Redazionale


2008-01-26
Fair Play senza trucchi
Allo sport Ŕ attribuito tradizionalmente il merito di essere una palestra di valori.

Allo sport è tradizionalmente attribuito il merito di essere una palestra di valori. Occorre dunque diffondere con continuità, capillarità e costanza un messaggio che si richiami ai valori tradizionali e facendo una vera e propria opera di rieducazione fra tutti quelli che gravitano nell’ambito sportivo, soprattutto alla base, per far crescere ed applicare quei principi morali che dovranno poi essere compagni di vita e di coscienza, il Fair Play.
Si è parlato e si continua a parlare, negli ultimi tempi sempre più spesso, di Fair Play inteso come valore etico supremo dello sport, anche se di frequente si associa questo termine ad avvenimenti e occasioni spiacevoli, in cui la buona e corretta pratica sportiva è eclissata dai comportamenti “sopra le righe” dei protagonisti. E’ bene intendersi sulle parole. Fair play non è soltanto un’espressione tolta alla lingua inglese, è diventata una locuzione universale, anzi, non una locuzione, un’insegna, un programma, un  appuntamento. Play, lo sanno tutti, significa gioco (ma gli inglesi lo usano anche per “suonare”, “recitare”, comunque, in ogni caso, per scherzo, per gioco, per inventare una realtà, fuori dalla realtà materiale delle cose). Ma l’importante, nella locuzione di cui ci stiamo occupando l’importante è l’aggettivo.
Vediamo che cosa dice il dizionario: fair vuol dire un mucchio di cose: giusto, equo, imparziale, leale, corretto… Ecco: l’idea più giusta, almeno nel nostro caso, nel caso di noi sportivi, è indicata dall’aggettivo numero 4: leale.
Fair play, dunque, dice, suggerisce, impone di giocare lealmente. Lo Zingarelli, gran vocabolario italiano, spiega con grande chiarezza: leale vuol dire fedele alla parola data, alle promesse, ai patti; schietto, sincero, onesto. E si badi, tutto questo impegno viene applicato non solo al comportamento di ciascuno di noi negli affari e nei doveri di ogni giorno; la regola inglese è che bisogna applicarlo anche, ma forse soprattutto, nel Gioco. È questo che bisogna spiegare ai ragazzi, ai giovanissimi, ai bambini. Il gioco non è una finzione o una bugia, il gioco (perciò il termine inglese si applica anche alla musica e al teatro) è una spiritosa invenzione, come diceva Goldoni. È una piacevolissima realtà che non esiste effettivamente ma che, per convenzione, per accordo intercorso da sempre tra noi, consideriamo vera, effettiva, consistente. E che diventa tale nel momento in cui giochiamo.
Perciò bisogna rispettare le regole, bisogna giocare lealmente. La mancanza di correttezza e di onestà nel gioco, non solo lo altera, lo distrugge.
Se segno un gol mentre il difensore centrale giace a terra, alle mie spalle, dolorante, non solo il gol non è valido, ma non sono valido in quella circostanza io stesso; sono un po’ come un ladro che ruba il denaro e non come il lavoratore che se lo guadagna onestamente grazie alla propria bravura: quindi… ho perduto.
Idem, se faccio finta di essere dolorante a terra mentre la squadra avversaria imposta un’azione di gioco importante e pretendo che la palla sia messa fuori, se simulo un calcio di punizione o rigore, se faccio lo sgambetto all’attaccante che mi ha superato in dribbling: con queste scorrettezze, per certi versi anche abietti, è come se riconoscessi la mia inferiorità, come se mi dessi per vinto nella sfida sportiva. Una sfida che non è materiale, è poetica, come tutti i prodotti dell’intelligenza (le regole) e della fantasia (l’abilità del giocatore).
È inutile dire che, se educhiamo tenacemente i ragazzi alla lealtà, al fair play, li avremo educati anche a giocare lealmente nella vita, a rispettare non solo il regolamento ma l’avversario, in una parola alla DEMOCRAZIA.
La quale non è soltanto una garanzia per gli altri ma lo è anzitutto per noi, per la difesa dei nostri sforzi, del nostro sudore, delle nostre idee, dei nostri affetti, cioè una garanzia di civiltà. Lo sport, come del resto la musica e il teatro, insomma l’arte, rappresenta un momento essenziale della civiltà, del vivere insieme, della comunità.
Qui, e non nei guadagni e nemmeno nel risultato da perseguire ad ogni costo, sta l’insostituibile funzione del “gioco”, la sua funzione pedagogica ma anche ricreativa, compensativa, consolatoria di tante amarezze e di tanti disinganni che la vita ogni giorno ci regala. Purché sia giocato lealmente, sia fair, senza trucchi.

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