Dopo qualche mese di pausa, la rubrica del redazionale riparte… Prendiamo spunto da quanto in questi giorni i mass-media riportano spesso nelle prime pagine: “I giovani e l’alcool”. Si intitola "Gioventù bevuta" il reportage a cura di Riccardo Bocca pubblicato nei giorni scorsi dall'Espresso, dove il giornalista racconta 'una generazione che si ubriaca per trovare un'identità e sentirsi libera'. Sempre di più i teenager che si danno all'alcool per il solo gusto di ubriacarsi. E l'Italia vanta un record europeo: 'Si inizia a bere a 11 anni, contro la media europea di 13', spiega Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol all'Istituto superiore di sanità.
Scrive Bocca: "I medici usano altri termini, per fotografare le baby sbronze. Parlano di binge drinking, l'abitudine a 'consumare eccessive quantità di alcol (per convenzione sei o più bicchieri) in un'unica occasione'. Ma la questione non cambia: 'I ragazzi italiani, a prescindere dalla latitudine e dalle classi sociali, hanno conferito al bere un potente ruolo sociale', dice lo psichiatra Michele Sforza, direttore del servizio Alcologia alla clinica Le Betulle di Appiano Gentile (Como): 'Ubriacarsi, per loro, è un po' come apparire in televisione: esalta l'esistenza, la giustifica e la proietta oltre gli ostacoli. Niente a che vedere con la trasgressione: al contrario, gli under 18 si ubriacano per conformismo. Per farsi forza. Non vogliono essere sfigati e bevono: come tutti quelli che li circondano'". Il consumo di alcool fra i giovani è un fenomeno preoccupante e in forte incremento a livello internazionale e nazionale. La cultura del bere attualmente diffusa tra i giovani segue sempre più frequentemente standard orientati verso modelli di “binge-drinking”, di abuso concentrato in singole occasioni, che rifuggono le modalità mediterranee a cui le generazioni precedenti erano tradizionalmente conformate e che privilegiavano il consumo del vino ai pasti quale parte integrante dei pasti ( e dell’alimentazione). Le evidenze dimostrano che bere alcolici (birra e superalcolici) fuori pasto è la modalità caratterizzante per le giovani generazioni ed inaspettatamente elevata anche tra i quattordicenni. Inoltre i giovani, pur manifestando buone capacità nell’identificazione dell’alcol come sostanza potenzialmente dannosa per lo stato di salute, dichiarano espressamente di non possedere esperienze e abilità sufficienti per discriminare la dimensione di “ambiguità” delle bevande alcoliche (ad esempio quella proposta dalla pubblicità delle bevande alcoliche) e con essa il limite oltre il quale l’uso si trasforma in abuso (e conseguente incremento del rischio). Nella nostra cultura vi è ormai un totale e assodato consenso sociale relativo al consumo di bevande alcoliche. Tant’è che l’”iniziazione” al bere avviene spesso in ambito familiare, con un consumo di alcol che potremmo definire “alimentare” (un po’ di vino durante i pasti è una componente della dieta mediterranea).Dopo questa iniziale esperienza il consumo di vino, e soprattutto di birra diventa abituale e i genitori accettano tale abitudine a condizione che rimanga contenuta e sotto il loro “controllo”. Il consumo di alcolici da parte di un giovane all’interno della propria famiglia non si configura quindi mai, sin dall’inizio, come un comportamento inadeguato.Col passare del tempo però il “controllo” dei familiari viene esercitato sempre meno, gli adolescenti tendono a sfuggire alle regole imposte dai genitori nella ricerca di un’identità propria che si delinea all’interno del gruppo di pari. E’ qui che si sperimentano le bevande “alternative” (ad esempio la birra in luogo del vino) e i comportamenti trasgressivi come l’abuso.Il senso di questo utilizzo eccessivo, anche se non quotidiano, di alcolici, si può comprendere solo se ci si svincola dall’idea che esso sia legato al piacere del gusto. Quest’ultimo è infatti assolutamente secondario all’effetto che si va ricercando nella sostanza, a quello stato di euforia e benessere che può dare o a quella disinibizione che risulta funzionale all’interno di un gruppo di adolescenti. In altri termini, non è tanto importante la qualità di ciò che si beve, ma che la gradazione e i quantitativi siano tali da avere un effetto “potente”.Si può quindi comprendere perchè l’alcol sia considerato da alcuni un valido “sostituto” delle droghe: è una sostanza che può provocare uno stato di profonda alterazione psicofisica ed allo stesso tempo è il nemico principale degli sportivi. Il nostro intento, oggi è quello di parlare di queste problematiche perché deve servire esclusivamente a stimolare i nostri tecnici, dirigenti, genitori ad una riflessione sui nostri ragazzi. Le nostre società devono attirare l’attenzione dei giovani sulla questione alcool affinché il consumo possa essere meglio percepito come potenziale problema e incrementare il livello di consapevolezza circa gli effetti collaterali derivanti dall’assunzione di alcool.. La prevenzione con il conseguente sviluppo di incontri, convegni, dibattiti di educazione in materia è l’unico modo per combattere questa piaga. Il Calcio è vita, uno stile di vita diverso, deve preparare i nostri ragazzi ad affrontare o superare "l'alta marea", promuovere la "cultura" dello Sport , intenso come tempo della crescita, della stima di sé stessi. L’impegno che dobbiamo alimentare deve essere il saper comunicare per capire e farsi capire, per ascoltare, per trovare semplicemente il tempo di dialogare.
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