periodo d'imposta 2013 (mod.770/2014 Semplificato) si evidenzia anche come l'Agenzia delle Entrate abbia recepito in toto le conclusioni a cui è pervenuta in tema di addizionali regionali e comunali con la Risoluzione n.106/E/12. 
Nel quadro destinato alle "Comunicazioni dati certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi" risultano, infatti, inseriti nuovi campi nella sezione "Dati relativi alle somme erogate" proprio al fine di accogliere i valori relativi alle addizionali regionali e comunali.
Nelle istruzioni alla compilazione del modello, e in particolare al paragrafo 7 rubricato "Comunicazioni dati certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi", a commento della parte relativa alla indicazione dei dati relativi alle somme erogate, viene precisato quanto segue:
- punto 19: va indicato, riguardo alla causale del pagamento, uno dei seguenti codici:
* codice N - indennità di trasferta, rimborso forfetario di spese, premi e compensi erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche, nonchè in relazione a rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi a favore di società e associazioni sportive dilettantistiche;
- punto 22 : va indicato l'ammontare lordo del compenso corrisposto...In relazione alle somme individuate dal codice "N" del punto 19, devono essere ricomprese nell'importo da esporre nel punto 22 anche le somme che non hanno concorso a formare il reddito (fino a €.7.500 ai sensi dell'art.69, co.2 Tuir) che devono essere inoltre riportate nel successivo punto 25. Tali modalità devono essere eseguite anche in caso di erogazione di compensi di ammontare non eccedente €.7.500;
- punto 27: va indicato l'importo delle ritenute d'acconto operate nell'anno;
- punto 28: va indicato l'importo delle ritenute a titolo d'imposta operate nell'anno. Ad esempio le ritenute sulle somme individuate dal codice N del punto 19 relativamente agli importi assoggettati a ritenuta a titolo d'imposta (oltre €.7.500 e fino a €.28.158,28);
- punti 30,31,33 e 34 : da compilare solo nel caso in cui nel punto 19 è indicato il codice "N", va indicato l'importo delle addizionali regionali e comunali all'Irpef trattenute, rispettivamente a titolo d'acconto e d'imposta. 
 

Notiziario Fiscale - C.U. n.4 del 17.07.2014 (s.s. 2014/15)


Adempimento relativo al Modello 770/2014

 

Il prossimo 31 luglio, salvo proroghe invocate a gran voce da tutti i settori interessati, scade il termine per la trasmissione telematica del modello 770/2014 semplificato relativo ai compensi corrisposti nel corso del 2013. Tale adempimento è previsto a carico dei soggetti che, nel corso del 2013 (periodo 01 gennaio-31 dicembre) hanno corrisposto compensi per attività sportiva dilettantistica o simili. Più precisamente, si fa riferimento alle somme indicate nell'art.67, comma 1, lett. m) del Tuir e, cioè, ai rimborsi forfettari di spese, premi e compensi erogati:
 
a) nell'esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica;
b) in relazione a rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi a favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.

Detti compensi vanno indicati nella stessa sezione del modello 770/2014 semplificato riservata alla indicazione dei compensi di lavoro autonomo e delle provvigioni, prestando particolare attenzione ai compensi che eccedono i 7.500 euro di franchigia. 
 
Per evidenziare che si tratta di compensi da attività sportive ricordarsi di indicare il codice "N" nel punto 19 del modello, così come non si deve dimenticare di segnalare, nella parte anagrafica della comunicazione, al punto 10, il codice della regione relativo al domicilio fiscale del percipiente. Questa indicazione è funzionale alla verifica del corretto versamento delle ritenute dovute a titolo di addizionale regionale. 
Al riguardo, ricordiamo che, così come previsto dal comma 1 dell'art.25 della Legge n.133/1999, sulla parte imponibile (cioè eccedente i 7.500 euro all'anno) dei compensi di cui trattasi, è necessario effettuare, con obbligo di rivalsa, una ritenuta nella misura fissata per il primo scaglione di reddito Irpef maggiorata delle addizionali di compartecipazione all'Irpef. 
Nessun dubbio, quindi, che se nell'anno 2013, ad esempio, sono stati corrisposti 10.000 euro a titolo di compenso per attività sportiva dilettantistica, sui 2.500 euro eccedenti il limite in "franchigia" di 7.500 euro, deve essere operata una ritenuta per Irpef e addizionale regionale all'Irpef nella misura, rispettivamente, del 23% e dell'1,23%.
Rispetto all'anno precedente, vi è però una "novità" indicata nelle istruzioni alla compilazione del Modello 770/2014, e rappresentata dall'obbligo, oltre che di indicare il codice "N" nel punto 19, anche quello di indicare, al punto 11, il "codice catastale" del Comune a cui versare l'addizionale comunale. Tutto ciò in applicazione di quanto contenuto nella circolare n.106/e del 2012 con la quale l'Agenzia delle Entrate, con una interpretazione "innovativa" ha sostenuto che sulla parte dei compensi corrisposti ad atleti dilettanti che eccede l'importo di 7.500 euro, deve essere applicata, oltre all'aliquota Irpef del 23%, l'aliquota dell'addizionale regionale e l'aliquota dell'addizionale comunale sulla base della residenza del percipiente.
La suddetta interpretazione viene confermata anche dall'obbligo di indicare, nei punti 30 e 31 e 33 e 34, rispettivamente l'importo dell'addizionale regionale all'Irpef e quello dell'addizionale comunale all'Irpef trattenute rispettivamente a titolo d'acconto e d'imposta.
 
Va chiaramente sottolineato che i programmi di controllo delle dichiarazioni dell'Agenzia delle Entrate segnaleranno delle incongruenze ogni volta in cui verrà indicato un compenso per attività sportiva dilettantistica eccedente i 7.500 euro senza la contestuale indicazione della ritenuta per addizionale comunale. 
Vogliamo concludere ricordando che la dichiarazione del sostituto d'imposta (Modello 770) deve sempre essere presentata anche se sui compensi per attività sportiva dilettantistica non sono state effettuate ritenute; pertanto, anche la società o associazione sportiva dilettantistica che nel corso dell'anno ha erogato compensi al di sotto del limite di 7.500 euro, è obbligato alla presentazione del modello, indicando, ovviamente, le somme effettivamente erogate e che, conseguentemente, non sono state soggette a tassazione. 

 

Notiziario Fiscale - del 1.07.2014 (s.s. 2014/15)


Percentuale unica per detrazione forfettaria Iva su sponsorizzazioni e pubblicità?

 

Finalmente una buona notizia per lo sport dilettantistico. Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 20 giugno u.s., ha approvato un Decreto Legislativo contenente semplificazioni fiscali; per la parte che interessa le Società ed Associazioni Sportive Dilettantistiche che usufruiscono delle disposizioni agevolative di cui alla Legge n.398/1991, segnaliamo quanto segue: il Decreto prevede l'introduzione di un'unica percentuale di detrazione forfettaria dell'Iva riferita alle spese di sponsorizzazione e pubblicità, fissando al 50% l'aliquota di detrazione.
Questa norma, se approvata definitivamente, consentirà, oltre che un notevole risparmio fiscale per le società e associazioni sportive dilettantistiche, anche  di porre fine all'annoso problema della qualificazione della prestazione offerta dalle stesse allo sponsor/inserzionista pubblicitario e che ha dato origine a numerosi contenziosi con la Siae e con l'Agenzia delle Entrate, stante la scarsa chiarezza normativa che rendeva spesso difficile l'esatta qualificazione della prestazione.
Precisiamo, però, che per il momento si tratta solo di una proposta e che il Decreto Legislativo dovrà effettuare il suo iter parlamentare per l'approvazione definitiva.
Pertanto, le società e associazioni sportive dilettantistiche che operano in regime forfettario 398/1991, devono continuare ad applicare le due attuali diverse aliquote di forfettizzazione pensando, magari, di poter pianificare i flussi finanziari ipotizzando l'emissione di fatture di sponsorizzazione in data successiva all'approvazione del decreto (ovviamente, qualora non vi fossero necessità urgenti di cassa), considerando, appunto, il notevole risparmio dell'Iva da versare (40%). Sarà nostra cura fornire costanti aggiornamenti sull'evolversi della situazione.

 

Notiziario Fiscale - del 1.07.2014 (s.s. 2014/15)


Associazioni sportive dilettantistiche, tracciabilità nei pagamenti


Riteniamo interessante, oltre che utile, per le nostre società pubblicare l'intervento di Valerio Stroppa apparso sul quotidiano Italia Oggi del 28/06/2014 ed avente per oggetto la tracciabilità dei pagamenti effettuati dalle società ed associazioni sportive dilettantistiche, alla luce della Sentenza n.296/3/14 della Ctp di Reggio Emilia, ricordando anche che questo tema è stato da noi già ampiamente trattato nella pagina "Sportello Fiscale" della Rivista Il Calcio Illustrato del mese di febbraio 2013.

Sport dilettantistico con pagamenti tracciati. Ma solo per i versamenti e gli incassi da soggetti terzi di importo superiore ai 516 euro. La mancata tenuta di un registro dei prelievi non fa decadere dalle agevolazioni che la legge n.398/1991 prevede a favore delle associazioni sportive dilettantistiche.

E' quanto stabilito dalla Commissione Provinciale Tributaria di Reggio Emilia con la Sentenza n.296/3/14, depositata lo scorso 23 giugno.

Una squadra di calcio a 5 era stata raggiunta da una contestazione fiscale ai fini Ires, Irap e Iva per oltre 43 mila euro. L'Agenzia delle entrate aveva infatti negato le agevolazioni tributarie di cui alla Legge n.398/1991 in quanto l'associazione aveva effettuato pagamenti in contanti ai propri atleti per somme inferiori a 516 euro senza aver attivato una prima nota cassa. L'articolo 25 della Legge n.133/1999 stabilisce che i pagamenti a favore di società, enti e associazioni sportive dilettantistiche e i versamenti da questi effettuati debbano essere eseguiti, se di importo superiore al vecchio milione di lire (ossia 516,46 euro), "tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all'amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli", pena la decadenza dai benefici fiscali di cui alla legge n.398/1991.

A parere del fisco, la prassi di effettuare prelievi per importi anche superiori a 516 euro per l'effettuazione di tutti i pagamenti in contanti agli atleti, ripetuti più volte nel corso dello stesso mese e con rilascio delle relative ricevute (mai più di 500 euro per volta), nascondeva una volontà elusiva. Tesi però non condivisa dalla Ctp. " L'articolo 25 della legge n.133/99 non fa alcun riferimento alla sommatoria di prelievi per pagamenti elargiti", recita la sentenza, "riferendosi espressamente a incassi e pagamenti provenienti o a favore di soggetti terzi, con riferimento ad ogni singola operazione".

Il Collegio emiliano rileva quindi che la norma non obbliga le A.s.d. a tenere un registro cassa per i pagamenti inferiori a 516 euro.

 

Notiziario Fiscale - C.U. n.66 del 19.06.2014 (s.s. 2013/14)


Trasformazione nel settore sportivo dilettantistico


 

Tra le operazioni straordinarie in ambito sportivo dilettantistico, la più ricorrente è quella che prevede la trasformazione di una associazione sportiva dilettantistica priva di riconoscimento giuridico in una società sportiva, sia essa s.r.l. o cooperativa a r.l.; raramente tale operazione interessa la trasformazione inversa e cioè da società sportiva (es. s.r.l.) ad associazione priva di riconoscimento giuridico.
Nel precisare che l’argomento delle trasformazioni verrà ampiamente trattato con relativa pubblicazione sul nostro sito oltre che sulla rivista Il Calcio Illustrato, in questa sede vogliamo solo accennare alla fattibilità o meno della trasformazione di una società sportiva  in una associazione non riconosciuta.
Vogliamo sottolineare che il tema della trasformazione è senza dubbio quella che più di tutte ha subito una significativa rivisitazione in sede di riforma del diritto societario; basti pensare che nel previgente Codice Civile solo tre erano gli articoli destinati alla disciplina della trasformazione delle società, mentre con le modifiche introdotte dal D. Lgs. N.6/2003, la relativa sezione del Codice Civile, significativamente intitolata “Della trasformazione”, sono ben undici gli articoli introdotti su tale argomento.
L’aspetto più innovativo di detta riforma, per quello che concerne il nostro settore,  è quello contenuto nell’art.2500-septies che regolamenta, appunto, la trasformazione eterogenea da Società di Capitali in …….”associazioni non riconosciute”.
Ciò significa che, per rispondere a quesiti che ci pervengono in tal senso, possiamo senz’altro affermare che una attuale società sportiva a r.l. può, agli effetti civilistici, trasformarsi in una associazione sportiva dilettantistica priva di riconoscimento giuridico.
Resta inteso che per dare concreta attuazione a tale operazione necessita tenere conto dei vari aspetti civilistici e fiscali che ne discendono come, ad esempio: le procedure e formalità dell’operazione; le problematiche inerenti alla sopravvenuta responsabilità dei soci amministratori; la derogabilità al quorum necessario per la delibera; la relazione degli amministratori; la personalità giuridica che viene meno dal momento che le società sportive possono trasformarsi in associazioni non riconosciute mentre la norma non prevede la trasformazione di dette società in associazioni riconosciute; le riserve derivanti dalla trasformata società di capitali; il capitale sociale della società trasformata; le eventuali perdite della società trasformata e, infine, i beni patrimoniali in capo alla società di capitali trasformata.

 

Notiziario Fiscale - C.U. n.43 del 27.02.2014 (s.s. 2013/14)


Rapporti di lavoro nello sport dilettantistico


Finalmente una buona notizia per lo sport dilettantistico!
Al termine di un confronto tra l'Inps e il Ministero del Lavoro sulle problematiche relative alle prestazioni sportive dilettantistiche disciplinate dal primo comma, lett.m) dell'art.67 del Tuir, è stata emanata dallo stesso Ministero, la circolare n.37 del 21/02/2014 che fornisce importanti indicazioni operative ai propri uffici di vigilanza.
Dopo aver evidenziato la caratteristica non lucrativa degli enti iscritti all'apposito registro del Coni, viene illustrata la disciplina vigente sia per le prestazioni sportive dilettantistiche che per le collaborazioni coordinate e continuative di carattere amministrativo-gestionale.
In particolare, l'attenzione viene concentrata sugli istruttori e gli allenatori operanti all'interno delle società e associazioni sportive dilettantistiche, figure attorno alla cui attività erano nati e sviluppati i contenziosi attualmente in essere.
E proprio prendendo atto dell'esito costantemente sfavorevole del contenzioso e tenendo in considerazione la funzione sociale delle società ed associazioni sportive dilettantistiche, invita gli uffici periferici a non effettuare ulteriori controlli sui rapporti che detti enti instaurano con soggetti che percepiscono compensi per prestazioni sportive dilettantistiche ed a concentrarsi esclusivamente sulle imprese che comunque svolgono attività sportiva, ma senza il riconoscimento del Coni.
Requisito indispensabile è, quindi, quello di essere iscritti al registro Coni poichè solo il riconoscimento da parte del Coni certifica lo svolgimento di attività sportiva a livello dilettantistico e costituisce il presupposto per poter usufruire della disposizione contenuta nella suddetta Circolare.
Sempre la detta Circolare fornisce l'indicazione che, ferma l'attività già avviata e i contenziosi in essere, l'attività accertativa degli uffici deve orientarsi verso le realtà sportive imprenditoriali non iscritte al registro Coni.
Vogliamo salutare questo provvedimento come un positivo segnale di riduzione delle pressanti azioni di verifica cui vengono sottoposti gli enti sportivi dilettantistici e, parafrasando un noto attore comico, sommessamente sussurriamo: "fusse che fusse la vota bone".

Notiziario Fiscale - C.U. n.37 del 30.01.2014 (s.s. 2013/14)


Spesometro 2012

Dopo le nostre precedenti note apparse sul Notiziario Fiscale del 31 ottobre e del 13 novembre 2013 ed a ridosso della scadenza del 31 gennaio p.v. prevista per la trasmissione telematica del modello, torniamo ad occuparci dello "Spesometro" riferito all'anno 2012, alla luce, anche, dei chiarimenti forniti sull'argomento dall'Agenzia delle Entrate in data 23 gennaio 2014.
L'intervento dell'Amministrazione Finanziaria è arrivato, oltre che con notevole ritardo, in senso contrario a quanto il mondo dell'associazionismo avrebbe voluto.
Infatti, l'Agenzia delle Entrate, rispondendo a due quesiti riguardante l'obbligo di comunicazione delle fatture passive da inserire nel prospetto di comunicazione polivalente da parte dei soggetti che hanno optato per il regime fiscale di cui alla legge n.398/1991, precisa quanto segue:
1) tali soggetti, anche se non sono tenuti alla registrazione analitica delle fatture ricevute, devono comunicare gli importi relativi agli acquisti di beni a servizi direttamente riferibili all'attività commerciale eventualmente svolta. Secondo la stessa Agenzia, l'obbligo di comunicazione è correlato alla cessione di beni e alle prestazioni di servizi resi e ricevute e non a quello della registrazione, che costituisce un adempimento successivo e diverso rispetto all'emissione della fattura;
2) nel caso in cui le fatture passive si riferiscano ad acquisti relativi sia alle attività istituzionali che a quelle commerciali, l'obbligo si ritiene assolto con l'invio degli importi riguardanti gli acquisti per attività commerciali. Qualora per l'associazione sussistano difficoltà a distinguere gli importi riferiti all'attività commerciale rispetto a quelli riguardanti l'attività istituzionale, è possibile comunicare l'intero importo della fattura. Si evidenzia, infine che le spese relative alle utenze (elettricità, gas, acqua, telefono), che per gli enti non commerciali potrebbero rappresentare la più diffusa ipotesi di oneri promiscui, non costituiscono oggetto di comunicazione.
A nostro parere, quindi, considerato il tipo di attività posta in essere da parte delle nostre società che applicano il regime 398/1991 è quindi presumibile che l'obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti agli effetti dell'Iva, venga assolto attraverso la comunicazione delle sole fatture emesse.
Infatti, come anche già evidenziato nella nostra nota pubblicata sul Notiziario Fiscale del 13 novembre 2013 e chiarito che non sono oggetto di comunicazione le fatture relative alle utenze, ribadiamo che, per una associazione sportiva dilettantistica che pratica il gioco del calcio, le eventuali (ma, pensiamo, sicuramente inesistenti) fatture passive da dover inserire nel modello di comunicazione polivalente, potrebbero riguardare le fatture collegate alle operazioni di pubblicità e sponsorizzazione come, ad esempio, l'acquisto di striscioni, banner pubblicitari o altro materiale utilizzato per la prestazione dei suddetti servizi.
A conclusione della presente nota e dopo aver precisato chein caso di mancato invio del modello verrà applicata una sanzione che varia da 258 a 2.065 euro (art.11, D.Lgs.n.471/1997), vogliamo suggerire alle nostre società le seguenti riflessioni:
a) di certo, questo ultimo intervento dell'Amministrazione Finanziaria penalizza ulteriormente il sistema sportivo dilettantistico, già sottoposto ad una continua e sempre più pressante azione di controllo da parte degli organi verificatori;
b) lo "Spesometro" rappresenta un ulteriore strumento a disposizione dell'Amministrazione Finanziaria per potere ancor meglio orientare la suddetta azione di controllo nei confronti delle associazioni sportive dilettantistiche;
c) la necessità, da parte delle nostre società, di migliorare i propri assetti organizzativi prestando la dovuta attenzione alle problematiche contabili e fiscali.

Notiziario Fiscale - del 2.12.2013 (s.s. 2013/14)


Trattamento IVA dei contributi pubblici al non profit


L'Agenzia delle Entrate, con un primo Comunicato Stampa del 07/11/2013, dava notizia della proroga al 31 gennaio 2014 per la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva relative all'anno 2012 (c.d. Spesometro) ed il cui termine era stato precedentemente fissato al 12 novembre 2013 (per chi effettua la liquidazione Iva mensile) e al 21 novembre 2013 (per tutti gli altri operatori economici). A fronte di alcuni dubbi interpretativi del contenuto di tale documento, l'Agenzia stessa, con Comunicato Stampa del 08/11/2013, ha precisato e ribadito che la detta comunicazione delle operazioni Iva relative all'anno 2012, può essere validamente effettuata tramite i servizi telematici Fisconline o Entratel fino al 31 gennaio 2014 e che entro lo stesso termine si potranno inviare anche gli eventuali file che annullano o sostituiscono i precedenti invii, senza incorrere in sanzioni.
Vogliamo comunque precisare che tale proroga si imponeva necessariamente essendo la naturale conseguenza di una norma dello Statuto del contribuente la quale stabilisce che nessun adempimento può essere imposto se non con 60 giorni di anticipo. Poichè le istruzioni per le case di software sono state rese disponibili non prima dell'inizio del mese di novembre, il differimento serve, quindi, a sanare un ritardo degli Uffici.
Dobbiamo purtroppo rilevare che, nonostante le sollecitazioni avanzate al riguardo, tra i soggetti esonerati da tale obblgo, come lo Stato, le regioni, i comuni ed altri organismi di diritto pubblico, oltre che i piccoli agricoltori, non sono stati inclusi gli enti non commerciali che operano in regime agevolato 398/1991.
Per cui, pur non condividendo tale decisione, invitiamo le nostre società affiliate a volersi predisporre a tale obbligo richiamando la loro attenzione a quanto già da noi pubblicato nel C.U. n.22 del 7 novembre 2013.
Entrando più nel merito di tale adempimento che riguarda le associazioni sportive dilettantistiche limitatamente alle operazioni effettuate nell'esercizio di attività commerciali, analizzando le operazioni passive oggetto di comunicazione, vogliamo precisare che sono, appunto, oggetto di comunicazione gli acquisti (assoggettati ad Iva) nell'ambito dell'attività commerciale. Quindi, per una a.s.d. calcistica, sono oggetto di comunicazione gli acquisti relativi alla attività commerciale come, ad esempio, l'acquisto di articoli sportivi, bevande ed alimenti destinati alla vendita o alla somministrazione, gli acquisti di banner o striscioni pubblicitari, le fatture per stampa di locandine o manifesti pubblicitari, ecc., mentre non sono oggetto di comunicazione gli acqusti effettuati per l'attività istituzionale come, ad esempio, l'acquisto di articoli sportivi (abbigliamento e attrezzature sportive) e l'acquisto di bevande e alimenti non destinati alla successiva vendita o somministrazione.
Continuiamo, comunque, ad auspicare un provvedimento che, come in passato, preveda il totale esonero da questo obbligo per le associazioni sportive dilettantistiche in regime 398/1991.

Notiziario Fiscale - del 13.11.2013 (s.s. 2013/14)


Spesometro rinviato al 31 gennaio 2014 

L'Agenzia delle Entrate, con un primo Comunicato Stampa del 07/11/2013, dava notizia della proroga al 31 gennaio 2014 per la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva relative all'anno 2012 (c.d. Spesometro) ed il cui termine era stato precedentemente fissato al 12 novembre 2013 () e al 21 novembre 2013 (). A fronte di alcuni dubbi interpretativi del contenuto di tale documento, l'Agenzia stessa, con Comunicato Stampa del 08/11/2013, ha precisato e ribadito che la detta comunicazione delle operazioni Iva relative all'anno 2012, può essere validamente effettuata tramite i servizi telematici Fisconline o Entratel fino al 31 gennaio 2014 e che entro lo stesso termine si potranno inviare anche gli eventuali file che annullano o sostituiscono i precedenti invii, senza incorrere in sanzioni. Vogliamo comunque precisare che tale proroga si imponeva necessariamente essendo la naturale conseguenza di una norma dello Statuto del contribuente la quale stabilisce che nessun adempimento può essere imposto se non con 60 giorni di anticipo. Poichè le istruzioni per le case di software sono state rese disponibili non prima dell'inizio del mese di novembre, il differimento serve, quindi, a sanare un ritardo degli Uffici. Dobbiamo purtroppo rilevare che, nonostante le sollecitazioni avanzate al riguardo, tra i soggetti esonerati da tale obblgo, come lo Stato, le regioni, i comuni ed altri organismi di diritto pubblico, oltre che i piccoli agricoltori, non sono stati inclusi gli enti non commerciali che operano in regime agevolato 398/1991. Per cui, pur non condividendo tale decisione, invitiamo le nostre società affiliate a volersi predisporre a tale obbligo richiamando la loro attenzione a quanto già da noi pubblicato nel C.U. n.22 del 7 novembre 2013. Entrando più nel merito di tale adempimento che riguarda le associazioni sportive dilettantistiche limitatamente alle operazioni effettuate nell'esercizio di attività commerciali, analizzando le oggetto di comunicazione, vogliamo precisare che sono, appunto, oggetto di comunicazione gli acquisti (assoggettati ad Iva) nell'ambito dell'attività commerciale. Quindi, per una a.s.d. calcistica, oggetto di comunicazione gli acquisti relativi alla attività commerciale come, ad esempio, l'acquisto di articoli sportivi, bevande ed alimenti , gli acquisti di banner o striscioni pubblicitari, le fatture per stampa di locandine o manifesti pubblicitari, ecc., mentre oggetto di comunicazione gli acqusti effettuati per l'attività istituzionale come, ad esempio, l'acquisto di articoli sportivi (abbigliamento e attrezzature sportive) e l'acquisto di bevande e alimenti non destinati alla successiva vendita o somministrazione. Continuiamo, comunque, ad auspicare un provvedimento che, come in passato, preveda il totale esonero da questo obbligo per le associazioni sportive dilettantistiche in regime 398/1991.
Notiziario Fiscale - C.U. n.21 del 31.10.2013 (s.s. 2013/14)


Spesometro 2013 - Un obbligo che penalizza le a.s.d. in 398/1991


Le associazioni sportive dilettantistiche che nell'anno 2012 hanno operato in regime 398/1991, si trovano di fronte ad un nuovo obbligo cui mai avrebbero pensato di dover adempiere; si tratta della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva (c.d. Spesometro) ai sensi di quanto stabilito dall'art.21 del D.L. n.78/2010.
Le istruzioni per la compilazione del Modello emanate dall'Agenzia delle Entrate, indicano quali soggetti esclusi da tale obbligo: i contribuenti che si avvalgono del regime di cui all'art.27, primo e secondo comma del D.L. 6 luglio 2011, n.98, (regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile - "nuovi contribuenti minimi"), lo Stato, le regioni, le province, i comuni e gli altri organismi di diritto pubblico, nell'ambito delle attività istituzionali diverse da quelle previste dall'art.4 del DPR n.633/1972. Non figurano in tale elenco di soggetti esonerati gli enti non commerciali (comprese quindi le A.s.d.) i quali, quindi, per espressa previsione normativa (art.7 D.L.13/05/2011, n.70) e di prassi (Provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate 22/10/2010, 14/04/2011, 21/06/2011 e 16/09/2011 e C.M. 30/05/2011, n.24/E) sono obbligati alla comunicazione limitatamente alle operazioni effettuate nell'esercizio di attività commerciale ai sensi dell'art.4, D.P.R.n.633/1972.
Sappiamo che, con riferimento ad una associazione sportiva dilettantistica, le operazioni più ricorrenti di natura commerciale sono rappresentate, più che dalla vendita di articoli sportivi o dalla somministrazione di alimenti e bevande ai non soci, dalle prestazioni per pubblicità e sponsorizzazione; conseguentemente, sarebbero oggetto di comunicazione le relative fatture emesse a tale riguardo dal 01/01/2012 al 31/12/2012.
Va però ricordato che le associazioni sportive dilettantistiche in 398/1991 sono esonerate dalla registrazione sui registri iva delle fatture emesse, dovendo procedere alla loro sola annotazione sul prospetto approvato con D.M. 11/02/1997.
Per cui, onde poter compilare l'elenco, le associazioni si troverebbero a dover preventivamente registrare in contabilità dette fatture in modo da poter procedere all'estrazione dei dati per fare affluire automaticamente gli importi delle operazioni nel modello approvato con il Provvedimento del 2 agosto 2013 o, in alternativa, a compilare manualmente le singole righe del modello.
Essendo solitamente detti documenti emessi in numero limitato, non sarebbe poi tanto complicato compilare manualmente il modello di comunicazione.
Numerosi dubbi si nutrono invece per quanto concerne l'obbligo di allegare al modello anche l'elenco dei fornitori relativamente alle fatture di acquisto.
A parere di chi scrive tale obbligo non sussiste in considerazione del fatto che, per queste operazioni, il comma 4 dell'art. 2 della Legge n.398/1991 prevede solo l'obbligo di numerarle progressivamente per anno solare e di conservarle visto che le operazioni passive (acquisti) non hanno alcun effetto nella determinazione dell'imposta da versare che, come sappiamo, viene determinata in misura forfettaria sull'Iva delle fatture emesse.
Quanto sopra è ancor più avvalorato dalla considerazione che il modello per la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, richiede la "data di registrazione" e, come sopra detto, solo le operazioni attive poste in essere dalle associazioni in 398/1991 devono essere annotate, entro il 15 del mese successivo, sul prospetto di cui al D.M. 11 febbraio 1997 ( Registro Iva minori). Ciò sta ancor più a significare che per i soggetti che applicano il regime forfettario, l'obbligo di comunicazione attraverso lo "spesometro" valga solo per le operazioni oggetto di tale annotazione.
Le considerazioni sopra riportate hanno uguale validità per le società di capitali sportive dilettantistiche che, avvalendosi dell'estensione del regime forfettario prevista dall'art.90, comma 1, della Legge n.289/2002, hanno scelto di determinare il reddito imponibile e l'Iva da versare secondo le regole della Legge n.398/1991.
Pertanto, anche per loro, la comunicazione dovrebbe riguardare solo le operazioni attive.
Vogliamo però sottolineare che questi soggetti, ancorché esonerati dagli adempimenti agli effetti Iva, sono comunque tenuti all'obbligo civilistico di contabilizzazione di tutte le movimentazioni.
Ricordando che la scadenza di presentazione dello Spesometro è fissata al 21 novembre 2013, riteniamo più che mai auspicabile un Provvedimento da parte dell'Agenzia delle Entrate per chiarire se la compilazione del modello possa ritenersi esaurita nella sola indicazione delle operazioni attive sia per le associazioni che per le società sportive dilettantistiche che applicano il regime della Legge n.398/1991.

Notiziario Fiscale - C.U. n.16 del 10.10.2013 (s.s. 2013/14)


Iscrizione al Registro C.O.N.I. - ultimi giorni


Si ricorda alle nostre società affiliate che i 90 giorni previsti quale termine per completare l'iscrizione al Registro CONI, sia per le società di nuova costituzione e sia per quelle già esistenti e mai iscrittesi prima al detto Registro, stanno per scadere.
Invitiamo, pertanto, a voler procedere a tale adempimento al più presto possibile, sottolineando l'importanza che l'iscrizione a detto Registro assume nei confronti dell'Amministrazione Finanziaria. Per quanto riguarda le procedure di iscrizione, come già in precedenza illustrato, occorre seguire l'iter previsto sul sito
http://www.coni.it/ .

Notiziario Fiscale - C.U. n.15 del 3.10.2013 (s.s. 2013/14)


Aumento aliquota IVA dal 21 al 22%
Riflessi per le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche


Dal 1° Ottobre 2013, a causa della mancata proroga del termine fissato dall'art.40, comma 1-ter, del D.L. 6 luglio 2011, n.98, è entrato in vigore l'aumento dell'aliquota Iva ordinaria dal 21% al 22%, mentre restano ferme le aliquote ridotte del 4% e del 10%.
La decorrenza dall'inizio del mese di ottobre comporta che, ai fini della liquidazione e del versamento dell'Iva, gli effetti si faranno sentire, per quanto riguarda le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche che hanno optato per l'applicazione del regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n.398/1991 (e che rappresenta la grande maggioranza), a partire dalla liquidazione relativa al 4° trimestre 2013 con il pagamento dell'Iva dovuta entro il 16/02/2014.
Per le associazioni e Società Sportive che non hanno optato per l'applicazione del regime 398/1991 e che, quindi, calcolano l'Iva dovuta nei modi ordinari, bisognerà verificare se il regime adottato è mensile o trimestrale; nel primo caso la prima liquidazione interessata dalla variazione dell'aliquota sarà quella relativa al mese di Ottobre con pagamento dell'imposta dovuta al 16/11/2013; nel secondo caso la liquidazione con la nuova aliquota, sarà quella relativa all'ultimo trimestre 2013 e la cui data di pagamento della eventuale imposta dovuta, è fissata al 16/03/2013.
E' importante ricordare che, per una corretta applicazione della modifica, necessita tener conto del momento di effettuazione delle operazioni ai sensi dell'art.6 del D.P.R. n.633/1972 e che regola l'esigibilità dell'Iva, prevedendo differenti regole in funzione della tipologia delle operazioni effettuate.

Per quanto riguarda le associazioni e società sportive dilettantistiche, le tipologie di operazioni più ricorrenti sono le seguenti:
a) per quanto riguarda le prestazioni di servizi ( nel nostro caso le fatture emesse per prestazioni di pubblicità e/o sponsorizzazione ), normalmente il momento di effettuazione è legato al pagamento del corrispettivo da parte del cliente, con la conseguenza che eventuali prestazioni eseguite fino al 30 settembre 2013, ma incassate (e, quindi, fatturate) dal 1° ottobre in poi, sono soggette all'aliquota del 22%; invece, se l'emissione della fattura è avvenuta entro il 30 settembre, l'aliquota alla quale assoggettare l'imposta rimane quella del 21% pur se il pagamento della fattura stessa avverrà successivamente a tale data.
b) lo stesso criterio si applicherà per quanto riguarda le prestazioni di servizi relative ad attività di somministrazione di alimenti e bevande in bar e ristoranti, oppure in sagre, feste, ecc. In tali casi, poiché, di norma. il pagamento del corrispettivo è contestuale al perfezionamento dell'operazione, l'aliquota del 22% si applica, ove dovuta, alle operazione effettuate a decorrere dal 1° ottobre.
c) per le cessioni di beni, ad esempio di articoli sportivi, l'aliquota del 22%, ove dovuta, si applica alle consegne o spedizioni effettuate a partire dal 1°ottobre, mentre per eventuali acconti incassati o fatture anticipate emesse fino al 30 settembre, resta applicabile l'aliquota Iva del 21%.
A completamento delle suddette tipologie, vogliamo riferire anche dell'ipotesi (per la verità assai rara nel settore dello sport dilettantistico) di cessioni di beni immobili per le quali l'aliquota del 22% si applica a partire dai rogiti notarili stipulati dal 1° ottobre, fermo restando che su eventuali acconti incassati fino al 30 settembre, oppure in presenza di emissione della fattura fino alla predetta data, l'imposta si applica nella misura del 21%.
Non dovrebbero sorgere particolari problemi per l'emissione di fatture differite emesse ai sensi dell'art.21, comma 4, lett.a) del D.P.R. n.633/72 (cfr.:cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto, nonché le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare e nei confronti del medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime operazioni) per contributi pubblici in conto esercizio erogati per la gestione di impianti sportivi e le consegne o spedizioni di beni mobili effettuate nel mese di settembre 2013, per le quali la predetta fattura, pur potendo essere emessa entro il 15 ottobre, deve confluire nella liquidazione di settembre, quale periodo di effettuazione delle singole operazioni, con conseguente applicazione dell'aliquota del 21%.



Particolare attenzione va prestata alla emissione di note di variazione in data successiva al 30 settembre, per le quali si rende applicabile la medesima aliquota vigente alla data di effettuazione dell'operazione originaria; pertanto, se all'operazione originaria è stata applicata l'aliquota del 21%, in quanto effettuata prima del 30 settembre, alla successiva nota di variazione si rende applicabile la medesima aliquota del 21%, anche se il documento è emesso successivamente al 1° ottobre 2013.

Vogliamo infine precisare che l'incremento dell'aliquota non ha nessun effetto sulle operazioni aventi natura istituzionale (incasso delle quote associative e delle quote di frequenza ai corsi sportivi da parte di soci, associati e tesserati), che, se correttamente inquadrate come tali, non sono considerate operazioni imponibili Iva ai sensi dell'art.4, comma 4, del D.P.R. n.633/1972.
 

Notiziario Fiscale - C.U. n.10 del 12.9.2013 (s.s. 2013/14)


Trasmissione Mod. Enico Enc/2013 - Anno d'imposta 2012


Ricordiamo che il 30/09/2013 scade il termine per la trasmissione telematica del Modello di dichiarazione dei redditi per le associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno chiuso il proprio bilancio il 31/12/2012.

Cogliamo l'occasione per ricordare e riassumere i seguenti, connessi, adempimenti:
1) approvazione da parte dell'assemblea dei soci, entro il 30/04/2013, del Rendiconto anno 2012;
2) pagamento delle eventuali imposte scaturenti dalla dichiarazioni alle seguenti scadenze:
- 16/06/2013 : saldo Ires 2012 - codice tributo 2003
1° acconto Ires 2013 - codice tributo 2001
saldo Irap 2012 - codice tributo 3800
1° acconto Irap 2013 - codice tributo 3812
- 30/12/2013 : 2° acconto Ires 2013 - codice tributo 2003
2° acconto Irap 2013 - codice tributo 3813

A conclusione della presente nota, vogliamo rimarcare l'importanza della approvazione del Rendiconto da parte dell'Assemblea soci, in quanto tale adempimento costituisce una delle condizioni essenziali per poter usufruire del regime agevolato di cui alla Legge n.398/91.

Notiziario Fiscale - C.U. n.1 del 4.7.2013 (s.s. 2013/14)


Aumento imposta di bollo


A far data dal 26/06/2013, l'importo della marca da bollo da apporre sulle ricevute di importo superiore ad €.77,00 è passato da €.1,81 ad €. 2,00, mentre per gli atti precedentemente soggetti alla marca di €. 14,62 (es. registrazione dello Statuto), l'importo è aumentato ad €. 16,00.
La norma oggetto di tale variazione è contenuta nell'art.7-bis, comma 3, della Legge n.71 del 23/06/2013 e che testualmente recita: "A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le misure dell'imposta fissa di bollo attualmente stabilite in euro 1,81 e in euro 14,62, ovunque ricorrano, sono rideterminate, rispettivamente, in euro 2,00 e in euro 16,00".
Notiziario Fiscale - C.U. n.48 del 7.3.2013 (s.s. 2012/13)


Pagamento imposte


Le società ed associazioni sportive dilettantistiche che hanno chiuso il proprio bilancio il 30/06/2012, devono provvedere, entro il 30/05/2013 al pagamento del secondo acconto Ires (se dovuto) indicando sul Modello F24 codice tributo 2002 e come anno il 2012 ed il secondo acconto Irap (se dovuto) indicando il codice tributo 3813 e come anno il 2012.

Notiziario Fiscale - C.U. n.48 del 7.3.2013 (s.s. 2012/13)


Modello "EAS"
Comunicazione variazione dati


Entro il 31/03/2013 (slittato al 02/04/2013 per le festività pasquali) le associazioni/società sportive dilettantistiche devono ripresentare il Modello EAS già inviato, qualora vi siano state determinate variazioni nei dati precedentemente comunicati. L'omessa comunicazione dei dati variati comporta automaticamente la perdita delle agevolazioni fiscali previste dalle norme tributarie, ivi comprese quelle relative al regime agevolato della Legge n.398/1991.
La presentazione del Modello EAS, infatti, proprio perchè considerato dal Fisco come strumento antielusivo, risponde all'esigenza di acquisire i dati necessari a conoscere e monitorare gli enti associativi con l'obiettivo, quindi, di tutelare le vere forme associazionistiche e, conseguentemente, di concentrare l'azione di controllo e di repressione fiscale sulle pseudo-associazioni.
Ricordiamo che, in linea generale, sono tenuti alla presentazione del Modello EAS gli enti associativi di natura privata (tra cui le società e associazioni sportive dilettantistiche) con o senza personalità giuridica, che si avvalgono di una o più delle previsioni di decommercializzazione previste dall'art. 148 del Tuir e dall'art. 4, commi 4 e 6 del D.P.R. n.633/1972 e che, quindi, oltre all'attività sportiva dilettantistica riconosciuta dal CONI, effettuano anche cessioni di beni o prestazioni di servizi (es. somministrazione di alimenti e bevande, vendita di materiale sportivo e prestazioni di servizi quali pubblicità e/o sponsorizzazioni), rilevanti ai fini Ires e Iva, oppure effettuano operazioni strutturalmente commerciali, anche se non imponibili ai fini fiscali ai sensi, appunto, degli art.148 e 4 sopra ricordati.
Risultano espressamente esclusi dalla predetta presentazione le società e associazioni sportive dilettantistiche iscritte al Registro CONI che non svolgono attività commerciali e, quindi, prive di partita Iva.


Tornando all'adempimento in scadenza il 02/04/2013 e cioè all'obbligo di comunicazione dei dati variati, nel ricordare che detta comunicazione deve essere normalmente effettuata entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione, precisiamo che non vi è l'obbligo di ripresentazione del modello qualora le variazioni verificatesi si riferiscano ai seguenti punti del modello stesso:

Punto 20 : Importo dei proventi da pubblicità o sponsorizzazione;
Punto 21 : Utilizzo e costo dei messaggi pubblicitari per la diffusione dei propri
beni e servizi;
Punto 23 : Dati relativi all'ammontare delle entrate (media degli ultimi tre esercizi);
Punto 30 : Importo delle erogazioni liberali ricevute;
Punto 31 : Importo dei contributi pubblici ricevuti;
Punto 33 : Numero e giorni delle manifestazioni per raccolta fondi.

Precisiamo, altresì, che non è necessario comunicare attraverso un nuovo modello EAS le variazioni dei dati previsti alle sezioni "Dati relativi all'ente" e "Rappresentante legale" in quanto dette variazioni sono già oggetto di comunicazione all'Agenzia delle Entrate attraverso i modelli AA5/6 (per i soggetti non titolari di Partita Iva) e AA7/10 (per i soggetti titolari di partita Iva); comunicazione che, lo ricordiamo, deve essere fatta entro 30 giorni dalla data di variazione attraverso le seguenti modalità: presentazione diretta all'Ufficio, spedizione a mezzo raccomandata, trasmissione in via telematica direttamente (Fisconline) o tramite intermediario abilitato (Entratel).
Per quanto concerne poi le modalità di compilazione del Modello EAS, ricordiamo che le associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI, diverse da quelle espressamente esonerate dall'art.30 del D.L. n.185/2008 (e cioè quelle regolarmente iscritte al Coni che non svolgono attività commerciale), possono assolvere all'obbligo della presentazione compilando il modello con modalità semplificate; vale a dire compilando il 1° riquadro contenente i dati identificativi dell'associazione e del suo rappresentante legale ed il 2° riquadro relativamente ai seguenti righi: 4, 5, 6, 20, 25 e 26.
Ricordiamo, infine, che il modello Eas deve essere presentato all'Agenzia delle Entrate in via telematica direttamente o mediante gli intermediari abilitati e che, in caso di perdita dei requisiti qualificanti per fruire delle agevolazioni fiscali previsti dalla normativa tributaria, il modello deve essere ripresentato entro 60 giorni dalla data in cui si verifica tale circostanza.


A conclusione della presente nota vogliamo richiamare l'attenzione delle nostre società affiliate sul contenuto della Risoluzione Ministeriale n.110/E del 12/12/2012 la quale, in riferimento alla omessa presentazione del Modello Eas specifica che se il termine di presentazione dello stesso scade/scadeva il giorno di presentazione del Modello Unico dei redditi o in data successiva, la regolarizzazione può essere effettuata entro il termine di presentazione della successiva dichiarazione dei redditi versando una sanzione pari ad €.258, oltre che presentare il Modello Eas; mentre, in riferimento alla tardiva presentazione del modello stesso, precisa che la tardività può essere regolarizzata versando sempre la sanzione di €.258.

Notiziario Fiscale - 20.2.2013 (s.s. 2012/13)


Comunicazione annuale dati I.V.A. 2013

L'obbligo di presentazione della comunicazione annuale sintetica dei dati Iva è previsto dall'art.8-bis del D.P.R.n.322/1998 e successive modificazioni.
La comunicazione Iva 2013, contenente i dati dell'anno 2012, deve essere presentata online entro la fine del mese di febbraio (28/02/2013), utilizzando il modello approvato dal Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate il 17/01/2011.
Tra i soggetti esonerati da tale adempimento figurano le società e associazioni sportive dilettantistiche in regime speciale agevolato previsto dalla Legge n.398/1991, nel mentre, rimangono obbligate le società e le associazioni che operano in regime Iva ordinario, indipendentemente dall'entità del volume di affari conseguito, non essendo per loro applicare il limite di esonero di €.25.000 previsto solo per le persone fisiche.

 

Notiziario Fiscale - C.U. n.43 del 14.2.2013 (s.s. 2012/13)
 

IVA 4° Trimestre 2012 società in regime 398/1991

 

Il 16 febbraio 2013 (rectius: 18 febbraio 2013 in quanto il giorno 16 cade di sabato), scade il termine per il versamento dell'Iva relativa al 4° trimestre 2012 per le società e associazioni in regime 398/1991.

Cogliamo l'occasione per ricordare alcune peculiarità che tale regime contiene in materia di versamento Iva, posto a confronto con il regime Iva ordinario:

- l'importo da versare non deve essere maggiorato dell'1% a titolo di interessi;
- l'Iva del 4° trimestre deve essere versata il 16 febbraio e non il 16 marzo (oppure unitamente al versamento delle imposte dirette, il 16 giugno o 16 luglio con maggiorazione degli interessi);
- il codice tributo da utilizzare è il 6034 e non il 6099;
- in caso di omesso o ritardato versamento il termine entro il quale può essere effettuato il c.d. "ravvedimento operoso" non è il 30 settembre dell'anno successivo, bensì il 16 febbraio dell'anno successivo.

 

Notiziario Fiscale - C.U. n.41 del 31.1.2013 (s.s. 2012/13)



Adempimenti di natura tributaria
(corretta compilazione del Modello F24)


Avendo riscontrato una diffusa errata compilazione del Modello F 24 da parte delle società affiliate, vogliamo precisare quanto segue:


- le società e associazioni sportive che hanno l' esercizio non coincidente con l'anno solare ( es. chiusura esercizio al 30 giugno ), in sede di compilazione del Modello F24 utilizzato per il pagamento dell'Iva, dell'Ires e/o Irap o di qualsiasi altro tributo, devono barrare la casella posta in alto a destra del modello stesso, nella Sezione Contribuente e nello spazio recante l'indicazione "da barrare in caso di anno d'imposta non coincidente con l'anno solare", in corrispondenza del rigo in cui viene riportato il numero del Codice Fiscale.


Precisiamo, altresì, che tale formalità dovrà essere rispettata sempre e su ogni modello F24 compilato.

Notiziario Fiscale - C.U. n.37 del 17.1.2013 (s.s. 2012/13)



Pillole di fiscalità - 2


Alcune società ci hanno rappresentato le loro difficoltà nella interpretazione dell'esatto contenuto della nota redatta dagli esperti del nostro Sportello Fiscale, avente per oggetto "Pillole di fiscalità -1" e pubblicata sul Comunicato Ufficiale n.35 del 3/01/2013; dubbi che erano peraltro prevedibili in quanto gli stessi esperti, in considerazione della delicatezza degli argomenti trattati, sono stati costretti ad usare una terminologia non prettamente chiara e trasparente.

Ciò considerato, suggeriamo di contattare direttamente il Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti – Francesco Di Pietro (email: francescodp@inwind.it , telefono: 085/2121206) - in modo da poter avere tutte le delucidazioni al riguardo.

Notiziario Fiscale - C.U. n.35 del 3.1.2013 (s.s. 2012/13)
 

Pillole di fiscalità - 1

Gli esperti dello Sportello fiscale augurano a tutti i dirigenti delle società un sereno e felice Anno Nuovo e colgono l'occasione per fornire i seguenti due suggerimenti pratici comportamentali che potrebbero rivelarsi sicuramente utili nell'ambito di una necessità di regolarizzazione dei documenti contabili:


1) predisporre, da subito, i contratti di pubblicità e/o di sponsorizzazione sia con gli abituali clienti e sia con quelli ipotizzabili, riferiti all'anno 2013 facendo apporre sugli stessi il timbro postale per data certa (indipendentemente dallo loro effettiva futura utilizzazione);
2) acquistare un certo numero ( si consiglia almeno 100 ), di marche da bollo da €. 1,81 da conservare per poterle poi utilizzare in caso di necessità per la regolarizzazione di ricevute ( ad esempio per rimborsi ) di importo unitario superiore ad €. 77,47 su cui, dovrà essere giocoforza necessario riportare una data anteriore a quella del momento in cui verranno materialmente compilate).

E' ovvio che sulle ricevute riferite alla gestione corrente andranno applicate le marche che verranno man mano acquistate nel periodo della compilazione del documento, evitando di utilizzare quelle sopra citate che andranno invece mantenute come scorta per i motivi sopra illustrati.

Notiziario Fiscale - 3.1.2013 (s.s. 2012/13)
 

 

Sponsor-pubblicità: spese insindacabili

( Sentenze n.110/12 e n.160/12 Commissione Tributaria Provinciale di Lucca )

Riportiamo l’articolo apparso su Italia Oggi del 03/11/2012 a firma di Marrucci Federico

In relazione alla sussistenza dell’inerenza per spese pubblicitarie, l’onere probatorio grava sull’Amministrazione finanziaria. Pertanto, laddove siano costi effettivamente sostenuti dal contribuente e non contestati specificatamente, la deducibilità/detraibilità delle stesse non può essere negata, in quanto “la valutazione economica di detta scelta aziendale spetta esclusivamente all’autonomo giudizio dell’imprenditore”. Queste sono le conclusioni a cui è approdata la Commissione provinciale di Lucca con due recenti sentenze (n.110/12 e n.160/12).
I fatti del processo.
I contenziosi tributari in parola vertevano sull’impugnazione di distinti avvisi di accertamento (notificati a due differenti società) ai fini Ires, Irap e Iva per l’anno d’imposta 2006, con cui l’Agenzia delle Entrate di Lucca rettificava il reddito d’impresa recuperando a tassazione determinate somme sostenute dai ricorrenti per costi di pubblicità ( a favore di un’associazione sportiva dilettantistica ) ritenuti indetraibili e indeducibili in ordine ai seguenti motivi:
a) mancata inerenza all’attività d’impresa;
b) messaggio pubblicitario totalmente inidoneo ad incidere in modo apprezzabile sulle vendite e sul
volume d’affari;
c) costo della sponsorizzazione “sproporzionato ed antieconomico” ed “eccedente il normale valore
di mercato rispetto alla situazione finanziaria della società”.
In virtù di quanto censurato dall’Amministrazione finanziaria nei provvedimenti opposti, i ricorrenti ne contestavano la legittimità, atteso che da un lato l’Ufficio aveva basato la propria tesi “accusatoria” su una serie di “luoghi comuni” (privi di qualsivoglia peso o valenza probatoria) al fine di dimostrare la non inerenza del costo pubblicitario e dall’altro lato, in ogni caso, l’Agenzia delle Entrate aveva posto in essere una vera e propria ingerenza, esercitando un’invasione di campo alla libera iniziativa privata dell’imprenditore.
Onere probatorio dell’inerenza e insindacabilità della scelta imprenditoriale.
Pertanto i ricorrenti sostenevano che le spese pubblicitarie realmente sostenute fossero del tutto inerenti rispetto all’attività economica svolta (art.100, comma 5, D.P.R. n.917/86 e art. 19, D.P.R. n.633/72): con la recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione n.6548/12, i giudici ermellini avevano qualificato il principio di inerenza come una nozione di “origine economica” legata all’idea futura (nonché teorica) di reddito (al netto dei costi sostenuti).
In particolare, sempre secondo la linea difensiva delle società, rientra nella definizione di inerenza tutto ciò che, sul piano delle spese e dei costi, appartiene alla “sfera dell’impresa” nell’intento di fornire al contribuente una futura, nonché potenziale utilità (oppure un vantaggio commerciale o di marketing) ottenuta anche in modo indiretto.
Come chiarito dagli stessi giudici aditi, in relazione alla sussistenza dell’inerenza (“ove si abbia riguardo a spese intrinsecamente necessarie alla produzione del reddito dell’impresa”) l’onere probatorio grava esclusivamente sull’Amministrazione finanziaria; tuttavia, le società accertate avevano dimostrato che dalla citata operazione di sponsorizzazione ne era scaturita “oggettivamente e soggettivamente” un “ritorno commerciale”, comprovato dall’incremento sia di ricavi/volume di affari, sia di “acquisizione di nuova clientela” (nel corso degli anni successivi).
In considerazione di questo aspetto, i giudici di merito richiamati precisavano che “la parte ricorrente dimostra un aumento di volume di affari in termini economici, che tuttavia non è il solo aspetto con cui misurare gli effetti positivi di un’azione pubblicitaria (vi è tutta una serie di contatti, relazioni, visibilità, passa parola, presenza sul mercato, ecc.) e che non sono stati considerati dall’Ufficio seppure esplicitati dalle parti”.
Sul piano invece del “rischio di impresa”, i giudici lucchesi affermavano ulteriormente che “la scelta delle strategie d’impresa è propria dell’imprenditore, il quale se ne assume il rischio. Solo quando ciò risulti elusiva di norme tributarie può essere messa in discussione. Elusione che non è certo rinvenibile nel caso di specie” e, in ogni caso “circa la diseconomicità dei risultati in termini di volume di affari e di ulteriore clientela da parte dell’Ufficio, preme sottolineare che le scelte pubblicitarie “mirano” a un aumento di entrambi, ma non ve ne è la certezza” (sentenza Commissione Tributaria Provinciale di Lucca n.110/12).
Ad ogni buon conto, prosegue nelle proprie motivazioni la stessa Ctp di Lucca, “non merita spendere parole circa l’attività di consulente aziendale che l’Ufficio pare essersi arrogato nel momento in cui suggerisce le altre forme alternative di pubblicità (ricercate su internet) a cui il contribuente avrebbe potuto far ricorso in quanto “meno costose e più efficaci in termini di messaggio pubblicitario”.

Notiziario Fiscale - C.U. n.30 del 6.12.2012 (s.s. 2012/13)


Ravvedimento EAS possibile fino al 31/12/2012

 

La Circolare n.38/E emessa dall’Agenzia delle Entrate il 28/09/2012 ha fornito i primi chiarimenti alla “remissione in bonis” riferita all’art.2, commi 1,2,3 e 3-bis del D.L. 02/02/2012,n.16 (c.d. “Decreto semplificazioni fiscali e Decreto semplificazioni tributarie), convertito dalla Legge n.44 del 26/04/2012.

Con detto Decreto sono state introdotte disposizioni di semplificazione degli adempimenti tributari, volte ad assicurare una riduzione degli oneri amministrativi per i contribuenti e la succitata Circolare fornisce chiarimenti in merito ad alcune delle semplificazioni introdotte dall’art.2 del decreto stesso con riferimento a comunicazioni ed adempimenti fiscali.
Tra le diverse fattispecie sanabili, al punto 1.3.1 la suddetta Circolare n.38/E precisa che la remissione in bonis può riguardare anche l’omesso invio del modello EAS, ossia della comunicazione dei dati fiscalmente rilevanti necessaria ai fini dell’applicazione del regime fiscale agevolato previsto per gli enti associativi dall’art.148 del TUIR e dall’art.4 del DPR n.633/1972.
A tal fine la Circolare ricorda che l’art.30, commi da 1 a 3-bis del D,L, n.185/2008 ha stabilito che per beneficiare della non imponibilità, ai fini IRES e IVA, dei corrispettivi, delle quote e dei contributi, gli enti di tipo associativo devono trasmettere, in via telematica, i dati e le notizie fiscalmente rilevanti, mediante un apposito modello, al fine di consentire gli opportuni controlli.
La Circolare, dopo aver ricordato che il modello EAS deve essere presentato entro 60 giorni dalla data di costituzione dell’associazione, precisa che, beneficiando dell’istituto della remissione in bonis contenuto nel citato D.L. n.16/2012, le associazioni in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma e che non hanno inviato il modello entro il termine previsto, possono fruire comunque dei benefici fiscali inoltrando il modello stesso entro il termine di presentazione del modello Unico successivo all’omissione, versando contestualmente la sanzione di €.258 con modello F 24 indicando come codice tributo 8114 e come anno di riferimento 2012.
Per cui, ad esempio, una associazione che si è costituita a gennaio 2012 e che non ha inviato tempestivamente il modello EAS (entro i 60 giorni previsti), poteva provvedervi entro il 30 settembre 2012 (prorogato al 1 ottobre per festività del 30/09); tale termine di remissione in bonis è fissato, solo in sede di applicazione della norma, al 31 dicembre 2012.
Si invitano, pertanto, le associazioni inadempienti, a voler usufruire di detta ulteriore possibilità di regolarizzazione, procedendo a trasmettere il Mod. EAS entro il termine ultimo consentito e fissato, come sopra precisato, al 31/12/2012.


Si suggerisce di usufruire di tale proroga anche alle associazioni costituite prima del 2012 e che, prima d’ora, non hanno mai inviato il modello EAS e sempreché tale inadempienza non sia già stata accertata dagli organi verificatori, precisando altresì che tale invio non va a sanare i periodi precedenti al 2012.

Si coglie l’occasione per precisare che, a nostro parere, la mancata trasmissione del Modello EAS ha come conseguenza immediata, come peraltro specificato in precedenza, la perdita delle agevolazioni fiscali previste dall’art.148 del TUIR (reddito) e dall’art.4 del DPR n.633/1972 (iva) e non anche, come purtroppo solitamente invocato dagli organi verificatori, la fuoriuscita dal regime agevolato previsto dalla Legge n.398/1991.
 
 

Notiziario Fiscale - C.U. n.13 del 20.09.2012 (s.s. 2012/13)


Trasmissione Modello Unico Enc/2012 - Anno d'imposta 2011



Ricordiamo che il 30/09/2012 (prorogato al 01/10/2012 per festività) scade il termine per la trasmissione telematica del Modello di dichiarazione dei redditi per le associazioni e società sportive che hanno chiuso il proprio bilancio il 31/12/2011.


Cogliamo l'occasione per riassumere i seguenti, connessi, adempimenti:

1) approvazione del Rendiconto 2011 da parte dell'Assemblea dei soci entro il 29/04/2012;
2) pagamento delle eventuali imposte scaturenti dalla dichiarazione alle seguenti scadenze:
a) saldo 2010 e 1° acconto 2011 Ires/Irap:
- dal 08/06/2012 al 09/07/2012
- dal 10/07/2012 al 20/08/2012 con la maggiorazione dello 0,40%;
b) 2° acconto Ires/Irap entro il 29/11/2012.

Vogliamo concludere la presente nota rimarcando l'importanza della approvazione del Rendiconto da parte dell'Assemblea in quanto tale adempimento rappresenta una delle condizioni essenziali per poter usufruire del regime agevolato di cui alla Legge n.398/1991.

Notiziario Fiscale - del 24.07.2012 (s.s. 2012/13)


Riteniamo interessante per le nostre società l'intervento di Antonio Zappi pubblicato su "La Settimana Fiscale" in materia di Accertamento nei confronti degli Enti non profit, tra cui rientrano anche le associazioni e società sportive dilettantistiche, sull'importante e delicato argomento delle "Sponsorizzazioni fittizie".

Vi invitiamo ad una attenta lettura del contenuto del presente articolo onde poterne trarre utili spunti di riflessione su uno degli argomenti posti al centro del mirino dell'azione di controllo da parte degli organi verificatori.


Accertamento

SPONSORIZZAZIONI FITTIZIE


(di Antonio Zappi – da “La Settimana Fiscale” del 29/06/2012)

QUADRO NORMATIVO

Gli artt.1, 2 e 8 del D.Lgs. 74/2000 puniscono, in ambito penale, la fatturazione di operazioni inesistenti.
L’art.11, co. 1 del D.L. 201/2011, convertito con modificazioni dalla Legge n.214/2011, introduce una nuova portata punitiva della falsità tributaria.
La Corte di Cassazione, nella Sentenza del 27/04/2012, n.6548, non subordina la deducibilità della sponsorizzazione ad un provato incremento dei ricavi, ma alla correlazione con l’attività d’impresa.
Inoltre, la Corte di Cassazione, nell’Ordinanza n.3433 del 05/03/2012, afferma che i costi pubblicitari che non dimostrino un effettivo incremento commerciale rientrano nelle spese di rappresentanza.
L’art.90, co. 8, della Legge n.289/2002, dispone la natura pubblicitaria della sponsorizzazione in favore di associazioni sportive dilettantistiche per prestazioni fino ad un importo di €.200.000.

OPERAZIONI PUBBLICITARIE SOVRAFFATTURATE

Il differenziale tributario tra quanto dedotto da un’impresa e quanto imponibile in capo ad una associazione sportiva dilettantistica (per opzione, ex Legge n.398/1991) è in condizione di ispirare la costruzione di operazioni pubblicitarie effettive ma sovrafatturate e parzialmente inesistenti, ovvero generatrici di vantaggi fraudolenti che, sul lato dell’impresa, si concretizzano in benefici fiscali e finanziari conseguiti con abbattimenti di reddito imponibile (ed eventuale contestuale costituzione di “fondi neri” generati dalla retrocessione in denaro contante allo sponsor di una quota di quanto artificiosamente fatturato) e che, invece, sul versante dell’associazione si realizzano tramite l’incasso illecito di risorse finanziarie generato dall’emissione di una fattura attiva per operazione pubblicitaria effettiva ma “gonfiata”.
Per chiarezza espositiva, va precisato che l’inesistenza (oggettiva) di un’operazione economica è tale sia se la stessa non venga posta in essere (cd. Inesistenza assoluta), sia se venga realizzata per quantità ed importi inferiori a quelli fatturati (cd. Inesistenza parziale).
In entrambi i casi, quindi, sussistono i presupposti analoghi di rilevanza penal-tributaria ex artt.1, 2 ed 8, D.Lgs. 74/2000 (emissione di fatture, od altri documenti, per operazioni inesistenti) e, per effetto di una nuova normativa, laddove la falsità delle fatture o dei contratti esibiti dal contribuente venga acclarata nel contesto di un accesso o di una verifica fiscale, ex art.11, co. 1, D.L. 201/2011, conv. con modificazioni dalla Legge n.214/2011, sorgerà anche una specifica ed ulteriore rilevanza penale di detto fatto ( fattispecie di reato punita, ex art.76, D.P.R. 445/2000).
Peraltro, è appena il caso di precisare che anche enti con altra forma giuridica ben potrebbero dar vita a meccanismi fraudolenti di fatturazione attiva di sponsorizzazioni inesistenti (cd. “cartiere pure” ), producendo risultati analoghi a quelli descritti.

EFFETTIVITA’ DELLA PRESTAZIONE

Per le ragioni esposte, quindi, la sponsorizzazione, anche quando realmente posta in essere da operatori seri, è spesso sospettata di essere una sorta di variante sul tema degli espedienti utili a generare costi fittizi.
Sotto questo profilo, allora, la prova dell’effettività dell’attività di sponsorship dovrà essere strutturata con consapevolezza e precisione ed essa dovrà essere preferibilmente assistita, a fini probatori e pur in assenza di precisi vincoli normativi, da un apposito contratto regolamentante diritti ed obblighi che definisca contenuti, durata e limiti precisi delle prestazioni sinallagmatiche nonché tempi e modalità del pagamento delle stesse, con rigorosa liquidazione finanziaria attraverso tracciatura (bancaria e/o postale) di quanto ivi descritto, nonché adeguata documentazione fotografica attestante l’esistenza oggettiva delle prestazioni contrattuali fornite.
Peraltro, poiché vendere spazi pubblicitari analoghi o similari a prezzi ampiamente diversi potrebbe ragionevolmente essere letto come un evidente indicatore di anomalia, le iniziative pubblicitarie dovranno essere ancorate a parametri oggettivi, uniformi e che prescindano, quindi, dalla tipologia del committente (tariffe omogenee del costo, al cmq., del cosiddetto “wall” delle interviste, della cartellonistica apposta negli stadi nel cosiddetto “campo per destinazione”, dei loghi apposti sulle autovetture, ecc.)

NON INERENZA – CONGRUITA’ ED ANTIECONOMICITA’

Quando la prestazione fatturata sia effettiva, esistente ed adeguatamente documentata e, ovviamente, non vi siano né indizi palesi né, tantomeno, prove che il differenziale finanziario tra quanto pagato dallo sponsor ed i tributi dovuti all’Erario dalla controparte sia stato parzialmente retrocesso allo sponsor stesso, ovvero, in altri e più chiari termini, senza alcun ragionevole dubbio per l’Amministrazione finanziaria che sussista alcuna ipotesi di inesistenza oggettiva delle operazioni pubblicitarie (ovvero di una simulazione fraudolenta del sostenimento di tali costi), le rettifiche tributarie degli Uffici non innescheranno l’azione penale ma rimarrà comunque possibile un’eventuale contestazione in ambito amministrativo- tributario (fatta salva, ovviamente, l’integrazione della fattispecie delittuosa, ex art.4, D,Lgs: 74/2000, ovvero la presentazione di una dichiarazione infedele cd. “soprasoglia” e cioè imposta evasa di almeno €. 50.000.
In altri termini, i costi pubblicitari, ancorchè effettivi, potranno essere vagliati in ordine ad una eventuale “non congruità ed antieconomicità” degli stessi, un criterio di verifica non codificato da alcuna norma e di stretta derivazione giurisprudenziale, che può concretizzarsi nella contestazione di sponsorizzazioni quantitativamente incomprensibili, ovvero non compatibili, sotto l’aspetto dimensionale, con l’attività dell’azienda e/o con l’utile d’esercizio della stessa.

ELEMENTI DI DIFESA

A fronte di rilievi che intendessero dimostrare un’immotivata onerosità dell’attività pubblicitaria posta in essere, le regioni difensive dovranno essere prioritariamente rivolte a confrontare quale sia il rapporto cost/benefici ipotizzato dalla sponsorizzazione con quello ottenuto, documentando, se possibile, un eventuale incremento commerciale realizzato in un determinato territorio in un certo periodo, ovvero la circostanza di non aver perso ivi significative quote di mercato in un periodo di particolare crisi del settore, ovvero di aver programmato una penetrazione commerciale pluriennale in una determinata area territoriale ma che la strategia non ha ancora prodotto il risultato desiderato.
In definitiva, quindi, a fini probatori difensivi sarà utile saper certificare quale sia stato il controvalore economico generato dall’attività di sponsorizzazione (ad es. analisi del Roi confrontato con il costo della sponsorizzazione, illustrazione della proporzionalità dell’investimento pubblicitario rispetto all’utile di esercizio negli anni, ecc.).
In assenza di risultati positivi, peraltro, potrà comunque essere utile documentare l’analisi preventiva del numero di contatti potenziali che una data sponsorizzazione aveva ipotizzato di poter raggiungere.

ONERE DELLA PROVA

Un investimento promozionale viene ovviamente pianificato con decisioni imprenditoriali preventive e che si fondano su utili solo attesi.
Conseguentemente, non sempre l’incremento commerciale auspicato da un investimento pubblicitario viene realizzato.
Tuttavia, i costi inerenti e deducibili non sono solo quelli che la capacità manageriale sa trasformare in investimento produttivo ma anche quelli che tali non si rivelano per errata previsione imprenditoriale o per mera alea del mercato.
L’inerenza, infatti, è la relazione tra il concetto di spesa e quello di impresa, assumendo rilevanza un costo sostenuto non tanto per la sua esplicita diretta connessione ad una precisa componente di reddito, bensì in virtù della sua correlazione con un’attività potenzialmente idonea alla produzione di utili.
Conseguentemente, l’onere della prova sull’inerenza dei costi pubblicitari incomberà sul contribuente solo quando vi siano dubbi sulla loro riconducibilità alla produzione del reddito o alla sfera imprenditoriale, ma se tali dubbi non sussistono l’onere permane in capo all’Amministrazione.
La deducibilità dei costi di sponsorizzazione non è, quindi, subordinata ad un incremento determinato e preciso dei ricavi, essendo sufficiente una loro correlazione in senso ampio all’impresa (Cassazione n.6548 del 27/04/2012).

NON INERENZA – CONSEGUENZE

Senza entrare nel merito delle criticità che è in condizione di produrre il sindacato delle libere scelte imprenditoriali operato dal Fisco, (ci si riferisce all’art.41 della Costituzione che, com’è noto, enuncia il principio della libertà di iniziativa economica che la dottrina oppone alla Circolare n.1/2008 della Guardia di Finanza la quale, invece, ritiene, come anche parte della giurisprudenza, che l’Amministrazione finanziaria possa pacificamente sindacare la congruità delle componenti del reddito d’impresa), qualora gli organi verificatori dovessero comunque convincersi che l’azienda-sponsor abbia rinunciato illogicamente a conseguire maggiori utili per investire (male e/o eccessivamente) in pubblicità, verrà contestato un comportamento antieconomico imprenditoriale, ovvero non già l’effettività dell’operazione ma solo che una parte del costo, pur certo documentato, è stato sostenuto in conflitto con l’obiettivo razionale di un’impresa che, per presunzione logica, prima ancora che giuridica, deve massimizzare l’utile. Sponsorizzazione, quindi, che, pur realmente eseguita, non viene ritenuta in grado di favorire l’incremento del fatturato e dell’utile ( ad es., in considerazione dei luoghi marginali in cui la pubblicità viene eseguita e/o per il numero limitato e tipologia degli spettatori che assistono agli eventi sportivi, ecc.).
Da tale deliberata ed incomprensibile rinuncia dell’impresa ad una parte del profitto aziendale scatterà una possibile contestazione per difetto di inerenza anche qualitativa di costi che, per deduzione logico-presuntiva, saranno configurati come mere liberalità a terzi di somme di denaro estranee ai fini imprenditoriali.

PUBBLICITA’ O RAPPRESENTANZA

Le spese di sponsorizzazione, ancorchè effettive ed inerenti, potrebbero essere comunque inquadrate in una prospettiva di ridotta deducibilità.
La Suprema Corte, infatti, ha affermato, confermando quanto già sostenuto in precedenti decisioni in materia (Cass.n.8679 del 15/04/2011, n.21270 del 07/08/2008, n.9567 del 23/04/2007) che i costi pubblicitari che non dimostrino l’effettivo incremento commerciale ottenuto da tale attività, rientrano nelle spese di rappresentanza (questa riqualificazione sancita dalla Cassazione con Ordinanza n.3433 del 05/03/2012, ha ovviamente un chiaro effetto peggiorativo sotto il profilo fiscale. Le spese di pubblicità, infatti, sono interamente deducibili, ex art.108, co.2, Tuir, mentre quelle di rappresentanza sono deducibili entro certi limiti parametrati al fatturato, stabiliti dal D.M. 19/11/2008, ed indetraibili ai fini Iva).
Se, tuttavia, i predetti vincoli giurisprudenziali imposti all’inquadramento delle sponsorizzazioni possono alimentare un’incertezza interpretativa per le operazioni effettuate dagli enti diversi dalle associazioni sportive dilettantistiche, non può qui non sottolinearsi che alle sponsorizzazioni delle realtà sportive dilettantistiche si applica una presunzione assoluta di legge, ex art.90, co. 8 Legge n.289/2002, a norma della quale la natura di tali spese è di pubblicità (almeno nel limite di €.200.000 e, pertanto, integralmente deducibili per lo sponsor quale costo inerente. D’altro canto, la stessa prassi dell’Agenzia delle Entrate, sia con la C.M. n.21/E del 22/04/2003 che con la R.M. n.57/E del 23/06/2010, non ha codificato alcuna ulteriore verifica di prassi ( rapporto costi/benefici, congruità, incremento di ricavi/utili, ecc.) per veder qualificata ex lege la natura pubblicitaria del costo.
In ogni caso, sembra ormai veramente lontana la R.M. n.148 del 17/09/1998 che, in riferimento alla natura stessa delle spese da sponsorizzazione, aveva affermato che
“caratteristica precipua delle spese di rappresentanza è la loro gratuità, (…), mentre le spese di pubblicità sono conseguenti alla stipula di un contratto sinallagmatico tra due parti (…)”.

ACCERTAMENTO – CRITICITA’

Una ipotesi di motivazione contraddittoria e di confusione nel riparto dell’onere probatorio potrebbe essere generata da un eventuale avviso di accertamento che contestasse congiuntamente profili di inesistenza oggettiva parziale delle sponsorizzazioni e quelli di non inerenza fiscale sempre parziale, di tali costi (per antieconomicità e/o non congruità degli stessi).
Delle due, infatti, l’una: se l’Ufficio ritiene “gonfiata” un’operazione di sponsorizzazione (ovvero solo parzialmente vera, rectius, parzialmente inesistente), dovrebbe procedere a disconoscere l’intero costo dedotto ai sensi della normativa afferente l’indeducibilità dei costi da reato (ex art.14,co.4-bis, della Legge 537/1993, deferendo alla Procura della Repubblica la notizia di reato, ex art.331 c.p.p.) se, invece, dovesse ritenere esistente detta operazione, ma solo eccessivo il costo sostenuto, esso dovrebbe richiamare nella motivazione dell’atto meramente la normativa fiscale che disciplina l’indeducibilità, per difetto di inerenza, dei costi dell’impresa (ex art. 109, co.5, T.U.I.R.).
Un’eventuale ibrida motivazione della ripresa fiscale che sovrapponesse entrambi i citati profili normativi produrrebbe non solo latenti vizi motivazionali, ma anche equivoci nel contesto dell’eventuale procedura di accertamento con adesione, ex D.Lgs. 218/1997, laddove il contribuente ha la necessità di conoscere se andrà a perfezionare una definizione agevolata sul riconoscimento di una quota di costi di un’operazione fraudolenta, ma parzialmente vera, ovvero se la conciliazione renderà definitiva una parziale indeducibilità di un costo per difetto di inerenza quantitativa.
Solo in quest’ultimo caso, infatti, la rilevanza penale della controversia tributaria potrà essere evitata e non meramente attenuata (ex art.13, co.1, D.Lgs. n.74/2000, il perfezionamento di un accertamento con adesione in presenza di una fattispecie penalmente rilevante limita le pene ivi previste fino ad un terzo ed esclude le pene accessorie indicate nell’art.12, ma, tuttavia, non è sufficiente ad evitare il procedimento penale).

Notiziario Fiscale - C.U. n.1 del 05.07.2012 (s.s. 2012/13) 


Iscrizione al REA e diritto camerale per le associazioni sportive dilettantistiche


Con riferimento al diritto annuale alla Camera di Commercio per l'anno 2011, il Ministero dello Sviluppo Economico ebbe a precisare che il diritto annuale è dovuto anche dai soggetti iscritti esclusivamente al REA ( Repertorio Economico Amministrativo ), tra cui figurano anche le associazioni sportive dilettantistiche, in precedenza esclusi dal versamento, che svolgono, seppur in maniera sussidiaria, attività di natura commerciale.
Tale obbligo è stato altresì previsto dal D.Lgs.n.23 del 15/02/2010.
Ciò ricordato, possiamo dire che l'associazione deve provvedere al versamento del diritto camerale 2012 presso la Camera di Commercio di appartenenza, precisando che tale versamento va effettuato in unica soluzione con il modello F 24, riportando nella "sezione Imu (ex Ici) e altri tributi locali" , i seguenti dati:
* "codice ente", sigla automobilistica della Provincia in cui ha sede la Camera di Commercio;
* "codice tributo", 3850;
* "anno di riferimento", 2012;
* "importo" 30
ed avendo cura di barrare la casella posta in alto a destra del Modello F 24 nel caso in cui l'esercizio non coincida con l'anno solare (es. esercizio chiuso al 30/06).
Ricordiamo, altresì, che il termine normale di scadenza è fissato al 16 giugno di ogni anno ma che, con la nota prot. n.0148508, diffusa ieri, 28/06/2012, anche il Ministero dello Sviluppo economico ha confermato la proroga dei termini di versamento di tale dirtto per l'anno 2012, al 9 luglio 2012.
Va inoltre aggiunto che, in caso di mancato rispetto dei termini di scadenza, è possibile sanare la irregolarità avvalendosi dell'istituto del ravvedimento operoso e utilizzando i codici 3851 per il paganto degli interessi e il codice 3852 per il pagamento della sanzione.
Va inoltre aggiunto che, oltre al pagamento della tassa, le associazioni devono procedere alla iscrizione al REA mediante il Modello R, allegando l'intercale P su cui indicare i dati del rappresentante legale dell'associazione; detto modello va presentato con modulo cartaceo direttamente allo sportello della CCIAA (costo di iscrizione €.23) o con modalità informatica Fedra e/o con modalità telematica con firma digitale del legale rappresentante (costo di iscrizione €.18).
Detta iscrizione deve essere effettuata entro 30 giorni dalla data di inizio attività
Vogliamo ricordare anche che l'art.1 della Legge 630/1981, così come modificato dall'art.3, comma 6, del D.L. 357/1987, prevede che l'omessa iscrizione al REA sia sanzionata nella misura di €. 154,94 ridotta ad €. 30,99 quando l'adempimento venga assolto entro trenta giorni dal termine previsto.
Per maggiori e più dettagliate informazioni sull'argomento, Vi rinviamo alla lettura dell'articolo, a firma di Silvano Turrin, apparso sulla nostra rivista Il Calcio illustrato di Luglio/Agosto 2011, pagg. 32 e 33.

Notiziario Fiscale - C.U. n.68 del 24.05.2012 (s.s. 2011/12)


Sanatoria per il modello EAS "omesso"


L'omessa o tardiva comunicazione dei dati fiscalmente rilevanti ai fini dell'applicazione del regime fiscale agevolato di cui all'art.148 del TUIR e dell'art.4 del DPR n.633/1972 (che prevede, cioè, la decommercializzazione delle quote e corrispettivi specifici incassati da soci, associati e tesserati), è sanabile grazie all'art.2 comma 1 del D.L. n.16 del 02/03/2012 convertito nella Legge n.44 del 26/04/2012, consentendo agli enti associativi che non lo avessero ancora fatto ( o che lo avessero fatto in ritardo), di presentare il Mod. EAS ponendosi, quindi, nelle condizioni di poter legittimamente usufruire delle agevolazioni suddette.
Vogliamo brevemente ricordare che l'art.30 del D.L: n.185 del 29/11/2008 convertito nella Legge n.2 del 28/01/2009, ha stabilito che per beneficiare della non imponibilità Ires e Iva dei corrispettivi, delle quote e dei contributi, gli enti di tipo associativo devono trasmettere in via telematica all'Agenzia delle Entrate i dati e le notizie fiscalmente rilevanti, mediante apposito modello (Mod.EAS), al fine di consentire gli opportuni controlli.
Tale modello deve essere presentato entro 60 giorni dalla data di costituzione dell'ente e fermo restando che devono comunque ricorrere i requisiti qualificanti previsti dall'art.148, comma 8 del TUIR e dell'art.4 del DPR n.633/72 (ad esempio, divieto di distribuzione di utili o avanzi di gestione, obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente in caso di scioglimento, ecc.).
L'omessa presentazione del modello EAS nei termini suddetti, dovrebbe quindi comportare la decadenza dei benefici fiscali, come peraltro richiamato nella circolare n.12/2009 dell'Agenzia delle Entrate la quale, ai commi 1 e 2, specifica che gli enti associativi interessati dalle disposizioni fiscali di favore di cui ai citati artt.148 del TUIR e n.4 del DPR n.633/72, non potranno più farne applicazione qualora non assolvano all'onere della comunicazione nei termini e secondo le modalità stabilite.
Il succitato art.2, comma 1, del D.L. n.16 del 02/03/2012 convertito in Legge n.44 del 26/04/2012, come abbiamo sopra accennato, ha introdotto la possibilità di fruire dei benefici e dei regimi fiscali opzionali, anche in caso di omissione dell'obbligo di comunicazione previsto, purchè l'ente associativo assolva a tale adempimento, pur tardivamente, ma, comunque, entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile e comunque prima che siano iniziate attività di accertamento a carico dell'ente stesso.
La citata disposizione riguarda, secondo quanto espressamente precisato dalla Relazione illustrativa al D.L. n.16/2012, anche il regime fiscale di favore subordinato alla presentazione del Modello EAS.
Pertanto, gli enti associativi in possesso dei requisiti sostanziali previsti e che non hanno però ottemperato all'invio del modello nei termini previsti, possono evitare la decadenza dalle agevolazioni fiscali presentando detto modello entro il termine di presentazione della prima dichiarazione nella quale trova applicazione il regime fiscale agevolato ( semplificando, entro il 30 settembre 2012 le associazioni con bilancio chiuso al 31/12/2011 ed entro il 30/03/2013 le associazioni che chiuderanno il bilancio al 30/06/2012).
Si ricorda infine che, contestualmente alla presentazione del modello EAS "tardivo", occorre versare la sanzione amministrativa in misura pari ad euro 258 tramite modello F 24, senza possibilità di compensazione con eventuali crediti disponibili, ed indicando come codice tributo "8114" denominato "Sanzione di cui all'art.11, comma 1, dlgs.n.471/1997, dovuta ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del d.l. n.16/2012 - RIMESSIONE IN BONIS" e 2012 come anno di riferimento.

Notiziario Fiscale - C.U. n.66 del 17.05.2012 (s.s. 2011/12)


Spesometro spedito in ritardo: possibilità di ravvedimento operoso

Lo Spesometro relativo al periodo d'imposta 2011 inviato in ritardo rispetto alla scadenza fissata al 30 aprile 2012, può essere sanato pagando entro il 30 maggio p.v. la somma di € 32 (pari ad 1/8 della sanzione) e utilizzando il modello F 24 con l'indicazione del codice tributo 8911 e anno di riferimento 2011.
La ricevuta di pagamento va conservata con debita cura e presentata in caso di contestazione dell'Amministrazione Finanziaria dal momento che tale ravvedimento, richiamato dall'ultimo comma del paragrafo 5 della Circolare n.24/E del maggio 2011, viene messo in dubbio da alcuni Uffici territoriali della Stessa Amministrazione, anche in considerazione del fatto che il codice tributto 8911 fa riferimento alla sanzione per le "generiche violazioni tributarie".
Il pagamento non aggancia quindi in modo automatico lo Spesometro.
Il suggerimento che viene fornito dagli esperti è quello di sanare il prima possibile in modo che la prossimità della data di pagamento della sanzione con quella dell'invio della comunicazione e della scadenza prefissata possa consentire all'Amministrazione di desumere facilmente a cosa si riferisce quel pagamento.

Notiziario Fiscale - C.U. n.63 del 26.04.2012 (s.s. 2011/12)


Miniproroga per lo Spesometro anno 2011


E' in arrivo uno minislittamento di una settimana della scadenza, già fissata al 30 aprile 2012, per gli invii delle comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini Iva (c.d. Spesometro) riferite alle operazioni di importo pari o superiore a 3.000 euro e relative all'anno d'imposta 2011.
Pertanto l'ultimo giorno utile per detto invio diventerebbe il 07/05/2012 (anche se al momento in cui scriviamo non ne è stata ancora data l'ufficialità).
Cogliamo l'occasione per precisare, definitivamente, come peraltro già anticipato con la nota dei chiarimenti forniti al quesito posto nel corso del seminario fiscale tenuto a Castelnuovo Vomano,
che a tale obbligo sono tenute "tutte" le associazioni sportive dilettantistiche che hanno effettuato operazioni di natura commerciale di importo pari o superiore a 3.000 euro, ivi comprese, quindi, anche le associazioni sportive dilettantistiche che si avvalgono del regime agevolato previsto dalla Legge n.398/1991.
Per altre notizie su tale adempimento, Vi rimandiamo alla lettura della Circolare n.8-2012 dell'Ufficio Studi Tributari della L.N.D., allegata al nostro Comunicato Ufficiale n.59 del12/04/2012.

Notiziario Fiscale - C.U. n.56 del 29.03.2012 (s.s. 2011/12)


Contributo del 5 per Mille - anno 2012


Si sono aperte il 21 marzo 2012 le candidature delle società e associazioni sportive che vogliono essere inserite nell'elenco dei soggetti destinatari del contributo del 5 per mille per l'anno 2012.
Nel precisare che il termine di scadenza per la presentazione delle domande è fissato al 7 maggio 2012, ricordiamo che le domande stesse vanno ripresentate anche dalle associazioni che si erano iscritte negli anni scorsi e che la modalità d'iscrizione è esclusivamente in via telematica seguendo le istruzioni presenti sul sito dell'Agenzia delle Entrate.
Gli elenchi provvisori delle associazioni sportive dilettantistiche saranno predisposti tenendo conto delle domande d'iscrizione inviate e una prima versione provvisoria di tale elenco sarà consultabile on-line sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate a partire dal 14 maggio 2012.
Per rimediare ad eventuali errori d'iscrizione rilevati negli elenchi, i rappresentanti delle associazioni sportive dilettantistiche devono rivolgersi, entro il 20 maggio 2012, alle direzioni regionali competenti dell'Agenzia delle Entrate.
Una volta verificate le richieste di correzione, entro il 25 maggio successivo, l'Amministrazione pubblicherà una nuova versione aggiornata degli elenchi.
Entro il 30 giugno 2012, i legali rappresentanti delle associazioni iscritte nell'elenco devono sottoscrivere una dichiarazione sostitutiva che attesti il perdurare dei requisiti per l'ammissione al beneficio.

Notiziario Fiscale - C.U. n.54 del 22.03.2012 (s.s. 2011/12)


Modello EAS - Presentazione entro il 31 marzo 2012

Ricordiamo che l'art.30,co.1,2,3 e 3-bis del D.L. 29/11/2008, n.185, convertito con modificazioni dalla Legge 28/01/2009, n. 2, ha introdotto a carico degli enti associativi che usufruiscono di una o più agevolazioni di cui all'art.148, del T.U.I.R. e all'art.4 co. 4 e 6 del D.P.R. n.633/1972 l'obbligo di comunicare all'Agenzia delle Entrate dati e notizie rilevanti ai fini fiscali.
In pratica, al fine di usufruire delle suddette agevolazioni è necessario che gli enti associativi inviino all'Agenzia delle Entrate un apposito modello ( Mod.EAS) nel quale dichiarino il possesso delle condizioni per l'applicazione delle norme fiscali agevolative.
Infatti, come asserito dalla stessa Agenzia delle Entrate con Circolare Ministeriale n.12/E del 09/04/2009, il Modello Eas costituisce uno strumento antielusivo.
Ricordiamo, altresì, che sono esonerate dall'obbligo dell'invio, le associazioni sportive dilettantistiche in possesso dell'iscrizione al Coni e non svolgenti attività commerciale e nè decommercializzata.
Sono, invece, tenute all'invio di detto modello, le associazioni sportive dilettantistiche che oltre all'attività sportiva dilettantistica riconosciuta dal Coni, effettuano anche cessioni di beni (ad esempio somministrazione di alimenti e bevande, vendita di materiale sportivo e gadget pubblicitari) e prestazioni di servizi (ad esempio prestazioni pubblicitarie, sponsorizzazioni) rilevanti ai fini Ires e Iva.
In caso di svolgimento delle suddette attività commerciali, l'obbligo di comunicazione in esame si applica anche alle associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime fiscale di cui alla Legge n.398/1991.
Ricordiamo, inoltre, che, con la Circolare n.45/E del 29/10/2009, l'Agenzia delle Entrate ha precisato che le associazioni sportive dilettantistiche regolarmente iscritte al Registro Coni, possono presentare il Modello Eas in forma "semplificata" e cioè limitandosi a compilare i dati richiesti ai n.ri 4 - 5 - 6 - 20 - 25 e 26 del modello stesso.
Oltre a ciò vogliamo inoltre ricordare che per le associazioni già costituite alla data di emanazione del provvedimento,il termine per l'invio del Modello Eas venne fissato al 31 marzo 2011, mentre le associazioni di nuova costituzione devono provvedere all'invio, se a ciò tenute, entro 60 giorni dalla data di costituzione.
Va infine precisato che, in caso di variazione dei dati forniti con il modello già inviato, vi è l'obbligo di trasmettere un nuovo modello entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello in cui si è verificata la modifica dei dati medesimi.
Pertanto, entro il prossimo 31 marzo 2012 necessiterà procedere all'invio del nuovo modello contenente i dati variati nel corso dell'anno 2011.
Va precisato, però, al riguardo, che non costituisce modifica da comunicare ( e quindi non è richiesto l'invio di un nuovo modello) la variazione dei dati riferiti ai seguenti elementi:
* variazione del rappresentante legale dell'associazione;
* variazione della sede sociale dell'associazione;
* ammontare dei ricavi derivanti da effettuazione di sponsorizzazioni e pubblicità (punto 20 del
Mod.Eas);
* ammontare dei costi sostenuti per pubblicità per autopromozione (punto 21);
* ammontare delle raccolte pubbliche di fondi (punto 33);
* ammontare delle entrate complessive (punto 23);
* numero degli associati (punto 24);
* ammontare delle erogazioni liberali (punto 30);
* ammontare dei contributi pubblici (punto 31).
Ricordiamo, ancora, che l'omessa presentazione del modello Eas, come precisato nella sopra menzionata Circolare n.45/E/2009, determina la perdita della possibilità di usufruire dei benefici fiscali disposti dall'art.148 del T.U.I.R. e dall'art.4 del D.P.R. n.633/1972 ( non sarà più possibile beneficiare della neutralità fiscale delle quote associative, dei contributi, dei corrispettivi specifici versati agli enti associativi).
In pratica, l'omessa presentazione del modello fa diventare l'associazione ente commerciale a tutti gli effetti, attirando nella commercialità (con pagamento di imposte e adempimenti contabili connessi) qualsiasi attività svolta (art.149 T.U.I.R.), oltre a subire le relative sanzioni amministrative previste, non essendo, al riguardo, consentito avvalersi dell'istituto del ravvedimento operoso.
Possiamo concludere precisando che, a nostro parere, quasi tutte le associazioni che hanno già presentato il modello il 31 marzo 2011, saranno probabilmente sollevate dall'obbligo di trasmettere un nuovo modello non intravvedendo il ricorrere di variazioni oggetto di tale obbligo, mentre alle associazioni che hanno omesso la presentazione lo scorso 31 marzo 2011, suggeriamo di procedere comunque alla presentazione del modello entro il 31 marzo 2012 riportando al rigo 20 l'importo dei proventi conseguiti nell'ultimo esercizio chiuso.

Notiziario Fiscale - C.U. n.37 del 19.01.2012 (s.s. 2011/12)


Scadenza adempimento relativo alla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva per l'anno 2010

Il prossimo 31 gennaio scade il termine relativo alla comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini Iva per l'anno 2010 di importo non inferiore a 25 mila euro (c.d. "Spesometro").
Tale adempimento è stato così prorogato, rispetto al precedente termine del 31 dicembre 2011, per effetto del provvedimento n.2011/18618 dell'Agenzia delle Entrate in base a motivazioni molto simili a quelle che giustificarono il rinvio del precedente termine del 31 ottobre 2011.
Si coglie l'occasione per ricordare che da tale obbligo sono esonerate le società che, svolgendo esclusivamente attività di natura istituzionale, sono sprovvisti di Partita Iva e sono identificati ai fini tributari dal solo Codice Fiscale.
Devono essere invece oggetto di comunicazione, semprechè l'importo di ciascuna operazione superi il limite sopra precisato di 25 mila euro, le operazioni, sia attive che passive, relative alle attività commerciali esercitate dal sodalizio quali, ad esempio, le operazioni di pubblicità e sponsorizzazione, le operazioni relative alla gestione di bar ed esercizi similari, di impianti sportivi,ecc.; tutto ciò anche nel caso in cui il sodalizio ha optato per l'applicazione del regime speciale di cui alla legge n.398/91.
Da tenere presente che il suddetto limite di 25 mila euro si riferisce al totale delle operazioni poste in essere con un unico soggetto anche se a fronte di tale operazione risultano fatture frazionate (esempio tipico il contratto di pubblicità o di sponsorizzazione stipulato per un importo complessivo di 30 mila euro ad a fronte del quale sono state emesse n. 2 fatture di 15.000 euro cadauno).
Ricordiamo, inoltre, che l'omessa trasmissione della comunicazione o con indicazione di dati incompleti o non corrispondenti al vero, comporta l'applicazione della sanzione amministrativa da un minimo di 258 euro ad un massimo di 2.065 euro, riducibile ad 1/3 in caso di adesione all'accertamento (acquiescenza), cioè il pagamento dell'Avviso di Accertamento entro 60 giorni senza proporre ricorso.
Infine, vogliamo ricordare che per l'anno 2011 il termine di invio di tale comunicazione è stata fissata al 30 aprile 2012 e che il limite degli importi delle operazioni, prima stabilito in 25 mila euro, è stato ridotto a 3 mila euro.

Notiziario Fiscale - C.U. n.32 del 22.12.2011 (s.s. 2011/12)


Comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini Iva

(c.d. "Spesometro")
Art.21 D.L. n.78 del 31/05/2010


Scade il 31 dicembre 2011 (termine slittato al 02/01/2012) la comunicazione dei dati ai fini Iva, relativa all'anno 2010 ed avente ad oggetto le fatture emesse e ricevute, di importo unitario superiore a 25.000 euro, nel periodo che va dal 01/01/2010 al 31/12/2010, indipendentemente dalla data di chiusura dell'esercizio sociale.
In tale soglia vanno ricomprese anche le fatture che, pur se di importo unitario inferiore, risultano però emesse nei confronti dello stesso soggetto e che, complessivamente, superano l'importo totale di euro 25.000.


Precisiamo che per il 2011 tale soglia è stata diminuita ad euro 3.000 e che la data di trasmissione è fissata al 30 aprile 2012.
Precisiamo, altresì, che tale obbligo non grava sui sodalizi sportivi che, svolgendo esclusivamente attività di natura istituzionale, sono sprovvisti di Partita Iva e sono identificati ai fini tributari dal solo Codice Fiscale.
Precisiamo, infine, che l'omessa trasmissione della comunicazione, nonchè l'invio della stessa con dati incompleti o non veritieri, comporta l'applicazione della sanzione amministrativa da un minimo di 258 euro ad un massimo di 2.065 euro; sanzione riducibile ad un terzo in caso di adesione all'eventuale accertamento (acquiescenza), cioè il pagamento dell'Avviso di Accertamento entro 60 giorni senza proporre ricorso.
Certamente più pesante appare il rischio che l'omessa presentazione della comunicazione faccia scattare un accertamento nei confronti del soggetto artefice della violazione.

Notiziario Fiscale - C.U. n.28 del 7.12.2011 (s.s. 2011/12)


Controlli mirati sul non profit


Il primo dicembre 2011, si è svolto a Roma il Convegno dal titolo " Il Terzo Settore, la promozione e lo sviluppo del Non Profit" organizato dall'Agenzia delle Entrate e dall'Agenzia per il Terzo Settore ed alla cui base si poneva il monitoraggio effettuato sugli enti non profit attraverso il modello EAS ( cioè la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali prevista dal D.L. n.185/2005,art.30).
Al convegno hanno partecipato il direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera, il presidente dell'Agenzia per il Terzo Settore Stefano Zamagni e Andrea Olivero portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore.
Tralasciamo di riferire sugli interventi di Zamagni e Olivero per concentrare la nostra attenzione sull'intervento del direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera il quale ha fornito interessanti spunti di riflessione per l'intero mondo del Terzo Settore, tra cui sono comprese anche le associazioni sportive dilettantistiche.
Il direttore dell'Agenzia ha riferito che i controlli sui "falsi circoli" e sulle "finte associazioni" effettuati attraverso 1.800 accertamenti d'ufficio e 800 verifiche a domicilio, ha consentito al fisco di recuperare più di 65 milioni di euro di tassazione, accertando una emersione di redditi non dichiarati per 233 milioni di euro e Iva non versata per 31 milioni di euro.
Lo stesso direttore ha precisato che i controlli sono stati effettuati tenendo conto delle indicazioni operative contenute nella Circolare n.21/E del 18/05/2011 e che l'Agenzia delle Entrate intende monitorare con sempre maggiore intensità l'uso distorto delle forme organizzative del non profit; in parole più chiare, verificare se nelle associazioni viene effettivamente svolta una "vita associativa" attraverso il corretto funzionamento degli organismi sociali (Consiglio Direttivo e Assemblea dei soci).
Quanto sopra riferito deve richiamare l'attenzione delle associazioni ad una corretta tenuta dei libri sociali e cioè del libro soci, del libro dei verbali del Consiglio Direttivo e del libro dei verbali delle Assemblee, sul quale ultimo dovranno risultare trascritti i verbali delle riunioni assembleari tra cui quella relativa alla approvazione annuale del Rendiconto di gestione; assemblea che, lo ricordiamo, deve necessariamente essere convocata ogni anno, entro quattro mesi dalla data di chiusura dell'esercizio sociale.
In difetto, potrebbe accadere che, in sede di una eventuale verifica fiscale, i funzionari accertatori non riconoscano la natura di associazione del soggetto sottoposto a controllo, con il conseguente azzeramento di tutte le agevolazioni fiscali di cui si è usufruito.

Notiziario Fiscale - C.U. n.23 del 17.11.2011 (s.s. 2011/12)


2° acconto Ires e Irap 2011 - scadenza 30 novembre 2011

Le società che hanno chiuso il proprio bilancio il 31/12/2010 e che, quindi, hanno trasmesso il Modello Unico Enc/ 2011 entro lo scorso 30/09/ 2011, dovranno provvedere al versamento del secondo acconto Ires e Irap, (sempre se dovuti), entro il prossimo 30 novembre 2011.

Cogliamo l'occasione per ricordare le modalità di calcolo e di versamento delle suddette imposte, precisando che per la determinazione dell'acconto Ires, occorre fare riferimento al Rigo RN 28 del Mod.Unico/11 tenendo presente che:
a) se l'importo di detto rigo è inferiore ad €.20,66 non è dovuto alcun acconto;
b) se l'importo è superiore ad €.20,66 ma non ad €.257,50 il versamento dell'acconto avviene in unica soluzione entro il 30/11/2011;
c) se l'importo è superiore ad €.257,50 il versamento dell'acconto dovuto per il 2011 viene effettuato in due distinti momenti:
- il primo acconto, nella misura del 40% dell'importo esposto nel citato Rigo RN 28, entro il 16/06/2011 (la somma dovuta può anche essere rateizzata);
- il secondo acconto, nella misura del restante 60%, in unica soluzione entro il 30/11/2011.
Ricordiamo, altresì, che i codici tributo da indicare sul Mod. F24 sono i seguenti:
- codice 2001 - anno di riferimento 2011 - per il pagamento del primo acconto;
- codice 2002 - anno di riferimento 2011 - per il pagamento del secondo acconto.

Per quanto concerne, invece, la determinazione dell'acconto Irap, precisiamo che occorre fare riferimento al Rigo IR22 del Mod. Irap/2011, tenendo presente che le scadenze di pagamento sono le stesse viste per l'Ires e che:
a) la prima rata, pari al 40% del suddetto Rigo non è dovuta se l'importo di detta percentuale non supera €.103;
b) la seconda rata è pari al restante 60% da versare in unica soluzione entro il 30/11/2011.
I codici tributo da utilizzare sono i seguenti:
codice 3812 - anno di riferimento 2011 - per il pagamento del primo acconto;
codice 3813 - anno di riferimento 2011 - per il pagamento del secondo acconto.

Notiziario Fiscale - C.U. n.20 del 27.10.2011 (s.s. 2011/12)


Approvazione Rendiconto di gestione al 30/06/2011


Richiamiamo l'attenzione delle nostre società affiliate che hanno chiuso il bilancio il 30 giugno 2011, sull'obbligo di approvare il rendiconto di gestione per la stagione sportiva 2010-2011, entro il 30 ottobre 2011.

Precisiamo che la mancata predisposizione del rendiconto annuale prefigura, innanzitutto, una responsabilità degli organi dirigenti che non hanno rispettato quanto disposto dalle norme del Codice Civile (art.20) oltre che dallo Statuto sociale, e che la mancata approvazione di detto documento da parte dell'Assemblea comporta la perdita automatica di tutte le agevolazioni fiscali previste per le associazioni, ivi compresa la fuoriuscita dal regime agevolato di cui alla legge n.398/91.
Precisiamo, infine, che il rendiconto stesso, unitamente a tutta la documentazione contabile relativa, deve essere conservato per 7 anni ai fini fiscali e per 10 anni ai fini civilistici.

Notiziario Fiscale - C.U. n.74 del 30.6.2011 (s.s. 2010/11) 


Variazione Cariche Sociali 



In prossimità della ripresa della stagione sportiva e, presumibilmente, del rinnovo degli organi dirigenziali delle associazioni, vogliamo ricordare che in caso di variazione del Presidente necessita procedere alla comunicazione di tale nuova carica all'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate, compilando il Modello AA7/10 da presentare entro 30 giorni dalla data di nomina.
Si precisa che l'omessa trasmissione di detta comunicazione costituisce comportamento sanzionabile ai sensi del Decreto Legislativo n.471/97.
In particolare è prevista la sanzione amministrativa da €258 as €2.065 secondo quanto prescritto dal citato decreto.
Se si sono verificate più violazioni della norma in questione, e cioè omesse comunicazioni riferite a più esercizi, potrà essere applicato il cumulo giuridico secondo i criteri di cui all'art.12 del D.Lgs. n.472/97, che prevede la possibilità di aumento della sanzione prevista per una singola infrazione anzichè l'applicazione del cumulo materiale (tante sanzioni quante sono le violazioni riscontrate).

Notiziario Fiscale - C.U. n.63 del 5.5.2011 (s.s. 2010/11)

Istanza fondi 5 per mille anno 2011


Scade il 7 maggio il termine per presentare domanda di accesso ai fondi del 5 per mille 2011; ancora qualche giorno, quindi, a disposizione delle associazioni sportive dilettantistiche per richiedere in via telematica l'ammissione al beneficio. Si ricorda che da circa un mese e mezzo è disponibile sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate il software mediante il quale i soggetti inclusi negli elenchi curati direttamente dalle Entrate possono presentare l'istanza per l'anno 2011.
Le iscrizioni devono avvenire attraverso i canali telematici Entratel o Fisconline, direttamente a cura del rappresentante dell'associazione o tramite un intermediario abilitato.
L'Agenzia delle Entrate pubblicherà sul proprio sito web già a far data dal 14 maggio la prima versione di tutti gli elenchi provvisori. Tali elenchi conterranno i nominativi dei soggetti che si sono iscritti presso la stessa Agenzia delle Entrate.
Tali soggetti avranno tempo fino al 20 maggio per richiedere alla Direzione regionale competente per territorio la correzione di eventuali errori di iscrizione presenti negli elenchi provvisori pubblicati.
L'Agenzia pubblicherà quindi entro il 25 maggio una versione aggiornata dell'elenco delle associazioni sportive dilettantistiche.
Si ricorda, infine, che anche i soggetti che avevano presentato la domanda per il 5 per mille negli anni scorsi sono tenuti a inviare nuovamente l'istanza.


Notiziario Fiscale - C.U. n.61 del 21.4.2011 (s.s. 2010/11)

Rendiconto annuale di gestione

Si ricorda che le associazioni e società sportive dilettantistiche, indipendentemente dal regime contabile adottato, sono tenute a norma dell'art. 148, comma 8, lettere d) ed e) del D.P.R. n.917/1986 (T.U.I.R.), "all'obbligo di redigere ed approvare annualmente un rendiconto economico di gestione".

Le associazioni e società sportive che hanno chiuso il bilancio il 31 dicembre 2010 devono approvare tale documento entro il 30 aprile 2011.
Il verbale dell'assemblea dei soci di detta riunione dovrà essere riportato sul libro dei verbali delle assemblee tenuto dall'associazione e sul quale si suggerisce di trascrivere "integralmente" le voci presenti in detto documento contabile.
In ogni caso, si consiglia di conservare il Rendiconto di gestione, unitamente alla documentazione riguardante tutte le Entrate e le Uscite, per 7 anni ai fini fiscali e per 10 anni ai fini civilisti.

Si ricorda, infine, che nel caso in cui non si ottemperi a questo obbligo, l'associazione o società sportiva perde automaticamente tutte le agevolazioni fiscali previste a favore del settore sportivo dilettantistico e più precisamente, le agevolazioni previste dal D.Lgs. n.460/1997, dall'art.90 della Legge n.289/2002, nonché la fuoriuscita dal regime agevolato di cui alla Legge n.398/1991.


Notiziario Fiscale - C.U. n.57 del 24.3.2011 (s.s. 2010/11)

Iscrizione al Registro C.O.N.I.


Con la presente nota intendiamo richiamare l'attenzione delle nostre società affiliate sull'importante adempimento della iscrizione al Registro CONI anche alla luce della constatata assenza da tale Registro di un numero consistente di società.
Precisato che al riguardo esiste purtroppo una diffusa incertezza normativa, con particolare riferimento agli effetti conseguenti appunto alla mancata iscrizione, e ribadito che l'Amministrazione Finanziaria annette particolare importanza alla iscrizione stessa, al fine di non rischiare di incorrerre nella perdita di eventuali agevolazioni fiscali, nonchè in pericolosi rilievi durante una eventuale verifica da parte dell'Amministrazione stessa, riteniamo sempre e comunque opportuno procedere alla iscrizione al Registro CONI.

Invitiamo pertanto a voler procedere a tale adempimento entro e non oltre il termine del 31 marzo 2011.

Sarà nostra premura tornare su questo argomento per fornire maggiori e dettagliati riferimenti in modo da avere un quadro preciso sui vari aspetti connessi alla iscrizione al Registro CONI.
Riteniamo comunque doveroso informarVi che, su iniziativa di alcuni deputati tra cui il nostro corregionale Giovanni Lolli, la VI Commissione della Camera dei deputati ha approvato una Risoluzione che impegna il Governo ad assumere opportune iniziative in relazione alla problematica della mancata iscrizione al Registro CONI; iniziative tese a trovare una soluzione, anche retroattiva, per sanare la posizione tributaria dei tanti sodalizi che hanno perfezionato in ritardo, o ancora non l'hanno fatto, l'iscrizione al registro dalla quale, come abbiamo sopra precisato, dipende il riconoscimento sportivo con effetti anche ai fini tributari.

Sulla evoluzione di tale impegno Vi informeremo tempestivamente in relazione ai provvedimenti di legge che verranno adottati.

Notiziario Fiscale - 11.3.2011 (s.s. 2010/11)

La responsabilità personale e solidale degli amministratori nelle associazioni non riconosciute


Riprendiamo la trattazione sull’argomento in oggetto ritenendolo di particolare interesse per chi viene chiamato ad amministrare o presiedere una associazione sportiva dilettantistica priva di riconoscimento giuridico.
Facciamo sempre riferimento alla recente Sentenza n.19486 del 10/09/2009 con al quale la Cassazione Civile, Sezione V, ha definito i confini della responsabilità tributaria dei rappresentanti legali in tali enti ed il cui testo integrale, ricordiamo, è presente sul nostro sito, nella pagina Notiziario all’interno dello Sportello Fiscale e sui cui abbiamo già riportato gli interventi dell’avv. Guido Martinelli e di Francesco Scrivano.
Con la presente nota intendiamo approfondire l’esame del suddetto argomento riportando il commento al riguardo del Dottore Commercialista Andrea Liparata, esperto del settore e collaboratore del quotidiano “Italia Oggi” e, a seguire, il commento di Sergio Ricci, consulente della rivista “Enti non-profit”.


- Il Commento di Andrea Liparata –


N.B. Si omette la prima parte riguardante “il problema della personalità giuridica nel non profit” e “le associazioni multilivello” e trascriviamo la seconda parte di detto commento avendo come oggetto “le associazioni non riconosciute”.
Nelle associazioni non dotate di personalità giuridica, generalmente, lo statuto o l’atto costitutivo individuano il rappresentante legale, attribuendogli ampi poteri in relazione ai rapporti instaurati dall’ente con i terzi, come pure con gli associati.
Frequentemente, si verifica anche la circostanza che talune attività vengano distribuite all’interno dell’associazione mediante attribuzione di compiti, non sempre chiaramente formalizzati, sia ai componenti il consiglio direttivo, sia a semplici associati.
Tuttavia, contrariamente a quanto si verifica in ambito societario, in cui, per la dimostrazione dei poteri e dei limiti di azione attribuiti a ciascun singolo soggetto, si fa riferimento alle indicazioni di specifici pubblici registri, nelle soggettività non lucrative prive di riconoscimento, tale evidenza è completamente mancante.
Ecco, quindi, che in ipotesi di accertamento tributario o comunque di obbligazioni associative, a sussidio del patrimonio dell’ente, sono automaticamente richiamate le risorse personali del rappresentante legale dello stesso. Al riguardo, è opportuno richiamare la disciplina del Codice Civile che con riferimento alle obbligazioni sociali contratte da entità non riconosciute, stabilisce la possibilità di rivalersi sul fondo comune e personalmente e solidalmente nei confronti di coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.
Da quanto evidenziato, la disciplina del Codice Civile stabilisce un automatismo condizionato nella solidarietà, dovendosi appunto avere riguardo a chi ha agito in nome e per conto dell’ente. In altri termini, la responsabilità non è necessariamente del rappresentante legale o di colui che figura nello statuto o nel verbale di nomina, bensì di chi agisce.
Si tratta di un importante criterio sostanziale che deve essere verificato ogni qual volta si intende coinvolgere nel soddisfacimento delle obbligazioni sociali, oltre al fondo comune, le risorse personali di un altro soggetto.
Tuttavia, il descritto meccanismo stabilito dal Codice Civile per l’imputazione delle obbligazioni associative è scarsamente considerato dagli organi demandati alle attività di accertamento di carattere tributario. Infatti, in ipotesi di pretese tributarie derivanti da accertamenti nei confronti di enti non riconosciuti, gli uffici, fanno generalmente valere una solidarietà automatica nei confronti del rappresentante legale.
Questa modalità operativa, in palese contrasto con quanto stabilito dall’art.38 c.c., è stata da ultimo ritenuta illegittima dalla Corte di Cassazione nell’ambito della Sentenza n.19486 del 10/09/2009. In tale sede, il giudice di legittimità, preordinandolo alle altre censure presentate dal ricorrente, si è soffermato ad esaminare la validità della presunzione di responsabilità in capo al rappresentante legale derivante dalla semplice titolarità della carica e a prescindere dalla prova che questi abbia effettivamente agito in concreto o meno per conto dell’associazione.
La volontà della Corte di Cassazione di volersi esprimere approfonditamente in relazione alla richiamata questione, oltre a rappresentare un importante approfondimento interpretativo, si configura anche quale elemento di indirizzo della giurisprudenza, che intende delegittimare l’attività di accertamento automatica e basata su presunzioni. Infatti, nella richiamata interpretazione giurisprudenziale, come pure in diverse pronunce intervenute in materia di accertamenti sintetici da studio di settore, sembra volersi porre l’accento sulla necessità che la pretesa tributaria debba discendere da una indagine approfondita e personale, volta ad individuare oggettivamente l’effettivo debitore fiscale e contestualmente a quantificare con precisi riscontri sostanziali, l’esatta obbligazione nei confronti dell’erario.
Appare ormai evidente e consolidato nell’interpretazione del giudice di legittimità che gli automatismi e le inferenze statistiche, sempre più spesso usate dagli accertatori sia per quantificare la pretesa fiscale, sia per individuare il responsabile della stessa, siano in palese contrasto con i principi dell’ordinamento tributario.
Riprendendo le conclusioni della Cassazione in ordine alla responsabilità del rappresentante legale di una associazione non riconosciuta, viene richiamata la disciplina dell’art.38 cod.civ. precedentemente illustrata. Pertanto, secondo la Corte la responsabilità di chi agisce in nome e per conto dell’ente non può ricondursi neppure parzialmente ad un debito proprio dell’associato, avendo carattere accessorio, seppure non sussidiario, rispetto alla responsabilità primaria dell’associazione.
Tale assunzione determina che l’Ufficio che intenda invocare in giudizio la responsabilità personale ha l’onere di provare la concreta attività svolta in nome e per conto dell’associazione non potendosi considerare prova sufficiente l’aver rivestito la carica di rappresentante legale.
Ecco quindi che laddove in sede di accertamento l’Ufficio intenda validamente far valere la responsabilità solidale deve fornire l’effettivo riscontro dell’attività negoziale, elemento questo che determina in capo ai terzi la legittima convinzione di poter fare affidamento sul patrimonio personale oltreché sul fondo comune.
 

- Il Commento di Sergio Ricci –
 

Molto spesso le associazioni, anche per un aspetto sia di costi sia di approccio volontaristico, assumono la veste giuridica civilistica di associazione non riconosciuta. In particolare, in questa sede, nell’esaminare la recente sentenza della Corte di Cassazione n.19486 del 10/09/2009, si intende porre particolare attenzione e distinzione tra enti che hanno la personalità giuridica ed enti che non hanno personalità giuridica, in quanto differente può essere il regime sanzionatorio tributario previsto a loro carico ed a carico dei loro amministratori. Conseguentemente diverso nei due casi può essere quindi il potenziale impatto in caso di presenza di debiti e/o obbligazioni contratte dall’associazione ivi comprese le potenziali responsabilità economiche derivanti da un controllo di natura tributaria. Esaminiamo di seguito la fondamentale distinzione prima di entrare nel merito della sentenza,

Ruolo e responsabilità del Consiglio direttivo:

Sulla base di quanto sopra espresso in termini di aspetti sanzionatori di natura fiscale, riportiamo un breve riepilogo delle responsabilità connesse al ruolo di consigliere di un ente associativo senza scopo di lucro. Il tema della responsabilità degli amministratori nei confronti di terzi, che nella nostra fattispecie è il fisco, ha visto per molto tempo contrapporsi opinioni contrastanti.
Oggi sembra, comunque, prevalere l’orientamento che riconosce un principio avente portata generale e riferibile, a tutti gli enti associativi collettivi. Tale principio consiste nell’attribuzione della responsabilità per atto illecito compiuto dagli amministratori nell’esercizio delle loro funzioni, non solo agli amministratori, ma anche all’ente; pertanto, l’amministratore sarebbe qualificato come organo dell’ente, con la conseguente imputazione dei fatti compiuti dagli amministratori (quali organi dell’ente) nell’esercizio delle loro funzioni.
Gli amministratori, tuttavia, possono anche essere soggetti (quali amministratori) a responsabilità personale per l’illecito commesso nell’esercizio delle loro funzioni, con particolare attenzione e riferimento per gli enti non profit non aventi personalità giuridica e quindi in particolare per le associazioni non riconosciute.
Sulla base della diversità tra associazione riconosciuta ed associazione non riconosciuta, riportiamo un breve riepilogo delle responsabilità connesse al ruolo di consigliere di un ente associativo in entrambi i casi.
L’unica disposizione diretta e formale contenuta nel cod.civ.. in materia di responsabilità degli amministratori delle persone giuridiche diverse dalle società è l’art.18 cod.civ. che stabilisce quanto segue: “ Gli amministratori sono responsabili verso l’ente secondo le norme sul mandato. E’ però esente da responsabilità quello degli amministratori il quale non abbia partecipato all’atto che abbia causato il danno, salvo il caso in cui, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, egli non abbia fatto constare del proprio dissenso”.E’ una norma che riguarda quindi le associazioni riconosciute e che viene solitamente estesa per analogia anche alle associazioni non riconosciute. Solo nel caso in cui quindi l’amministratore abbia arrecato un danno diretto e dimostrabile può essere chiamato a risponderne, in tutti gli altri casi l’associazione riconosciuta risponde con il proprio patrimonio. Il riconoscimento e la registrazione sono dunque indispensabili per evitare la responsabilità personale ed illimitata degli amministratori dell’associazione e degli altri soggetti che agiscono in nome e per conto della medesima.
Invece, per quanto riguarda le associazioni non riconosciute è necessario ricordare che l’art.38 cod.civ. che così recita “ Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione i terzi possono far valere i propri diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione”. Quindi per le associazioni non riconosciute, per le obbligazioni assunte dall’associazione stessa, esaurito il fondo comune dell’associazione, possono essere chiamati a rispondere direttamente i soggetti che la rappresentano e che hanno agito in nome e per conto dell’associazione stessa per i semplici debiti anche senza aver arrecato alcun danno all’associazione.
Di conseguenza il presidente ed i consiglieri che solitamente sono i soggetti che assumono tale ruolo devono fare molta attenzione alle obbligazioni che l’associazione non riconosciuta assume o potrebbe assumere, salvo che non riescano a dimostrare che i soggetti diversi svolgano attività di rappresentanza dell’associazione ed abbiano il potere di contrarre obbligazioni e debiti per conto dell’associazione (quindi che abbiano ricevuto un esplicito mandato a compiere delle operazioni in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta medesima, attraverso ad esempio la delega a compiere determinati acquisti o altro). Quindi, come si può vedere, l’ambito delle responsabilità degli amministratori tra associazione riconosciuta ed associazione non riconosciuta è molto diverso e tale aspetto deve essere valutato con attenzione dalla persona fisica che materialmente riveste o rivestirà tale carica, anche ai fini delle relative sanzioni tributarie.


- La Sentenza della Cassazione –


In questo panorama generale sopra esposto è venuta ad inserirsi di recente una importante sentenza in materia tributaria della Corte di Il dettato della sentenza è molto chiaro: non vi può essere assimilazione automatica delle responsabilità solo e per il semplice fatto di rivestire la carica di legale rappresentante, ma l’Amministrazione finanziaria (nella fattispecie) ha il dovere di provare in concreto le responsabilità di chi ha agito in nome e per conto dell’associazione medesima e di chi è stato effettivamente l’autore dell’atto illecito oppure dell’irregolarità di natura tributaria.
Infatti, il rilievo mosso dai giudici della Cassazione nei confronti dei giudici tributari della Comm.trib.reg.Veneto (si ricorda, per inciso, che l’associazione ed il legale rappresentante avevano perso sia in primo che in secondo grado nel contenzioso tributario) era l’attento esame, che (a loro avviso) non era stato effettuato in merito all’art.38 cod.civ. Tale esame avrebbe dovuto portare ad analizzare che, non è “tanto la carica rivestita al momento dei fatti, ma l’attività negoziale concretamente svolta da tali soggetti e la circostanza che i terzi abbiano fatto affidamento sulla loro solvibilità e sul loro patrimonio”.
Quindi non un’automatica assimilazione di responsabilità tra associazione non riconosciuta e legale rappresentante, quanto piuttosto un attento esame su chi concretamente opera in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta medesima ed un successivo addebito di responsabilità solidali (che pure continuano ad esistere).
Del resto tale principio era stato già più volte ribadito dalla giurisprudenza della Suprema Corte nel corso degli anni. La responsabilità personale e solidale dell’associazione non riconosciuta, di cui all’art.38 cod.civ., non fa riferimento a tutti coloro che, essendo a capo dell’ente, ne assumono man mano la rappresentanza, ma riguarda le persone che abbiano agito in relazione a specifici atti o negozi giuridici, ossia vale in relazione ad attività poste in concreto dalle singole persone in relazione ad attività specifiche poste in essere in nome e per conto dell’associazione.
Questo il punto che ha determinato la sentenza e che pone quindi specifica attenzione, sul versante delle responsabilità, a chi concretamente opera in nome e per conto dell’associazione.
Nel dettaglio “pragmatico” delle obbligazioni tributarie della sentenza, i giudici della Cassazione hanno infine rinviato gli atti ai giudici di merito della Comm.trib.reg.Veneto, affinchè provveda ad un nuovo esame della sentenza sul merito delle stesse sanzioni tributarie effettivamente erogate.
 

Notiziario Fiscale - C.U. n.54 del 10.3.2011 (s.s. 2010/11)

Cinque per mille - 2011

La Circolare n.9/E diffusa il 3-3-2011 ha fissato il calendario degli adempimenti per gli enti che vogliono iscriversi negli elenchi dei possibili destinatari del cinque per mille per l'anno 2011, precisando che anche i soggetti già presenti nelle "liste" dei beneficiari per gli anni precedenti, devono ripetere l'iscrizione.
Come nel 2010, il 7 maggio (anche se quest'anno cade di sabato) è il termine ultimo per l'iscrizione negli elenchi. La domanda va trasmessa in via telematica usando il software che potrà essere scaricato sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate. L'iscrizione stessa sarà possibile dal 15 marzo 2011 alla suddetta data del 7 maggio 2011.

Le associazioni sportive dilettantistiche hanno poi tempo fino al 20 maggio 2011 per far correggere eventuali errori di iscrizione rilevati negli elenchi.
La pubblicazione definitiva degli elenchi è prevista per il 25 maggio 2011.

Entro il 30 giugno 2011 i legali rappresentanti delle associazioni sportive dilettantistiche che hanno visto approvata la domanda di iscrizione, dovranno spedire tramite raccomandata a/r alla Direzione Regionale delle Entrate, la dichiarazione sostitutiva che attesta il possesso dei requisiti per essere ammessi al beneficio. La dichiarazione stessa deve essere redatta sul modello predisposto dall'Agenzia delle Entrate (sempre disponibile sul sito internet) e accompagnata dalla copia di un documento di identità.
Nello stesso termine del 30 giugno 2011, le associazioni sportive dilettantistiche dovranno trasmettere l'autocertificazione all'Ufficio del CONI nel cui ambito si trova la loro sede legale.

Ricordiamo, infine, che anche per il 2011 i beneficiari del 5 per mille dovranno redigere, entro un anno dall'incasso del contributo, un rendiconto che indichi la destinazione delle somme percepite.
Le associazioni che ricevono più di 20 mila euro devono trasmettere il rendiconto all'amministrazione competente per l'erogazione del contributo.

Notiziario Fiscale - C.U. n.52 del 24.2.2011 (s.s. 2010/11)

La certificazione dei compensi

Si comunica che entro il 28 febbraio 2011 le società ed associazioni sportive dilettantistiche sono tenute a rilasciare ai soggetti percipienti, le seguenti certificazioni:

a) certificazioni delle ritenute operate e versate nella qualità di sostituto d'imposta, relativamente ai compensi e alle somme corrisposti durante l'anno 2010 per prestazioni di lavoro autonomo (notai, avvocati, commercialisti e altri professionisti, collaboratori e prestatori occasionali);

b) certificazioni dei compensi corrisposti, sempre nell'anno 2010, per l'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche (tecnici e giocatori) e per collaborazioni coordinate e continuative aventi per oggetto prestazioni di carattere amministrativo-gestionale, di natura non professionale, di cui all'art.67, comma 1, lett. m) del T.U.I.R. anche se rientranti nella fascia di esenzione di 7.500 euro.

Detti documenti sono propedeutici per la compilazione del Mod.770/11 semplificato cui sono tenute le società ed associazioni sportive dilettantistiche; ricordiamo che detto Mod:770/11 deve essere trasmesso per via telematica entro il 31 luglio 2011 (salvo proroghe) e che l'obbligo di presentazione compete anche se non è stata operata alcuna ritenuta, essendo stati i compensi corrisposti a ciascun soggetto di importo inferiore a 7.500 euro.
 

Notiziario Fiscale - C.U. n.49 del 10.2.2011 (s.s. 2010/11)

Contratti di pubblicità/sponsorizzazione - Competenza temporale della spesa


Richiamando i suggerimenti forniti nella nostra precedente comunicazione avente come oggetto "Contratti di pubblicità/sponsorizzazione anno 2011" in merito alla opportunità di procedere alla stipula dei relativi contratti con l'apposizione del timbro postale per data certa, con la presente nota intendiamo fornire ulteriori informazioni in merito alla "competenza temporale" di tali spese da parte del soggetto che riceve detto servizio.
Ricordato che l'art.108 comma 2 del T.U.I.R. recita testualmente "le spese di pubblicità e propaganda sono deducibili nell'esercizio in cui sono sostenute o in quote costanti nell'esercizio stesso e nei quattro successivi", il problema si pone in presenza di contratto che prevede la prestazione pubblicitaria o di sponsorizzazione per un periodo che abbraccia due esercizi e, quindi, due periodi d'imposta (ad es. stagione sportiva 2010-2011).
Al riguardo, la norma di comportamento dell'Associazione Dottori Commercialisti stabilisce che le spese di pubblicità o sponsorizzazione " a cavallo " di due esercizi (nel caso 2010-2011),devono essere ripartiti tra i medesimi con il criterio del "pro-rata temporis".
Per cui, lo sponsor o la ditta inserzionista può dedursi l'importo indicato nella fattura emessa dall'associazione, in misura proporzionale in ciascuno dei due periodi d'imposta indicati sul documento.
Qualora l'intendimento/necessità dello sponsor o della ditta inserzionista fosse quello di detrarre l'intera somma concordata in un unico periodo d'imposta, è necessario precisare, prima sul contratto e poi sulla fattura, come periodo di riferinmento della prestazione , l'anno (es.anno2010) in luogo della dicitura "stagione sportiva 2010-2011".
Pur essendo, questo, un aspetto che riguarda esclusivamente la ditta sponsor o inserzionista, sarebbe opportuno che l'associazione manifestasse tutta la propria disponibilità e collaborazione stabilendo, di comune accordo con il cliente, l'esatta dicitura da riportare sui documenti.
Ciò, oltre a corrispondere e soddisfare le esigenze del cliente, favorirebbe un più corretto e proficuo rapporto tra associazione e cliente stesso.

Notiziario Fiscale

Mod.EAS - Termini e modalità di presentazione

Va innanzitutto ricordato che le associazioni di nuova cosatituzione devono, entro 60 giorni dalla data di costituzione, compilare e trasmettere il Mod.EAS, cioè il questionario ideato per fornire all'Agenzia delle Entrate dati e notizie ai fini fiscali, così come previsto dall'art.30 del D.L. 29/11/2008, n.185, convertito con modificazioni, dalla Legge 28/01/2009, n.2.
Va altresì ricordato che tale incombenza non grava con scadenza annuale per cui le associazioni che hanno già a suo tempo ottemperato all'invio di detto modello dovranno nuovamente inviare il modello stesso, entro il 31 marzo dell'anno successivo, SOLO e QUALORA alcuni dei dati precedentemente dichiarati siano variati, precisando però al riguardo che NON devono essere comunicate le variazioni relative ai seguenti dati:

- il solo ammontare dei proventi per attività di sponsorizzazione o pubblicità percepiti occasionalmente o abitualmente(ultima parte del modello, punto n:20);
- il costo sostenuto per messaggi pubblicitari (punto n.21);
- l'ammontare delle entrate ( punto n.23)
- il numero dei soci e/o associati dell'associazione ( punto n.24);
- l'ammontare delle erogazioni liberali ricevute ( punto n.30 );
- l'ammontare dei contributi pubblici ricevuti ( punto n.31 );
- numero e giorni per l'organizzazione di manifestazioni di raccolta fondi ( punto n.33 ).

Inoltre, con la Risoluzione n.125/E del 6 dicembre 2010 l'Agenzia delle Entrate esonera gli enti associativi dall'invio di un nuovo modello EAS nell'ipotesi in cui siano variati i dati identificativi del rappresentante legale o dell'associazione stessa e tali modifiche siano state già comunicate attraverso il Mod. AA5/6 per le associazioni prive di Partita Iva o il Mod. AA7/10 per le associazioni in possesso di Partita Iva.
Informiamo inoltre che il D.L. n.225/2010 (cosìddetto "milleproroghe") ha riaperto i termini per compilare e inviare il Mod.EAS fissando al 31 marzo 2011 il termine che era scaduto il 31/12/2009.
Tale riapertura di termine riguarda,quindi,tutti gli enti associativi, sia di quelli già costituiti al 02/11/2009, sia di quelli costituitisi dopo tale data e che non avevano effettuato la comunicazione entro il 31/12/2009 oppure entro 60 giorni dalla loro costituzione.Anzi, la riapertura per l'invio rimetterà in gioco tutte le associazioni costituite fino al 30/01/2011 (ovvero sino a 60 giorni prima del 31/03/2011).
Va inoltre riferito che il suddetto decreto milleproroghe prevede anche la possibilità di differire ulteriormente al 31 dicembre 2011 il termine già fissato al 31 marzo 2011. Ma per questo ulteriore differimento di termini dovrebbe essere emanato un apposito D.P.C.M.
Vogliamo infine ricordare che la mancata comunicazione di variazione dei dati entro il 31 marzo 2011 comporta per l'associazione la perdita delle agevolazioni fiscali e tale inadempienza non è sanabile a mezzo di ravvedimento operoso in quanto trattasi di una comunicazione e non di una dichiarazione.
 

Notiziario Fiscale - C.U. n.40 del 13.1.2011 (s.s. 2010/11)

Oggetto: Contratti di pubblicità/sponsorizzazione anno 2011

Richiamiamo l'attenzione delle nostre società affiliate sul contenuto del Quesito n.1 presente all'interno dello "Sportello Fiscale" del nostro sito, alla Sezione "FAQ-Domande e risposte", avente per oggetto i contratti di pubblicità e sponsorizzazione.
Nel rimandarVi ad una attenta lettura del suddetto quesito n.1, Vi suggeriamo di procedere, da subito, alla redazione dei contratti con le ditte inserzioniste o sponsor alle quali ritenete di dover emettere fattura nel corso dell'anno 2011, riportando sul contratto stesso la seguente dicitura:"si richiede l'apposizione del timbro postale per data certa sul presente documento costituito da n. ... pagine".
A questo punto, dopo aver datato e sottoscritto il contratto, applicare un francobollo da euro 0,60 accanto alla suddetta dicitura e richiedere all'Ufficio Postale l'apposizione del timbro. Tale procedura consentirà di risparmiare il costo di registrazione di ciascun contratto.
Suggeriamo, infine, di completare l'intera operazione sopra descritta entro il più breve tempo possibile e, comunque, di non andare oltre il mese di gennaio 2011.

 

Notiziario Fiscale - C.U. n.31 del 9.12.2010 (s.s. 2010/11)



Oggetto: ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE
La responsabilità personale e solidale degli amministratori

 

 

 

Riteniamo interessante riportare gli interventi di Guido Martinelli e Francesco Scrivano pubblicati sulla rivista “Enti non profit” di giugno 2010 sull’importante argomento riguardante “la responsabilità personale e solidale degli amministratori nelle associazioni non riconosciute”.
Gli interventi stessi sono susseguenti ad un quesito inviato dal Presidente del Collegio dei Revisori del nostro Comitato all’ Avv.Martinelli per il tramite della suddetta rivista “Enti non profit” Ipsoa.(il testo del quesito è consultabile sul sito del Comitato alla rubrica “Sportello fiscale” – quesito n. 18).

- Associazioni riconosciute e non riconosciute –

In tema di associazioni, la principale tematica giuridica dibattuta dalla dottrina è la ricostruzione dei caratteri distintivi fra gli enti così detti riconosciuti quali persone giuridiche (artt.11-35 C.C.) e quelli così detti non riconosciuti (artt.36-38 C.C.).
Chiarito che la condizione giuridica delle associazioni non riconosciute è per molti aspetti parificata a quella delle riconosciute, ed infatti è constatazione ormai generale che alle prime competa, come alle seconde, la qualità di soggetti di diritto distinti dalle persone dei membri, si deve immediatamente considerare come per tali tipologie di associazioni (e cioè le “non riconosciute” che, in pratica, rappresentano la stragrande maggioranza degli enti sportivi dilettantistici) delle obbligazioni sociali assunte dai legali rappresentanti risponda, personalmente e solidalmente, oltre che l’associazione con il suo fondo patrimoniale, anche la persona che ha agito in nome e per conto del sodalizio (art.38 C.C.).

- Obbligazione tributaria –

L’obbligazione tributaria –ex lege – è perfettamente sussumibile (riconducibile) nello spettro normativo di cui all’art. 38 cc cfr. Cass. Civ. Sez. Trib., sentenza 12/03/2007, n. 5746, secondo la cui massima: “In tema di associazioni non riconosciute, la responsabilità personale e solidale delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione, prevista dall’art. 38 cc, in aggiunta a quella del fondo comune, è volta a contemperare l’assenza di un sistema di pubblicità legale riguardante il patrimonio dell’ente con le esigenze di tutela dei creditori, e trascende pertanto la posizione astrattamente assunta dal soggetto nell’ambito della compagine sociale, ricollegandosi ad una concreta ingerenza dell’attività dell’ente; ciò non esclude, peraltro, che per i debiti di imposta, i quali non sorgono su base negoziale, ma ex lege al verificarsi del relativo presupposto, sia chiamato a rispondere solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, abbia diretto la complessiva gestione associativa nel periodo considerato, fermo restando che il richiamo all’effettività dell’ingerenza vale a circoscrivere la responsabilità personale del soggetto investito di cariche sociali, alle sole obbligazioni sorte nel periodo di relativa investitura (Rigetta, Comm. Trib. Reg. Torino 12/07/2002).
La regola trova quotidiana applicazione in tutti i casi in cui un credito tributario, cristallizzato a fronte del passaggio in giudicato di una sentenza resa in un processo instaurato dall’associazione contro l’avviso di accertamento prima notificatole in proprio (in persona del legale rappresentante pro-tempore), venga posto in esecuzione dall’Agenzia delle Entrate nei confronti del sodalizio ma il fondo patrimoniale di quest’ultimo risulti incapiente.
In un simile caso di specie, ci si domanda se sia sufficiente, per aggredire il patrimonio personale del singolo soggetto che ha agito, notificare nuovamente la sola cartella di pagamento in proprio al legale rappresentante dell’ente, onde porre in esecuzione il titolo ottenuto all’esito del processo direttamente contro il patrimonio del singolo amministratore; ovvero se sia necessario rivolgere la medesima pretesa tributaria in proprio al legale rappresentante, notificandogli un nuovo avviso d’accertamento e pertanto facendo ripartire da capo il processo.
La domanda, va detto con estrema chiarezza, sconta risposta decisamente affermativa qualora l’associazione (ma si tratta di una percentuale di casi assai poco frequenti) oltre al Presidente-legale rappresentante della stessa , si sia dotata di ulteriori amministratori delegati a svolgere determinati affari.
In questo caso l’elevato tasso di spersonalizzazione fra il soggetto agente in concreto ed il sodalizio rappresentato impone, di fatto, di verificare se, e nel caso quanto, la persona che concretamente ha condotto l’affare da cui è sorta l’obbligazione sia in realtà responsabile per il debito da essa scaturito.
Pertanto, se l’avviso d’accertamento è stato notificato alla sola associazione, ed il processo conseguentemente instaurato sia stato impostato sul contraddittorio Fisco-Associazione (in persona del legale rappresentante pro-tempore ex art. 36 c.c. e 75, comma 3 Codice procedura civile il quale, magari, non ha nemmeno firmato le dichiarazioni tributarie), non vi è alcun dubbio che il patrimonio personale del legale rappresentante in questione non sia in alcun modo aggredibile dall’Amministrazione Finanziaria.

- Rappresentante legale persona fisica -

Al medesimo quesito, tuttavia, la risposta è più incerta (ma se ne anticipa il tenore comunque affermativo) qualora il legale rappresentante dell’associazione sia una sola persona; normalmente si tratta del Presidente del sodalizio, il quale si occupa, assumendola integralmente sulle proprie spalle,della gestione dell’associazione, e quindi provvede a firmare le deleghe al commercialista, a siglare le rispettive dichiarazioni tributarie ed i bilanci, ad aprile il conto in banca, a disporre i rispettivi pagamenti tramite modello F 24 e così via.
In un simile frangente, l’immedesimazione fra soggetto che sta in giudizio per l’associazione e soggetto che ha in concreto agito nei confronti del Fisco, causando quell’attività per cui la stessa Amministrazione Finanziaria ha ritenuto di accertare l’ente e da cui è scaturito il debito tributario, è tale da condurre ad un ragionamento che “corre sul filo del rasoio”.
Si potrebbe, infatti, ritenere, incappando in errore quanto segue: il signor Tizio, legale rappresentante e Presidente dell’associazione sportiva “X”, ha firmato le dichiarazioni tributarie, nonché i contratti considerati in seguito dall’Amministrazione Finanziaria quali fonti di evasione/elusione della fattispecie obbligatoria d’imposta.
L’associazione sta in giudizio per il tramite dello stesso sig.Tizio.
Pertanto, essendo questi fisicamente presente al processo, ed avendo egli agito anche in prima persona, è lo stesso ad essere responsabile dei debiti che la sua condotta ha prodotto, se è vero che per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione (il sig.Tizio), i terzi (il Fisco) possono far valere i loro diritti sul fondo comune, ma “delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito (il sig.Tizio) in nome e per conto dell’associazione”.

- Responsabilità solidale -

Nessun dubbio può sussistere, essendo l’obbligazione della quale si sta parlando solidale, attorno al fatto che il creditore della stessa può scegliere a suo piacimento il soggetto verso cui rivolgere le rispettive pretese, e ciò senza doversi giustificare di fronte agli occhi dell’altro debitore, meno solvente o meno garantito. Il favor creditoris (privilegio del creditore), in tal caso, è bilanciato dalla possibilità di attivare le conseguenti ed interne rivalse fra i debitori solidali (art.1299 del c.c.).
La solidarietà dell’obbligazione in questione “va a braccetto” con la personalità della stessa e, quindi, nel caso che ora si studia, essa può sussistere nei confronti del legale rappresentante fisicamente in giudizio ex art. 36 c.c. qualora sia dimostrato che egli stesso abbia impegnato l’associazione eludendo egli stesso la normativa fiscale.
Che tale obbligazione, poi, abbia natura fideiussoria, ovvero di debito proprio, poco interessa il frangente pratico che il quesito sopra posto involge.
Escluso che il creditore abbia il dovere di escutere in via principale il fondo comune dell’ente (ciò che comunque avviene nella prassi, ove gli avvisi d’accertamento sono usualmente notificati solo all’associazione, e mai proprio agli amministratori) l’essere obbligati per debito proprio, oppure per debito altrui, nulla toglie al carattere personale della responsabilità del soggetto in seguito esecutato, che deve comunque sussistere.
Anche in caso di fideiussione conformemente alla legge, la responsabilità dell’associazione deriva da fatti ed atti posti in essere direttamente, e quindi personalmente, da una persona fisica, agente in concreto.
Il nocciolo della questione è proprio questo.
L’elemento che deve attirare l’attenzione degli amministratori di associazioni non riconosciute è il soccorso che sono chiamati ad operare, dalla legge, nei confronti di un fondo comune insufficiente, laddove è ben vero che il soddisfacimento dei creditori passa obbligatoriamente per il patrimonio dell’ente: ma è cocente verità legislativa che questo possa costituire un’anticamera per la responsabilità personale degli amministratori, o comunque di quanti hanno agito per l’associazione. Ma questa personale responsabilità deve sussistere in concreto e non certo in termini formali perché si possa escutere il patrimonio dei singoli amministratori e non il fondo comune.
Pertanto, facendo riferimento al quesito sopra posto, se è vero che il livello di immedesimazione fra Presidente del sodalizio e sodalizio stesso pare cos’ penetrante da far passare in secondo piano la necessità di instaurare un contraddittorio, oltre che con l’associazione, anche con il singolo Presidente (che ha agito e che può essere tenuto a rispondere delle obbligazioni dell’ente stesso), una simile conclusione pare a chi scrive profondamente errata e ciò non solo sul frangente del diritto processuale, ma anche, e soprattutto, di quello sostanziale.

La responsabilità del legale rappresentante –

Assurge oggi a rango di principio generale del diritto che le associazioni non riconosciute adoperino i propri rappresentanti per stare in giudizio e per acquistare diritti o assumere obbligazioni, il tutto in nome e per conto dll’associazione e non dei singoli associati: per questo non è improprio dire che l’ente mette la sua stessa esistenza nelle mani dei legali rappresentanti, che lo personificano, che ne portano la veste.
Legali rappresentanti , questi ultimi, che personificano come detto l’associazione, che figurativamente divengono la sua mente, ne rappresentano il braccio operativo, ma che rimangono pur sempre distinti dalla stessa e, pertanto, passibili di rispondere dei debiti che l’associazione ha assunto per loro tramite soltanto a fronte di un accertamento concreto della rispettiva personalità della rispettiva responsabilità.
Ed è proprio da tale assunto che discende, a guisa di causa-effetto, il principio secondo cui la responsabilità personale e solidale di chi agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta non sia collegata alla mera titolarità della rappresentanza ma all’attività effettivamente svolta e risolventesi nella creazione di rapporti obbligatori fra l’associazione ed i terzi.
Pertanto, chi invoca in giudizio tale responsabilità deve dare piena prova della concreta attività svolta in nome e per conto dell’associazione stessa non essendo sufficiente la sola e mera prova in ordine alla carica rivestita, ciò non costituendo alcuna logica dimostrazione, e quindi dimostrazione degna di essere considerata conforme a diritto, della personalità della responsabilità del legale rappresentante
Che tale responsabilità debba sussistere in termini personali, affinché il patrimonio privato del legale rappresentante possa essere messo in esecuzione, non è un dato su cui possa oggi sussistere alcun dubbio, pena l’evidente travisamento del disposto costituzionale a mente del quale nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta in base alla legge.
Ed è proprio la legge che consente, in tale specifico frangente, di aggredire un patrimonio di un soggetto distinto da quello dell’associazione; ma ciò non può che avvenire all’esito di un regolare processo, in cui il soggetto in questione sia messo nella giuridica condizione di contrattaccare alle pretese altrui e, quindi, di difendersi nel contraddittorio fra le parti governato da un giudice terzo e imparziale.
Pare corretto allora l’assunto a mente del quale la mera titolarità della rappresentanza non è fonte di alcuna responsabilità e che la sentenza resa solo nei confronti dell’associazione non possa incidere sul patrimonio del rappresentante a meno che non si provi un suo personale coinvolgimento nei fatti fonte di obbligazione.

- Accertamento della responsabilità del legale rappresentante –

La sostanza della fattispecie in questione, allora, trova brillante attuazione nell’attuale ordinamento del
processo italiano, tanto civile quanto tributario, il quale non contempla, in alcuna forma, che un soggetto possa essere condannato se non ha preso formalmente e sostanzialmente parte al processo stesso, all’esito del quale è stata emanata la relativa sentenza di condanna. In altre parole, se è vero che la responsabilità del legale rappresentante dell’associazione è personale e non meramente sussidiaria, è in primo luogo un principio di simmetria, di logica, oltre che di civiltà giuridica, ad imporre che questa responsabilità vada accertata da un giudice terzo ed imparziale, all’interno di una dinamica processuale in cui il soggetto legittimato passivo sia chiamato personalmente e non quale semplice rappresentante di un altro soggetto (l’associazione).
Solo la notificazione dell’avviso di accertamento in proprio al Presidente, oltre che all’associazione in persona dello stesso, consentirà a quest’ultimo di potersi correttamente difendere dalle pretese dell’Amministrazione Finanziaria, onde poter dimostrare che gli atti compiuti dall’associazione per il tramite del suo operato e della sua intercessione, anche se elusivi, non sono comunque dipesi da una personale volontà di porsi in contrasto con la normativa tributaria di riferimento.
Non è quindi corretto ritenere, solo perché il Presidente sta in giudizio per l’associazione, che egli sia direttamente responsabile per gli atti compiuti, e ciò per il solo fatto che egli abbia, di fatto, costituito il braccio operativo dell’ente, incaricando intermediari, delegando un commercialista e fisicamente pagando un modello F 24.

- Concreto svolgimento dell’attività negoziale –

E se il Presidente dell’Associazione avesse fatto risultare il proprio dissenso all’operazione, poi tacciata di abusività (elusività !) dall’Amministrazione finanziaria, per il tramite di regolare, e verbalizzata, discussione assembleare, terminata con una altrettanto regolare e democratica votazione al fine di procedere in senso opposto rispetto a quanto sostenuto dal Presidente stesso? Certo, in quel caso, il non ottemperare al volere dell’assemblea metterebbe a rischio il successivo operato del legale rappresentante, che potrebbe essere reso destinatario persino di un’azione sociale di responsabilità.
Ma, altresì, certamente l’avervi ottemperato, seppur avendo esposto regolarmente in assemblea la rispettiva contrarietà all’operazione, rischierebbe di pregiudicare in termini ingiusti e non conformi alla Costituzione (art.24) il patrimonio dello stesso Presidente, qualora fosse vero che, una volta condannata l’associazione dal giudice tributario senza che sia stata constatata personalmente la responsabilità del soggetto che ha agito, quest’ultimo possa, sulla base di una illogica ed errata estensione degli effetti sfavorevoli del giudicato, veder sottoposto a pignoramento il proprio personale patrimonio proprio a fronte di una serie di operazioni che egli stesso non avrebbe mai personalmente compiuto, e che anzi aveva sconsigliato.

Non vale neanche la pena di rammentare come un simile modo di procedere si porrebbe in vibrante contrasto con i principi tesi a garantire un processo giusto, equo, retto da un giudice terzo ed imparziale, in contraddittorio fra (tutte) le parti regolarmente chiamate o comunque intervenute.
E che tale conclusione sia corretta pare suggellato persino dalla più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass. Civile, Sez.Trib. sentenza 10/09/2009 n.19486 e Cass. Civ. Sez.I, sentenza 18/01/2008 n.977) che, studiando un caso analogo, è pervenuta alle medesime nostre conclusioni.
Costituisce quindi un principio del diritto attuale quello secondo cui la mera titolarità della rappresentanza non è fonte automatica e sussidiaria di responsabilità: la sentenza resa solo nei confronti dell’associazione non incide sul patrimonio del rappresentante a meno che non si provi, tramite notificazione in proprio dell’avviso d’accertamento e quindi all’esito di regolare processo, la personalità della responsabilità del soggetto in questione, non consentendo dunque la norma trasfusa nell’art.38 del codice civile l’applicazione di alcun principio di responsabilità sussidiaria o comunque accessoria.

___________________________________________



A margine dei su riportati scritti dell’Avv. Martinelli e Scrivano ed a riguardo della sentenza n. 19486 della Corte di Cassazione vogliamo sintetizzare il contenuto della stessa riepilogandone i seguenti aspetti:

1) Oggetto della sentenza:

Si applica anche ai debiti tributari il principio secondo cui la responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza formale dell’associazione, ma si fonda sull’attività negoziale concretamente svolta e sulle obbligazioni assunte verso i terzi che hanno confidato sulla solvibilità e sul patrimonio di chi ha concretamente agito. Pertanto, la responsabilità del legale rappresentante dell’associazione deve essere accertata con regolare processo e non è legittimo porre in esecuzione una sentenza, a seguito di avviso di accertamento, resa nei confronti dell’associazione non riconosciuta e non direttamente del singolo amministratore, verso il patrimonio personale di quest’ultimo.

2) Natura della responsabilità:

La sentenza resa solo nei confronti dell’associazione non riconosciuta non incide sul patrimonio del rappresentante a meno che non si provi, all’esito di regolare processo, la personalità della responsabilità del soggetto in questione. La mera titolarità della rappresentanza, infatti, non è fonte automatica e sussidiaria di responsabilità.

3) Soluzioni operative – avviso di accertamento:

Solo la notificazione dell’avviso d’accertamento in proprio all’amministratore, oltre che all’associazione in persona dello stesso, consente a quest’ultimo di potersi correttamente difendere dalle pretese dell’Amministrazione finanziaria, onde poter dimostrare che gli atti compiuti dall’associazione attraverso il suo operato, anche se elusivi, non sono comunque dipesi da una personale volontà d porsi in contrasto con la normativa tributaria di riferimento.
 

Notiziario Fiscale
 

Oggetto: Associazioni sportive dilettantistiche senza riconoscimento giuridico: responsabilità personale e solidale degli amministratori - Corte di Cassazione : Sentenza n.19486 del 10 settembre 2009
 

Riteniamo interessante, oltre che utile, riportare il testo letterale della Sentenza della Corte di Cassazione che ha trattato il problema della responsabilità degli amministratori nelle a.s.d.

FATTO

a seguito di verifica eseguita dalla Guardia di Finanza presso l'Associazione sportiva (omissis), l'Ufficio Iva di Padova accertava induttivamente per l'anno 1992 un debito d'imposta di lire 66.346.000, oltre interessi e sanzioni, essendo stata omessa la presentazione della dichiarazione annuale dei redditi e riscontrata l'emissione di una fattura riconducibile ad operazioni inesistenti nei confronti della società ::::::::: per un importo di lire 300.000.000.
Avverso detto atto presentava ricorso innanzi alla C.T.P. di Padova il Sig: S.E., ex rappresentante legale dell'Associazione, per la propria responsabilità personale, chiedendo, per quanto ancora rileva nel presente giudizio, l'annullamento dell'atto per carenza di motivazione e rinvio ad atti non conosciuti dalla contribuente associazione, per non essere stati riconosciuti i benefici fiscali del regime speciale in violazione della Legge n.398 del 1991, art.1, per infondatezza, violazione di legge e mancanza di prova in ordine alla sussitenza di operazioni inesistenti. Resisteva l'Ufficio, sostenendo la legittimità del suo operato.
La C.T.P. accoglieva parzialmente il ricorso, confermando, però, la legittimità dell'avviso di accertamento parziale e ritenendo non applicabile il regime fiscale della L. n.398/1991, in quanto non era stata esercitata l'opzione previsra dall'art.1 ed era stato superato il limite reddituale indicato, ritenuti di natura commerciale.
Sosteneva, inoltre, non determinante il giudizio, contenuto del p.v.c., sull'asserita inesistenza delle operazioni di cui alle fatture, stante il disposto del D.P.R.N.633 del 1972, art.21, comma 7, e la mancanza di prova contraria del contribuente. Affermava, infine, la responsabilità dello stesso ex art.38 c.c.
Impugnava il contribuente, reiterando le censure di primo grado e contestando, in particolare, la ritenuta congruità della motivazione dell'atto impugnato e la mancata applicazione della L.N.398/1991, in violazione della Legge n.342 del 2000, art.4, la supposta natura commerciale delle sponsorizzazioni, la confermata inesistenza delle operazioni di cui alle fatture contestate e la propria responsabilità ex art.38 c.c.
La C.T.R. del Veneto confermava la sentenza di primo grado.
Avverso detta decisione S.E. propone ricorso per cassazione articolato in quattro motivi. Il Ministero dell'economia e delle finanze e l'Agenzia delle entrate resistono con controricorso.

DIRITTO

Con il primo motivo il contribuente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R.n.633/1972, artt.56 e 63 e art.2729 c.c., in ordine alla dedotta carenza di motivazione dell'avviso di accertamento ed al procedimento induttivo utilizzato dall'Amministrazione Finanziaria nonchè contraddittoria motivazione per avere la C.T.R. ritenuto sufficientemente motivato l'avviso impugnato, basato su atti richiamati nel p.v.c. della Guardia di finanza ma non allegati nè mai prodotti in giudizio, quindi, non conosciuti nè conoscibili dal contribuente, quali un processo verbale redatto in capo al soggetto utilizzatore delle fatture.
Con la seconda censura si deduce la violazione e falsa applicazione della Legge n.398 del 1991, D.P.R. n.442 del 1197, art.1 e Legge n.342 del 2000 art.4, per avere la C.T.R., erroneamente ritenuto che fosse necessaria una espressa opzione per adire alle agevolazioni di cui alla L. n.398/1991,art.1, mentre per il disposto del D.P.R. n.442/1997,art.1,qualificato come norma interpretativa dalla L.n.342 del 2000, art.4 e,quindi, applicabile anche ai comportamenti anteriori alla sua entrata in vigore, tale opzione poteva essere dedotta anche per acta concludentia ( ovverossia, comportamento concludente).
Con il terzo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt.112 e 99 c.p.c., Legge n.398/1991,art.1, D.P.R. n.917 del 1986, artt.53, 108 e 111, D.P.R. n:633/1972, art.63 e D.Lgs. n.546 del 1992, art.7, nonchè contraddittoria motivazione per avere la C.T.R., ai fini del computo del plafond, per usufruire delle agevolazioni ex L.n.398, compreso nei ricavi anche gli introiti da sponsorizzazione, mentre tale attività avrebbe dovuto essere distinta dalla prestazione di pubblicità commerciale in considerazione anche di quanto contenuto nella circolare n.1 del 11.2.1992 che afferma di non potere essere considerati ricavi i proventi D.P.R. 22/12/1986, n.917, ex art.53 (T.U.I.R.) di natura non commerciale in relazione all'attività svolta da asssociazioni sportive così come i proventi di cui al D.P.R. 22/12/1986 n.917, art.108, ultima parte (T.U.I.R.).
Contesta,inoltre, la parte ricorrente il fatto che la C.T.R., pur ritenendo non raggiunta la prova sull'effettiva esistenza delle operazioni relative alla fattura de qua, sulla base delle testimonianze degli atleti e di atti tutti non prodotti in giudizio, abbia comunque calcolato ugualmente l'introito come esistente facendo riferimento al disposto del D.P.R. n.633/1972, art.21, senza dare conto di avere esaminato le eccezioni dell'appellante.
Con l'ultimo motivo, infine, si lamenta la ritenuta sussistenza della responsabilità ex art.38 c.c., del rappresentante legale dell'epoca per la seplice titolarità della carica ed a prescindere dalla prova che lo stesso avesse agito in concreto o meno per conto dell'associazione. Eccepisce ancora la mancata risposta della C.T.R. alla richiesta avanzata dal ricorrente della norma di cui al D.P.R. n.602 del 1972, art.98, quale norma applicabile alla fattispecie, più favorevole del successivo regime previsto dal D.Lgs. n.472 del 1997.
Occorre esaminare preliminarmente il quarto motivo, in quanto preordinato alle altre censure sia da un punto di vista logico che giuridico.
E' principio più volte affermato da questa Corte di legittimità e, nella specia, il Collegio non ritiene che sussitano ragioni per discostarsene, quello secondo cui: "La responsabilità personale e solidale, prevista dall'art.38 c.c., di colui che agisce in nome e per conto dell'associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell'associazione, bensì all'attività negoziale concretamente svolta per conto di essa e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra questa e i terzi. Tale responsabilità non concerne, neppure in parte, un debito proprio dell'associato, ma ha carattere accessorio, anche se non sussidiario, rispetto alla responsabilità primaria dell'associazione stessa, con la conseguenza che l'obbligazione, avente natura solidale, di colui che ha agito per essa è inquadrabile fra quelle di garanzia ex lege, ne consegue, altresì, che chi invoca in giudizio tale responsabilità ha l'onere di provare la concreta attività svolta in nome e nell'interesse dell'associazione (cass, civ. sentt. nn. 5089 del 1998, n.8919 del 2004), non essendo sufficiente la sola prova in ordine alla carica rivestita all'interno dell'ente (cfr., ex multis, Cass. civ. sentt. nn. 2471 del 2000, 26290 del 2007 e, recentemente, n.25748 del 2008).
Nella specie la C.T.R., così come la C.T.P., invece, con ragionamento diametralmente opposto a quello del principio di diritto sopra espresso, ha affermato la responsabilità di S.E., rappresentante legale dell'associazione all'epoca dell'accertamento de qua, deducendo che a questi, in virtù della carica rivestita nell'associazione " non può che far capo l'attività negoziale della stessa e non vale affermare un inesistente obbligo di prova sull'esercizio in concreto di detta attività, dovendosi piuttosto, nella negativa, dimostrare con concreti elementi il fatto che il contribuente non abbia svolto, per l'associazione in argomento, l'attività negoziale posta a base dell'accertamento.
In tal modo, i giudici della C.T.R. hanno mostrato di non conoscere, e conseguentemente non hanno applicato, l'insegnamento di questa Corte, per il quale, come sopra detto, ciò che rileva, ai fini della responsabilità di cui all'art.38 c.c., non è tanto la carica rivestita al momento dei fatti, ma l'attività negoziale concretamente svolta da tali soggetti e la circostanza che i terzi abbiano fatto affidamento sulla loro solvibilità e sul loro patrimonio (cfr. Cass. civ. sentt. nn. 26290 del 2007, 718 del 2006, 455 del 2005, 5089 del 1998; v. anche n.1227 del 1997).
Tutto ciò premesso dichiarati assorbiti i restanti motivi ed ogni altra eventuale censura, il ricorso deve essere accolto e, conseguentemente, la sentenza impugnata che ha fatto riferimento, in modo non corretto, ad una regola iuris diversa, deve essere cassata e la causa rinviata ad altra sezione della C.T.R. del Veneto, che provvederà ad un nuovo esame della controversia alla luce del principio di diritto sopraespresso. La stessa C.T.R. si occuperà anche del governo delle spese di questa fase di giudizio.
P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della C.T.R. del Veneto.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, il 3 luglio 2009.
Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2009.
Codice Civile (1942) ART.38
 

Notiziario Fiscale - C.U. n.1 del 1.07.2010 (s.s. 2010/11) 

Oggetto: Spese di pubblicità e sponsorizzazione

Richiamiamo l'attenzione delle nostre società affiliate sul contenuto della Risoluzione n.57/E emanata dall'Agenzia delle Entrate il 23/06/2010 riguardante la deducibilità dal reddito d'impresa delle somme erogate per "prestazioni di pubblicità e sponsorizzazione" a favore di associazioni sportive dilettantistiche in misura eccedente rispetto all'importo annuo di € 200.000 fissato dall'art.90, comma 8, della Legge n.289/2002.

Detta Risoluzione chiarisce che " tutte" le somme erogate dalle imprese inserzioniste o sponsor costituiscono, in ogni caso, spese di pubblicità integralmente deducibili dal reddito d'impresa precisando, appunto, che la somma eccedente il suddetto limite di € 200.000 sarà comunque deducibile da parte del soggetto erogante nel rispetto delle norme previste dall'art.108, comma 2, del T.U.I.R. e purché sussistano le seguenti condizioni:

- i corrispettivi erogati devono essere necessariamente destinati alla promozione della
immagine o dei prodotti del soggetto erogante;

- a fronte dell'erogazione delle somme deve essere riscontrata una specifica attività del
beneficiario (a.s.d.) della medesima erogazione.

Le suddette condizioni riassumono i principi che l'art.109 del T.U.I.R. sancisce ed in base ai quali viene sostanzialmente ribadito che la deduzione è possibile solo se vengono soddisfatti i requisiti della " competenza," della "certezza dell'esistenza del costo", dell'oggettiva "determinabilità" dell'ammontare della spesa e della sua " inerenza" ad attività o a beni da cui derivino ricavi o altri proventi imponibili.

A nostro parere il contenuto della suddetta Risoluzione rappresenta una novità positiva per il mondo sportivo dilettantistico verso il quale potrebbe così verificarsi un auspicabile maggior afflusso di fondi utili per far fronte alle esigenze finanziarie sempre più rilevanti.

Notiziario Fiscale - C.U. n.54 del 25.03.2010 (s.s. 2009/10)

Oggetto: Dichiarazione redditi - Presentazione Modello Unico bilancio chiuso al 30/06/2009

Nel ricordare che l'art.42 comma 7-ter della Legge n.14 del 27/02/2009 ha differito i termini di presentazione in via telematica delle dichiarazioni dei redditi modificando i precedenti termini stabiliti dal D.P.R. n.322 del 22/07/1998, Vi precisiamo che le società/associazioni che hanno chiuso il proprio esercizio sociale al 30/06/2009, devono trasmettere iol Modello Unico della dichiarazione dei redditi "entro l'ultimo giorno del nono mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta" (il termine precedente era stabilito in sette mesi) e, cioè, entro il 31 marzo 2010.
Vi precisiamo,altresì, che i termini di versamento delle eventuali imposte a debito non sono stati variati e, quindi, per i suddetti soggetti, tali termini rimangono fissati al 16 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta e cioè al 16/12/2009.

Notiziario Fiscale - C.U. n.46 del 25.02.2010 (s.s. 2009/10)

Oggetto: Certificazione sostituti d’imposta anno 2009 – (Art.4 del D.P.R. 22/07/1998, n.322)


Si comunica che entro il 28/02/2010 le associazioni sportive dilettantistiche devono consegnare ai soggetti interessati la certificazione relativa ai compensi corrisposti dal 01/01/2009 al 31/12/2009 con l’indicazione delle eventuali ritenute d’acconto operate.
Precisiamo che le società affiliate dovranno consegnare tale certificazione ai seguenti soggetti:
- giocatori e tecnici per i compensi loro corrisposti (di qualunque ammontare essi siano);
- lavoratori autonomi/professionisti (commercialisti, consulenti, legali, ecc) per eventuali fatture o parcelle pagate.

Precisiamo, altresì, che detti documenti sono propedeutici per la compilazione del Modello 770/10; argomento, questo, su cui torneremo con apposito notiziario per comunicare sia il termine di presentazione e sia le modalità di compilazione.
Sin da ora teniamo comunque a precisare che l’obbligo della presentazione di detto modello compete a tutte quelle società che hanno corrisposto, nel corso del 2009, compensi/rimborsi a giocatori e allenatori pur se di importo inferiore ad € 7.500 per ciascun soggetto.

Notiziario Fiscale - C.U. n.43 del 11.02.2010 (s.s. 2009/10)

Oggetto: Comunicazione Annuale dei dati IVA


Si ricorda che il 28/2/2010 (prorogato al 1/3/2010) scade il termine per l’invio telematico della “Comunicazione annuale dei dati IVA per l’anno 2009”.

Si precisa che da tale adempimento:

• Sono esonerate le associazioni sportive dilettantistiche che si avvalgono del regime di cui alla Legge n.398/1991;

• Sono obbligate le associazioni sportive dilettantistiche che operano in regime ordinario.

Notiziario Fiscale - C.U. n.40 del 28.01.2010 (s.s. 2009/10)

Oggetto: IVA 4° TRIMESTRE 2009



Ricordiamo alle nostre società affiliate che il 16/02/2010 scade il termine per il pagamento dell’IVA dovuta relativa al 4° trimestre 2009.

Precisiamo che le società in regime 398/91 devono indicare sul Mod. F24 il codice tributo 6034 e come anno di riferimento 2009, senza applicare la maggiorazione dell’1%.

Le società che operano in regime ordinario (e cioè al di fuori della Legge 398/91) dovranno versare l’IVA relativa al 4° trimestre 2009 entro il 16/03/2010 indicando il codice tributo 6099, sottraendo dall’IVA dovuta l’importo eventualmente versato in acconto entro il 28/12/2009 ed applicando la maggiorazione dell’1%.

Notiziario Fiscale - C.U. n.39 del 21.01.2010 (s.s. 2009/10)

Oggetto : dichiarazione redditi e IRAP – Società con esercizio sociale chiuso al 30.06.2009


Ricordiamo che le Associazioni e Società Sportive con esercizio sociale chiuso al 30.06.2009 devono trasmettere , in via telematica , il modello UNICO / ENC e il modello IRAP, entro il 30.01.2010 .
Cogliamo l’occasione per ricordare anche le scadenze e i codici tributo da riportare sul Mod. F24 per il pagamento delle eventuali imposte a debito :

16. 12. 2009 (termine già scaduto)
- saldo IRES 2008 – codice tributo 2003
- 1° acconto IRES 2009 – codice tributo 2001
- saldo IRAP 2008 – codice tributo 3800
- 1° acconto IRAP 2009 – codice tributo 3812

30.05.2010
- 2° acconto IRES 2009 – codice tributo 2002
- 2° acconto IRAP 2009 – codice tributo 3813


Ricordiamo , infine , che eventuali ritardi di pagamento si possono regolarizzare avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso.

Notiziario Fiscale - C.U. n.31 del 17.12.2009 (s.s. 2009/10)

Oggetto: Modello EAS – Proroga al 31/12/2009

L’Agenzia delle Entrate, con Comunicato del 16/12/2009, ha prorogato al 31 dicembre 2009 il termine per l’invio del Modello EAS; pertanto le Associazioni Sportive Dilettantistiche hanno 15 giorni in più per assolvere a tale adempimento.
Nel ricordare che il mancato invio di detto Modello da parte dei soggetti obbligati (associazioni che svolgono attività commerciali) comporta la decadenza dalle agevolazioni fiscali, vi rimandiamo alla “guida operativa” allegata al Comunicato Ufficiale n.26 del 19/11/2009, per procedere alla sua corretta compilazione.

Notiziario Fiscale - C.U. n.26 del 19.11.2009 (s.s. 2009/10)

Oggetto: Modello EAS –Guida operativa


Torniamo a trattare l’adempimento a carico delle Associazioni Sportive Dilettantistiche previsto dall’art. 30 D.L. 29/11/2008, n.185 convertito dalla Legge 28/01/2009, n.2, cercando di fornire un utile supporto alla compilazione del Modello EAS.
Precisiamo, innanzitutto, che sono esonerate dall’obbligo della presentazione del Mod. EAS, le associazioni sportive dilettantistiche iscritte al Registro CONI, che non svolgono attività commerciale.
Per semplificare, diciamo che non devono compilare il Modello EAS le associazioni sportive dilettantistiche che incassano solo quote sociali e non registrano, quindi, incassi per biglietti d’ingresso alle partite casalinghe, non effettuano pubblicità o sponsorizzazioni, non riscuotono quote per Scuola Calcio, ecc.
C’è da presumere che, molto probabilmente ci sarà una consistente platea di associazioni che vengono esonerate da tale obbligo; attenti, però, a verificare con particolare attenzione se è effettivamente assente qualsiasi forma di attività commerciale.

Soffermiamoci ora sulle Associazioni Sportive Dilettantistiche che, svolgendo attività commerciale, sono invece tenute all’obbligo della compilazione e trasmissione del Modello EAS.
Al riguardo va salutata con soddisfazione la Circolare n. 45/E del 29/10/2009 che fa seguito alla Circolare n. 12/E del 09/04/2009 e con la quale l’Agenzia delle Entrate, oltre a fornire chiarimenti sulle modalità di compilazione, precisa che le associazioni sportive dilettantistiche regolarmente iscritte al Registro CONI, possono presentare un Modello EAS semplificato.

Più precisamente viene specificato che le suddette associazioni sportive possono limitarsi a compilare il modello stesso nelle seguenti parti:

a) il primo riquadro contenente i dati identificativi dell’associazione (desumibili dall’Atto Costitutivo / Statuto), i numeri di Codice Fiscale e Partita IVA (desumibili dai modelli AA5 e/o AA7 a suo tempo presentati all’Agenzia delle Entrate) oltre ai dati del rappresentante legale in carica al momento della compilazione del modello; nella casella relativa al Tipo Ente va indicato “7”.
b) il secondo riquadro, riferito alle dichiarazioni del rappresentante legale, va compilato limitandosi a fornire i dati e le notizie richieste ai righi 4), 5), 6), 20), 25) e 26).

Vediamo come compilare i suddetti righi:
Rigo 4) barrare casella NO
Rigo 5) barrare casella NO
Rigo 6) barrare casella SI
Rigo 20) barrare a col. 2 “occasionalmente” e a col. 4 indicare l’importo dei proventi pubblicitari e/o sponsorizzazioni che per le associazioni con bilancio chiuso al 31/12/2008 sarà dato dalla somma delle fatture emesse per dette prestazioni nel periodo 01/01/2008 – 31/12/2008, mentre per le associazioni con bilancio chiuso al 30/06/09 sarà dato dalla somma delle stesse fatture emesse nel periodo 01/07/2008- 30/06/2009.
Rigo 25) indicare 5
Per quanto riguarda il rigo 26), in cui viene chiesto all’associazione di indicare se svolge qualcuna delle specifiche attività nei 26 settori elencati dall’Agenzia delle Entrate, consultabili nelle Istruzioni per la compilazione, alcune perplessità si nutrono sulle modalità di risposta da fornire a questa domanda.

Forniamo, al riguardo, alcune riflessioni.

La Circolare n. 45/E precisa che nel rispondere alla domanda posta al rigo 26), vanno indicate tutte le attività svolte dall’associazione, indipendentemente dal fatto che queste siano svolte a livello istituzionale, a livello commerciale, oppure a livello “de-commercializzato”, con l’ulteriore specifica che, qualora non venga svolta alcuna delle suddette attività in elenco, l’associazione può non barrare alcuna casella e, quindi, non rispondere alla domanda.
Entrando più nel dettaglio delle attività svolte dalle nostre associazioni sportive dilettantistiche, si può presumere che le attività più probabili rientranti nei suddetti 26 settori, sono rappresentate dalla n. 11 (organizzazione di eventi sportivi) e dalla n. 14 (gestione di centro sportivo) laddove la gestione, ad esempio del campo sportivo, provenga da una convenzione sottoscritta con il Comune ed in base alla quale discende a carico dell’associazione, l’assunzione del rischio e responsabilità nella gestione dell’impianto con accollo degli oneri per utenze, pulizie, manutenzione, ecc.
In considerazione di quanto sopra esposto, suggeriamo a tutte le associazioni di rispondere alla domanda posta al rigo 26) barrando la casella 11 e alle associazioni che hanno in essere la convenzione con il Comune per la gestione del campo di barrare, in aggiunta alla casella 11, anche la casella 14.

A conclusione del presente Notiziario Fiscale, raccomandiamo a tutte le società affiliate che svolgono attività commerciale, di compilare il Modello EAS semplificato, seguendo le indicazioni sopra riportate, modello che, ricordiamo, deve essere trasmesso esclusivamente in via telematica direttamente o tramite intermediario, entro e non oltre il 15 Dicembre 2009; precisiamo, altresì, che il mancato invio del Modello comporta la perdita delle agevolazioni fiscali previste dall’art. 148 del T.U.I.R. (redditi) e dall’art. 4 del D.P.R. n. 633/1972 (IVA).

Torneremo sull’argomento per fornire ulteriori informazioni in merito agli adempimenti conseguenti a variazioni e modifiche di dati intervenuti successivamente all’invio del Modello, oltre che per esporre alcune considerazioni di carattere generale sui riflessi che la compilazione di questo Modello EAS semplificato potrà avere nei rapporti Associazioni / Fisco.

Notiziario Fiscale - C.U. n.21 del 22.10.2009 (s.s. 2009/10)

Oggetto: Invio Modello EAS


Più tempo per l'invio del Modello EAS. Il termine per l'invio telematico del modello EAS ai sensi del DL. N. 185/2008, precedentemente fissato per il 30 ottobre, è stato prorogato al 15 dicembre 2009.
Nel precisare che tale adempimento consente di continuare a beneficiare delle agevolazioni fiscali sia in riferimento alle imposte dirette che quanto riguarda l'Iva, Vi comunichiamo sin da ora che torneremo sull'argomento prima della suddetta nuova scadenza (e sicuramente in tempo utile), per fornire tutte le delucidazioni utili per la corretta compilazione del modello stesso e fornendo anche chiarimenti sui soggetti obbligati e su quelli esclusi da tale obbligo.

 


L.N.D. - Comitato Regionale Abruzzo
Via Francesco Savini, 25 - 67100 L'Aquila (AQ)
Tel. 0862.42841 - Fax. 0862.4284203 E-mail: Segreteria
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